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L’importanza del nome

Nella Scrittura il nome aveva un significato molto importante e ben diverso da come è per noi oggi, infatti indicava una relazione tra la persona e il suo nome, in altre parole rivelava chi fosse la persona. I nomi non venivano dati a caso, ma venivano scelti perché avevano un significato specifico ed esprimevano la natura di chi li portava, ad esempio Eva significa “vita”.

A volte descrivevano le circostanze della nascita come Isacco, che significa risata; o avevano un significato spirituale come Daniele, il mio giudice è Dio.

L’importanza del nome si vede anche dal fatto che in certi casi il Signore lo cambiò ad alcuni indicando una trasformazione del carattere spirituale, come nel caso di Giacobbe, da “soppiantatore, ingannatore”, in Israele, “colui che lotta con Dio”. Il Signore cambiò il nome ad Abramo facendogli una promessa che si sarebbe adempiuta in futuro: da Abramo, “padre eccelso”, in Abraamo, “padre di molte nazioni”.

Da quanto sopra si deduce l’importanza che il nome aveva nei tempi biblici per cui quando arriviamo ai numerosi nomi e titoli del Signore Gesù comprendiamo come essi ci rivelino degli aspetti della sua adorabile persona e della sua opera passata, presente e futura e costituiscano una benedizione che egli vuole condividere con noi. Per questa ragione più ne conosciamo il significato, più conosceremo lui e comprenderemo meglio quello che egli ha fatto e fa per noi. Qui dirò qualcosa dei nomi che dimostrano la sua Deità iniziando dall’Antico Testamento dove Dio si è rivelato con tre nomi principali:

  • Dio, “il forte, il potente, fedele”: si trova circa 2.500 volte nell’Antico Testamento.
  • SIGNORE tutto maiuscolo: usato nella Nuova Riveduta  nel senso di Eterno, “Colui che è sempre esistito e sempre è, l’io sono”.
  • Signore, nel senso di colui che esercita autorità e signoria.

Dio

Dio (Elohim) è il nome generale della Deità ed è un termine generico per indicare la Divinità nell’Antico Testamento. Questo nome lo distingue per il suo potere senza però riferirsi alle sue molteplici qualità. È il primo nome con il quale egli si è rivelato nella Scrittura: “Nel principio Dio creò i cieli e la terra” (Ge 1:1). Mosè non tenta affatto di dimostrarne l’esistenza che dà per scontata. E nemmeno si preoccupa di descrivere la sua persona, cosa che viene spiegata in altre parti dell’Antico Testamento, ad esempio in Isaia 40 e 43.

In Isaia 9:5 “Dio potente” è riferito profeticamente a Cristo. Come lo è anche Emmanuele in Isaia 7:14 ripreso in Matteo 1:23: «Dio con noi».

Quanto è scritto nel Salmo 45 viene ripreso in Ebrei 1:8 dove l’autore fa un paragone fra gli angeli, servi di Dio, e, “parlando del Figlio dice: «Il tuo trono, o Dio, dura di secolo in secolo»”. A parte questi ed altri riferimenti profetici dell’Antico Testamento, applicati poi a Cristo, egli è chiamato specificatamente Dio: “Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio” (Gv 1:1). Tommaso pronunciò la più alta confessione riportata nei Vangeli insieme a quella di Pietro usando due dei tre grandi nomi dell’Antico Testamento: “Mio Signore e mio Dio”! Per un ebreo questa confessione sarebbe stata qualcosa di incredibile, ma Tommaso aveva capito che Gesù era veramente Dio.

Più volte Cristo è chiamato Dio nelle Epistole. L’apostolo Paolo chiude un paragrafo molto significativo dicendo che l’origine umana di Cristo deriva dagli Israeliti, e poi conclude: “da essi proviene, secondo la carne, il Cristo che è sopra tutte le cose Dio benedetto in eterno. Amen!” (Ro 9:5). Paolo afferma ancora: “aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo” (Tt 2:3).  Pietro scrive: “Simon Pietro, servo e apostolo di Gesù Cristo, a coloro che hanno ottenuto una fede preziosa quanto la nostra nella giustizia del nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo” (2P 1:1). Giovanni attesta: “Sappiamo pure che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato intelligenza per conoscere colui che è il Vero; e noi siamo in colui che è il Vero, cioè nel suo Figlio Gesù Cristo. Egli è il vero Dio e la vita eterna” (1Gv 5:20).

SIGNORE

Anche se questo nome, si trova già in Genesi 2, è a Mosè che Dio si rivela come l’Io sono (Yahweh), che diventa, da questo momento in poi, il nome del patto di Dio con Israele. Egli è l’auto-sufficiente, che ha il dominio su tutto, il Dio che era, è e sarà, l’Eterno.

