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INTRODUZIONE

 

Davide e Gionatan

 

Davide, il più famoso re d’Israele di tutti i tempi, amato dal suo popolo ed autore di numerosi salmi, come il celeberrimo salmo 23 (“Il Signore è il mio Pastore, nulla mi mancherà…”). Il re Davide: figura del Cristo ed impavido combattente, munito di una grande fede nel Signore ed arcinoto per alcune imprese consegnate alla storia, come l’uccisione del gigante Golia, con le quali ha dato gloria al suo Dio, il Dio d’Israele, imprese che ancora oggi parlano al cuore di chiunque voglia conoscere l’unico vero Salvatore e Signore.

Gionatan, meno famoso di Davide ma pur sempre figura di una certa importanza nell’Antico Testamento: egli era il figlio primogenito del re Saul e figurava come erede al trono di lui, ma era anche un guerriero forte e coraggioso, che ad un certo punto della sua vita incontra Davide. Fra i due giovani nasce un’amicizia forte e profonda, peraltro radicata nella fede che entrambi nutrivano nell’Onnipotente.

 

 

Il “problema”

 

Fin qui, un quadro normale e tranquillo, assolutamente positivo.

La Scrittura narra della meravigliosa amicizia fra questi due giovani, e lo fa con pagine di rara bellezza letteraria. È stato sostenuto, a tale proposito, che la devozione di Gionatan per Davide sia uno splendido esempio di vera amicizia e che lo stesso rapporto fra i due giovani sia stato descritto, nella Bibbia, con limpidezza e senza mezzi termini, tanto da rappresentare il più grande ideale di amicizia contenuto nella Parola di Dio e nell’intera letteratura ebraica.

All’interno dei brani biblici in questione, contenuti soprattutto nel primo e nel secondo libro di Samuele, in alcune occasioni la Scrittura si esprime con termini che hanno, però, suscitato alcune perplessità in qualche studioso e che hanno alimentato aspre critiche e sottili accuse da parte di altri commentatori.

Riportiamo, allora, il testo di questi brani biblici.

Innanzitutto, subito dopo la prodigiosa impresa di Davide con il gigante Golia, sta scritto che…

 

• “…appena Davide ebbe finito di parlare con Saul, Gionatan si sentì nell’animo legato a Davide e Gionatan l’amò come l’anima sua”(1Sa 18:1)

• “Gionatan fece alleanza con Davide perché lo amava come l’anima propria” (1Sa 18:3)

 

In un’altra occasione, poco prima che i due giovani si separassero a motivo della persecuzione che Saul aveva cominciato a intentare contro Davide, sta scritto che i due fecero alleanza e che:

 

• “…per l’amore che aveva verso di lui, Gionatan fece di nuovo giurare Davide, perché egli lo amava come la sua stessa vita” (1Sa 20:17)

• “…poi i due si baciarono e piansero insieme…” (1Sa 20:41)

 

Infine, dopo la morte di Gionatan in una battaglia contro i Filistei, Davide compose una stupenda elegia funebre ricordando sia Saul che Gionatan. In essa, tra le altre cose, leggiamo:

 

“…io sono in angoscia a motivo di te, Gionatan, fratello mio; tu mi eri molto caro, e l’amore tuo per me era più meraviglioso dell’amore delle donne (2Sa 1:26)

 

Il “problema”, con riferimento a questi brani, è dato dal fatto che alcuni commentatori hanno intravisto in essi il riconoscimento che fra Davide e Gionatan si fosse sviluppato un amore di tipo omosessuale e che, pertanto, tale sentimento e tale pratica non siano condannabili alla luce delle Scritture, in quanto non vengono stigmatizzate da Dio stesso con riferimento al rapporto, che essi presumono non eterosessuale, fra Davide e Gionatan.

 

 

La nostra ricerca

 

Francamente, se non avessi letto dell’esistenza di questi commenti e delle conclusioni cui alcuni “studiosi” sono pervenuti, difficilmente avrei attribuito ai brani appena citati quella presunta ambiguità che ha condotto taluni ad ipotizzare una relazione omosessuale fra Davide e Gionatan.

