Una delle poche note positive dei giorni di Natale è rappresentata dalla ripetuta proposta di brani biblici che, anche quando letti in contesti spiritualmente inquinati, hanno la potenza, in quanto Parola di Dio, di portare frutto, sempre e comunque. Come ogni anno, sono stati ricordati i colloqui dell’angelo Gabriele con Maria, quelli di un angelo con i pastori, dei magi d’Oriente con il re Erode e così via. Ma di un colloquio, ben più importante, sembra essersi persa la memoria: quello fra il Cristo, Eterno Figlio, e Dio, Eterno Padre.

Fra le tante parole ricordate si sono così perse le più importanti: quelle pronunciate da Gesù. È l’autore della lettera agli Ebrei a ricordarcele: “...Cristo entrando nel mondo disse: «Tu non hai voluto né sacrificio né offerta ma mi hai preparato un corpo; non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: ‘Ecco, vengo’ (nel rotolo del libro è scritto di me) ‘per fare, o Dio, la tua volontà’»” (Eb 10:5-7). È Cristo stesso a commentare le motivazioni e gli obiettivi della sua migrazione dal Cielo alla Terra! Ma, prima ancora di vivere una migrazione da un luogo ad un altro, cioè di lasciare il luogo di origine per stanziarsi, anche se solo temporaneamente, altrove, egli ha accettato di far traslocare il suo essere infinito in un corpo finito come il nostro; ha accettato cioè di prendere il corpo preparato per lui dal Padre. Ma la sua non è stata soltanto una migrazione di luogo. Infatti è cambiata la sua posizione: da Dio Creatore egli ha accettato di diventare “creatura” e, soprattutto, da Signore dell’universo egli ha accettato di trasformarsi in “servo” (“spogliò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini”, Fl 2:7). Di conseguenza è cambiata anche la sua condizione: essendo ricco si è fatto povero” (2Co 8:9). Perché questa scelta? Nell’entrare nel mondo, Cristo ha avuto una sola motivazione: l’ubbidienza, la sottomissione al Padre (“Ecco, vengo per fare, o Dio, la tua volontà”). Così come ha avuto un solo obiettivo: compiere il progetto divino di salvezza dell’uomo peccatore, che nessun “sacrificio” e nessuna “offerta” avrebbero mai potuto realizzare. Nel migrare dal Cielo alla Terra Gesù ha avuto perciò come obiettivo il mio bene, il nostro bene, perché è soltanto attraverso il suo corpo offerto in sacrificio sulla Croce che noi possiamo essere perdonati, purificati, salvati. Questo egli ha annunciato “entrando nel mondo”!

La storia umana è stata caratterizzata per secoli da centinaia di fenomeni migratori, e continua ad esserlo ancora ai nostri giorni negli avvenimenti che scorrono sotto i nostri occhi. Singoli individui, famiglie, tribù, interi popoli che hanno lasciato il loro luogo di origine per stanziarsi altrove e sempre con un’unica motivazione (la difficoltà o l’impossibilità di sopravvivenza) e con un unico obiettivo: cercare altrove una situazione esistenziale migliore. La scelta dei migranti di ogni tempo (così come quella dei profughi dei nostri giorni) è sempre stata provocata dal sogno-desiderio di una vita migliore, quindi dal proprio interesse personale, dall’amore per se stessi. Pensando a questo, siamo commossi nel pensare all’amore di Gesù per noi: egli è stato, per noi e solo per noi, l’unico Migrante al contrario che la storia umana abbia conosciuto. Infatti egli ha lasciato il suo luogo d’origine (il Cielo) per scendere, pur se temporaneamente, in un altro luogo (la Terra) ben sapendo che sarebbe passato dal meglio al peggio, dalla ricchezza alla povertà, dalla gloria all’umiliazione. È soltanto grazie a lui che noi abbiamo vissuto la più straordinaria delle migrazioni: dalla “povertà” della perdizione e della morte alla “ricchezza” della salvezza e della vita.