Cosa sarebbe la nostra relazione con Cristo senza fede nella sua risurrezione? Siamo davvero consapevoli che Cristo è risorto ed è vivente? Quali conseguenze dovrebbe avere questa certezza nella nostra vita pratica? E cosa rimarebbe del cristianesimo senza il riconoscimento della storicità di questo evento fondamentale?

Ogni anno a Pasqua milioni di bambini recitano le poesie imparate a scuola; milioni di persone partecipano ai riti della settimana santa, in migliaia percorrono centinaia di chilometri per andare nelle località dove tali riti sono più suggestivi, in Sud Italia o in Spagna ad esempio. A pranzo centinaia di milioni di uova vengono aperte con le relative inutili soprese. Solo pochi pensano veramente alla meravigliosa sorpresa che il Signore ha fatto in quella che è stata la sua ultima Pasqua sulla terra.

Ognuno dei quattro evangelisti ha raccontato quel giorno e i loro racconti differiscono in alcuni particolari, al punto che i critici del cristianesimo usano queste differenze per ‘dimostrare’ che è tutto una invenzione, che la Scrittura non è infallibile perché si contraddice. In realtà i quattro racconti sono assolutamente coerenti nelle cose principali e differiscono per aspetti secondari perché diverse sono le finalità dei racconti, i destinatari, i momenti di redazione; diverse sono le personalità stesse degli evangelisti, ognuno di essi magari è rimasto colpito da cose diverse, ha vissuto quella domenica con atteggiamenti e emozioni diverse. Gli evangelisti hanno scelto cosa 
raccontare, non hanno inventato; non è stato un caso, Dio ha scelto di darci quattro versioni diverse, che a tratti sembrano addirittura incongruenti. Avrebbe potuto volere una cronistoria dettagliata, come in un documento legale o in un verbale dei carabinieri: “Alle ore 6:15 di domenica mattina, le Sig.re Maria Maddalena e Salome si recavano alla tomba di Gesù figlio di Giuseppe ecc.”.

Non lo ha fatto, non possiamo sapere esattamente il perché; forse perché si è voluto servire di uomini diversi, ognuno con la sua storia e le sue caratteristiche, e non ne ha voluto annullare le personalità e le emozioni; forse perché voleva che fossero testimonianze vive, non asettiche cronache, non freddi verbali; forse perché queste apparenti differenze sono la prova che non si tratta di una invenzione, di una storia costruita ad arte dai discepoli perché se così fosse “avrebbero potuto inventare meglio”.

Leggiamo come iniziano questi racconti.

 

     “Il primo giorno della settimana, la mattina presto, mentre era ancora buio, Maria Maddalena andò al sepolcro e vide la pietra tolta dal sepolcro” (Gv 20:1).

 

     “Ora, trascorso il sabato, Maria Maddalena, Maria, madre di Giacomo, e Salome acquistarono degli aromi per andare ad imbalsamare Gesù. La mattina del primo giorno della settimana, molto presto, vennero al sepolcro al levar del sole. E dicevano tra di loro: «Chi ci rotolerà la pietra dall’apertura del sepolcro?»” (Mr 16:1-3).

 

     “Dopo il sabato, verso l’alba del primo giorno della settimana, Maria Maddalena e l’altra Maria andarono a vedere il sepolcro” (Mt 28:1).

 

     “Ma il primo giorno della settimana, la mat-
tina prestissimo, esse si recarono al sepolcro, portando gli aromi che avevano preparati” 
(Lu 24:1).

 

Notate quanti particolari; tutti gli eventi dei vangeli sono ben circostanziati: descrivono luogo, tempo, protagonisti, testimoni. D’altronde si tratta di fatti storici, non di miti. È un fatto storico anche la Pasqua; anche altre religioni parlano di risurrezione di uomini o dèi, ma si tratta di leggende senza alcuna collocazione spazio-temporale; a volte si parla di cicli morte-rinascita, alba-tramonto, inverno-estate. La risurrezione di Cristo è invece un fatto unico, definito nel tempo e nello spazio, come del resto tutti i fondamenti della nostra fede: incarnazione, crocifissione, pentecoste.

Anche questa è garanzia della veridicità del cristianesimo; è facile basare una religione o un movimento su insegnamenti o speculazioni; molto più rischioso fondarlo su fatti storici perché se questi fossero dimostrati falsi, tutto il sistema crollerebbe. Il cristianesimo ha “corso questo rischio” e ha resistito a secoli di tentativi di smantellamento.

Elementi comuni

nelle quattro narrazioni

 

Tre particolari sono riportati da tutti e quattro gli evangelisti.