A prima lettura, infatti, mi sembra ovvio che la Bibbia menzioni qui un’amicizia, genuina e profonda, che ha caratteristiche di purezza e di liceità. In altre parole, mi sembra naturale affermare che l’amore di cui abbiamo letto nei brani succitati non sia altro che un affetto sincero e speciale tra due uomini che sono riusciti ad impostare una relazione di vera amicizia, proprio come quella che tanti ragazzi, ancora oggi, desidererebbero avere ma che molte volte non riescono, purtroppo, a realizzare.

 

D’altro canto, in qualsiasi vocabolario della lingua italiana è possibile riscontrare che la parola “amore” non ha a che fare solo con la“dedizione appassionata ed esclusiva, istintiva ed intuitiva fra due persone di sesso diverso” ma si riferisce anche ad una “inclinazione profonda, basata su un rapporto di parentela o su un’affinità elettiva o su una predilezione, talvolta rafforzata dalla consuetudine, per esempio l’amore materno o filiale ovvero quello per la propria famiglia o i propri amici” (Devoto-Oli).

Lo stesso verbo “amare”, poi, nella lingua italiana è inteso primariamente come “sentirsi e dimostrarsi legato da amore, affetto, inclinazione per qualcuno o per qualcosa” e solo in seconda istanza leggiamo che esso sta ad indicare il “desiderare con l’animo e con i sensi, essere innamorato, fare l’amore” (Devoto-Oli).

 

Anche se, pertanto, il concetto stesso di “amore” non può ritenersi limitato alla passione sensuale ma contiene in sé, ontologicamente, anche l’accezione della pura e profonda amicizia, dinanzi alle accuse ed ai sospetti nei confronti della Parola di Dio che abbiamo riportato poc’anzi, non potevo far finta di niente e ho ritenuto necessario approfondire la questione, allo scopo di verificare, con l’aiuto dello Spirito Santo, che cosa realmente intendano affermare i brani della Scrittura che abbiamo menzionato e, più in generale, quale sia il pensiero di Dio in materia.

 

 

Ordine e metodo della successiva trattazione

 

Partendo dalla profonda convinzione che la Bibbia è la Parola di Dio, ispirata dallo Spirito Santo nei suoi testi originali, ho avuto in cuore di portare avanti un esame più “biblico” che “teologico” della questione appena esposta.

In particolare il lettore avrà notato che, non a caso, sono stati già menzionati i passi scritturali che vengono “incriminati” da alcuni commentatori.

La nostra ricerca, infatti, si è basata proprio su questi brani e sui loro testi originali, oltre che sul confronto di tali passi biblici con tutti gli altri che contengono gli stessi vocaboli ebraici.

Si è data, inoltre, la dovuta importanza al contesto, sia immediato che più ampio, dei brani in questione, e soprattutto dei vocaboli in essi adoperati.

Naturalmente, la parola più importante, ai fini del nostro studio, è quella che noi traduciamo “amare”, nelle sue varie forme verbali. In questo senso, allora, andremo a verificare quale termine ebraico sia stato usato dallo Spirito Santo e quale utilizzo venga fatto di tale verbo nei due libri di Samuele e poi in tutto l’Antico Testamento.

 

Dal momento che, in ogni caso, la nostra ricerca non ha obiettivi meramente teologici, volti ad accrescere soltanto la conoscenza intellettuale dei brani biblici in questione, concluderemo il nostro studio con una sezione contenente alcune linee riassuntive e menzioneremo anche dei profili applicativi che riteniamo necessari per “incarnare” la Parola che Dio vorrà comunicarci nel corso di questo lavoro.

 

 

“‘AHÀB”

NEI LIBRI DI SAMUELE

 

Diamo inizio, allora, alla nostra ricerca, esaminando in primo luogo il verbo ebraico scelto dallo Spirito Santo per descrivere l’amore fra Davide e Gionatan; in un secondo tempo ci dedicheremo all’uso di questo verbo all’interno sia del primo che del secondo libro biblico di Samuele.

 

 

Il verbo ebraico “‘ahàb”

 

Il verbo ebraico, che troviamo tradotto con “amare” in tutti i brani menzionati nel capitolo precedente, al suo modo infinito è ‘ahàboppure ‘ahèb. Nelle sue varie forme, questo verbo compare in circa 210 versetti dell’Antico Testamento, per un totale di quasi 250 referenze. Si tratta, quindi, di un vocabolo che, per quanto non sia l’unico a rendere il concetto di “amore”risulta assai utilizzato nell’Antico Testamento e anche nella letteratura ebraica extrabiblica, oltre ad essere presente anche nelle lingue moabite ed ugaritiche.

