Quali lezioni sintetiche possiamo raccogliere dal racconto di Mosè sulle disposizioni ricevute da Dio in merito all’istituzione della Pasqua? Perché anche queste disposizioni possono essere considerate, nel contesto della rivelazione biblica, come cristocentriche? Come mai oggi, per noi credenti in Cristo, la Pasqua non è una festa da celebrare una volta all’anno, ma da vivere tutti i giorni?

Premessa

 

Alcune considerazioni sul Faraone.

Nessun uomo è padrone di sé stesso: o è governato da Dio o da Satana.

Anche l’uomo più intelligente, brillante, il genio più elevato se non è governato dallo Spirito di Dio, è strumento nelle mani di Satana.

Faraone aveva ricevuto sufficienti evidenze per poter comprendere la follia del suo operato.

Quando non si crede alla verità, c’è efficacia d’errore, perciò si crede alla menzogna. Se non si vuole Cristo, si vuole Satana, se non si vuole il cielo c’è l’inferno.

 

Per l’uomo ribelle non c’è che una sentenza: la morte. L’uomo può indorare la pillola, decorare il corteo funebre e la tomba; ma la sostanza non cambia.

“Mose disse: «Così dice il Signore: ‘Verso mezzanotte io passerò in mezzo all’Egitto e ogni primogenito nel paese d’Egitto morirà’»” (Es 11:4-5).

 

 

Un’era nuova

 

“Questo mese sarà per voi il primo dei mesi; sarà per voi il primo dei mesi dell’anno” (Es 12:1).

Principio di una nuova vita con Dio è la nuova nascita in Cristo. Il passato non conta.

La redenzione è nel sangue di Cristo. Questo è il fondamento.

 

“Il decimo giorno di questo mese ognuno prenda un agnello per famiglia, un agnello per casa” (Es 12:3).

L’agnello doveva essere tenuto e nutrito in casa quattro giorni; poi, all’imbrunire, doveva essere sacrificato.

L’agnello è figura di Cristo (1Co 5:7, 1P 1:18-20).

Cristo fu sempre il primo pensiero di Dio; così da quando comincia a parlare o ad agire Dio non perde l’occasione per presentare in figura colui che occupa il primo posto dei suoi consigli. Così ogni cerimonia, ogni rito, ogni ordinanza e ogni sacrificio annunziava in anticipo “l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”.

 

 

Un’assemblea e un sacrificio

 

“Lo serberete fino al quattordicesimo giorno di questo mese e tutta la comunità di Israele, riunita, lo sacrificherà al tramonto” (Es 12:6).

Ogni famiglia doveva offrire in sacrificio un agnello. Non diversi agnelli, ma uno per famiglia. Così è nella chiesa: ognuno viene salvato personalmente per la fede nel sacrificio compiuto da Cristo.

 

“Poi si prenda del sangue d’agnello e lo si metta sui due stipiti e sull’architrave della porta delle case dove lo si mangerà. Se ne mangi la carne in quella notte; la si mangi arrostita al fuoco con pane azzimo ed erbe amare. Non mangiatelo poco cotto o lessato nell’acqua, ma sia arrostito al fuoco con la testa, le gambe e le interiora” (Es 12:7-9).

L’Agnello è:

1. Il centro dell’unità.

2. Il fondamento della pace.

 

“...quando io vedrò il sangue, passerò oltre” 
(Es 12:13).

Così, il sangue di Cristo versato sulla croce è il fondamento della salvezza del credente. Occorre semplicemente credere.

L’israelita come il cristiano forse non apprezza abbastanza il valore del sacrificio del sangue di Cristo, ma importa che sia Dio ad apprezzarne appieno il valore.

Inoltre, non importa quanto noi apprezziamo il sangue di Gesù, importa che è quel sangue che ci salva.

Spesso siamo più propensi a considerare più i frutti dello Spirito in noi che l’opera di Cristo per noi.

Così guardiamo più a noi e alle nostre opere piuttosto che al fondamento della nostra pace. Ma non sono le nostre opere che possono darci la pace.

Non è lo Spirito Santo in noi la nostra pace, ma l’opera di Gesù, completa ed eterna: “Ho compiuto l’opera che tu mi hai data da fare” (Gv 17: 4).

