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Probabilmente, mai come negli ultimi mesi ci siamo resi conto che gran parte delle nostre attività quotidiane fossero dipendenti da un braccio di mare lungo circa 60 Km e largo 30 che separa l’Iran dall’Oman e dagli Emirati Arabi Uniti. Si tratta dell’ormai famosissimo stretto di Hormuz. Questo piccolo tratto di mare è, infatti, un punto di grandissima importanza strategica poiché vi transita circa il 20% del commercio mondiale di petrolio. Lo stretto di Hormuz, con il passaggio di circa 140 navi al giorno, rappresenta quindi una fonte primaria di prodotti petroliferi per diversi continenti, tra cui l’Europa. Come abbiamo recentemente compreso, un blocco del traffico marittimo in questo stretto, come quello avvenuto in seguito ai conflitti che si sono determinati in quell’area, ha contraccolpi che si fanno sentire nella vita quotidiana di ognuno di noi: aumento del costo dei carburanti, aumento dei costi di gas ed elettricità, aumento dei prezzi dei trasporti e rincaro dei prezzi dei prodotti alimentari.

Così, in questi ultimi mesi, più volte mi sono trovato a riflettere, con mia grande sorpresa, su come la nostra vita quotidiana sia così dipendente da quello che avviene in un piccolo braccio di mare del quale, fino a qualche mese fa, ne ignoravo l’esistenza. Dobbiamo ammettere che come esseri umani, anche senza volerlo e spesso senza saperlo, dipendiamo da circostanze che possono cambiare rapidamente. Il blocco navale nello stretto di Hormuz, di cui abbiamo accennato in precedenza, è solo uno dei tanti esempi. Basta veramente poco, e in poco tempo, per vedere messi in discussione i nostri progetti, compromessi i nostri equilibri, alterata quella che pensiamo possa essere una stabilità inattaccabile alla quale, purtroppo molto spesso, ci aggrappiamo.

Se da un lato il dipendere da queste circostanze è sostanzialmente inevitabile, da un altro, è possibile fare delle scelte di dipendenza che faranno conoscere alla nostra vita una stabilità che non troveremo in nessun elemento di questo mondo. Si tratta della decisione che ognuno di noi può prendere di dipendere dal Signore. Davanti a fatti ed eventi della storia incontrollabili, noi possiamo “controllare” la scelta di dipendere dal Signore. Lo fece Davide quando davanti al gigante filisteo, dal quale in quel momento dipendevano le sorti dell’esercito di Israele, scelse di non dipendere da lui ma dal Signore, e affermò: “l’esito della battaglia dipende dal Signore” (1 Sa 17:47). Lo stesso grido di dipendenza dal Signore animò il cuore dell’apostolo Paolo quando, davanti a circostanze dalle quali la sua vita poteva fortemente dipendere, come “la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada” (Ro 8:35) affermò: “in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati” (Ro 8:37). Per non parlare poi dell’esempio perfetto di dipendenza dal Padre che Cristo Gesù ci ha lasciato quando, davanti allo strumento di tortura della croce, invece di essere dipendente da essa affermò in preghiera: “non la mia volontà ma la tua sia fatta” (Lu 22:42) e più tardi “nelle tue mani rimetto lo spirito mio” (Lu 23:46).

Non possiamo negare che la nostra quotidianità spesso dipende da circostanze incontrollabili, Hormuz ne è un esempio tratto dalla cronaca recente.

Tuttavia, dobbiamo affermare che possiamo scegliere di dipendere dal Signore. Così facendo, nulla potrà privarci della vera stabilità anche quando attorno a noi vedremo che “la terra è sconvolta” (Sl 46:2), “le nazioni rumoreggiano” e “i regni vacillano” (Sl 46:6).