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Dio ci stupisce, ci sorprende. Dall’infinitamente grande dell’universo al più piccolo dei dettagli creati, l’impronta divina suscita meraviglia in chiunque si fermi ad osservare con un cuore aperto quello che ci circonda. La Bibbia narra molte situazioni che sconvolgono l’immaginario comune: la valorizzazione di chi non è considerato, la liberazione di chi non ha alcuna possibilità di salvezza, il cambiamento di circostanze in modi diversi da quelli sempre conosciuti, lo sconvolgimento rapido e inaspettato dei potenti…e molto altro. In virtù di questo medesimo sorprendente modo di agire, la storia è stata segnata dal più imprevedibile degli eventi: Dio si è incarnato! A questo punto, secondo la logica il Figlio di Dio incarnato avrebbe dovuto essere accolto, amato, onorato, e invece niente di tutto questo, piuttosto: rifiuto, disprezzo, abbandono. La croce è, a sua volta, il sorprendente epilogo della sorprendente discesa nel mondo di Gesù (1Co 1:17-2:5).

La Scrittura è ricca di sorprese anche quando ci racconta il coinvolgimento attivo di uomini e donne che non avremmo immaginato essere parte di qualche progetto di Dio, non lo immaginavano coloro che dovevano sceglierli o che dovevano accettare il loro essere scelti. E spesso non lo immaginavano neppure loro stessi! Tra questi possiamo ricordare Mosè, Gedeone, Davide, Geremia, Ester, Pietro…

Soffermandomi sulle vicende iniziali della vita di Mosè (Es 2:11-3:2), sono rimasto colpito da come la sua storia viene ripercorsa puntualmente nel discorso di Stefano riportato in Atti 7. Dopo avere parlato del suo primo tentativo di prendere le difese dei suoi fratelli e proporsi come loro capo, con i conseguenti quarant’anni di lontananza, arrivando alla citazione del pruno ardente è scritto: “Questo Mosè che avevano rinnegato dicendo: “Chi ti ha costituito capo e giudice?”, proprio lui Dio mandò loro…” (At 7:35). Lo Spirito Santo, determinando l’ispirazione di Atti molti anni dopo i fatti narrati, ha enfatizzato ciò che il racconto di Esodo rivela in modo più discreto, cioè che proprio quell’uomo, che quarant’anni prima aveva fatto la cosa sbagliata al momento sbagliato, e che noi avremmo dato definitivamente come inutilizzabile, era il servitore che ora Dio inviava al popolo per liberarlo. In effetti, Mosè era un uomo diverso da quarant’anni prima, avendo ricevuto una formazione anch’essa…sorprendente.

Uomini apparentemente impreparati, inadeguati, squalificati…eppure voluti dal Signore in un luogo, in un tempo e in un servizio preciso, a sua disposizione, strumenti che per la potenza di Dio e loro malgrado sono diventati utili. Anche in tutto questo si esprime la grazia indecifrabile del nostro Dio! È un incoraggiamento per chiunque si senta inadeguato a servire il Signore.

Questa grazia si è espressa anche verso di me, chiamandomi al compito di direttore responsabile di questa rivista. Io stesso ho pensato a questo incarico con perplessità, chiedendomi se fosse il caso che fossi “proprio io”; poi, diverse conferme mi hanno incoraggiato a non tirarmi indietro davanti alla chiamata del Signore. Tutto questo non elimina i limiti che mi riguardano, di fronte ai quali sono costantemente portato a dipendere dal Signore e a ribadire che “la nostra capacità viene da Dio” (2Co 3:5).

Ringrazio il Signore, con commozione, ripensando a chi mi ha preceduto: l’indimenticabile Paolo Moretti. Ringrazio il fratello Marco Brunacci, per avere messo a disposizione la sua professionalità per un periodo di emergenza, in modo tale che ogni numero della rivista fosse regolarmente pubblicato. E ringrazio il prezioso gruppo di fratelli e di sorelle che il Signore mi ha messo al fianco come redazione, di cui leggerete nel seguito.

Ogni volta in cui siamo sorpresi dalle scelte e dalle opere di Dio, non possiamo concludere in modo diverso dal dare tutta la gloria a Dio: la nostra insufficienza evidenzia che laddove noi non siamo in grado, il Signore può ogni cosa!