“È compiuto” (Gv 19:30).

Non è stato lo Spirito Santo a compiere il sacrificio per la nostra salvezza, benché sia lui a rivelarci Cristo ed a renderci capaci di comprendere e di gioirne.

Non è stata l’ubbidienza di Gesù a salvarci, ma la sua morte.

“Se il granello di frumento non muore non produce frutto, ma se muore…” (Gv 12:24).

 

 

L’Agnello centro dell’unità

 

Israele salvato dal sangue è una cosa, Israele attorno all’agnello è un’altra cosa. Quest’ultima figura rappresenta la comunione con Cristo e con il suo popolo. Tuttavia, il fondamento di una tale unione è e rimane il sangue di Gesù Cristo. Però non bisogna rimanere legati alle figure e alle ombre, perché la nostra comunione è con un Cristo vivente nei cieli. “Dovunque due o tre sono radunati nel nome mio, io sono in mezzo a loro” (Mt 18:20).

Lo Spirito Santo raduna, Cristo è il centro del raduno.

Lo Spirito Santo non raduna attorno ad una denominazione, ma attorno a Cristo.

 

 

L’agnello doveva essere arrostito

 

L’agnello doveva essere arrostito con la sua testa, le gambe e le interiora: tutto subì l’azione del fuoco ed in tutto Gesù fu trovato perfetto, nella sua intelligenza, nel suo cammino esteriore e nei suoi affetti.

Mangiarlo poco cotto o lessato avrebbe significato non fare il giusto apprezzamento di ciò che Cristo ha dovuto sopportare alla croce: la collera di Dio sul peccato.

Come doveva essere mangiato? Con pane 
senza lievito e con erbe amare. Il male (il lievito) non può essere unito alla comunione con Dio.

 

 

Salvezza e comunione

 

Non si è salvati perché abbiamo comunione con Dio, ma per il sangue di Gesù senza il quale ogni comunione è impossibile.

Quindi, non abbiamo una salvezza condizionale ma eterna. Ma non possiamo godere pienamente la salvezza se c’è del lievito nella nostra vita.

Il credente che ama il Padre esclude il lievito dalla propria casa.

Le erbe amare ricordano la sofferenza; per noi ricordano il prezzo che è stato pagato per la nostra salvezza e per la nostra redenzione: le sofferenze di Cristo.

L’abbigliamento

 

“Mangiatelo (l’agnello) in questa maniera: con i vostri fianchi cinti, con i vostri calzari ai piedi e con il vostro bastone in mano” (Es 12:11)

I fianchi cinti dimostravano che Israele era pronto per il servizio.

I calzari ai piedi dimostravano che Israele era pronto a lasciare la scena presente: l’Egitto, per conoscere e vivere la nuova realtà donatagli da Dio.

Il bastone in mano era l’emblema di un popolo che non si appoggiava su sé stesso.

 

 

Gli stranieri

 

Per far parte del popolo di Dio occorreva la circoncisione, che costituiva un’illustrazione dello spogliamento del corpo della carne. Quelli che sono nella carne non possono piacere a Dio. Per piacere a Dio occorre vivere “la circoncisione del cuore” (Ro 2:29): è questo cambiamento di condizione, frutto della fede, che permette anche agli stranieri di essere spiritualmente “Giudei”, di essere cioè parte del popolo di Dio.

La croce di Gesù è la linea di separazione fra la chiesa ed il mondo.

Non si può aver parte alle gioie dei riscattati dell’Eterno se non per mezzo della Croce di Cristo.

 

 

Conclusione

 

Noi credenti abbiamo motivo di festeggiare la Pasqua ogni giorno, perché Cristo ha pagato per noi. Festeggiando, ricordiamoci che il sangue ci chiama alla comunione con lui e tra di noi.

Nutriamoci ogni giorno di Cristo, l’Agnello. Pensiamo a quanto ha dovuto soffrire perché la salvezza fosse una realtà per noi uomini peccatori perduti. Viviamo la nostra vita senza lievito di amarezza. Siamo pronti sempre alla partenza.

Appoggiamoci a Gesù in tutte le manifestazioni della nostra vita.