Nella sua accezione di base, ‘ahàb non presenta eccessive variazioni di significato, ed equivale sostanzialmente al nostro “amare”, con riferimento particolare ad un uomo o una donna. Esso, in altre parole, rende il senso di un forte attaccamento emozionale ad un’altra persona, che generalmente include anche il desiderio di essere alla sua presenza e talvolta anche di possederla sessualmente, se si tratta di una persona dell’altro sesso.

Il verbo ‘ahàb, pertanto, denota qualcosa di più di un normale affetto naturale e fornisce piuttosto l’idea di un sentimento sincero e genuino che si sviluppa nel rapporto fra due persone e che può comprendere anche la partecipazione emotiva e fisica della totalità delle persone coinvolte.

Salvo approfondire, nel seguito di questa serie di articoli, i significati del verbo al nostro esame, in questa sede possiamo menzionare i principali fra questi significati, che peraltro traiamo dalla rivelazione biblica dell’Antico Testamento, con esclusione di quelli che hanno ad oggetto cose inanimate. Tali significati sono:

 

• Amore fra esseri umani legati da vincoli di parentela: i coniugi fra di loro, il padre o la madre verso il figlio, la nuora verso la suocera, ecc.

• Riverenza di una persona assoggettata socialmente, come l’attaccamento del servo verso il suo padrone o del principe tributario verso il suo sovrano.

• Amore di Dio per il suo popolo eletto, e di Israele verso Dio.

• Attenzione particolare, comandata nella Scrittura, da rendere verso il prossimo e verso talune categorie socialmente svantaggiate (es. lo straniero).

• Amicizia tra esseri umani, con varie sfaccettature che includono sia le relazioni positive sia quelle superficiali e anche quelle negative.

• Desiderio sessuale, nutrito nei confronti di persone dell’altro sesso, sia in termini positivi e legittimi sia nel senso di perversione o di illiceità davanti a Dio.

 

 

In 1Samuele 18

 

Abbiamo già citato i vv. 1 e 3 del capitolo 18 del primo libro di Samuele, che ora desideriamo commentare, iniziando dal versetto primo che preferiamo menzionare nuovamente:

 

“…appena Davide ebbe finito di parlare con Saul, Gionatan si sentì nell’animo legato a Davide, e Gionatan l’amò come l’anima sua”

 

Un primo aspetto da sottolineare è relativo all’espressione “…si sentì nell’animo legato…”, che rende un modo di dire assai forte in ebraico, traducibile anche con “divenne anima legata con anima”. La stessa espressione è presente, nel testo originale, in Genesi 44:30 per illustrare un altro caso di affetto profondo e sicuramente sano, in quell’occasione di carattere familiare, relativo all’amor particolare di Giacobbe per suo figlio Beniamino.

È evidente, nell’espressione al nostro esame, la rilevanza spirituale e la purezza del sentimento vissuto da Gionatan, il quale provò improvvisamente un nobile moto dell’animo nei confronti di questo coraggioso giovanotto che aveva appena ucciso il temutissimo gigante Golia e che, in tal modo, aveva salvato l’intero popolo d’Israele da una sicura disfatta contro i Filistei. Più che un vero e proprio atto di volontà, da parte di Gionatan si ebbe un improvviso esplodere di sentimenti di benevolenza e di affetto nei riguardi di questo sconosciuto e valoroso ragazzo.

Non dobbiamo dimenticare, a tal proposito, che in quel momento Gionatan era la parte “forte” rispetto a Davide: quest’ultimo, nella nostra mente, è forse individuato solo come il più grande re d’Israele, ma in quel momento non era che un umile pastorello, ultimo figlio di una famiglia numerosa e senza importanza in Israele1, mentre Gionatan era il figlio maggiore del re, erede al trono e valoroso guerriero. È vero che Davide era stato accolto alla corte di Saul per suonare l’arpa (1Sa 16:14-23), ma proprio la sua mansione ufficiale di “scudiero” (v. 21) rende evidente la posizione di sudditanza che Davide aveva rispetto a Saul e sicuramente anche rispetto a suo figlio Gionatan.