 

å Il primo è l’alba; le donne si recano al sepolcro all’alba, cioè hanno agito appena possibile; il venerdì sera Gesù è stato sepolto, il sabato non potevano far niente secondo la legge mosaica, si muovono pertanto all’alba del primo giorno utile. Non perdono tempo, non rimandano a dopo. Gesù è la loro priorità, è in testa ai loro pensieri anche da morto. Il fatto che sia alba ha anche un significato simbolico: è l’alba di una nuova era, l’alba di una nuova creazione.

 

å Il secondo dettaglio è che è il primo giorno della settimana”, cioè la nostra domenica: nel giro di poco tempo, questo diventerà il giorno di culto dei cristiani come già raccontano gli Atti. E ciò è sorprendente perché per gli Ebrei il giorno da consacrare al Signore era il sabato. Il fatto che pii Ebrei, educati a un enorme rispetto verso il sabato, abbiano deciso di cambiare il giorno di culto è indice che quella ‘domenica’ è veramente accaduto qualcosa di clamoroso e di sconvolgente.

 

å Il terzo dettaglio è che si recano al sepolcro solo donne: Maria Maddalena, Salome, Giovanna, Maria madre di Giacomo e altre ancora; non è chiaro se sia-
no andate tutte assieme o un po’ per volta ma questo è di minore importanza. Gli uomini si nascondono, hanno paura, sono delusi. Lo vediamo già il venerdì: ai piedi della croce solo Giovanni e le donne; a seppellire Gesù solo Giuseppe di Arimatea e le donne (Mt 27:56, 61; Mr 15:40). Gli uomini sono spariti, si sentono forse traditi da quello che doveva essere il Messia, ma è finito in croce come un criminale. È emblematico quanto dicono i discepoli di Emmaus, a cui Gesù apparve quella stessa domenica:

 

       “Gesù Nazareno era un profeta potente in opere e in parole davanti a Dio e a tutto il popolo; i capi dei sacerdoti e i nostri magistrati lo hanno fatto condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui che avrebbe liberato Israele; invece…” (Lu 24:19-22).

 

Il quarto dettaglio è raccontato solo da Marco e Luca ed è che le donne portano con sé gli aromi, alcune li hanno comprati il venerdì sera 
(Lu 23:56), altre quella mattina stessa (Mr 16:1) per ungere il cadavere del loro amico. Non si aspettano certo che Gesù sia risorto; spinte dall’amore vogliono onorarne il corpo e la memoria ma sono tristi, disperate, forse anche deluse. Gesù aveva parlato spesso della sua resurrezione (Mr 9:9-10; 
Gv 2:18-22; Mt 16:21; 17:9, 22-23; 20:19; 26:32; 
Lu 9:22) ma nessuno aveva capito a cosa si riferisse, come è scritto esplicitamente in Giovanni 20:9, Marco 9:9-10 e Luca 18:34. La preoccupazione delle donne lungo la strada infatti è: Chi ci rotolerà la pietra? (Mr 16:3). La prima reazione di Maria Maddalena davanti alla tomba vuota è “hanno tolto il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’abbiano messo” (Gv 20:2) e lo ripete agli angeli e a Gesù stesso (Gv 20:13, 15).

Luca ci dice che le donne erano perplesse davanti alla tomba vuota e quando tornano dal sepolcro, gli apostoli pensano stiano vaneggiando (Lu 24:3, 11). Per noi la resurrezione corporale di Cristo è quasi scontata ma non lo era a quel tempo; per i Greci era follia ma era estranea anche al pensiero ebraico; nell’Antico Testamento i riferimenti alla resurrezione non sono molti (De 12:2; Is 26:19; Ez 36-37), al punto che i sadducei addirittura negavano del tutto la resurrezione. I farisei invece aspettavano la resurrezione finale, come Marta, la sorella di Lazzaro che, quando Gesù le dice «Tuo fratello risusciterà», “gli disse: «Lo so che risusciterà, nella risurrezione, nell’ultimo giorno»” (Gv 11:23-24). Alcuni nemici del cristianesimo teorizzano che Cristo non sia veramente risorto ma che i discepoli di Cristo abbiano avuto delle allucinazioni; ma in genere le allucinazioni accadono a chi si aspetta un evento al punto tale da immaginarselo; non è questo il caso, come abbiamo detto sopra. Quel giorno riserva una splendida sorpresa per tutti: per le donne, per gli apostoli, per i discepoli di Emmaus. Una sorpresa che nessuno si sarebbe aspettato.

Il sepolcro… vuoto!

