Negli ultimi giorni di ottobre si svolto il terzo
Convegno Hnto che ha visto la partecipazione di un buon numero di credenti,
provenienti da diverse parti dItalia. Il Convegno, che ha visto
unincoraggiante presenza di giovani, ha costituito unoccasione preziosa per
porsi allascolto della Parola di Dio e per ricordare che egli ci chiama ad
essere accanto agli altri come lui stato ed accanto a noi. Tanti visi... uniti da un filo invisibile trascorso quasi un meserileggo i miei appuntisorrido e
la prima frase che riesco a scrivere questa: Ancora una volta uno
accanto allaltro. Scriviamo per raccontarvi unesperienza molto interessante
dopo aver partecipato, con tante altre persone al terzo Convegno HNTO svoltosi
a Poggio Ubertini dal 28 ottobre al 1 novembre e aver visto anime desiderose
di stare insieme allascolto della Parola di Dio. Ci sono visi ormai noti perch qui sono di casa data la loro profonda esperienza,
visi portanti
e fondatori del Convegno, visi giovanie giovanissimi che non fanno altro che
sorridere ma anche visi bagnati dalla commozione o dalla tristezza, visi
curiosi (forse un po timorosi?) di questa nuova esperienza insieme a visi
silenziosi, visi che si scaldano passeggiando nel parco grazie al bellissimo
sole che Dio ha voluto donarci oppure che arrossiscono nellintraprendere
movimentate partite a calcetto e ping pong, visi che timidamente o al
contrario con grande trasporto si impegnano a consumare gli squisiti cibi che
il gruppo di volontari della cucina ha preparato. Ecco, intorno a noi, lampia, riconoscibile o nascosta
diversabilit, di cui tutti fanno parte, ma un filo invisibile ci tiene legati,
tessuto dal pi grande Artista Creatore: nei momenti di riflessione in gruppo, durante
lo studio della Parola di Dio, mentre ascoltiamo le esperienze di alcuni
partecipanti, ma anche mentre chiacchieriamo intimamente; insieme scopriamo e
realizziamo che solo avvicinandosi di pi a Dio possiamo essere davvero Hnto
gli uni agli altri. Ancora una volta Dio ha mostrato il suo amore nei nostri
confronti attraverso lo studio della sua Parola: tematiche estremamente
attuali, considerate dai giornali e nei dibattiti pubblici, quali
laccettazione o la gestione (parola pericolosa!) della diversit, trovano la
loro illustrazione nellinsegnamento che Dio stesso d alle sue creature, con
accanto limportante soluzione che solo chi ci conosce fino in fondo sa dare ai
nostri dubbi e problemi; questa la grande differenza rispetto al contesto caotico
nel quale viviamo! Samuele Franca di Firenze, Franco Liotti di Colle val dElsa e Omar Stroppiana di Torino via Spontini ci hanno guidato in tre diversi ambiti,
tra loro collegati perch indirizzati alla riflessione
personale e al confronto di se stessi con il prossimo: ACCOLTI per
accogliere, INTEGRATI
per integrare ed
INCLUSI per includere. La nostra accoglienza dellaltro, per portare alla sua
integrazione e inclusione, deve seguire il principio dellamore fraterno Leggiamo nella parabola del figliuol prodigo di un padre
amorevole e di un figlio disubbidiente, per esemplificare le svariate vicende
familiari della quotidianit, gli uni contrapposti agli altriquando invece
dovrebbero completarsi a vicenda perch facenti parte di un unico progetto
damore. Tra molti casi, pi o meno vicini alla realt in cui
viviamo, ben viva la costante risposta esemplificativa di Dio, che tramite
Ges ci ha accolti, integrati e inclusi: perch non dovremmo fare questo tra di noi? Ognuno di noi sa e pu dire: Le mie ossa non ti erano nascoste, quando fui formato in
segreto e intessuto nelle profondit della terra. I tuoi occhi videro la massa
informe del mio corpo e nel tuo libro erano tutti scritti i giorni che mi erano