Eppure quest’ultimo nutrì subito una sincera simpatia nei riguardi di Davide: ciò viene esplicitato ulteriormente dalle successive parole contenute in 1Samuele 18:1, laddove sta scritto che Gionatan “l’amò come l’anima sua”. Quest’espressione è chiaramente connessa alla precedente, nella quale abbiamo visto che Gionatan “…si sentì nell’animo legato…” a Davide, anche se non ne possiede la stessa forza intrinseca.

I due giovani si assomigliavano tanto, per quanto riguarda il loro coraggio, la loro sincerità e il loro timor di Dio: questi elementi in comune favorirono senz’altro il nascere di un’amicizia tenera e stabile, forte ed affettuosa. La loro armonia spirituale e il loro accordo emozionale viene reso dalla Scrittura, poeticamente, con l’immagine di una sola anima sussistente in due corpi, immagine che meglio di tante altre può fornire lo spessore e la purezza dell’intimità della loro amicizia.

 

È opportuno, a questo punto, fare una piccola digressione tematica. Questo brano che stiamo esaminando, e gli altri che studieremo in seguito, sono un vero e proprio inno all’amicizia e, da questo punto di vista, è significativo che il rapporto fra Davide e Gionatan non aveva soltanto una dimensione “orizzontale”, dovuta allo straordinario affetto umano che li legava, ma era caratterizzato anche una dimensione “verticale”, perché si nutriva della loro comune fede nel Dio d’Israele. Ciò permetteva un completo “scambio d’anima” fra i due giovani.

La Scrittura dà atto di questa realtà spirituale, di fondamentale importanza per un vero e stabile rapporto di amicizia, e lo fa in modo sublime, soprattutto nella narrazione dell’ultimo incontro avvenuto fra i due, allorché Gionatan raggiunse, nella foresta del deserto di Zif, l’amico perseguitato dal padre.

In quel momento di profondo sconforto per Davide, il suo grande amico Gionatan “…fortificò la sua fiducia in Dio…” (1Sa 23:16), profetizzando che Saul non avrebbe potuto fargli alcun male e che, anzi, proprio lui sarebbe divenuto re d’Israele (v. 17). A quel punto, sta scritto che “i due fecero alleanza in presenza del Signore” (v. 18), quasi per sigillare ulteriormente davanti al loro Dio quel patto di amicizia e di complicità fraterna che già avevano stabilito “nel nome del Signore” (1Sa 18:3; cfr 20:8) e che poi avevano confermato e rafforzato (1Sa 20:16), nel cui contesto, tra l’altro, essi citano più volte il nome del Signore loro Dio (v. 2,13,14,15).

Sono assai significative, da questo punto di vista, le parole che Gionatan lasciò a Davide prima di separarsi (1 Sa 20). Dopo aver pianto insieme ed essersi baciati affettuosamente (v. 41) sta scritto che il vicerè disse al pastorello (v. 42): “Va’ in pace, ora che abbiamo fatto tutti e due questo giuramento nel nome del Signore. Il Signore sia testimone fra me e te, e fra la mia e la tua discendenza, per sempre”

Il principe erede al trono d’Israele, in quest’occasione, non mostrò soltanto affetto e solidarietà umana nei confronti del suo migliore amico, ma confermò con lui un vero e proprio patto nel nome del Signore Onnipotente, coinvolgendo nel loro rapporto il Dio che aveva creato i cieli e la terra! Non sarebbe meraviglioso, anche oggi, trovare degli amici “per la pelle” che si amano profondamente e la cui stabile amicizia è fondata su legami spirituali forti e duraturi?

 

Torniamo, adesso, al brano di 1Samuele 18:1. Ad ulteriore conferma della profondità esistenziale del rapporto d’amicizia fra Davide e Gionatan, possiamo anche ricordare che viene utilizzata, in entrambe le espressioni del v. 1 finora esaminate, la stessa parola ebraica nefèsh, che rende il significato di “anima”, ma che nella lingua originale è assimilata anche al concetto di “vita”. È come se la Bibbia, per esprimere il legame speciale esistente fra i due giovani, avesse detto che Gionatan amò la vita stessa di Davide, come se fosse stata la propria.

In realtà fu esattamente così, se pensiamo alle occasioni in cui Gionatan preferì porsi in conflitto con suo padre Saul pur di difendere Davide (es. 1Sa 19:4-6; 20:27-34) o se pensiamo ai rischi corsi da Gionatan quando s’incontrò con Davide oppure si recò ad appuntamenti segreti, dov’era atteso dall’amico perseguitato da suo padre, re d’Israele (19:1-2; 20:1-2, 35-43).

