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Che Dio ti benedica! (undicesima parte)

“Allora Boaz disse agli anziani e a tutto il popolo: «Voi siete oggi testimoni che io ho acquistato dalle mani di Naomi tutto quello che apparteneva a Elimelec, a Chilion e a Malon, e che ho pure acquistato Rut, la Moabita, moglie di Malon, perché sia mia moglie, per far rivivere il nome del defunto nella sua eredità, affinché il nome del defunto non si estingua tra i suoi fratelli e alla porta della sua città. Voi ne siete oggi testimoni». E tutto il popolo che si trovava alla porta della città e gli anziani risposero: «Ne siamo testimoni. Il SIGNORE conceda che la donna che entra in casa tua sia come Rachele e come Lea, le due donne che fondarono la casa d’Israele. Spiega la tua forza in Efrata, e fatti un nome in Betlemme! Possa la discendenza che il SIGNORE ti darà da questa giovane rendere la tua casa simile alla casa di Perez, che Tamar partorì a Giuda!»”

(Rut 4:9-12)

 

“Che Dio ti benedica!”: è una frase che a volte potrebbe essere pronunciata in maniera superficiale, quasi senza riflettere su ciò che diciamo. Si tratta invece di una frase importante e seria, infatti con essa esprimiamo il desiderio che il nostro interlocutore sia benedetto dal Signore.

Quel giorno a Betlemme, gli anziani che furono testimoni dell’incontro tra Boaz e l’altro parente prossimo di Naomi, espressero certamen-
te in maniera convinta la loro benedizione.

La nostra cultura, i nostri valori e il nostro modo di vivere sono così diversi da quelli descritti in questo racconto che molti di noi faticano a comprendere ciò che Boaz ha fatto. Ma le persone presenti non potevano fare altro che apprezzare il gesto di Boaz.

Boaz aveva infatti accettato il ruolo di riscattatore, di redentore della famiglia di Naomi e Rut. Egli stava mostrando amore verso Rut e verso Naomi ma anche grande rispetto per i loro mariti defunti. Non solo aveva accettato di fare uno sforzo economico per riacquistare il terreno di Elimelec ma aveva preso in moglie Rut impegnandosi ad amarla senza curarsi del fatto che fosse una straniera, appartenente ad un popolo, quello di Moab, che era sempre stato nemico di Israele. Il suo desiderio era quello di far rivivere il nome del marito defunto di Rut nella sua eredità quindi era pronto ad accettare il fatto che il frutto della loro unione avrebbe portato il nome del defunto e sarebbe stato l’erede di ciò che apparteneva ad Elimelec.

Non era un gesto banale rinunciare al proprio primogenito per onorare un’altra famiglia e, nella storia di Israele, c’erano esempi noti di persone che si erano rifiutati di farlo (si legga ad esempio la storia di Onan in Genesi 38:9).

In qualche modo Boaz stava mettendo da parte se stesso e il suo nome per onorare il nome di un altro e redimere la famiglia di un altro.

Coloro che furono testimoni dell’impegno preso da Boaz lo benedissero quindi, augurandosi che il Signore potesse davvero rendere fecondo quel matrimonio. Boaz poteva anche avere delle buone intenzioni ma era necessario che Dio mettesse la sua mano su quella unione affinché davvero potesse esserci una discendenza.

Infatti, se consideriamo che Rut era già stata sposata e non aveva avuto figli, non era una cosa affatto scontata! Per quanto ne sapevano, c’era una buona probabilità che Rut fosse sterile! Ma essi sapevano che Dio era potente e poteva renderla come Lea e Rachele, le grandi matriarche del popolo d’Israele. Essi espressero poi un desiderio particolare, che il Signore potesse rendere la discendenza di Boaz come la casa di Perez, figlio di Giuda e Tamar.

Non abbiamo molti dettagli della vita di Perez ma sappiamo che era un progenitore di Boaz, ed era nato dall’unione di Giuda con Tamar che era stata sua nuora, moglie dei suoi primi due figli morti entrambi senza lasciare discendenza. Quel Perez, nato dunque da un’unione particolare (si legga il racconto in Genesi 38) fu benedetto da Dio perché sarebbe stato lui a portare avanti la discendenza della tribù di Giuda, la tribù che, secondo la profezia di Giacobbe in Genesi 49:10 sarebbe stata quella che avrebbe governato sulle altre, dalla quale quindi sarebbero discesi i re d’Israele.

Erano quindi bellissime parole quelle che i concittadini di Boaz gli avevano espresso, augurandosi che egli potesse avere l’onore di portare avanti quella famiglia così importante in Israele. Boaz stava agendo con integrità e amore nei confronti di Rut e della sua famiglia, certamente non si stava preoccupando di ciò che avrebbe ottenuto in cambio, tuttavia la storia dimostrerà che Dio benedì grandemente quell’uomo in un modo che forse i suoi concittadini non immaginavano neanche mentre pronunciavano le loro parole di benedizione.

