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Una premessa importante

Lo studio della Scrittura non è la stessa cosa della lettura, della meditazione, del leggere dei libri su di essa o dell’ascoltare delle predicazioni bibliche, tutti elementi molto importanti per la nostra vita cristiana. Lo studio della Scrittura è il passo successivo alla lettura. Inoltre, bisogna precisare che questa non è una semplice attività didattica ma spirituale, per cui è buona prassi iniziare e proseguire in uno spirito di preghiera. Lo studio della Scrittura consiste nell’investigazione personale del suo significato; è certamente faticoso, ma gratificante e remunerativo; è la base che serve per tutta la vita; è quello che Dio desidera; è seguire l’esempio degli apostoli, della chiesa apostolica e imitare l’esempio dei credenti vissuti nella prima era cristiana.

Lo studio della Scrittura ci permette di comprenderne il messaggio; di essere guidati nella vita cristiana; di appropriarci di quello che studiamo; di conoscere la volontà di Dio e di comprendere il suo piano; di crescere armoniosamente e gradatamente; di essere completamente equipaggiati per il nostro servizio e per il nostro combattimento spirituale; di indicarci la strada per essere approvati da Dio; di saper individuare le false dottrine per essere protetti dall’errore.

Lo studio della Scrittura: osservare il testo

Per uno studio proficuo della Scrittura sono necessari tre elementi: la Bibbia stessa, gli occhi (con i quali si osserva e non si guarda semplicemente) e la penna (o qualsiasi altro strumento della tecnologia dei nostri tempi) con la quale si prende nota delle osservazioni, si evidenziano elementi significativi, eccetera. Per quanto riguarda gli occhi è importante notare che la percezione visiva ha il suo valore a seconda se si guarda semplicemente o se si osserva, il che presuppone un’analisi più attenta. Questa presuppone l’indispensabile opera di illuminazione dello Spirito Santo che la precede; e la “conclusione” inevitabile sarà una percezione spirituale di quanto letto-studiato. 

Un esempio della differenza tra il semplice guardare e l’osservare è illustrata in modo mirabile in quanto è scritto in Giovanni 20:1-10, brano in cui l’apostolo Giovanni usa tre verbi diversi per indicare il modo in cui Pietro e lui stesso hanno guardato nel sepolcro vuoto. Nel momento in cui i due apostoli hanno avuto la notizia da Maria Maddalena che il corpo del Signore Gesù era scomparso, entrambi si sono messi a correre per verificare quanto fosse successo. Giovanni riporta che lui stesso inizialmente ha dato una semplice occhiata, mentre, in seconda battuta, tutti e due hanno contemplato, osservato. Giovanni, arrivato per primo, non è entrato nel sepolcro, tuttavia “vide (greco bleipei, guardare, vedere) le fasce per terra” (Gv 20:5). La sua è stata una “visione panoramica dell’insieme” di quanto ha potuto vedere e, a questa sua visualizzazione, non ha fatto seguire nessuna reazione significativa. Le fasce per terra e la mancanza del corpo denotavano una sola cosa: che quanto detto da Maria Maddalena corrispondeva al vero!

L’apostolo Pietro, invece, è arrivato dopo e, a differenza di Giovanni che era rimasto all’entrata, è entrato nel sepolcro. La sua visualizzazione è stata più “acuta” perché la sua reazione all’accaduto è stata diversa. Infatti egli è entrato nel sepolcro e “vide (greco theorei, osservare, contemplare) le fasce per terra, e il sudario che era stato sul capo di Gesù, non per terra con le fasce, ma piegato in un luogo a parte” (Gv 20:6-7). Pietro non ha semplicemente guardato o dato un veloce sguardo d’insieme, la sua è stata un’osservazione più “intensa” rispetto alla semplice visione panoramica di Giovanni. Pietro si era trovato davanti a qualcosa di non preventivato, di inimmaginabile: la separazione di un corpo, che non c’era più, dai panni mortuari, e questo senza che tali indumenti fossero stati strappati! A questo punto anche Giovanni è entrato nel sepolcro e più di cinquant’anni dopo (non è stato solo un fatto di memoria ma è stato lo Spirito Santo a guidarlo in tal senso), ricordando l’episodio, scrisse: “vide (greco eiden, osservare, percepire) e credette” (Gv 20:8). La sua percezione dell’accaduto, qualcosa di veramente straordinario e impossibile, è stata ancora più intensa e dettagliata di quella di Pietro perché aveva colto che Dio aveva fatto l’impossibile. Arrivato al sepolcro, il primo sguardo di Giovanni era stato distante, quasi staccato, quindi inadeguato. Aveva semplicemente visto, guardato. Quando invece vi è entrato ha osservato attentamente e ha percepito tutta la portata di quanto era successo. 