D’altronde, la vera amicizia non è forse rischiare qualcosa per l’altro, se ciò si rende necessario? Non è forse sacrificarsi a favore dell’amico, se le circostanze lo richiedono? Sì, è senz’altro vero che rischio e sacrificio fanno parte anche del vero amore tra persone di sesso diverso, ed è pur vero che non si può escludere a priori che tali sentimenti possano essere presenti anche in rapporti omosessuali, ma da qui a dimostrare che, per questo motivo, il rapporto fra Davide e Gionatan non era solo ed esclusivamente una vera e profonda amicizia eterosessuale ce ne corre…

 

A questo punto possiamo soffermarci brevemente su una questione di fondo: la purezza e la genuinità dei sentimenti e dei comportamenti reciproci di Davide e Gionatan potrebbero sopravvivere, nella Parola di Dio, anche in presenza di un’eventuale condanna biblica dei sentimenti e dei comportamenti omosessuali? In altre parole: è ammissibile che la Bibbia parli asetticamente o anche positivamente del rapporto esistente fra Davide e Gionatan e poi, allo stesso tempo, la stessa Bibbia riveli una volontà di Dio contraria all’omosessualità?

Ci sembra davvero difficile rispondere in modo affermativo a queste domande, che peraltro sono di fondamentale importanza per fornire riscontro a quei commentatori che hanno insinuato il sospetto di un amore omosessuale fra Davide e Gionatan.

Andiamo dunque a vedere, molto brevemente, ciò che la Parola di Dio afferma intorno all’omosessualità. In estrema sintesi, una lettura della Bibbia senza pregiudizi non può fare a meno di riscontrare una chiara e perentoria condanna delle pratiche omosessualida parte del Signore e Creatore dei cieli e della terra, e ciò al di là di quelle che, oggi, possono essere le giustificazioni e le legittimazioni rese da più parti in nome di una presunta tolleranza e di una sedicente libertà.

Con riferimento all’omosessualità, la Scrittura può essere per noi uomini una vera e propria guida, per mezzo della quale rinveniamo brani in cui vi sono comandamenti apertamente contrari a queste pratiche (Le 18:22) e norme che prevedono severe punizioni in caso di trasgressione all’ordine divino (Le 20:13). Nell’Antico Testamento, poi, riscontriamo anche episodi di vita vissuta in cui si è “incarnata”quest’esplicita e perentoria condanna divina di ogni comportamento e, a nostro parere, anche di ogni tendenza omosessuale (es. il caso degli abitanti di Sodoma e Gomorra in Ge 18:20 e 19:1-11; nonché quello degli abitanti di Ghibea di Beniamino in Gc 19:15-25).

Anche il Nuovo Testamento si occupa di questa fattispecie e, in perfetta continuità con la rivelazione veterotestamentaria, condanna le varie forme di omosessualità in almeno tre passi espliciti (Ro 1:26-27; 1Co 6:9-10; 1Ti 1:8-10; cfr. anche Gd 7).

Mai nella Scrittura è dato riscontrare un atteggiamento di tolleranza o addirittura di sostegno all’omosessualità, anche se alcuni commentatori contemporanei hanno cercato in vario modo di trovare nelle pagine della Bibbia un appoggio alle loro teorie favorevoli a questa pratica.

In un quadro siffatto, poteva la Bibbia approvare un eventuale rapporto omosessuale fra Davide e Gionatan? Se siamo sinceri ed obiettivi, considereremo inammissibile che il Signore tre volte santo, dopo aver apertamente condannato le abominazioni sessuali presenti a Sodoma e Gomorra, e dopo aver stigmatizzato fermamente le perversità sessuali in voga nell’antica Roma, abbia chiuso un occhio e non abbia, altrettanto apertamente, condannato il comportamento di Davide e Gionatan, qualora fossero stati colpevoli di una palese ribellione alla sua volontà, espressa chiaramente nella Sua Parola, per la quale è illegittima ogni forma di sessualità diversa da quella vissuta tra un maschio ed una femmina all’interno del vincolo matrimoniale.

 

Nel successivo versetto 3 di 1Samuele 18 ritroviamo sostanzialmente l’espressione del v. 1 appena commentata. Sta scritto, infatti, che:

“Gionatan fece alleanza con Davide perché lo amava come l’anima propria”.