destinati, quando nessuno d'essi era sorto ancora (Sl 139: 15-16) e che a questo dev3e
tendere: ..affinch non siamo pi come bambini sballottati e portati qua e
l da ogni vento di dottrina per la frode degli uomini, per l'astuzia loro
nelle arti seduttrici dell'errore; ma, seguendo la verit nell'amore, cresciamo
in ogni cosa verso colui che il capo, cio Cristo. Da lui tutto il corpo ben
collegato e ben connesso mediante l'aiuto fornito da tutte le giunture, trae il
proprio sviluppo nella misura del vigore di ogni singola parte, per edificare
se stesso nell'amore (Ef 4: 14-16)- Per mettere direttamente in pratica ci su cui il Signore ci
ammaestra abbiamo la possibilit di ascoltare fratelli e sorelle con un
particolare dono, i quali hanno deciso di servire Dio partendo dalle loro abilit
confrontandole con quelle degli altri! Forme di comunicazione diverse Nei momenti trascorsi insieme al Convegno, dedicati ad
attivit laboratoriali, la parola non udita diventata gesto, grazie alla
Lingua Italiana dei Segni e la parola non pronunciata si tradotta in Mimo: il
messaggio pu passare dal mittente al ricevente carico di sentimenti e di
emozioniche poi diventano immagine e suono per esprimere ancora meglio il
proprio vissuto. Ci che pi stato interessante scoprire che lo studio della
LIS, lAttivit Teatrale, la Musicoterapia e la creativit nel Fumetto sono doni che Dio ci ha dato per trasmettere, tra noi, le
sue profonde verit e le sue amorevoli promesse: levangelizzazione passa
attraverso molteplici mezzi, che percorrono per sempre lunica strada, che
la Parola di Dio. Nel mio quaderno degli appunti trovo alcune foto e qualche
foglio scritto da me, come facevo da piccola quando scrivevo il mio diario
segretoma questa volta, al Convegno, in alcuni momenti ci siamo seduti uno
Hnto allaltro e abbiamo deciso che quelle pagine di diario potevano servire
luno per laltra perch erano espressione di una viva esperienza; tante volte
si pensa Queste cose capitano soltanto a me!, ma dopo quei momenti di ascolto e
riflessione passati insieme io posso dire: A me successo questo, e a te?
Puoi aiutarmi? Io, se vuoi, posso aiutare te. Accolti da Dio Spero che la prossima volta, anche tu che hai letto questo
nostro racconto possa essere Hnto a me, perch ne abbiamo bisogno e perch
accanto a noi ci sar il Signore. Queste le parole del ritornello di un canto che ci ha
accompagnato giorno per giorno al Convegno e che oggi, rileggendole, ci
riportano alla mente tante esperienze difficili, perch non bisogna far finta
che non sia cos o non avere il coraggio di ammetterlo, ma contemporaneamente
realizziamo che per tutte queste esperienze di cui abbiamo avuto conoscenza, il
Signore ha provveduto un positivo esito, per la Sua Gloria. Per quello che sei, Dio ti ama. Per ci che non hai, Dio ti dona. Cos come sei, Dio accoglie proprio te. Per quello che sei, io ti amo. Per ci che non hai, io ti dono. Cos come sei, io accolgo proprio te. Lidia e Chiara Scarano (Assemblea di Santhi, VC) Alberto Masuello (Assemblea di Piverone, TO) Durante il Convegno diversi partecipanti hanno condiviso
le loro esperienze nel cammino con il Signore. Esperienze che, come nel caso di
questa prima che pubblichiamo, il Signore ha usato per cambiare radicalmente
una visione di vita e per aprire le porte a nuove opportunit di testimonianza
e di esercizio dei propri doni. LA VISIONE DELLA VITA COMPLETAMENTE
TRASFORMATA! Da 5 anni sono volontaria presso lospedale pediatrico Meyer
di Firenze e pi precisamente nel reparto di Oncoematologia. Come nata questa attivit? Vivevo in quel periodo una grande frustrazione data dal
fatto che sapevo di avere dei doni da parte del Signore, ma nonostante fossi
