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Nel sole primaverile osservo una signora, sola, muoversi e avvicinarsi lentamente ad un muretto per vedere dall’alto tutto il paesaggio di una valle, tende le braccia, quasi a voler toccare quello che sta contemplando. Poco dopo, ripassando, la vedo seduta su una panchina, il panorama ora è alle sue spalle e lei, ad occhi chiusi, muove la testa seguendo una melodia che solo lei può sentire. Non ha più bisogno di guardare il paesaggio, perché i suoi occhi lo hanno osservato, quasi toccato ed è come se ora fosse nel suo cuore. Ci sono momenti nella vita cristiana in cui accade qualcosa di molto simile. Abbiamo una melodia nel cuore che viene dall’avere Cristo nella nostra vita e dall’aver conosciuto e contemplato la sua Parola.

Talvolta ci troviamo a vivere situazioni in cui tutto cambia all’improvviso, la vita continua a scorrere, ma nulla è più come prima. In quei momenti ci sentiamo senza forza e fatichiamo ad avere prospettive. In queste circostanze ci si concentra spesso su quello che c’è da fare, come se agire fosse la migliore cosa da fare, come se fosse consolatorio ed è pur vero che, spesso, è necessario e utile.

L’espressione “senza forza” è stata usata secoli fa da un re che amava Dio, in una situazione apparentemente senza via d’uscita. In II Cronache 20 ci viene raccontato che un esercito innumerevole si preparava ad attaccare Giuda e che questa notizia fu riferita al re Giosafat. Quali azioni ci aspetteremmo da un capo di stato che sta per essere attaccato? Difesa e contrattacco, lo vediamo bene, ai nostri giorni, sentendo parlare di guerre e conflitti. Ma Giosafat non organizza un esercito, non cerca armi potenti, (probabilmente non ce ne sarebbero state, tanto era forte l’altro esercito), cerca il Signore (v.3), ricorda a tutti chi è Dio, dimostrando di conoscerlo (vv.6-9) e dichiara il suo stato “siamo senza forze e non sappiamo che fare, ma gli occhi nostri sono su di te” (v.12): l’animo abbattuto, ma lo sguardo su Dio. Dopo che Dio rivela quanto avverrà (vv 15-17), tutto il popolo adora e i Leviti lodano “a gran voce” (v.19). Avevano vinto la battaglia? No. Avevano nel cuore le parole rivolte loro tramite Iaaziel e avendo piena fiducia in Dio, lodano. Il giorno della battaglia viene stabilito che siano i cantori a camminare alla testa dell’esercito cantando le lodi.

Cosa avranno visto gli occhi dei cantori in quel momento? Un esercito innumerevole. Ma i loro occhi erano su Dio e nel loro cuore c’erano le parole ascoltate e cosa cantano? Verrebbe da pensare preghiere e richieste, no! Cantano di gioia e di lode proclamando la bontà del Signore. Combattono con la lode. Non cantano perché questo li fa stare meglio, cantano per dichiarare chi Dio è e per lodarlo. Una lode che nasce da quello che si ha nel cuore e da quello che si è visto e conosciuto, dalla persona su cui dobbiamo tenere fisso il nostro sguardo (Eb. 12:2) e non da ciò che vediamo e abbiamo davanti.

Anni dopo, Gesù cantò un inno, insieme ai discepoli negli ultimi momenti che trascorse da solo con loro (Mt 26:30; Mr 14:26): prima della croce, la lode. Alcuni anni dopo due uomini incatenati in una prigione cantavano inni a Dio (At 16:25). Quello che fanno è lodare in situazioni che sembrerebbero necessitare di tutt’altro rispetto alla lode. Ma la lode ci permette di combattere quando siamo senza forze non perché sia in sé consolatoria, ma perché scaturisce dall’aver visto, l’aver ascoltato e l’aver contemplato, perché ci permette di dichiarare e ricordare chi è Dio e di avere uno sguardo che nasce dal cuore e torna ad esso, per muoversi verso le labbra.

Infine, non sappiamo che cosa “faremo” quando saremo alla presenza del Signore (I Cr 2:9), ma sappiamo per certo che la lode fa parte della vita futura dei cristiani e di quanto accadrà (cfr ad esempio Ap. 5 e 7).

La signora che ho osservato aveva contemplato la bellezza del paesaggio e forse questo è stato il motivo che le ha permesso di sentirsi bene anche quando non lo vedeva più, così è per noi: se riteniamo nel nostro cuore la Parola, loderemo anche quando saremo senza forze, sapendo anche che quella lode non si ferma alla nostra vita sulla terra, ma ha una prospettiva eterna.