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Sono tanti i venti a soffiare in direzione opposta rispetto allo sviluppo di una fede autentica in Dio e nella sua Parola. Alcune di queste forze ostili provengono dal cuore malvagio dell’uomo, e hanno soffiato in ogni epoca in modo simile: si pensi all’orgoglio, che spinge l’uomo a non ritenersi bisognoso del soccorso divino; oppure alla sua presunta sapienza, che lo porta ad ignorare e a respingere la rivelazione del Dio vivente e vero. Altri venti avversi soffiano oggi, più che in passato, sempre più forti intorno a noi. Tra questi, vi è il benessere che spinge le persone a non cercare aiuto in qualcuno di superiore a noi, illusi di avere già tutto; vi è l’assenza generalizzata di timore di Dio, che fa perdere ogni freno morale e soffoca i richiami che la coscienza cerca di inviare dal profondo di ciascuno, ma invano.

La Scrittura è chiara nel riferirci che la fede è l’unica risposta dell’uomo alla rivelazione divina che Dio possa gradire (Eb 11:6). Così, echeggia come rassicurante certezza la constatazione a cui approda l’apostolo Paolo, guidato dallo Spirito, nelle argomentazioni che espone nella lettera ai Romani: “Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore” (Ro 5:1). La giustificazione per fede è una verità rivelata già nell’Antico Testamento, infatti l’apostolo richiama sia l’esempio di Abraamo (Ge 15:6, Ro 4:3), sia le parole riportate da Abacuc: “il giusto per fede vivrà” (Ac 2:4; Ro 1:17). La fede deve anche sostenere il cammino cristiano di chi, per fede, è stato giustificato. Dobbiamo ammettere che sul piano pratico, l’importanza di camminare con Dio per fede ci vede spesso incostanti, alternando alcuni passi di fede a numerose battute di arresto. A volte poi, pur motivati da buone intenzioni, siamo troppo concentrati sul fare, e su come fare le cose, da trascurare il rapporto di dipendenza dal nostro Dio che deve essere prioritario e che farebbe la differenza. Come comportarsi di fronte alle incertezze, come affrontare una situazione di bisogno in cui non sappiamo se e come quel bisogno verrà colmato, come servire laddove non ci sentiamo all’altezza, e come fare quando l’esporci e dichiarare la nostra fede nel Vangelo cambierà l’opinione degli altri verso di noi? Come, se non “per fede”?

Vengono in nostro aiuto i “per fede” di Ebrei 11, i quali evidenziano che il segreto che mosse le gesta di quei numerosi uomini e donne degni di essere ricordati, fu proprio la loro disposizione di cuore verso Dio. Citando uno di quegli esempi, viene da chiedersi: come fu possibile, se non per fede, che Abraamo sia stato disposto a sacrificare suo figlio Isacco, il figlio che gli era stato promesso da Dio, nato per intervento soprannaturale, e poi clamorosamente richiesto in sacrificio (Eb 11:17-19)? La fede lo portò a concentrarsi non sulla richiesta, ma su Colui che gli aveva parlato, il Dio “potente da risuscitare anche i morti”. Dal passato potremmo ricordare tanti altri, missionari o credenti locali, che sono stati prima di tutto uomini e donne “di fede”. In un contesto come il nostro, in cui prima di fare un passo si vuole avere tutto definito nei dettagli, possibilmente senza imprevisti o ben assicurati per quando si verificassero, un cammino per fede andrà contro tendenza ma diffonderà una scia di luce ben visibile intorno a noi!

Fino a che siamo nel corpo, ci ricorda ancora Paolo, “camminiamo per fede e non per visione” (2 Co 5:7): non abbiamo visto Dio e non abbiamo ancora visto compiersi tutte le sue promesse. E’ il tempo in cui la nostra fede ha bisogno di essere alimentata, assimilando la Parola per fede (Eb 4:2) tutte le volte in cui la meditiamo o ne ascoltiamo l’annuncio, quella stessa Parola che origina la fede, perché “la fede viene da ciò che si ascolta e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo” (Ro 10:17). Una fede autentica poi, non rimarrà astratta, ma sarà una “fede che opera per mezzo dell’amore” (Ga 3:6). In questo operare si vedrà senz’altro qualcosa di Dio stesso, perché la fede gli permetterà di agire in noi, non essendo altro – la fede – se non l’appropriarsi delle risorse infinite del Dio di ogni grazia da parte di uomini fragili che comprendono di avere bisogno di Lui.