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Dio perdona tutto e sempre? La risposta immediata è: “Sì! Dio perdona tutto e sempre!”. Ma è proprio così? Tornando indietro nel tempo, nelle strade polverose della Palestina, siamo di nuovo insieme con un gruppetto di persone che seguono un Galileo, ex-falegname, appartenente a una modesta famiglia che abita a Nazaret. Anche noi, virtualmente, facciamo parte di quel gruppo di persone che seguono questo strano Rabbi. Ciò che dice, come vive e gli atti che compie hanno suscitato il nostro interesse. È diverso dagli altri rabbi e ciò che afferma spesso ci sconvolge. Ma il desiderio di saperne di più, anche intorno alla questione appena sollevata, ci fa rimanere con lui, con questa domanda in testa: “C’è qualcosa che Dio non perdona?”.

Dividerò l’articolo in tre parti cercando di capire il senso del dialogo fra i farisei e Gesù, raccontato in Matteo 12:22-37.

Che cos’è la bestemmia contro lo Spirito Santo?

Allora gli fu presentato un indemoniato, cieco e muto; ed egli lo guarì, in modo che il muto parlava e vedeva. E tutta la folla stupiva e diceva: «Non è questi il Figlio di Davide?». Ma i farisei, udendo ciò, dissero: «Costui non scaccia i demòni se non per l’aiuto di Belzebù, principe dei demòni». Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse loro: «Ogni regno diviso contro sé stesso va in rovina; e ogni città o casa divisa contro sé stessa non potrà reggere. Se Satana scaccia Satana, egli è diviso contro sé stesso; come dunque potrà sussistere il suo regno? E se io scaccio i demòni con l’aiuto di Belzebù, con l’aiuto di chi li scacciano i vostri figli? Per questo, essi stessi saranno i vostri giudici. Ma se è con l’aiuto dello Spirito di Dio che io scaccio i demòni, è dunque giunto fino a voi il regno di Dio. Come può uno entrare nella casa dell’uomo forte e rubargli la sua roba, se prima non lega l’uomo forte? Allora soltanto gli saccheggerà la casa. Chi non è con me è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde»”

(Mt 12:22-30)

In un altro articolo abbiamo accennato qualcosa intorno al tema della bestemmia. Nell’episodio sul quale ci soffermeremo, l’argomento riemerge, ma si parla di una particolare bestemmia che Dio, il Perdonatore per eccellenza, non può perdonare (ricordo la frase del poeta tedesco, Heinrich Heine: “Dio perdona, è il suo mestiere”). Quindi, non senza stupore abbiamo sentito per bocca di Gesù che c’è qualcosa che Dio non può perdonare. Questo ci sconvolge: vogliamo saperne di più.

Il testo proposto è discusso e fa paura: “Avrò bestemmiato lo Spirito Santo? Perché se così fosse non c’è più speranza per me…”. Siccome è un passo che non si può prendere alla leggera, perché ha un tono solenne e paventa scenari piuttosto drastici (la mancanza del perdono di Dio equivale alla mancata salvezza), occorre comprenderlo bene. Per comprendere nel giusto modo la Scrittura, occorre sempre tener presente i principi interpretativi fondamentali: uno di questi è di esaminare il testo sempre alla luce del suo contesto, sia quello immediato sia quello generale. Non dimentichiamo che un testo fuori dal contesto diventa spesso un… pretesto. Infatti molte strane dottrine sono nate proprio basando il proprio ragionamento su un testo estrapolato dal suo contesto. Un altro principio-guida per l’interpretazione è che la Scrittura spiega sé stessa: quando troviamo un testo difficile come quello che stiamo esaminando, altri passi della Parola di Dio possono gettare la luce necessaria per farcelo capire.

Perciò io vi dico…”. Il perciò che dà inizio al nostro passo nel v. 31, ci obbliga a considerarlo legato a ciò che lo precede. Gesù ha compiuto dei miracoli e la folla entusiasta ha iniziato a seguirlo. I farisei, invidiosi del suo successo, cercano di screditarlo. Non possono negare che il miracolo sia avvenuto perché era evidente agli occhi di tutti, per questo motivo gli danno una diversa “sorgente”: non è Dio, ma addirittura il diavolo a conferire a Gesù questi poteri. Ergo: Gesù non è un inviato dal Signore (Messia), né tanto meno Figlio di Dio; egli è addirittura un inviato di Belzebù, il “principe dei demoni” (Lu 11:15) e compie i miracoli per conto suo. La natura e la missione di Cristo sono radicalmente stravolti: non l’inviato del Signore ma un uomo sotto il controllo del diavolo. Alla base del loro pensiero c’è anche l’idea che Satana può compiere dei miracoli, un’idea questa che è biblicamente fondata.