Si tratta di un’ulteriore conferma che ci troviamo dinanzi all’inizio di un’amicizia maschile esemplare e genuina, la cui sincerità è dimostrata anche dal fatto che essa partì dal soggetto socialmente più “forte”, il quale era addirittura il figlio del sovrano nonché egli stesso erede al trono, certamente il meno bisognoso di creare dei legami d’amicizia con un semplice pastorello. Fu proprio Gionatan, invece, a proporre una vera e propria alleanza, nonché a fare il primo passo per stringerla, peraltro con un giovanotto ancora sconosciuto e di umili origini e condizioni. Fu sempre Gionatan, alla base di tale volontario patto d’amicizia, a manifestare un affetto puro e profondo che non poteva non essere chiamato “amore” per la sua particolare intensità. Tale affetto, purtroppo, è molto raro nei rapporti di amicizia fra gli uomini e, forse, anche per questa ragione, a qualcuno può sembrare strano che il verbo “amare” venga utilizzato in questo brano biblico.

 

La conferma della nobiltà dei sentimenti di Gionatan nei riguardi di Davide è fornita dal gesto concreto che viene descritto nel successivo versetto 4, allorché “Gionatan si tolse di dosso il mantello e lo diede a Davide; e così fece delle sue vesti, fino alla sua spada, al suo arco e alla sua cintura”.

Chi non vorrebbe avere un amico, magari ricco e potente, che non soltanto prova dei sentimenti di vero affetto ma poi dimostra anche la realtà di questi sentimenti stringendo un patto e sigillando quest’alleanza donando quanto di meglio e di più significativo potrebbe offrire? E se questo gesto di liberalità scaturisce da un “pezzo grosso”, addirittura dal viceré erede al trono… beh, allora c’è davvero qualcosa di straordinario in quest’amicizia!

Ciò è esattamente quel che fece Gionatan per Davide. La sua significativa comunicazione di sé non si limitò ai sentimenti e neppure alle parole, ma coinvolse quegli oggetti che rappresentavano pienamente tutta la sua persona ed il suo potere: dal mantello ai vestiti, dalla spada all’arco e alla cintura. Davide fu sopravestito degli abiti regali e gli furono fornite le armi migliori, a testimonianza che Gionatan faceva sul serio e che la sua amicizia non era superficiale, implicando piuttosto grande stima ed anche disponibilità al sacrificio di sé stesso.

Sotto questo profilo, l’amicizia di Gionatan trova peraltro un parallelo biblico in Zaccaria 3:4-5, dove troviamo la visione di un angelo che fa togliere le vesti sudicie di dosso al sommo sacerdote Giosuè per rivestirlo di abiti magnifici.

Questo spirito di sacrificio di Gionatan, inoltre, è un’anticipazione profetica della perfezione che troviamo nel Signore Gesù Cristo, il quale “essendo ricco si è fatto povero per voi affinché, mediante la Sua povertà, voi poteste diventare ricchi” (2Co 8:9). E sappiamo che queste non sono solo parole, perché il Figlio di Dio ha concretamente lasciato la sua gloria e si è profondamente umiliato per diventare uomo come noi e addirittura servo, più di chiunque di noi, ubbidendo al Padre come mai nessuno ha saputo fare, soffrendo molto più di quanto noi stessi possiamo immaginare e ciò al solo scopo di perdonare i nostri peccati mediante il suo prezioso sangue!

 

Un’ulteriore conferma della “normalità” dell’amore fra Davide e Gionatan, nonché della sua attinenza alla sfera dei sentimenti più puri e non a quella della (omo)sessualità, viene data dalle altre referenze del verbo ’ahàb presenti nel capitolo 18 di 1Samuele. In esse non vi è alcuna allusione all’amicizia fra i due giovani, per cui è possibile avere cognizione del significato generale ed obiettivo del verbo al nostro esame: ci riferiamo, in particolare, ai vv. 16, 20, 22 e 28, che qui di seguito commentiamo distintamente.

 

Iniziamo da 1Samuele 18:16, dove troviamo scritto che “…tutto Israele e Giuda amavano Davide, perché andava e veniva alla loro testa”

Qui siamo dinanzi all’amore di un esercito e di un popolo nei riguardi di un uomo che stava conquistando la stima e l’apprezzamento di tutti coloro che lo circondavano, dal momento che egli non si risparmiava in nessun modo ed era sempre presente in prima linea in ogni battaglia contro gli eserciti nemici.