Infatti la storia biblica ci mostra che Dio non diede a Boaz solo il privilegio di portare avanti la posterità di Giuda e di Perez, ma lo fece diventare anche un progenitore del Messia, ricordato nella genealogia di Gesù in Matteo 1:5. C’è una benedizione più grande di questa? Il nome di Boaz non sarebbe davvero mai più stato dimenticato e il fatto che ancora oggi noi leggiamo e meditiamo su questa storia ne è una testimonianza evidente.

Possiamo quindi ben dire che Dio ascoltò le parole di quegli uomini perché Dio benedice ed onora coloro che lo onorano.

La prossima volta che diciamo sinceramente a qualcuno “Che Dio ti benedica!”, non diciamolo tanto per dire qualcosa, come se augurassimo buona fortuna, ma facciamolo con convinzione come una preghiera sincera che facciamo a Dio in favore del nostro interlocutore. Dio potrebbe ascoltare la nostra preghiera sincera e benedire davvero in una maniera straordinaria, come fece con Boaz.

Una pioggia di benedizioni (dodicesima parte)

 Così Boaz prese Rut, che divenne sua moglie. Egli entrò da lei, e il SIGNORE le diede la grazia di concepire; e quella partorì un figlio. E le donne dicevano a Naomi: «Benedetto il SIGNORE, il quale non ha permesso che oggi ti mancasse uno con il diritto di riscatto! Il suo nome sia celebrato in Israele! Egli consolerà l’anima tua e sarà il sostegno della tua vecchiaia; l’ha partorito tua nuora che ti ama, e che vale per te più di sette figli». E Naomi prese il bambino, se lo strinse al seno, e gli fece da nutrice.”

(Rut 4:13-16)

 

Un uomo e una donna si sposano e hanno un figlio. La nonna è ovviamente felicissima.

Cosa c’è di strano? Apparentemente nulla. Sembra una scena ordinaria…

Ma, ripensando alla situazione in cui Naomi si era venuta a trovare all’inizio delle vicende narrate in questo libro, ricordando la profonda amarezza che aveva caratterizzato il suo ritorno a Betlemme, quando addirittura aveva chiesto di non essere più chiamata Naomi (mia dolcezza) ma Mara (amarezza), avremmo mai pensato di vederla ancora sorridere con il suo nipotino in braccio?

Avvicinandoci alla fine del libro ci rendiamo conto di come il Signore stava già operando in favore di Naomi nel momento stesso in cui lei si sentiva solo giudicata da Dio. Quando Rut aveva deciso di rimanere con lei, Naomi non aveva considerato la sua presenza come un aiuto reale, ma come un’ulteriore fonte di preoccupazione. Non si era sentita sollevata per la presenza di Rut ma era stata profondamente pessimista sul futuro di entrambe.

A dispetto di quanto si sarebbe potuto immaginare, la scelta difficile di Rut si era rivelata il momento di svolta nella vita della famiglia. Rut aveva riposto la sua fede nello stesso Dio in cui credeva Naomi e si era unità al popolo di Israele.

Il testo ci fa notare quanto sia stata preziosa la presenza di Rut accanto a Naomi attraverso le parole delle amiche di Naomi: “l’ha partorito tua nuora che ti ama, e che vale per te più di sette figli”. Siamo abituati a pensare al rapporto tra nuora e suocera come ad un rapporto conflittuale, ma coloro che confidano nel Signore possono andare ben oltre questi luoghi comuni.

Rut si era comportata meglio di una figlia, anzi meglio di sette figli messi assieme! E il Signore aveva vegliato su quella ragazza dandole ancora la gioia di sposarsi ed avere un figlio, ovvero proprio ciò a cui lei sembrava aver ormai rinunciato quando era rimasta con Naomi.

Ma Dio non si era dimenticato di Rut. Dal suo precedente matrimonio non erano nati figli e non era quindi scontato che Rut potesse averne, ma il testo ci indica che fu proprio Dio a benedirla dandole di avere quel bambino: “il SIGNORE le diede la grazia di concepire; e quella partorì un figlio”.

“Benedetto il SIGNORE” gridavano giustamente le amiche di Naomi proprio sottolineando che era stato il Signore a vegliare su di lei e a prendersi cura di lei, anche quando Naomi vedeva solo Dio come il proprio giudice. Il Signore aveva infatti guidato ogni cosa, aveva fatto in modo che Rut restasse vicino alla suocera, trovasse un uomo disposto a sposarla e le aveva poi dato la grazia di concepire e di partorire quel bambino.

Questa storia ci conferma che Dio non abbandona i suoi figli. In questa storia non abbiamo visto interventi soprannaturali di Dio, ma abbiamo visto come Dio può utilizzare persone che si lasciano usare da lui come Rut e Boaz. Rut rinunciò alla sua vita per stare con la suocera e Boaz accettò di svolgere il ruolo di riscattatore della famiglia non badando al proprio vantaggio, ma mostrando amore verso Rut e verso Naomi. È Dio guidò sapientemente ogni cosa affinché questi suoi figli si incontrassero, si sposassero e avessero un figlio.

