Tempo di lettura: 7 minuti

Il perdono dei peccati

Concedere il perdono dei peccati è un’opera che dimostra la Deità di Cristo. Infatti questa prerogativa appartiene solo a Dio. Durante il suo ministero pubblico, Cristo ha conferito il perdono dei peccati e ha rivendicato questa autorità come ebbe a dire: “Agli uomini questo è impossibile, ma a Dio ogni cosa è possibile” (Mt 19:26). In occasione della guarigione di un paralitico al quale Gesù aveva detto: “Figliuolo, coraggio, i tuoi peccati ti sono perdonati” (Mt 9:2), ci fu una pesante reazione da parte di alcuni degli scribi che, dentro di sé, pensarono “Costui bestemmia” (Mt 9:3). In quanto segue è scritto: “Ma Gesù, conosciuti i loro pensieri” (qui c’è già subito una grande prova della sua Deità perché solo Dio è in grado di conoscere i pensieri altrui; a questa prova ne segue immediatamente un’altra) chiese: «Perché pensate cose malvagie nei vostri cuori’? Infatti, che cos’è più facile, dire: ‘I tuoi peccati ti sono perdonati’, o dire ‘Alzati e cammina’? Ma, affinché sappiate che il Figlio dell’uomo ha sulla terra autorità di perdonare i peccati: ‘Alzati’, disse allora al paralitico, ‘prendi il tuo letto e vattene a casa’»” (Mt 9:4-6). Gesù ha continuato a mostrare questa prerogativa dalla sua attuale posizione nella gloria. Agli inizi dell’era cristiana l’apostolo Pietro e gli altri apostoli hanno spiegato che Gesù era venuto per dare “il perdono dei peccati”. E quando Pietro concluse il suo discorso in casa di Cornelio, disse: “Di lui attestano tutti i profeti che chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati mediante il suo nome” (At 10:43). Oggi Gesù, nella sua posizione gloriosa, continua a dare all’uomo, peccatore pentito, il suo perdono (Ef 1:7).

I vari giudizi dimostrano la Deità di Cristo

L’esercizio del giudizio indica autorità, potere e Gesù ha dimostrato di averli. In Giovanni si legge che il giudizio appartiene a Dio ma Egli lo ha affidato al Figlio (Giovanni 8:50). E sempre in Giovanni è scritta un’affermazione molto forte: “Inoltre, il Padre non giudica nessuno, ma ha affidato tutto il giudizio al Figlio, affinché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio non onora il Padre che lo ha mandato” (Gv 5:22-23). Il motivo per cui il Padre ha affidato il giudizio al Figlio è proprio: “affinché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre”, e secondo la volontà del Padre tutti devono onorare il Figlio. Verrà il giorno in cui Egli eserciterà una serie di giudizi (sono quattro) secondo il pensiero del Padre, in perfetta armonia con Lui.

