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Un gruppo che collabora

La parola “collaborazione” potrebbe essere la più adatta a comunicare il senso di questa presentazione e del gruppo che vi presentiamo.

Collaborare significa: “lavorare insieme”. Ci sono tante esperienze positive e gratificanti di collaborazione tratte dall’esperienza comune, ma ha un significato unico riferirci a quello che al riguardo ci dice la Parola di Dio. L’apostolo Paolo utilizzò l’espressione “collaboratori di Dio” parlando di sé stesso e di chi serviva con lui (1Co 3:9; 2 Co 6:1). Questo significa che Dio ci coinvolge in un’opera che è sua, nella quale Egli agisce, ma lo vuole fare insieme noi, e questo è un onore immenso! Ma Paolo utilizzò più volte questo termine per riferirsi a diversi altri credenti con i quali servì il Signore, definendoli suoi “collaboratori” o “compagni d’opera”: Priscilla e Aquila, Urbano, Timoteo (Ro 16:3, 9, 21; 1Te 3:2); Tito (2Co 8:23); Epafrodito, un altro fratello di Filippi e Clemente (Fl 2:25, 4:3); Epafra, Tichico (Cl 1:7; 4:7); Filemone, Archippo, Marco, Aristarco, Dema, Luca (Fm 1, 2, 23, 24). Ovviamente non si trattava solo di un titolo: questo linguaggio stava a indicare un modo di servire. Dal momento che siamo coinvolti nell’opera “del Signore” (1Co 15:58), ne consegue che non c’è spazio per l’autoreferenzialità e l’individualismo, e che non ci sono esclusive che possano far ipotecare per sé stessi un ministero. Al contrario, la consapevolezza di servire il Signore, con la percezione dei propri limiti, conduce a desiderare e apprezzare il “lavoro di squadra”. Esso è anche il riflesso del modo in cui vive e si sviluppa la Chiesa, secondo le dinamiche spirituali del corpo.

Il nostro gruppo è formato da sette persone, ognuno di noi diverso per provenienza, esperienza, doni spirituali, e in questa diversità c’è la ricchezza di diventare complementari gli uni per gli altri, un valore aggiunto per raggiungere gli obiettivi comuni.

Oltre a dare un nome e un volto a chi lavora per l’uscita della rivista, abbiamo pensato che potesse essere interessante fare un passo in più, cioè condividere delle storie di legami con Il Cristiano che sono iniziate molto tempo fa con l’esserne lettori, per poi a ciò affiancare, nel tempo, il coinvolgimento in questo ministero editoriale. Inoltre, cercheremo di descrivere il percorso che ci ha portato ad essere redazione, perché in questo percorso abbiamo toccato con mano le risposte e la guida del Signore, e questo può incoraggiare chi oggi non conosce “i retroscena” della nostra squadra. Anzi, iniziamo proprio da qui.