Questo nome si trova quasi settemila volte nell’Antico Testamento! In Isaia 6 ricorre più volte e Giovanni ne cita il versetto 10 e poi afferma riferendosi a Cristo: “Queste cose disse Isaia, perché vide la gloria di lui e di lui parlò” (Gv 12:41). È ancora scritto: «Ascoltami, Giacobbe, e tu, Israele, che io ho chiamato. Io sono; io sono il primo e sono pure l’ultimo» (Is 48:12). Queste parole sono applicate al Signore Gesù: “Io sono il primo e l’ultimo” (Ap 1:17).

Oltre a questi testi biblici, c’è tutta la serie delle affermazioni “Io sono”. Questa espressione si ricollega al nome con il quale Dio si era rivelato a Mosè. Gesù non l’ha usata a caso e, a parte i suoi discepoli, in più occasioni i suoi contemporanei che lo contestavano, hanno capito la profondità di questo nome. In effetti Giovanni riportandoci queste affermazioni ci rivela l’identità, la persona di Gesù.

C’è un modo assoluto nel quale Gesù ha usato questa espressione, quando ad esempio si è auto-identificato come IL Signore. Sono quelle occasioni in cui egli ha risposto a delle domande affermando “Sono io” oppure quando si è identificato con Dio, suo Padre, o come quando è apparso ai discepoli impauriti che lo avevano visto camminare sull’acqua e che egli confortò dicendo: “Sono io, non temete”.

Un secondo modo è quello figurato quando egli fa seguire all’affermazione “Io sono” un predicato nominale, come ad esempio, “Io sono il pane della vita”, che lui pronuncia dopo la sua prima moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Figlio di Dio

Questo titolo si ritrova soprattutto negli scritti di Giovanni. Lo scopo del suo Vangelo è quello di portare i lettori a credere che Gesù è il Cristo e, pertanto, il Figlio di Dio (Gv 20:30). È quindi ovvio che in questo Vangelo venga posta l’enfasi su Gesù quale Figlio di Dio e non quale Figlio dell’uomo, il titolo più usato da lui per definire sé stesso. L’apostolo si concentra sulla relazione di Gesù con il Padre che caratterizza l’intero Vangelo. Gesù è stato riconosciuto come tale da Giovanni Battista, da Natanaele, da Marta. Tutti e tre hanno fatto delle precise affermazioni a riguardo. Ecco quella di Marta: “Ella gli disse: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo»” (Gv 11:27). Nel Vangelo sono evidenti le caratteristiche straordinarie di Gesù quale Figlio di Dio. Più volte l’evangelista scrive che egli è stato mandato dal Padre e, in quanto tale, è l’unico in grado di rivelare il Padre (Gv 1:18). Solo lui ha visto il Padre, riporta le parole del Padre, dipende da lui, lo prega, è unito a lui da un grande amore: “Perché il Padre ama il Figlio, e gli mostra tutto quello che egli fa… Inoltre, il Padre… ha affidato tutto il giudizio al Figlio, affinché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio non onora il Padre che lo ha mandato” (Gv 5:20-23). Il tema di Gesù quale Figlio di Dio è particolarmente enfatizzato nella prima lettera di Giovanni in cui è detto che la confessione principale che Dio si aspetta dai credenti è: “Chi riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio” (1 Gv 4:15).

Parola

“Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio” (Gv 1:1). Queste tre affermazioni, dimostrano la Deità di Cristo. L’affermazione “Nel principio”, a differenza di quanto è scritto in Genesi che evidenzia l’inizio del tempo, dell’opera creatrice di Dio, dimostra che questa Parola era, è sempre esistita, è anteriore, è antecedente alla creazione stessa. Essa significa “prima di qualsiasi altra cosa”.

“La Parola era con Dio”: questa frase indica sia la co-esistenza sia, al tempo stesso, la distinzione delle persone. La preposizione “con” ha una forza enorme ed esprime nello stesso tempo una esistenza separata ma anche un’intima comunione.

“La Parola era Dio”: l’enfasi, della massima importanza, è sulla natura, sulla qualità di Dio. La Parola, Gesù, era ed è perfettamente uguale a Dio-Padre in quanto al suo carattere e alle sue qualifiche, o ai suoi attributi.