Intorno a questo argomento è necessaria una premessa. Quello che Gesù eserciterà al “tribunale di Cristo” non sarà un giudizio come nel caso degli altri. L’apostolo Paolo, nel presentare un argomento importante intorno alle sofferenze che possiamo avere durante la nostra vita, scrive di essere pieno di fiducia preferendo di partire dal corpo “e abitare con il Signore” (2 Co 5:8). Dopodiché conclude affermando che “Noi (il contesto chiarisce in modo inequivocabile che qui si tratta solo di noi credenti) tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione di ciò che ha fatto quando era nel corpo, sia in bene sia in male” (2 Co 5:10). Questo avverrà dopo un evento straordinario tanto atteso pazientemente dalla Chiesa dall’inizio e nel corso dei secoli: si tratta del rapimento. Pur non essendoci nella Scrittura il sostantivo “rapimento”, tuttavia c’è il verbo “saremo rapiti” (1 Tessalonicesi 4:17) e questo termine usato qui dall’apostolo Paolo, nell’originale, è una parola molto forte e significa letteralmente “strappati via”, “presi”. Gesù stesso ha affermato di andare a preparare un luogo e quando sarebbe stato pronto, sarebbe tornato per accogliere presso di sé tutti coloro che avrebbero creduto in Lui (si veda Giovanni 14:1-4 e 1 Corinzi 15:51-52). L’apostolo chiarisce molto bene l’ordine degli eventi. I credenti morti in Cristo saranno risuscitati e i loro corpi “corruttibili”, entrati in decomposizione, saranno trasformati in corpi “incorruttibili”. Poi i corpi dei credenti ancora in vita in quel momento saranno trasformati da “mortali” in “immortali”. Gli elementi fondamentali qui sono due: 1. tutti noi che abbiamo creduto verremo rapiti per incontrare il Signore nell’aria. 2. L’apostolo chiarisce bene l’importanza dell’evento e la trasformazione che il Signore produrrà in tutti (1 Corinzi 15:51). Dopodiché tutti noi credenti passeremo davanti al tribunale di Cristo. Non si tratta qui di ricevere un giudizio che potrebbe comportare una possibile perdita della salvezza. Gesù ha affermato con grande autorità: “chi crede non viene in giudizio” (Gv 5:24). Sarà un tempo di verifica, di valutazione e non di giudizio o di punizione, anche se qualcuno sarà “salvo come attraverso il fuoco” (1 Co 3:11-15). Il fratello G. N. Artini, per spiegare questa verità, usava l’immagine di una casa che è in piedi e ha i muri divisori, eccetera, ma il cui interno è vuoto, bruciato dal fuoco; comunque la casa c’è! Il “tribunale di Cristo” pur non essendo un luogo di giudizio non va preso alla leggera. L’apostolo prende in prestito la parola “tribunale” dal suo uso in uno dei sei giochi dell’antichità greca: i giochi istmici di Corinto con i quali aveva familiarità. Questo tribunale, bema in greco, era una tribuna dove sedevano i giudici durante questi giochi. Costoro osservavano che tutte le regole fossero rispettate. Coloro che, avendo partecipato in questo modo, vincevano le gare, si recavano davanti a questa tribuna per ricevere una corona di alloro come simbolo di vittoria. Per quel che ci riguarda sarà valutato l’operato di ognuno di noi, la nostra fedeltà o meno nel servizio e la possibile ricompensa o meno. Ecco perché l’apostolo affronta questo argomento in 1 Corinzi 3 in cui esorta chi ha creduto a costruire bene sull’unico fondamento, Cristo Gesù. E, nel fare questo, usa delle immagini forti che indicano i “materiali” preziosi con i quali costruire sopra.

Il giudizio della tribolazione

Come ha affermato il Signore Gesù in occasione del suo sermone profetico, questo sarà un tempo di enorme distretta: “perché allora vi sarà una grande tribolazione quale non v’è stata dal principio del mondo fino ad ora né mai più vi sarà” (Mt 24:21). Questo sarà un periodo incredibile, di difficoltà a tutti i livelli in cui, com’è scritto nel libro dell’Apocalisse, ci sarà la manifestazione dell’ira di Dio e dell’Agnello con una serie di tre giudizi: dei sette sigilli, delle sette trombe e delle sette coppe, giudizi che aumenteranno di intensità (Apocalisse 6-16). Per fare solo qualche accenno: ci saranno cataclismi come terremoti catastrofici e perturbazioni di rara intensità. L’inquinamento dei mari aumenterà portando morìa nella fauna e nella flora acquatiche. Gli astri perderanno la loro luminosità. Ci saranno delle guerre spaventose che coinvolgeranno milioni di uomini, come si legge in Apocalisse dove un solo esercito sarà formato da qualcosa come duecento milioni di soldati (Apocalisse 9:16), e le conseguenze saranno catastrofiche: distruzione, fame, carestia, milioni di morti, eccetera. Stiamo già assistendo ad alcuni di questi fenomeni ma questo è ancora poco rispetto a quello che ci sarà nel futuro dopo che la Chiesa sarà rapita.