Un percorso difficile, ma guidato dal Signore

Nello scorso anno si stavano compiendo dei passi concreti per rendere attiva una squadra di redazione in grado di collaborare con il direttore in carica, Paolo Moretti, e in grado di esprimere, in prospettiva, qualcuno che poi lo avrebbe sostituito. Ciascuno di noi era già socio dell’Aspe, l’associazione che si occupa della gestione del nostro giornale, la cui proprietà, invece, è in capo all’Ente Morale “Opera delle chiese cristiane dei fratelli”. L’ obiettivo di una redazione pienamente operativa rappresentava un modello operativo collegiale ed era da attuare, secondo i nostri propositi, con gradualità. A questo proposito, invece, è stata imposta un’accelerazione improvvisa il 24 dicembre 2025, quando il Signore ha ritenuto che la corsa sulla terra del nostro caro Paolo dovesse terminare (2 Ti 4:7). Siamo stati sorpresi e molto provati, a tratti “perplessi” circa i piani del Signore (2Co 4:8). La figura di Paolo non solo ci rassicurava per la sua lunga esperienza, ma occupava quasi ogni attività redazionale, oltre ad essere un vero riferimento spirituale che, collaborando da vicino, potevamo apprezzare nelle nostre relazioni fraterne e di amicizia. Tuttavia, possiamo ringraziare il Signore perché verso questo servizio ha mostrato la sua grazia al momento opportuno (Eb 4:16), anche in mezzo alle prove più dure. Ciò si è dimostrato, in primo luogo, con l’indicazione del fratello Marco Brunacci dell’assemblea di Perugia che, grazie alla sua professione di giornalista e alla sua disponibilità, ha potuto immediatamente assumere l’incarico di direttore responsabile della rivista per il periodo di emergenza e transizione, così da continuarne la pubblicazione senza alcuna interruzione. In secondo luogo, la grazia del Signore è stata manifestata in modo abbondante aiutando il nostro gruppo di redazione, che Paolo aveva indicato, a impegnarsi in modo concreto e più intenso di prima per preparare l’uscita mensile di ciascun numero. Inutile dire che eravamo “alle prime armi”, un gruppo “neonato”, e che molte domande e timori si affacciavano ripetutamente davanti a noi: “Riusciremo a mettere insieme un numero? Da dove si inizia? Riusciremo a rispettare le scadenze? Come ci suddividiamo il lavoro?”. Mettendoci in preghiera, compiendo un passo alla volta, e muovendoci in modo compatto come gruppo, abbiamo visto che il Signore non ha mai fatto mancare le risposte e le risorse che occorrevano, e lo ha sempre fatto al momento giusto!

Oltre a tutto questo rimaneva da individuare il nuovo direttore responsabile. E anche per questo aspetto la grazia del Signore si è rivelata con chiarezza ed efficacia. Da un punto di vista operativo, come previsto dallo statuto dell’ASPE, doveva essere il convegno nazionale degli anziani a nominare il nuovo direttore, ma essendo l’ASPE incaricata di gestire Il Cristiano era logico che la proposta venisse dal suo interno, indicando qualcuno che negli anni avesse maturato una certa esperienza con il mensile. Il convegno era in programma a fine aprile, perciò ci siamo dati l’obiettivo di arrivare ad una proposta condivisa entro fine marzo. Dobbiamo esprimere una particolare gratitudine al Signore per come si è servito del caro Giampiero Picciani, presidente dell’ASPE, che durante quei mesi incerti e faticosi non solo ha gestito molti aspetti amministrativi e burocratici, ma soprattutto ha indicato tempi e obiettivi e ha mantenuto coeso e motivato il nostro gruppo.

Tra gennaio e marzo si sono intensificate le nostre preghiere per capire la volontà del Signore. Abbiamo pregato singolarmente ma anche insieme, con incontri a distanza. Non vi era alcuna corsa per ottenere l’incarico, tutti ben consapevoli dell’impegno intenso e costante che quel compito comporta. Rimane difficile spiegare il modo sorprendente, ma efficace, con il quale il Signore ci ha portati ad una proposta unanime. Nell’incontro a distanza del 10 marzo, e poi in quello in presenza del 28 marzo, abbiamo sperimentato la presenza e la guida del Signore. Il Signore ci ha dato concordia e convinzione per giungere, come ASPE, a proporre il nome di Bruno Aresca per il compito di nuovo direttore responsabile.

Il superamento di dubbi e timori nel diretto interessato, l’unanimità della proposta espressa, sono stati elementi che ci hanno fatto percepire in modo evidente la guida del Signore, ulteriormente confermata dalla comunione e dall’approvazione altrettanto unanime espressa dai fratelli anziani riuniti al convegno nazionale.

La collaborazione che mese dopo mese diventa sempre più collaudata e proficua all’interno del nostro gruppo ci fa apprezzare la bellezza di lavorare l’uno accanto all’altro, con abilità diverse e ruoli diversi, ma con principi e obiettivi comuni. I nostri incontri non ci appaiono una necessità, ma anzitutto un momento speciale di arricchimento. Oltre alla redazione, tutto il gruppo di soci ASPE manifesta comunione e collaborazione sotto molti punti di vista.