Davvero il Signore doveva essere celebrato e benedetto come quelle donne avevano detto a
Naomi. Ma le benedizioni del Signore non erano finite. Rut e Boaz erano stati una benedizione per Naomi, ma ancor di più lo sarebbe stato quel piccolo bambino che ella stava tenendo fra le braccia. Le donne pensavano che quel bimbo sarebbe stato una consolazione e un sostegno per Naomi nella sua vecchiaia e possiamo essere certi che sia stato proprio così. Ma il Signore aveva in serbo qualcosa di ancora più grande per la famiglia di
Naomi, una vera pioggia di benedizioni che sarebbe andata ben oltre la vita di Naomi. Infatti, come vedremo fra poche righe, quel bambino sarebbe stato davvero speciale.

Dalla morte alla vita (tredicesima e ultima parte)

“Le vicine gli diedero il nome, e dicevano: «È nato un figlio a Naomi!» Lo chiamarono Obed. Egli fu il padre d’Isai, padre di Davide. Ecco la posterità di Perez: Perez generò Chesron; Chesron generò Ram; Ram generò Amminadab; Amminadab generò Nason; Nason generò Salmon; Salmon generò Boaz; Boaz generò Obed; Obed generò Isai, e Isai generò Davide.”

(Rut 4:17-22)

All’inizio di questa serie sul libro di Rut avevo annunciato che si sarebbe trattato di un libro incoraggiante. Il libro infatti evolve progressivamente dalla morte alla vita, dalla disperazione alla speranza; comincia con la morte del marito e di entrambi i figli di Naomi e finisce con la nascita di Obed, il nipote di Naomi.

Non deve stupirci l’espressione utilizzata dalle vicine: “È nato un figlio a Naomi!”. Infatti anche se Rut era la madre di quel bambino, tutti si rendevano conto che quel bimbo andava a colmare il vuoto grandissimo nella vita di Naomi. Era lei che aveva perso i suoi cari ed era lei ora a stringere con gioia quel bimbo. Ma Naomi non poteva sapere che la benedizione di Dio per la sua famiglia sarebbe proseguita anche oltre la sua vita. Infatti il testo ci rivela che da quella famiglia sarebbe disceso il grande re Davide!

La maggior parte delle persone non trova importanti le genealogie che si trovano nella Bibbia e sono sicuro che molti non le leggano neanche. Ma vi rendete conto di quale gemma preziosa troviamo qui? Questa genealogia è stata riportata proprio per attrarre la nostra attenzione sull’opera di Dio, infatti il testo evidenzia che da questa famiglia, che non aveva alcun futuro, Dio ha fatto in modo che venisse fuori addirittura un grande re come Davide. Vi sembra poco? Naomi non vedeva alcun futuro per la sua famiglia e invece scopriamo che i discendenti di quella famiglia sono stati addirittura dei re. Quel piccolo bambino che lei aveva in braccio sarebbe stato il nonno del re Davide!

Il fatto che il libro si chiuda con la posterità di Perez (anche conosciuto come Fares) rafforza ancora di più il concetto che l’autore voleva evidenziare. Infatti, dal racconto di Genesi 38 sappiamo che anche Perez era stato un figlio inaspettato, nato da una relazione occasionale che Giuda aveva avuto, dopo la morte di sua moglie e dei suoi figli, con la nuora Tamar, non sapendo che fosse sua nuora. Da quel bimbo Dio stabilì che sarebbe continuata la stirpe di Giuda e dopo qualche generazione, un altro bimbo inaspettato fu usato da Dio per tenere viva la famiglia fino alla nascita di Davide. Ma non finisce qui! Infatti noi sappiamo che dal re Davide discende anche un altro grande Re, anzi il Re dei re, colui attraverso cui tutte le cose sono state create, il nostro Signore Gesù: il Messia!

Quindi, da una famiglia che non aveva un futuro, Dio nella sua potenza non ha solo fatto in modo che discendesse il re Davide, ma ha stabilito che provenisse colui che sarebbe stato il Salvatore dell’umanità. Dalla discendenza di un uomo che ha accettato di essere il riscattatore di una famiglia, sarebbe venuto il Riscattatore di ognuno di noi, colui che avrebbe dato la sua vita come prezzo di riscatto per ognuno di noi.

Anche noi come Naomi e Rut non avremmo avuto alcun futuro se il Signore Gesù non avesse accettato di andare sulla croce al nostro posto. Anche noi possiamo passare dalla morte alla vita solo tramite la mediazione del nostro divino riscattatore!

Mentre chiudo la mia Bibbia e mi congedo da questo piccolo libro, non posso fare a meno di ringraziare Dio perché mi ha mostrato ancora una volta come egli sia in grado di cambiare le cose in maniera straordinaria. Se Dio, da una famiglia senza futuro, ha saputo cambiare la storia dell’umanità attraverso Gesù Cristo, non sarà in grado di prendersi cura di ognuno di noi ogni giorno? Quando il futuro ci sembra incerto, ricordiamoci che Dio è sempre in grado di stupirci.