I miracoli di Gesù possono essere divisi in due categorie: quelli di guarigione (c’è quindi un’azione miracolosa sulle persone) e quelli sulla natura (la moltiplicazione dei pani e dei pesci, la trasformazione dell’acqua in vino, la tempesta sedata, la capacità di camminare sulle acque, ecc…). Chi non crede nell’effettiva capacità di Gesù di operare dei miracoli (sto pensando ad alcuni teologi e o filosofi), ha cercato di dare una diversa spiegazione a tutti questi fatti. Vi offro un esempio d’interpretazione di questo tipo. Gesù non avrebbe effettivamente cambiato l’acqua in vino, ma quando questo è venuto a mancare, egli avrebbe detto ai servitori di portare dell’acqua, così per scherzo; il maestro di cerimonia sarebbe stato allo scherzo e avrebbe iniziato a lodare quell’acqua come se fosse stata veramente vino. Non facciamo commenti.

Per la giusta comprensione dell’azione miracolosa occorre prima di tutto tenere presente chi la compie. Gesù ha detto di essere qualcuno di speciale e i miracoli sono stati fatti proprio come dimostrazione del suo essere speciale. Giovanni alla fine del suo vangelo, fa questa dichiarazione:

Or Gesù fece in presenza dei discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro; ma questi sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome”

(Gv 20:31)

Il miracolo compiuto deve essere considerato come segno (lo abbiamo già detto ma ricordarlo non fa male), ossia come un cartello che indica qualcuno o qualcosa. I farisei, non potendo negare il fatto miracoloso, distorcono la matrice di questo: Gesù opera per potere del diavolo. Non conoscendo la vera natura del Cristo e dal momento che egli non andava loro troppo a genio, perché sconvolgeva certe loro tradizioni e l’idea che si erano fatti del Messia, arrivano a una conclusione dettata dai loro sentimenti ostili (quante nostre conclusioni arrivano spinte dai sentimenti piuttosto che dal ragionamento!).

Gesù offre agli increduli Giudei un ragionamento logico: se ho cacciato i demoni con la forza del principe dei demoni, Satana non potrà reggere, fa guerra contro sé stesso, è impazzito. Tutto si può dire del diavolo, fuorché sia privo di senno. Gesù in questo caso, non usa la Scrittura, ma il ragionamento logico. Questo dimostra che la fede cristiana non è illogica, irrazionale, ma logica e razionale, anche se si fonda su elementi che la nostra ragione deve accettare per fede. Non è un caso che conversione traduca il greco metanoia, che significa un modo diverso di ragionare.

Per abbracciare la fede biblica occorre fare uso della ragione, ma questa deve essere illuminata, guidata e sorretta dalla Parola di Dio. La fede ci offre il postulato necessario sul quale costruire un sano ragionamento.

Gesù offre ai farisei la giusta alternativa: “Ma se è con l’aiuto dello Spirito di Dio che io scaccio i demòni, è dunque giunto fino a voi il regno di Dio”. Dicendo questo sta implicitamente affermando ciò che i Giudei volevano rifiutare: “Io sono il Messia, e il regno promesso è arrivato”. Non era, però, il regno socio-politico che loro stavano attendendo, ma un regno di altra natura1.

Chi non è con me è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde”. Dopo averli invitati al ragionamento, Gesù ora, in maniera esplicita, stimola i suoi interlocutori a rendersi conto della loro posizione. Non esiste una via intermedia, una zona franca: o si è con Gesù o si è contro di lui. Blaise Pascal, il grande matematico e pensatore cristiano, parla della fede come di una scommessa e dice anche che è una scommessa che coinvolge tutti: non è possibile rimanerne fuori. Una sua affermazione fa pensare: La decisione saggia è scommettere sull’esistenza di Dio, in quanto se vincete, guadagnate tutto; se perdete, non perdete nulla”. O con Cristo o contro di lui; questo per il semplice motivo che se non si sta dalla sua parte, si è sotto l’influenza di chi gli è nemico. Chi non raccoglie con lui disperde la propria esistenza presente e futura. Questa frase è importante per capire il resto del discorso di Gesù.

Perché non può essere perdonata?