 

I racconti poi proseguono e dobbiamo saltare da uno all’altro per avere un quadro più completo di quello che successe quel giorno, consapevoli che è impossibile ricostruire con esattezza la sequenza degli eventi:

 

•     “Ed ecco si fece un gran terremoto; perché un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e vi sedette sopra. E, per lo spavento che ne ebbero, le guardie tremarono e rimasero come morte” (Mt 28:2-4).

 

•     “Le donne trovarono che la pietra era stata rotolata dal sepolcro. Ma quando entrarono non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre se ne stavano perplesse di questo fatto, ecco che apparvero davanti a loro due uomini in vesti risplendenti; tutte impaurite, chinarono il viso a terra; ma quelli dissero loro: «Perché cercate il vivente tra i morti? Egli non è qui, ma è risuscitato; ricordate come egli vi parlò quand’era ancora in Galilea, dicendo che il Figlio dell’uomo doveva essere dato nelle mani di uomini peccatori ed essere crocifisso, e il terzo giorno risuscitare». Esse si ricordarono delle sue parole. Tornate dal sepolcro, annunciarono tutte queste cose agli undici e a tutti gli altri. Quelle parole sembrarono loro un vaneggiare e non prestarono fede alle donne. Ma Pietro, alzatosi, corse al sepolcro…” (Lu 24:2-12).

 

•     “Pietro e l’altro discepolo uscirono dunque e si avviarono al sepolcro. I due correvano assieme, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse primo al sepolcro; e, chinatosi, vide le fasce per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro, e vide le fasce per terra, e il sudario che era stato sul capo di Gesù, non per terra con le fasce, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro, e vide, e credette” (Gv 20:3-8).

 

Giovanni arriva prima di Pietro al sepolcro, ma esita a entrare, sembra che abbia paura, probabilmente ha il sentore che quello che vedrà cambierà la sua vita. Pietro invece entra subito, seguito poi dal compagno; vedono le stesse cose: le fasce per terra, il sudario piegato a parte. Pietro si meravigliava dentro di sé per quello che era avvenutoGiovanni vide e credette.

Cosa lo indusse a credere? Sembra sia stato sufficiente vedere le fasce per terra, quelle fasce che avevano avvolto il corpo di Cristo e lo avevano avvolto, probabilmente molto strettamente perché erano impregnate dalle 100 libbre di mirra che Giuseppe di Arimatea aveva messo il venerdì prima, per cui facevano quasi da ingessatura.

Le fasce per terra, un fatto strano, difficilmente spiegabile: se qualcuno avesse preso il corpo, perché togliere le fasce e piegare il sudario? Se quella di Gesù fosse stata una morte apparente, come dice qualcuno, come avrebbe potuto un uomo debilitato dalle torture subite liberarsi delle fasce e rotolare la pietra? Non possiamo entrare nella mente di Giovanni ma probabilmente si ricordò delle predizioni di Gesù sulla sua resurrezione e capì che Gesù era risorto. Pensate l’emozione di Giovanni, che ormai vecchio scrive il Vangelo e ripensa a quel momento, in cui vide e credette.

Mi vengono i brividi a pensare a Giovanni che entra nella tomba vuota e capisce! Il fatto che la tomba fosse vuota è ancora oggi un argomento forte della veridicità della resurrezione.

Il Risorto e le donne

 

Pietro e Giovanni tornano dagli altri apostoli. Gesù appare prima a Maria Maddalena (secondo Marco e Giovanni), poi alle donne (Matteo) poi ai due di Emmaus (Marco, Luca) e infine agli apostoli (Marco e Giovanni). I destinatari del primo annuncio della resurrezione da parte degli angeli nonché della prima visione del risorto sono le donne, non Pietro né gli altri apostoli né Giuseppe di Arimatea membro del sinedrio e padrone della tomba. È una cosa straordinaria se pensiamo che le donne non godevano di molto credito e la loro testimonianza in tribunale non era valida. Quel Signore che scelse i discepoli non tra i farisei e gli scribi ma tra i pescatori e i pubblicani si mostra col suo corpo glorificato prima di tutto a delle donne! Donne a cui gli apostoli non hanno neanche creduto, figurarsi gli altri. Probabilmente la cosa ha creato un po’ di imbarazzo tanto è vero che Paolo non le menziona nell’elenco di 1Corinzi 15. Questa è una garanzia della veridicità dei racconti perché se fossero invenzioni non sarebbe apparso a testimoni privi di attendibilità; ed è anche una conferma, se mai ce ne fosse bisogno, della dignità che le donne hanno davanti a Dio, una dignità uguale a quella degli uomini, anche se nella sua sovranità Dio ha disposto che uomo e donna avessero caratteristiche fisiche, emotive, intellettuali diverse e pertanto anche ruoli diversi.

