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Fenomeni sconcertanti

 

Bullismo: è un termine inglese “bullying” entrato prepotentemente nel nostro dizionario che indica sopraffazione, sopruso…

Il bullo è un/a ragazzo/a che assume un comportamento aggressivo che mira a ferire un compagno e che è persistente, continuo, per settimane, mesi e persino per anni.

Per la vittima è difficile difendersi.

Il malcapitato risente così sintomi da stress (mal di stomaco, mal di testa, incubi…) che possono condurre fino al suicidio, come nel caso eclatante di un ragazzo sedicenne di Torino, di cui tempo fa hanno parlato a lungo i mass media e che è stato oggetto di scherzi e pressioni da parte dei compagni sui temi dell’omosessualità.

Di fronte a questi episodi di violenza giovanile si rimane sconcertati e la gravità è data dal fatto che spesso gli autori non sono ragazzi abbandonati o con famiglie destrutturate, ma persone che vivono in ambiti educativi apparentemente normali.

I bulli possono anche avere successo tra gli amici, perché spesso ottengono vantaggi con il loro modo di fare.

Aggrediscono, pestano, rubano giubbotti, orologi, telefonini, per avere le cose che ritengono importanti, per affermare la propria identità, un po’ per divertimento. Crescendo avranno certamente problemi con la giustizia o si muoveranno ai limiti della legalità.

È la scuola, la classe il loro “terreno d’azione” preferito (da adulti, le loro vessazioni sul posto di lavoro verranno chiamate “mobbing”).

 

 

Buoni consigli, ma non sufficienti

 

Il bullismo è solo l’estrema conseguenza di un modo di essere comune a tutta una generazione che, come dimostrano numerose ricerche sociologiche, è cresciuta senza regole, cioè senza conoscere quale sia il limite oltre il quale non può essere spinto il soddisfacimento dei propri desideri individuali.

Che fare?

Qual’è la strada giusta per eliminare gli eccessi violenti?

Come comportarsi per riprendere in mano la situazione?

 

Ecco alcuni consigli elaborati dagli esperti (sociologi, psicologi) per i genitori dei “prepotenti”:

 

a) ascoltare il proprio figlio, non processarlo;

b) accettare la segnalazione della scuola, non ritenere che ci sia stato un errore di valutazione e che lui sia una povera vittima dei professori;

c) fargli capire che la famiglia non condivide affatto la sua violenza e la sua prepotenza;

d) sanzionare i suoi comportamenti negativi, mai giustificarli;

e) accettare che il proprio figlio possa comportarsi fuori casa in maniera diversa rispetto a quando sta con genitori, fratelli, amici.

Consigli buoni, ma non sufficienti!

 

 

Il valore dell’esempio!

 

L’unica soluzione al problema si trova nella Parola di Dio, in particolare nel libro dei Proverbi:

 

• “Insegna al ragazzo la condotta che deve tenere; anche quando sarà vecchio non se ne allontanerà” (Pr 22:6).

• “Il precetto è infatti una lampada, l’insegnamento una luce, le correzioni e la disciplina sono la via della vita” (Pr 6:23).

• “Questi comportamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore; l’inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai” (De 6:6-7).

 

Secondo la Parola di Dio, dobbiamo educare i nostri figli con l’esempio.

Il fanciullo deve sentirsi amato, rispettato; il contatto umano e caloroso della famiglia gli insegnerà a vivere ed egli seguirà l’esempio dei genitori.

Non dimentichiamo che siamo osservati e giudicati dai nostri figli fin dalla nascita.

Il rimprovero e la correzione sono considerati, dalla Parola di Dio, mezzi efficaci nell’educazione dei figli.

Nel castigo si devono, però, evitare gli eccessi:

“Castiga tuo figlio, mentre c’è ancora speranza, ma non lasciarti andare sino a farlo morire” (Pr 19:18).

 

 

Mancanza del timore del Signore

 

Questa idea di educazione è applicata anche al comportamento del Signore con gli uomini:

“Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore, non ti ripugni la sua riprensione; perché il Signore riprende colui che ama” (Pr 3:11-12).

 

Il genitore autorevole ha un buon rapporto con i figli: dà loro dei limiti, motivandoli sempre, è un pilastro per il bambino.

Il genitore autoritario, invece, si limita a dare ordini.

Quello permissivo, per paura di perdere l’affetto del bambino, non gli dà regole.

Se si riesce ad impartire la giusta educazione ai figli, vuol dire che si è giusti ed i figli saranno educati di conseguenza:

“I figli del giusto, che cammina nella sua integrità, saranno beati dopo di lui” (Pr 20:7).

Giusto è colui che “teme il Signore e trova grande gioia nei suoi comandamenti” (Sl 112:1). La prima massima dei sapienti biblici, utile a tutti, giovani ed adulti, istruiti o semplici è il timore del Signore:

 

“Il timore del Signore è il principio della scienza; gli stolti disprezzano la saggezza e l’istruzione. Ascolta figlio mio, l’istruzione di tuo padre e non rifiutare l’insegnamento di tua madre, poiché saranno una corona di grazia sul tuo capo e monili sul tuo collo” (Pr1:7-9).

 

La mancanza di questo timore (rispetto ed amore) per il Signore spiega la follia del mondo contemporaneo sempre più arrogante e violento: una follia che miete proprio fra i nostri figli, e fra quelli adolescenti in particolare, le sue prime vittime.

 

“Beato l’uomo che teme il Signore e trova grande gioia nei suoi comandamenti”(Sl 112:1).