Un ministro ha invocato pubblicamente che i migranti che non si adeguano alla nostra “cultura” siano buttati “cristianamente” fuori, aggiungendo un’espressione quanto mai volgare. “Cristianamente” significa “secondo i principi della fede cristiana”, quindi è anche espressione offensiva nei confronti di Cristo, dei suoi insegnamenti e di tutti coloro che con convinzione cercano di viverli. Le sue parole sono state accolte da scroscianti applausi dei presenti, segno evidente dell’ignoranza diffusa relativa agli insegnamenti di Cristo. Un altro ministro ha perso le staffe durante un dibattito, alzando la voce con quanti stavano esprimendo pensieri diversi dai suoi e abbandonando il dibattito. È triste vedere autorità di governo che, quando parlano, spesso urlano in maniera becera con le vene del collo gonfie. E purtroppo non sono da meno, per una sorta di deplorevole par condicio, gli esponenti dell’opposizione. Urla, offese, linguaggio volgare, indisponibilità ad ascoltare l’altro: sono, queste, le espressioni che caratterizzano le relazioni e le comunicazioni non solo nelle aule parlamentari, ma anche nei salotti dei vari dibattiti televisivi. “Noi non prendiamo lezioni da nessuno!” è la frase più ricorrente che trasuda orgoglio e presunzione, ma anche indisponibilità totale all’ascolto. Ricorda un po’ il noto detto “A Napoli siamo tutti imparati”, cioè sappiamo arrangiarci da soli, sappiamo da noi cosa fare, non abbiamo bisogno di suggerimenti, consigli, correzioni o quant’altro!
Questa situazione, con la quale da anni ci dobbiamo confrontare quotidianamente, ci incoraggia a pregare con ancora maggior forza per “tutti quelli che sono costituiti in autorità” (1Ti 2:2), siano essi di maggioranza o di minoranza. Ma, oltre all’incoraggiamento a perseverare nella preghiera, ci porta a riflettere anche sul nostro comportamento.
Quante volte anche noi alziamo la voce e urliamo per far prevalere le nostre ragioni, pensando che questo agevoli l’imposizione delle nostre convinzioni ma, rivelando così, una totale indisponibilità ad ascoltare le ragioni dell’altro! Non è da escludere, purtroppo, che un comportamento del genere si manifesti a volte nelle nostre relazioni familiari e in quelle fraterne.
Mi sento personalmente ripreso, in proposito, da alcune precise strategie di comportamento che Dio ci indica attraverso la sua Parola, quando ricorda che “il servo del Signore…deve istruire con mansuetudine gli oppositori, nella speranza che Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità” (2Ti 2:25) e quando esorta a essere “sempre pronti a rendere conto della speranza che è in noi a tutti quelli che ci chiedono spiegazioni”, precisando poi: “ma fatelo con mansuetudine e rispetto, e avendo la coscienza pulita” (1P 3:15-16);
Il nostro dialogo con gli altri deve essere caratterizzato da tre atteggiamenti fondamentali: mansuetudine, rispetto e coscienza pulita. Il richiamo alla mansuetudine ci ricorda che un figlio di Dio deve avere un atteggiamento di dolcezza nei gesti, nelle parole, nel tono della voce. Il richiamo al rispetto sottolinea che, anche se è naturale e istintiva nell’animo umano la tendenza a imporsi sugli altri, un figlio di Dio non è chiamato a imporre le sue convinzioni. Egli deve mostrare di amare le persone, lasciando che sia Dio a convincerle. Infine il richiamo alla coscienza pulita ci ricorda che la testimonianza della condotta di un figlio di Dio non deve mai contraddire le sue parole. Fra le sue parole e la sua vita deve esserci cioè coerenza. E questo non solo relativamente a quello che gli altri vedono nella sua vita, ma anche in relazione a quello che lui stesso prova e sente nel cuore. Come potrebbe infatti essere sereno e avere una coscienza pulita se, nel suo cuore, avesse la consapevolezza che il suo stile di vita non è coerente con la sua confessione di fede in Cristo? Tre richiami che ci incoraggiano a riflettere sul nostro comportamento, non limitandoci a giudicare quello degli altri.