In particolare Maria Maddalena fu la prima a cui il Signore apparve (Gv 20:15-16; Mr 16:9). Perché proprio a lei? Sarebbe stato più naturale che fosse apparso prima di tutto a sua madre, come sostengono alcuni cattolici, tra cui papa Giovanni Paolo II che nella udienza generale del 21 maggio 1997 affermò che “è anzi legittimo pensare che verosimilmente la Madre sia stata la prima persona a cui Gesù risorto è apparso”? Non sappiamo perché proprio Maria Maddalena ebbe questo privilegio; quel che sappiamo è che lei fu fortemente attaccata a Gesù, sino all’ultimo; anche quando gli apostoli scompaiono, per paura o per delusione, ai piedi della croce, durante il seppellimento, Maria Maddalena era là, splendido esempio di amore; e forse molto amò Gesù perché lei fu liberata da una situazione tremenda, una possessione ad opera di ben sette demoni (Mr 16:9; Lu 8:2). È esperienza comune: più capiamo da quale melma il Signore ci ha tratti, più lo amiamo; maggiore è la convinzione di peccato, maggiore è l’attaccamento a Cristo. Non possiamo sapere con certezza perché apparve a Maria Maddalena ma comunque anche questo fatto conferma la attendibilità dei racconti evangelici: non solo Gesù è comparso a una donna, e non a sua madre, ma addirittura a una ex-indemoniata, cioè ad una testimone poco attendibile secondo i parametri del mondo!

 

 

Fondamento della fede

 

“Se Gesù non fosse veramente risorto la nostra fede sarebbe vana” (1Co 15:14,17); ci sono teologi che si professano cristiani e ritengono la risurrezione una leggenda, una simbolizzazione ma tutto questo è assurdo perché la risurrezione è il fondamento della dottrina e della vita cristiana.

È mediante la risurrezione che Cristo ha dimostrato di essere quello che dice di essere; se non fosse risorto sarebbe un bluff, sarebbe stato il più grande ingannatore, il peggior maestro, il peggior individuo della storia; con la risurrezione ha dimostrato di avere il potere di deporre e di riprendersi la vita (Gv 10:18) potere che è solo di Dio. È la risurrezione che lo dichiara figlio di Dio secondo Paolo in Romani 1:4. È stato dopo averlo visto risorto che Tommaso ha riconosciuto la divinità di Cristo (Gv 20:28).

Senza la risurrezione l’opera di Cristo non avrebbe senso, non saremmo giustificati (Ro 4:25), saremmo ancora morti nei nostri peccati (1Co 15:17), non saremmo resuscitati con Lui (Ef 2:5, 6; Cl 1:3) e quindi non saremmo nuove creature 
(1P 1:3; Ro 6:4, 11), la potenza della risurrezione non potrebbe operare in noi (Ef 1:19,20), il potere della morte e del peccato sarebbe immutato; senza la risurrezione non ci sarebbe ascensione e quindi il nuovo Adamo non sarebbe entrato nella gloria del Padre e noi non potremmo entrarci con lui.

Senza la risurrezione il cristianesßimo non sarebbe neanche nato. Gli apostoli sarebbero rimasti come quel sabato; avrebbero continuato a nascondersi; sarebbero tornati ai loro lavori, vivendo solo il ricordo di quei tre meravigliosi ma in fondo deludenti anni; avrebbero atteso la risurrezione finale ma non sarebbero certo andati a predicare Cristo. La predicazione apostolica si basa sulla risurrezione (Atti 2:23, 24, 31, 32; 3:14, 15, 26; 4:10; 5:30; 10:39-41; 13:29-29; 17:30-31; 26:22-23) ed è una predicazione che è costata sofferenza e morte, per cui è assurdo pensare che se la siano inventata.

Senza la resurrezione saremmo stati ingannati, avremmo forse vissuto meglio degli altri, perché tra fratelli in fondo si sta bene, ci si vuole bene, ma sarebbe tutto una illusione; saremmo un club, una società di mutuo soccorso, una lobby invece di essere il corpo vivente del Cristo Risorto.