nata e cresciuta in una chiesa evangelica, sentivo che non li stavo adoperando
o almeno non vedevo la possibilit di poterli esprimere allinterno della mia
comunit per svariate ragioni. Questo ha fatto s che iniziassi un percorso di ricerca e
preghiera con il Signore perch la frustrazione stava crescendo sempre di pi. Un giorno, in attesa davanti ad un ufficio, leggo su un
anonimo giornale della citt un minuscolo trafiletto dove veniva detto che un
tal giorno sarebbe iniziato un corso gratuito di formazione per persone
interessate a fare volontariato nellospedale pediatrico di Firenze. Ho chiamato e mi sono segnata a questo corso di formazione
che durava due mesi, concentrato nel giorno di sabato. Premetto che non sono una che si butta facilmente nelle
novit, ma in quelloccasione mi sono veramente sentita guidata a segnarmi al
corso. Ogni volta che condivido qualcosa riguardo a questa mia
attivit, dico sempre che valeva la pena anche solo seguire il corso che
stato interessantissimo e stimolante sotto molti punti di vista. Una giornata impossibile da dimenticare I sabati erano giornate piene (dalla mattina alla sera) ed
erano guidate da medici, psicologi e vari operatori dellospedale pediatrico. Alla fine del corso (saremo stati una quarantina di
volontari) arrivato il giorno che ci ha visti entrare per la prima volta nel
reparto di Oncoematologia (ovviamente non tutti insieme ma scaglionati nel
tempo) e cio il reparto dove si curano bambini e adolescenti malati di
leucemie e di tumori infantili. Non dimenticher mai quel giorno e lo stupore che ho provato nel
vedere tutte quelle testoline pelate attaccate a macchine pi grandi di loro,
ma la meraviglia pi grande stata nel constatare quanti bambini si ammalano
di tumore! Dopo quel giorno almeno la met delle persone che avevano
frequentato il corso se ne sono andate, perch, eravamo stati avvisati, un
conto parlarne, un altro vivere vicino a chi soffre es tanti miei
compagni di corso non ce lhanno fatta. Da quel momento cominciata per me unavventura che ha
radicalmente cambiato il mio modo di vedere la vita e il Signore mi ha insegnato e mi
sta insegnando lezioni fondamentali per me. Grazie alla formazione ricevuta e alladerire
allassociazione Noi x Voi della quale appunto faccio parte come volontaria, sono
potuta entrare in questo reparto dove nessuno pu accedere a meno che non sia
genitore del bambino malato, familiare molto stretto o personale ospedaliero. Questo limite viene dal fatto che i bambini-ragazzi
ricoverati vengono sottoposti a cure chemioterapiche che inducono nei pazienti
bassi valori del sistema immunitario, con conseguente aumentata possibilit di
essere contagiati da qualsiasi altra banale malattia. Anche un semplice
raffreddore o mal di gola pu essere loro fatale. Infatti se un volontario non in perfetta salute sa che
quel giorno deve saltare il suo turno di visita perch metterebbe in pericolo i
pazienti ricoverati. In ospedale e a casa I volontari della Noi x Voi possono scegliere fra essere
volontari di reparto o essere volontari domiciliari. Nel primo caso si frequenta il reparto una volta alla settimana per due
ore, la sera, per far visita ai ragazzi ricoverati e dare un po di sollievo ai
loro genitori che, se lo desiderano, possono cos uscire o comunque
allontanarsi anche per breve tempo dalla stanza nella quale stanno rinchiusi
per giorni interi, avvolti da un dolore molto grande. l volontariato domiciliare comporta invece laffidamento di
una specifica famiglia da seguire in tutto il percorso di assistenza del loro
figlio, che normalmente dura dallanno in su. Questultimo tipo di lavoro
ovviamente molto pi coinvolgente rispetto al reparto, dove abbiamo la possibilit di