Lo studio della Scrittura non si riduce a un semplice sguardo, a una visione panoramica. Questa può essere una prima fase, quella della nostra lettura quotidiana della Scrittura dalla quale cogliamo il senso globale del brano o del capitolo e ringraziamo il Signore, Gli chiediamo di aiutarci a mettere in pratica le verità lette. Nelle fasi successive, invece, ci devono essere un’osservazione e un’analisi attente del testo. Per fare questo ci si deve aiutare giocoforza con la penna che diventa un ulteriore vero e proprio occhio che ci permette di cogliere la verità biblica con maggiore chiarezza. In questo modo, con l’osservazione, riusciremo ad addentrarci con maggiore profondità in quello che la Scrittura “dice”.

Maggiore è il tempo che dedicheremo alla lettura e rilettura del testo biblico, osservandolo attentamente, più il nostro studio biblico sarà proficuo. In questo modo analizzeremo il testo biblico e il suo esame preciso costituirà il fondamento su cui si basano un’interpretazione e un’applicazione accurate della Scrittura. Per fare questo sarà inoltre necessario non leggere in modo frettoloso perché altrimenti non osserveremo con sufficiente attenzione quello che il testo dice, ma dobbiamo osservare con molta scrupolosità.

Spurgeon dava i seguenti consigli ai suoi studenti: “Diventate padroni dei libri che avete. Leggeteli a fondo. Rileggeteli, masticateli, digeriteli…”. Credo fortemente che questi suggerimenti si possano applicare all’osservazione scritturale. Con l’osservazione analizziamo fedelmente e accuratamente il testo biblico. Possiamo fare questo in tanti modi ma può essere efficace utilizzare, variando il loro uso, alcuni dei metodi di studio della Scrittura (ce ne sono almeno nove). Ne menziono alcuni, i più semplici, dando di ognuno una breve definizione, qualche idea su come procedere e, in un caso, facendo un breve esempio concreto della sua attuazione. 

Possibili metodi di studio

Sicuramente il primo e più semplice è il cosiddetto metodo ABCD, un acronimo che sta per Argomento generale (quello che si ricava dopo aver letto più volte e con attenzione il testo biblico), Benedizione (un versetto, una frase che ci ha particolarmente parlato, colpito; quindi qualcosa di soggettivo, personale), Contenuto (uno schema di base del contenuto del brano) e Decisione: l’impegno a mettere in pratica quanto studiato. Se studiamo dei brani più o meno lunghi un paio di volte al mese con questo metodo semplicissimo, in un anno raccoglieremo diverse schede della lunghezza di poco meno o poco più di una pagina che sarà uno studio fatto direttamente da noi. Potremmo studiare in questo modo un libro che conosciamo, come il Vangelo di Giovanni o una breve espistola, come quella agli Efesini.

Do una piccola dimostrazione della procedura, prendendo come esempio un brano breve e molto conosciuto: Matteo 28:16-20. In modo molto semplice, evidenzio in modo particolare alcuni punti fondamentali del contenuto del brano.

  1. L’argomento generale è senza dubbio “Il grande mandato, la missione affidata ai discepoli”. 
  2. La benedizione è, per me, la promessa finale del Signore Gesù: “Io sono con voi in ogni tempo…”.
  3. Il contenuto inizia con un’introduzione che è costituita dalle azioni dei discepoli che si recano su quel preciso monte (non c’è il nome ma essi sapevano bene dove avrebbero potuto incontrare il Signore; si veda Mt 26:32 e 28:10), l’adorazione e il dubbio di alcuni.
    A seguire ci sono tre argomenti: 1. La Signoria di Cristo: “Ogni potere…”. 2. L’ordine di marcia di Cristo: “Andate, fate”; questo secondo ordine regge gli altri due verbi: battezzando, insegnando. 3. La promessa di Cristo: la sua presenza costante. Sulla base di questo contenuto, si può fare uno schema e poi ampliare lo studio analizzando il significato delle singole parole/frasi. Ad esempio, cosa significa insegnare “a osservare tutte le cose che vi ho comandate”?

Ci sono due metodi con domande. Il primo è quello che il noto letterato inglese Rudyard Kipling definiva come suoi aiutanti: “Ho sei fedeli servi che mi hanno insegnato tutto quello che so. I loro nomi sono: chi, cosa, dove, quando, come e perché”. Formulando delle domande introdotte da questi sei semplici elementi nello studio biblico, siamo obbligati a osservare il testo per capire quello che dice veramente, cosa che ci permette di evitare ogni tipo di errore facendo dire al testo in realtà quello che non dice. Quando studiamo un qualsiasi brano o capitolo della Scrittura, se porremo queste domande essa stessa ci risponderà anche se, naturalmente, non sempre ci sono risposte a tutte.