Senza la risurrezione corporale di Cristo non avremmo neanche noi la risurrezione corporale finale; la risurrezione di Cristo è diversa da quella di Lazzaro (Gv 11) e dagli altri casi dell’Antico e del Nuovo Testamento; in essi, infatti, i morti tornarono in vita ma con lo stesso corpo di prima, soggetto dunque a invecchiamento, malattia e morte. Cristo risuscitò con un corpo glorioso (1Co 15:42-44, 53), mai più destinato a corruzione (At 2:32; 13:32-37), un corpo materiale con caratteristiche speciali sulle quali non è lecito fare troppe speculazioni ma sembra ad esempio che potesse apparire e sparire improvvisamente o che potesse mangiare anche se non ne aveva necessità. Cristo fu la primizia perché anche noi risusciteremo come lui (1Co 15:20, 23; Cl 1:18); lo faremo corporalmente, al suo ritorno, ma siamo già risorti spiritualmente; la nostra risurrezione è ben più di un ritorno alla vita di prima, è una rottura completa col passato, una nuova dimensione, una liberazione totale dalla morte, adesso da quella spirituale, un giorno anche da quella fisica.

 

 

Corriamo ad annunciare…

 

Grazie a Dio, Gesù è veramente risorto; è un fatto storico e solo la mente umana acciecata dal peccato e dal dio di questo mondo può negarlo; non c’è nessun’altra cosa che possa spiegare la tomba vuota né la trasformazione degli apostoli che da tristi, delusi, impauriti sono diventati pieni di zelo e coraggio. Gesù è risorto e questo non può lasciarci indifferenti; se il Figlio di Dio si è incarnato, è morto ed è risorto per la nostra salvezza e giustizia, non possiamo continuare a vivere come se questo fatto non ci riguardasse. Arrendiamoci alla evidenza della storia, arrendiamoci alla sorpresa di Pasqua, fidiamoci di chi lo ha visto risorto, non dobbiamo aspettare che Cristo ci appaia.

Miliardi di persone al giorno d’oggi stimano Gesù, lo considerano un grande uomo, magari il più grande, il più influente, il più importante, il più buono di tutti; portano metaforicamente aromi alla sua tomba, come fecero le donne, onorandolo, citando alcuni suoi insegnamenti, storpiandone altri, portandolo ad esempio di bontà e amore e pace ma considerandolo solo un uomo.

Milioni di cristiani, almeno a parole, riconoscono Gesù come il Figlio di Dio, vero Dio e vero uomo, lo professano Salvatore delle loro anime, lo chiamano Signore, lo invocano in determinati momenti della loro settimana o delle loro vite, ma la loro condotta dimostra che dimenticano che Gesù è vivente. Lo pensano in croce a pagare i nostri peccati, lo pensano nella tomba morto al posto nostro, anzi lo vogliono nella tomba perché è più comodo così. Ma Cristo è risorto, la tomba è vuota. “Non cercate il vivente tra i morti”, come disse l’angelo alle donne (Lu 24:5-6). Cristo non si è lasciato ungere dalle donne perché è vivente. E vuole vivere in noi, vuole abitare da padrone di casa nel nostro cuore, vuole essere veramente il Signore delle nostre vite. Se non glielo facciamo fare è come se lo lasciassimo nella tomba, e come se lo volessimo imbalsamare per esporlo nella nostra bacheca, per appenderlo al muro a fianco alle foto di famiglia o ai ricordi di viaggio.

Non cerchiamo di imbalsamare Cristo. Non smettiamo di sorprenderci, come le donne e gli apostoli, per questo straordinario miracolo. Corriamo da lui e corriamo ad annunciare la sua resurrezione. Ci sono due corse nei racconti di quel giorno: una di Pietro e Giovanni verso il sepolcro e una di Maria dal sepolcro per annunciare agli altri le meraviglie viste. Corse che indicano entusiasmo, zelo, desiderio di vedere, desiderio di raccontare. Vi siete mai chiesti perché Cristo non apparve a Pilato o a Caifa o in mezzo al sinedrio o nel tempio? Perché apparve solo ai discepoli, con la unica eccezione di Paolo sulla via per Damasco? Perché non ci fu nessun comizio pubblico? Perché nessuno assistette alla risurrezione, al contrario di quella di Lazzaro? Perché Dio lo ha risuscitato il terzo giorno e ha voluto che egli si manifestasse non a tutto il popolo, ma ai testimoni prescelti da Dio (At 10:39-41)? Perché noi dobbiamo essere testimoni della sua resurrezione (At 1:3). Grande privilegio, ma anche grande responsabilità: chi se non noi deve annunciare la resurrezione? Chi se non noi deve annunciare al mondo che Cristo è vivente? Cristo ha scelto noi; allora non stiamo seduti ad aspettare che gli altri vengano da noi, non camminiamo ma corriamo ad annunciare Cristo risorto e vivente. Oggi abbiamo ancora più mezzi che in passato, con i social network possiamo raggiungere facilmente tutti i nostri amici e conoscenti. Corriamo allora ad annunciare la sorpresa di Pasqua!