I membri del gruppo di redazione

Bruno Aresca ha 45 anni, è sposato con Natascia e padre di due figli. È membro dell’assemblea di Mombercelli (AT), dove risiede. Lavora come geometra in uno studio professionale.

“Il mio legame con il Cristiano risale a circa 35 anni fa, quando iniziavo a leggerlo affascinato da nomi di fratelli conosciuti e da notizie dell’opera missionaria. Le prime esperienze di scritti inviati alla rivista avvennero intorno ai vent’anni, con il resoconto di campi biblici che avevo frequentato. Quando poi su Il Cristiano apparve la rubrica dedicata ai giovani con uno spazio di studio biblico interattivo (anni 2003-2005), ne approfittai per inviare le risposte alle domande di riflessione. Poi, ancora, ebbi in cuore di inviare qualche articolo spontaneo, con la trepidante curiosità di sapere se il direttore, Paolo Moretti, lo avrebbe pubblicato, e ciò avvenne. Scrivere era un’attività che mi piaceva sin dai tempi della scuola, e non mi pesava affatto. Nel 2010 mi venne proposto di diventare socio dell’ASPE, l’associazione che pubblica la rivista e, in accordo con la mia chiesa locale, accettai.

Stare a contatto con molti cari fratelli che amano il Signore, e in particolare con Paolo, che malgrado la differenza di età (e di preparazione!) diventava anche un caro amico, è stato un preziosissimo dono del Signore. Gradualmente ho imparato di più sulle dinamiche che riguardano la rivista, i suoi contenuti e i suoi rapporti con le Assemblee. Certo, non mi ritengo affatto all’altezza del compito della direzione! Ma spesso, i piani del Signore sono sorprendenti, e in questo c’è spazio affinché la sua grazia si dimostri nella nostra debolezza. Devo sottolineare che non avrei potuto accettare questa proposta se negli ultimi mesi non avessimo fatto un lavoro di squadra, svolto insieme a questo preziosissimo comitato di redazione grazie al quale il servizio condiviso rende possibile un compito di direzione anche per chi, come me, ha un lavoro secolare pieno. Penso a questo gruppo come ad un insieme di fili intrecciati, in cui il colore del singolo è valorizzato proprio nell’accostamento reciproco, riflettendo la luce in un modo diverso e speciale, e che nonostante la loro fragilità (la mia!), uniti saranno più forti (cfr. Ec 4:12).

Alcuni degli obiettivi che mi pongo, pensando a IC sono sicuramente questi: raggiungere le giovani generazioni; edificare realmente i lettori secondo i bisogni attuali; continuare a rendere IC uno strumento di collegamento e di comunione tra le Assemblee.”

Sergio Volpe ha 57 anni e vive a Foggia insieme a sua moglie Debora. Lavora come operaio manutentore nel gruppo Stellantis di Melfi (PZ) ed è membro dell’assemblea di Foggia via Marinaccio.

“Guardando indietro al mio cammino come figlio di Dio, posso riconoscere con profonda gratitudine il ruolo significativo che Il Cristiano ha avuto nella mia vita. Nel tempo è nata in me una vera passione per questa rivista, tanto da diventare un affezionato collezionista e dedicarmi, anno dopo anno, alla sua rilegatura. Per me rappresenta molto più di una semplice pubblicazione storica: racchiude un prezioso patrimonio di insegnamenti fondati sulla Scrittura da consultare anche a distanza di anni ed offre numerose informazioni utili che mi consentono di approfondire la conoscenza dell’opera di Dio, in particolare nel contesto delle assemblee. Mi ha sempre affascinato l’idea di uno strumento capace di unire e accompagnare migliaia di credenti in un percorso di crescita spirituale comune. Ed è per questo che mi propongo sempre di incoraggiare altri fratelli a coltivare la mia stessa passione.”

Sara Moretti vive ad Anghiari (AR) e fa parte dell’assemblea locale, è un’educatrice, attualmente lavora come insegnante e si occupa di formazione con la scrittura autobiografica. Ha 52 anni.