Unigenito

Unigenito, ovvero “Unico nel suo genere”, è uno dei titoli più elevati e indica l’eterna relazione esistente fra Gesù e il Padre (Gv 1:18). La frase, “che è nel seno del Padre” è presa dall’abitudine che gli orientali che stavano ai primi posti avevano nei loro banchetti, e cioè quella di reclinare il capo e denota intimità, relazione, affetto. Quindi qui sta ad indicare che Gesù aveva una comprensione perfetta e un’intimità con il Padre e ci fa capire che eEgli conosceva il carattere, i disegni del Padre.

Gesù è l’Unigenito, non perché è stato creato, ma perché è unico nel suo genere. E in quanto tale ha interpretato, mostrato il Padre! Egli è l’interprete e la manifestazione di chi è Dio e di quello che Dio ha fatto, fa e farà. Gesù è quello che “ha fatto conoscere” il Padre perché era il solo a conoscerlo in un modo perfetto. Gesù, che conosceva intimamente e in modo completo il Padre ha spiegato in modo completo e definitivo agli uomini ciò che riguarda le loro necessità ed è stato in grado di spiegare la natura e la personalità del Dio invisibile all’uomo. I profeti hanno parlato e/o scritto quello che avevano ascoltato da Dio e l’hanno trasmesso oralmente o per iscritto, ma Gesù ha parlato come colui che è perfettamente uguale al Padre. Non siamo lasciati nel dubbio: Gesù ha fatto conoscere con chiarezza chi è Dio con la sua vita e il suo insegnamento.

Immagine

Titolo riferito a Gesù che si trova in Colossesi 1:15. La parola tradotta con immagine, significa “copia, somiglianza, rappresentazione e manifestazione”. Cristo è la perfetta rappresentazione e somiglianza di Dio, perché egli è pienamente Dio, verità che egli ha affermato più volte, per esempio dicendo: “Io e il Padre siamo uno” o, nella preghiera al Padre riportata in Giovanni 17 quando ha affermato: “Tu, o Padre, sei in me e io sono in te” (Gv 17:21).

Immagine è la realtà rivelata di quello che è Dio, indica che Gesù è colui che rivela il Padre, la manifestazione dell’invisibile. Gesù “è l’impronta della sua essenza” (Eb 1:3). Questo termine indica l’esatta immagine che dà l’idea della dimensione. La parola “impronta” si trova solo qui nel Nuovo Testamento. Nella letteratura secolare denotava l’incisione su metallo, o l’impronta per riprodurre esattamente una moneta. Per “essenza” si intende la natura o la sostanza di una determinata cosa.

Il Figlio riproduce esattamente e rende visibile l’essenza stessa di Dio, la sua natura. Durante l’Ultima Cena, Filippo, disse: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. La risposta di Gesù fu immediata: “Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai tu dici: «Mostraci il Padre?» Non credi tu che io sono nel Padre e che il Padre è in me?” (Gv 14:9-10). Gesù è l’esatta immagine di Dio, tutto ciò che è essenziale all’essere di Dio. Il Figlio porta in sé l’impronta del carattere e della natura divina.

Primogenito

Paolo scrive: “Egli è… il primogenito di ogni creatura” (Cl 1:15). Nel corso dei secoli, a partire dall’eresia di Colosse, passando per quella di Ario, per arrivare a quella di alcune sette o falsi culti, questo versetto è stato totalmente travisato. La parola primogenito non significa che egli sia stato il primo ad essere creato ma ha piuttosto il senso di dignità, di essere primo nel rango, ha a che fare con la sua posizione di prestigio sull’intera creazione e non con l’origine perché egli esiste da ogni eternità. Che primogenito non significhi “primo nato” è evidente, ad esempio, dal fatto che Israele, pur non essendo la prima nazione a essere nata, viene chiamata in questo modo: “Israele è mio figlio, il mio primogenito” (Es 4:22).

Se Cristo, come affermano alcuni, fosse stato il primo a essere creato, l’apostolo avrebbe dovuto usare la parola “protòktìstos” per indicarlo come il primo creato, parola che non è mai usata nel Nuovo Testamento. Invece ne usa una specifica, precisa: “protòtokos”. Il concetto espresso dall’apostolo è molto chiaro: Cristo ha preceduto l’intera creazione, “Egli è prima di ogni cosa” (Cl 1:17), ed è anche il sovrano su tutto.

Credo che tutti questi nomi e titoli diano un’ampia dimostrazione della Deità di Cristo. I primi cristiani non avevano dubbi a riguardo. E oggi è la stessa cosa per noi. Davanti a questo quadro di bellezza straordinaria non rimane che inchinarsi e aprire le labbra in adorazione nei confronti di Gesù rivolgendogli le parole di Tommaso: “Mio Signore e mio Dio”.