Cosa succederebbe – ha detto il pontefice nel suo consueto discorso domenicale del 5 marzo – se trattassimo la Bibbia come trattiamo il nostro telefono cellulare? Se la portassimo sempre con noi o almeno un piccolo Vangelo tascabile. Cosa succederebbe se tornassimo indietro quando la dimentichiamo così come torniamo indietro quando lasciamo a casa il telefonino; se la aprissimo diverse volte al giorno; se leggessimo i messaggi di Dio contenuti nella Bibbia come leggiamo i messaggi del telefonino? Cosa succederebbe? Chiaramente il paragone è paradossale, ma fa riflettere...”.

“Eh, già – mi sono chiesto leggendo queste parole – cosa succederebbe?”.

“Cosa succederebbe” se le persone lo prendessero sul serio e si mettessero altrettanto seriamente a leggere  e a studiare la Bibbia? È vero che lo stesso pontefice ha messo le mani avanti, affermando nello stesso discorso che “la Bibbia contiene la Parola di Dio” e ricordando quindi, implicitamente, che, non essendo tutta Parola di Dio, c’è bisogno di chi sappia distinguere i contenuti d’ispirazione divina da quelli d’ìspirazione soltanto umana. Quindi: va bene leggere la Bibbia, ma per leggerla occorre, proprio come con un cellulare, un PIN d’accesso e questo PIN lo fornisce la chiesa con il suo magistero! Belle parole quelle del pontefice, ma che non smentiscono il fondamento della chiesa cattolica, non: “Sola Scrittura” ma… “Sola Ecclesia”! Eppure, se gli italiani davvero aprissero e leggessero la Bibbia, “cosa succederebbe?”. Cosa scoprirebbero?

Scoprirebbero che Gesù non ha mai dato a nessun uomo l’incarico di sostituirlo, perché il suo unico Vicario è lo Spirito Santo e non abita quindi in Vaticano, ma nel cuore di tutti coloro che hanno accolto Cristo nella loro vita. Scoprirebbero pure che è contrario all’insegnamento di Cristo farsi chiamare “Santità” e “Santo Padre”. Scoprirebbero che le diverse manifestazioni della grazia di Dio, a cominciare dal dono eterno della salvezza, non si ricevono attraverso i sacramenti e le opere ma soltanto “per grazia mediante la fede” e che, quindi, non si deve far parte della chiesa per ricevere Cristo, ma occorre ricevere prima Cristo per poter far parte, poi, della Chiesa. Scoprirebbero che la Chiesa vera, quella fondata da Cristo, non è un’istituzione umana, non è uno Stato retto da una monarchia assoluta, ma è un organismo spirituale, è la comunità dei salvati, figli dello stesso Padre. Scoprirebbero, leggendo la corretta versione dei dieci comandamenti, che “chiese”, duomi, basiliche, cattedrali… non sono altro che templi pieni di idoli. Scoprirebbero che… e potrei continuare con altri illuminanti esempi.

Ma davvero papa Francesco è così “sciocco” da tirarsi la zappa sui piedi? Sicuramente no! Qualche volta, come domenica 5 marzo, egli parla come il più evangelico degli evangelici, mostrandosi disponibile ed aperto all’ascolto della Parola di Dio ed incoraggiandone la lettura; ma normalmente parla e si comporta da “papa”, basti pensare alla sua conclamata devozione per Maria e a tutta la ritualità pagana con la quale ha scandito lo scorrere dell’anno giubilare da lui stesso proclamato: un piede su una staffa ed un piede nell’altra, per cavalcare quel cavallo dell’ecumenismo e del sincretismo che galoppa sempre più veloce verso la religione universale che sarà strumento del regno dell’Anticristo.

E gli italiani? Useranno davvero la Bibbia come il loro cellulare? Sarebbe davvero bello che ciò  accadesse: ne vedremmo i benefici nella vita sociale, familiare, individuale e… nell’eternità. Temo, purtroppo, che nella grande maggioranza continui la deriva spirituale e morale, non tanto “per mancanza di conoscenza”, ma perché “la conoscenza” viene rifiutata (Os 4:6-7). Ciò non deve scoraggiarci dal continuare il nostro impegno nella diffusione della Bibbia… eterna, inerrante, infallibile Parola di Dio!