“Ho una foto di me ad un anno e mezzo, seduta in terra, in mano una copia de Il Cristiano, con la copertina con i tre cerchi: la stessa immagine che cambiava colore di anno in anno. Il Cristiano ha accompagnato la mia vita. Il Cristiano era le ore accanto ad una macchina da scrivere ticchettante, giocando, e sapendo che quelle mani si sarebbero ogni tanto fermate per giocare con me e il suono sarebbe diventato quello di una storia, era le visite frequenti a casa Negri, era un argomento quasi quotidiano. Crescendo ho compreso meglio che cosa significasse: l’amore per un servizio per Dio, per uno strumento che Dio ha usato per far crescere chi scrive e chi legge nella conoscenza della Scrittura e della sua Persona, per suscitare riflessioni personali, per favorire la conoscenza e la comunione tra le chiese. Un mensile di “edificazione e informazione”, appunto. Desidero anche essere sincera: ci sono stati momenti in cui questo non l’ho proprio capito, anzi, ho pensato che “portasse via il tempo di mio padre”, Paolo, da me. Ho compreso, crescendo, che era un tempo essenziale, dedicato al Signore e ora ne vedo i frutti, alcuni dei quali sono le persone che fanno parte della redazione e dell’ASPE, un vero dono nella mia vita.

Quando Giampiero Picciani è diventato presidente dell’ASPE, mi ha chiesto di entrare a farne parte e ho accettato con l’obiettivo di poter imparare da tutti e di poter contribuire all’opera de Il Cristiano pensando soprattutto ai piccoli lettori e alla possibilità di crescere, fin da piccoli, nella conoscenza della Parola. Nel 2021 è nato IC Junior, che curo insieme a Teresa Trecca e Elena Comune. Di fatto è stato questo il mio impegno oltre ad occuparmi di alcune idee legate alla comunicazione e ad entrare nella redazione che si è costituita nel 2025.

Da Gennaio 2026 ho cercato di dare un contributo pratico affinché il giornale potesse continuare ad uscire di mese in mese. Devo essere di nuovo sincera e dire che se guardo indietro agli anni passati, ci sono articoli che mio padre mi aveva chiesto e che sono rimasti incompiuti o mai scritti. Con rammarico dico che quando il Signore ci incoraggia attraverso chi vede in noi dei doni e delle possibilità, dovremmo porci all’ascolto ed agire. E questo è il desiderio che mi accompagna, con l’obiettivo che Il Cristiano possa parlare al cuore di diverse generazioni, in ogni tempo.”

Giovanni Beccari ha 44 anni, è sposato con Sonia e padre di tre figli. Vive a Città di Castello (PG), dove serve il Signore nell’assemblea locale. È docente universitario di agraria all’Università di Perugia.

“Ho conosciuto Il Cristiano verso la fine degli anni ’90, quando ho cominciato a frequentare la chiesa di Città di Castello. Questa rivista, alla quale mi sono abbonato all’inizio degli anni 2000, ha suscitato la mia attenzione soprattutto in quegli interventi che davano la possibilità di guardare secondo una prospettiva biblica ai fatti di attualità. Il caro amico Paolo Moretti mi incoraggiò, intorno al 2006, a scrivere qualche articolo per IC e successivamente, intorno al 2008, ad entrare a fare parte dell’ASPE. Ho scelto di collaborare con IC, e quindi di accettare la proposta fattami da Paolo, perché credevo, e credo tutt’ora, nell’utilità de IC per la vita di chi desidera conoscere meglio il Signore. Come detto in precedenza, avere delle chiavi di lettura biblica delle sfide con le quali ogni giorno ci dobbiamo confrontare è un qualcosa di rilevante nel nostro cammino con il Signore. Nonostante i diversi impegni della vita, soprattutto familiari, desidero portare avanti questa collaborazione con IC perché ne ricevo del bene, soprattutto dal confronto con le mie compagne e i miei compagni della redazione e dell’ASPE. Spero che questo bene possiate riceverlo anche voi lettori tramite le riflessioni de IC così da sostenere nel modo migliore tutte le battaglie che nel nostro percorso quotidiano siamo chiamati ad affrontare.”

