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Archivi Annuali: 2011

“Mi sono molto rallegrato di aver trovato fra i tuoi figli alcuni che camminano nella verità... amiamoci gli uni gli altri! In questo è l’amore: che camminiamo secondo i suoi comandamenti” (2Gv vv. 4-6). L’insistenza di Giovanni sulla necessità di non disgiungere mai un cammino nell’amore da un cammino nella verità, mi pare di straordinaria attualità, per questo è utile per noi cercare di comprenderne sia la motivazione che lo scopo!
Sollecitati dalla lettera di un nostro abbonato, torniamo a riflettere sulla problematica costituita dalla presenza di “ministri di culto” all’interno di alcune Assemblee. Lo facciamo non certo per riaprire una polemica, ma per incoraggiare una ulteriore riflessione, partendo in primo luogo da quanto insegna la Parola di Dio ma tenendo anche presente la definizione di questa figura nel diritto ecclesiastico.
Uno degli idoli più influenti e devastanti del nostro tempo (ma, forse, non solo del nostro!) è sicuramente il successo. Un’iniziativa funziona se raccoglie consensi; un movimento è credibile se aumenta il numero dei suoi adepti; uno spettacolo è valido se il numero degli spettatori è notevole...
Nella nostra vita di ogni giorno non dobbiamo perdere di vista l’invisibile che solo “gli occhi del cuore” sono in grado di farci vedere. Per un figlio di Dio l’invisibile è il futuro che il nostro Padre celeste ha preparato per lui: l’invisibile è la gloria, è la piena redenzione della sua persona (anche del suo corpo!), l’invisibile è il Regno. La nostra vita sarà ben diversa se impareremo a vivere il visibile guardando all’invisibile!
Se da un lato è ricorrente la tendenza ad “animalizzare” gli uomini soprattutto per il loro stolto comportamento, dall’altro lato è frequente la tendenza ad “umanizzare” gli animali per le loro capacità relazionali ed affettive. È bene avere ben chiari in mente gli insegnamenti della Parola che ci indicano sia il pericolo di svilire il valore degli animali sia quello di equipararli all’uomo, che rimane la creatura speciale di Dio.
È importante imparare a nutrirsi ogni giorno della Parola di Dio in modo che essa possa gradualmente depositarsi nel nostro cuore, per risalire poi fino alle nostre labbra nel momento opportuno. Davanti alle occasioni di testimonianza, ma soprattutto davanti alle tentazioni cui il Nemico ci sottopone nelle piccole e grandi scelte quotidiane, è importante avere il cuore pieno della Parola. Così potremo parlare e... vincere!
Scrivendo a Timoteo, Paolo lo esortò a non vergognarsi dell’Evangelo di Cristo, perché la vergogna produce paura nelle relazioni con gli altri e la paura ne blocca ogni espressione. Ma la paura degli altri è in realtà “una trappola” che, spingendoci a preoccuparci soprattutto di noi stessi, limita il nostro interesse per gli altri e ci blocca fino a paralizzare le nostre decisioni, il nostro amore, la nostra testimonianza.
Al ritorno dei settanta discepoli che aveva inviato “davanti a sé in ogni città e luogo dov’egli stesso stava per andare”, Gesù visse un momento di particolare gioia (“esultò”!) provocata non tanto dai risultati di quella missione, quanto dal constatare ancora una volta qual era il modo scelto dal Padre per porsi in relazione con gli uomini.

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