Perciò io vi dico: ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parli contro il Figlio dell’uomo, sarà perdonato; ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello futuro”

(Mt 12:31-32)

Ora Gesù inserisce nel suo discorso la persona dello Spirito Santo: come mai questo cambiamento, se fino ad ora era lui il personaggio in questione? Perché nel v. 32 fa la differenza tra lui e lo Spirito, come se lui stesso fosse una persona di minore importanza? Il termine bestemmia lo troviamo 33 volte in tutta la Scrittura (Le 24:14-16). Chi bestemmiava doveva essere lapidato; non solo, ma anche chi dava occasione di bestemmia doveva essere punito (vedi la morte del primo figlio di Davide e di Batseba; 2Sa 12:14). Si può bestemmiare anche il nome di un uomo (Sl 102:8). Farsi Dio o attribuirsi degli attributi divini equivale a bestemmiare (Mt 9:3: “Ed ecco alcuni scribi pensarono dentro di sé: «Costui bestemmia»”; Mr 14:64: “«Voi avete udito la bestemmia. Che ve ne pare?» Tutti lo condannarono come reo di morte”).

Paolo, prima della conversione, si considerava un “bestemmiatore”: “prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento; ma misericordia mi è stata usata, perché agivo per ignoranza nella mia incredulità” (1Ti 1:13). La bestemmia non era solo dire male contro la divinità, ma anche dire una falsità che coinvolgeva la divinità. Il termine italiano deriva dal greco blasphemìa, dal quale deriva anche il termine biasimare, che significa “criticare aspramente”. Una bestemmia è perciò, tutto ciò che si afferma di male contro qualcuno, in particolare contro la divinità.

I commentatori sono d’accordo nel dire che è il carattere in incognito di Cristo a rendere il “parlare contro di lui” più scusabile, perché non era consapevolmente rivolto alla divinità (At 3:17: “lo faceste per ignoranza”). Non dimentichiamo che persino Pietro “imprecò e giurò” contro di lui, quando ancora non aveva compreso bene il suo carattere divino. Bestemmiare contro lo Spirito Santo significa contrastare l’opera divina di convincimento da lui operata; significa stravolgere il significato delle azioni di Gesù.

Parole oziose degne di condanna

O fate l’albero buono e buono pure il suo frutto, o fate l’albero cattivo e cattivo pure il suo frutto; perché dal frutto si conosce l’albero. Razza di vipere, come potete dir cose buone, essendo malvagi? Poiché dall’abbondanza del cuore la bocca parla. L’uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone; e l’uomo malvagio dal suo malvagio tesoro trae cose malvagie. Io vi dico che di ogni parola oziosa che avranno detta, gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio; poiché in base alle tue parole sarai giustificato, e in base alle tue parole sarai condannato” (Mt 12:33-37).

Le parole, come gli atti che compi, dicono chi sei. Se sei un albero buono, questa bontà si manifesterà senza tanti sforzi: dalla tua bocca usciranno parole che fanno del bene, la tua volontà in sintonia con quella di Dio, ti porterà a compiere atti di bontà. Certo, anche gli alberi buoni hanno bisogno di essere curati, protetti e nutriti; così ognuno di noi che ha ricevuto la grazia di un cuore buono, deve continuamente essere curato, protetto e nutrito dal supremo Agricoltore. Ma gli alberi selvatici, che non sono stati ancora innestati dalla grazia di Dio, per quanti sforzi facciano, difficilmente potranno dire parole e compiere azioni che onorano il Signore. Alberi che, come le vipere, producono veleno.

Io vi dico che di ogni parola oziosa che avranno detta, gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio; poiché in base alle tue parole sarai giustificato, e in base alle tue parole sarai condannato”.

Le parole hanno una valenza importante: esse esprimono i nostri pensieri e questi manifestano ciò che siamo. Conoscete sicuramente il detto che afferma: “Ferisce più la parola della spada”. Noi, secondo le parole di Gesù, saremo giudicati non solo per ciò che abbiamo fatto, ma anche per quello che abbiamo detto. Se il parlare, poi, viene trasportato nell’ambito del rapporto con la divinità, ciò che affermiamo nei confronti di Dio, e di Gesù, ci può condannare o salvare. A noi la scelta.

1 Non è chiaro il riferimento del versetto 27 e chi sono questi “figli”: è probabile che si riferisca agli esorcisti Giudei. Troviamo traccia di questa attività nella Bibbia (At 19:13: “Or alcuni degli esorcisti giudei che andavano attorno, tentarono anch’essi d’invocare il nome del Signor Gesù su quelli che avevano degli spiriti maligni, dicendo: Io vi scongiuro, per quel Gesù che Paolo predica. E quelli che facevano questo, erano sette figliuoli di un certo Sceva, Giudeo, capo sacerdote”; Marco 9:38 “Giovanni gli disse: «Maestro, noi abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel tuo nome, e che non ci segue; e glielo abbiamo vietato perché non ci seguiva»”). Questi esorcisti sono menzionati anche nel libro storico Antichità giudaiche e in Tobia, uno dei libri apocrifi.