Il giudizio delle nazioni

Dopo questo ci sarà il giudizio che Gesù eserciterà nei confronti delle nazioni in occasione della sua seconda venuta in terra con gloria e con potenza. Qui, a differenza della sua prima venuta in umiltà, Egli mostrerà tutta la sua signoria. Molti passi dell’Antico Testamento si riferiscono a questo evento e a quello che seguirà. Non tener conto di questo è un grosso limite interpretativo, un errore perché, per l’appunto, questi testi dell’Antico Testamento attendono la realizzazione proprio di questi eventi. Inoltre, è necessario precisare che quella della seconda venuta di Cristo in terra costituisce una dottrina molto importante della Scrittura. E come la prima venuta di Cristo ha avuto luogo in modo letterale, sarà lo stesso per la sua seconda venuta. Tra i diversi autori biblici che hanno profetizzato su questo argomento, il profeta Zaccaria ne parla ampiamente, ad esempio quando afferma che il Signore venendo in terra metterà i suoi piedi sul monte degli Ulivi (Za 14:3-4). Laddove ha iniziato la sua agonia finale (il giardino del Getsemani era situato sul monte degli Ulivi), ha già avuto una prima vittoria ascendendo, ma il suo trionfo sarà completo quando tornerà proprio lì. Questo evento accadrà quando Israele sarà circondato da vari eserciti. Messo allo stremo delle forze, riconoscerà le proprie colpe e si ravvederà. A quel punto il Signore spanderà “sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo Spirito di grazia e di supplicazione; essi guarderanno a me, a colui che essi hanno trafitto (al Messia, Cristo) e ne faranno cordoglio come si fa cordoglio per un figlio unico, e lo piangeranno amaramente come si piange amaramente un primogenito” (Za 12:10). Nella visione di Giovanni, “dalla bocca gli usciva una spada affilata per colpire le nazioni” (Ap 19:6). Zaccaria scrive ancora: “In quel giorno io avrò cura di distruggere tutte le nazioni che verranno contro Gerusalemme” (12:9). “Ed egli le governerà con una verga di ferro, e pigerà il tino del vino dell’ira ardente del Dio onnipotente. E sulla veste e sulla coscia porta scritto questo nome: Re dei re e Signore dei signori” (Ap 19:15, 16). Nelle grandi parate che i romani facevano dopo aver vinto una guerra, il generale vittorioso cavalcava il suo cavallo bianco, e questo lungo la via Sacra e fino al tempio di Giove Capitolino. Tutto questo denotava il suo trionfo. In occasione della sua prima venuta, il Signore Gesù ha mostrato tutta la sua umiliazione, ma nella visione di Giovanni in Apocalisse, Gesù è descritto come un conquistatore in tutto il suo splendore e la sua forza che cavalca un cavallo bianco da guerra e si appresta ad esercitare i suoi giudizi distruggendo i malvagi, e sconfiggendo gli strumenti umani di cui Satana si sarà servito per dominare il mondo.

Il giudizio sul diavolo e i suoi seguaci

In quarto luogo il Signore eserciterà il giudizio finale sul diavolo e sulle potenze angeliche che si sono ribellate a Dio e, secondo quanto è scritto nella seconda epistola di Pietro, sono custodite nell’attesa del giudizio (2 P 2:4) che avverrà com’è scritto anche in Apocalisse 20, “il diavolo sarà gettato nello stagno di fuoco e di zolfo… e saranno tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli” (Ap 20:10). In effetti questo giudizio è già avvenuto al Calvario. Infatti l’apostolo Paolo scrive ai Colossesi “avendo spogliato i principati e le potestà, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce” (Cl 2:15). Tuttavia il diavolo ha continuato e continua la sua opera malvagia che sarà interrotta soltanto durante il millennio quando Satana sarà “legato” e non potrà esercitare il suo potere. Alla fine del millennio Satana sarà nuovamente liberato e guiderà la ribellione contro Dio e la città diletta. “Si tratterà”, come ha scritto Sauer, “dell’ultima ribellione della storia, dell’ultima guerra religiosa, dell’ultimo sforzo convulso della rivolta dell’uomo contro l’Altissimo”. Il peccato raggiungerà il suo culmine e il Signore eserciterà il suo giudizio con il fuoco; e il diavolo che aveva sedotte queste nazioni, sarà gettato nello stagno di fuoco e di zolfo. Dobbiamo notare che questi, e non è casuale perché rafforza in modo negativo la sua persona e le sue azioni malvagie, viene menzionato come Satana, che significa avversario e anche diavolo, che significa calunniatore, bugiardo.

Il giudizio del Gran Trono Bianco

Questo sarà l’ultimo giudizio che il Signore Gesù eserciterà (Apocalisse 20:11-15). Ci sono tre elementi da considerare. Primo, sono presenti due caratteristiche che non sono casuali (“grande” per la sua maestà e autorevolezza, “bianco” per la sua santità). Secondo, questo giudizio sarà esercitato solo nei confronti dei non credenti di ogni epoca: è il giudizio finale, un momento terribile nella storia umana per chi non avrà creduto. Cieli e terra fuggiranno perché entrambi contaminati dal peccato e davanti a questo trono ogni manifestazione di peccato sarà distrutta. Terzo, c’è la presenza del Giudice che è Cristo stesso. Egli è il giusto giudice. L’apostolo Paolo aveva affermato chiudendo il suo forte messaggio all’Aeròpago di Atene dicendo: “Dio dunque, passando sopra i tempi dell’ignoranza, ora comanda agli uomini che tutti, in ogni luogo, si ravvedano, perché ha fissato un giorno nel quale giudicherà il mondo con giustizia per mezzo dell’uomo che egli ha stabilito, e ne ha dato sicura prova a tutti risuscitandolo dai morti” (At 17:30-31).

Queste opere non solo sono un’ulteriore e lampante dimostrazione della Deità di Cristo, ma, presentate ai nostri amici nella nostra testimonianza personale, devono indurli a riflettere in vista dell’eternità.