Michele e Teresa Santangelo sono entrambi nati nel 1981. Lui originario di Foggia ma cresciuto a Potenza, lei originaria di San Chirico Nuovo (PZ), si sono sposati nel 2010 e da allora abitano a Perugia, dove frequentano l’assemblea che si riunisce in via Pellas. Michele è un geologo, ricercatore presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche, Teresa è un’insegnante di inglese.

“Entrambi abbiamo conosciuto Il Cristiano perché arrivava nelle nostre case quando eravamo ragazzi, e in effetti questa rivista è stata parte delle nostre vite fin da bambini. Nel periodo dell’università, quando ci stavamo frequentando in vista del nostro fidanzamento, ci impegnammo a scrivere per le “Pagine Giovani”, una rubrica che il caro fratello Paolo Moretti aveva proposto, e fu un bel modo di sentirci maggiormente parte di questa rivista, ma anche una preziosa occasione per conoscerci meglio. Pochi anni dopo sposati, Paolo ci chiese di entrare nell’ASPE, e iniziammo a collaborare, sia scrivendo alcuni articoli sia poi con la revisione delle bozze (Teresa) e con la gestione del sito internet attualmente in funzione (Michele). Oggi entrambi facciamo parte della redazione e siamo riconoscenti al Signore per l’opportunità di crescita che deriva dalla comunione con stimati fratelli e sorelle in Cristo. Naturalmente siamo molto legati a Il Cristiano, ma la nostra visione di servizio non è quella di mantenere in vita una tradizione. Al contrario, riteniamo che gli scopi per cui Il Cristiano è nato, opportunamente adattati ai nostri tempi, siano più che mai attuali per la Chiesa dei nostri giorni, e desideriamo metterci a disposizione del Signore e della Chiesa, consapevoli dei nostri limiti, per offrire uno strumento al passo con i tempi, radicato nella Parola, edificante e curato”.

Michele Papagna è nato a Manfredonia nel 1964. Sposato con Natalia e padre di Gionathan, nel corso degli anni ha intrecciato il suo percorso spirituale con la professione di vigile del fuoco e con l’attività di apicoltore professionista.

“Sono cresciuto in una famiglia devota al Signore, dove ho ricevuto fin da piccolo l’insegnamento costante della sua Parola. All’età di 17 anni, lo Spirito Santo ha aperto il mio cuore, guidandomi alla salvezza in Cristo Gesù. Servo il Signore insieme alla mia famiglia nell’assemblea di Manfredonia, in Via M. Iaccarino. Da bambino divoravo riviste come “Il ragazzo e la Bibbia”, “Noi ragazzi” e “Il Traguardo”. Con l’adolescenza è arrivato l’incontro con Il Cristiano, una presenza che ha scandito e accompagnato ogni fase della mia crescita nella fede. Ho avuto il privilegio di stringere una profonda comunione spirituale con gli ultimi direttori, fino a quando il fratello Paolo Moretti mi ha invitato personalmente a collaborare con la rivista. Di questa rivista ho sempre apprezzato il solido radicamento biblico, la centralità e l’onore riservati al Vangelo di Cristo, e il costante impegno nel tradurre gli insegnamenti spirituali in scelte pratiche per la vita di tutti i giorni.

Per questo, la mia preghiera e il mio impegno è che Il Cristiano continui ad affermare la piena sufficienza e l’altissimo valore delle Scritture, diffondendo un messaggio rilevante per il mondo contemporaneo, capace di parlare ai più giovani e di equipaggiare i lettori nell’opera di evangelizzazione e di edificazione delle chiese.”

NOTA: Su proposta del Direttore, condivisa dai soci ASPE, tra i componenti della redazione sono stati individuati due vice direttori editoriali che lo affiancheranno e supporteranno, si tratta di Sara Moretti e Sergio Volpe.