Prendendo come esempio lo stesso brano di Matteo 28, rispondendo alle domande che seguono, si potrà approfondire la conoscenza del brano rispetto a quanto visto usando il metodo ABCD.

  1. Chi? Chi sta parlando e chi sono gli eventuali ascoltatori? Chi è il personaggio principale e chi sono i secondari?
  2. Cosa? In questo evento, cosa riflette l’atmosfera del brano: gioia, tristezza, vittoria o sconfitta? Cosa posso imparare dal personaggio principale e da quelli secondari?
  3. Dove? Dove si svolge l’evento? Dov’era l’autore nel momento in cui stava scrivendo e dove erano i destinatari? Quali sono delle località importanti che vanno localizzate su una cartina che mi aiutano a capire meglio il testo?
  4. Quando? Quando ha avuto luogo questo evento? Perché questo elemento è importante? 
  5. Come? Come possiamo definire questo brano: narrativo-storico, poetico, profetico, epistolare, a carattere dottrinale, didattico o esortativo o pratico? Se è descritto un problema e menzionato un personaggio, questi come ha reagito?
  6. Perché? Sicuramente questa è la domanda principale: Perché nel brano sono state scritte queste cose?

Un secondo metodo con domande varie.

Qual è il concetto principale o la frase “chiave”?

Quali sono gli insegnamenti su Dio Padre, sul Signore Gesù Cristo e sullo Spirito Santo?

A quale argomento più generale appartiene il brano: alla storia d’Israele, alla vita di Gesù, alla vita degli apostoli, alla chiesa primitiva o a profezie adempiute?

Poi tutta una serie di domande su insegnamenti applicabili alla nostra vita.

Cosa posso imparare sul peccato, sulla grazia, sul perdono, sulla mia nuova vita: sul processo di santificazione, sulla consacrazione?

C’è qualche promessa di cui posso appropriarmi?

C’è qualche esempio da seguire?

C’è qualche esortazione che mi riguarda o dovere che dovrei compiere?

C’è qualche errore o peccato da evitare?

C’è qualche soggetto per cui potrei pregare o ringraziare il Signore?

Con il metodo biografico possiamo studiare migliaia di personaggi biblici; ce ne sono più di tremila (escludendo tutti quelli che sono menzionati solo con i loro nomi) dai quali si può ricavare qualche insegnamento. Il primo passo è quello di fare una lista di citazioni in cui il personaggio è menzionato, aiutandosi con una Chiave biblica, e leggerle attentamente più volte. Sulla base di questa ricerca si prepara uno schema cronologico della sua vita che aiuta a fissare i momenti essenziali. Basandosi su sei temi principali, si ricercano le caratteristiche del personaggio e del suo servizio ponendo domande su ognuno di questi argomenti e si annotano le risposte.

  1. La famiglia: chi erano i suoi antenati-genitori? Qual è stato l’ambiente in cui è vissuto? Ad esempio, Paolo e Daniele sono vissuti in ambienti diversi.
  2. Eventi significativi della sua vita. Prendendo ad esempio Noè e il suo rapporto con Dio si notano: la sua integrità e giustizia; il suo cammino; la sua obbedienza; la sua fede; la sua attività; la sua pazienza con l’aiuto di Dio e la sua adorazione.
  3. Il modo in cui il suo carattere è stato messo alla prova. Abraamo è l’esempio per eccellenza, Genesi 22!
  4. I suoi rapporti con gli altri: Giuseppe, con i suoi fratelli, con la moglie di Potifar, con i suoi compagni di prigionia è un esempio notevole (Genesi 37; 39-50)!
  5. La sua personalità. Durante la sua vita Barnaba ha mostrato di essere generoso, coraggioso, incoraggiante, attivo, fidato, onesto, obbediente e instancabile.
  6. La sua vita spirituale: qui si può spaziare in lungo e in largo!  

Conclusione

La mia preghiera al Signore è che questo articolo, di taglio piuttosto pratico, possa stimolare a conoscere sempre di più le perle e le meraviglie del prezioso “libro”.

Studiamo la Scrittura, osservando attentamente quanto è scritto, riflettendoci sopra, meditandolo, facendo nostre le seguenti parole: “Io mediterò sui tuoi precetti e considererò i tuoi sentieri. Mi diletterò nei tuoi statuti e non dimenticherò la tua parola” (Sl 119:15-16).