Davide era stato nominato “capitano di mille uomini” (v. 13) e ciò significava che il re Saul gli aveva concesso un ruolo di primo piano ma anche grandi responsabilità all’interno del suo esercito. Davide, dal canto suo, aveva vissuto queste responsabilità con impegno e dedizione: in tal modo si stava guadagnando l’amore di tutto il popolo, che cominciava a considerarlo una vera e propria guida militare e spirituale d’Israele. Anche in questo caso, allora, il verbo ‘ahàb è sinonimo soltanto di sentimenti positivi e non ha niente a che vedere con aneliti (omo)sessuali o con pratiche che coinvolgano in qualche modo la sfera della sessualità.

 

Passando al successivo versetto 20, sta scritto che “…Mical, figlia di Saul, amava Davide…”

La stessa espressione viene ripresa nel versetto 28, dove leggiamo che “Mical, figlia di Saul, l’amava.”

L’amore omosessuale era condannato da Dio ed era anche osteggiato nella società ebraica antica, per cui il verbo ‘ahàb non potrebbe riferirsi, allo stesso tempo, al sentimento omosessuale ed all’amore di una donna per un uomo, a meno che anche quest’ultimo sentimento fosse considerato negativo o ambiguo.

Ma cosa può esserci di sessualmente ambiguo in quella coinvolgente ed irresistibile empatia che una ragazza comincia a provare per un giovane bello e valoroso, che sta conquistando il suo cuore? La Scrittura condanna la fornicazione come condanna l’omosessualità, ma nei vv. 20, 28 appena citati troviamo piuttosto una Mical che prova sentimenti di pieno coinvolgimento emozionale, tipicamente femminile, e questi sentimenti non possono essere descritti meglio che dal verbo “amare”.

D’altro canto, bisogna anche considerare che l’innamoramento femminile coinvolge più che altro, e totalmente, i sentimenti e le emozioni della donna. Di conseguenza, l’amore di Mical per Davide sicuramente non riguardava più di tanto l’espressione sessuale di tali sentimenti, proprio come succedeva senz’altro per il popolo e per Gionatan!

Quelli appena menzionati sono sentimenti profondi e sinceri, forti e genuini, per quanto naturalmente di natura diversa, che portarono a stabili legami sussistenti nel profondo dell’anima di tre giovani e di un popolo intero.

 

Nel versetto 22 troviamo il re Saul che ordina ai suoi servitori di parlare in confidenza a Davide e di dirgli: “Ecco, tu sei gradito al re e tutti i suoi servitori ti amano; diventa dunque genero del re!”

In questo caso vi è un chiaro parallelo con l’amore del popolo menzionato nel v. 16: le parole di Saul rivelano l’esistenza di una stima particolare che i suoi servi provavano per questo giovanotto, il quale si era già fatto conoscere ed apprezzare alla corte del sovrano, soprattutto come suonatore di arpa. Naturalmente, anche qui il verbo ‘ahab non ha niente a che vedere con sentimenti o pratiche di tipo omosessuale: si riferisce soltanto a dei moti positivi dell’animo umano…

Un altro aspetto dev’essere sottolineato in questo versetto: a fianco dell’amore del popolo nei riguardi di Davide, viene qui menzionato che il giovane pastorello era “gradito al re”. Viene qui adoperato il verbo ebraico chapèts che ritroveremo anche in 1Samuele 19:1 : non è a caso che lo Spirito Santo usa due verbi distinti nello stesso passo biblico, evidentemente perché diversi sono i sentimenti sottesi. La stima e l’affetto, che il popolo già provava per il futuro re d’Israele, non erano in alcun modo paragonabili a quel sentimento, più vago, di semplice favore che Saul provava per il suo futuro successore al trono.

Ecco alcuni dei principali significati di chapèts: voler bene (2Sa 20:11), gradire 2Sa 22:20), prendere piacere (2Sa 24:3) o, in altre parole, sperimentare un sentimento positivo di varia forza ed intensità. Nel caso di Saul verso Davide, naturalmente, quest’intensità era ai minimi consentiti anche per questo la Scrittura non usa qui ‘ahab, che è più energico e profondo ed è adatto, invece, a rendere il coinvolgimento emotivo di Gionatan, il quale dimostrò vero affetto e reale amicizia verso Davide.