incontrare un maggior numero di pazienti, ma in modo pi fugace e superficiale. Il volontariato domiciliare permette di instaurare con la
famiglia un rapporto molto pi intimo e stretto, tale da portare ad una
significativa condivisione di tanta sofferenza. Io ho scelto di essere una volontaria domiciliare quasi da
subito perch sapevo di preferire i rapporti a lungo termine, quelli dove cՏ
la possibilit di costruire qualcosa di duraturo, macerto non sapevo bene a
cosa stavo andando incontro. Esperienze totalmente coinvolgenti! In questi cinque anni ho avuto il grande privilegio di
vivere a stretto contatto con cinque famiglie che hanno arricchito la mia vita
in modo indescrivibile. Let di questi cinque ragazzi-bambini era fra i 4 e i 18
anni epurtroppo devo dire che solo uno fra questi cinque ancora in vita Questo significa che con quattro di queste cinque famiglie
ho fatto un percorso quasi giornaliero che si concluso con la perdita pi
terribile per un essere umano e cio la perdita del proprio figlio. Ho vissuto con queste famiglie
tante ore delle mie giornate. Ho imparato che la vita di queste famiglie dopo una diagnosi
cos terribile praticamente si ferma. Spesso vengono sradicati dalla loro citt
e dalla loro casa. A volte la famiglia viene separata perch, se non sono di
Firenze, semmai qui arriva la mamma con il figlio malato (dove – ricordo
– resteranno per un anno ma anche di pi) mentre il padre resta a casa
con gli altri figli e con il lavoro da portare avanti (anche qui ci sarebbe
tanto da dire sulle immense difficolt pratiche-emotive di chi deve restare a
casa lontano dal figlio malato, cercando di gestire tanti altri problemi con i
quali semmai non si era mai interfacciato prima). Iniziano problemi anche economici, perch raramente ho
incontrato famiglie agiate in queste situazioni e quindi si perde il lavoro, a
volte la casa. Insomma potete immaginare quanti problemi ruotano intorno a
queste situazioni. Quello quindi che ho fatto negli anni per queste famiglie
sono state tante cose pratiche anche perch arrivano in una citt che non
conoscono, vengono messi in appartamenti che lAssociazione mette a loro
disposizione e devono in qualche modo iniziare una nuova vita in un posto che
non hanno scelto, dove non conoscono nessuno e nella pi completa disperazione. Il valore di essere HNTO anche senza parlare! Il volontario diventa quindi una delle poche ancore alla
quale sanno di potersi aggrappare, diventa la persona a loro disposizione per
qualsiasi tipo di necessit. In questi anni ho quindi avuto la possibilit di vivere
tanti momenti con queste famiglie, ci sono state delle volte che ho solo lavato
la montagna di piatti che si era accumulata in quella casa a causa della
disperazione, altre dove siamo andati insieme a fare la spesa o a sbrogliare
una delle tante pratiche burocratiche che ruotano intorno a queste storie ea
volte ho avuto anche lopportunit di parlare, ma credetemi che essere l
contava molto di pi di tante mie parole. Allinterno di questi cinque percorsi, in modi diversi
perch ogni famiglia aveva esigenze ed estrazioni culturali diverse, ho
imparato una lezione fondamentale per la mia vita: troppo spesso noi credenti
crediamo che testimoniare Cristo significhi parlare. Crediamo che essere testimoni implichi principalmente poter
raccontare a parole quello che Dio ha fatto per noi, come siamo arrivati a lui
ecc... Ma il Signore mi ha messo a testimoniare di lui proprio in
un posto dove le parole devono essere pochissime e molto ponderate. Come fai a dire a dei genitori che vedono il proprio figlio
soffrire in modo indicibile giorno dopo giorno (perch le cure chemioterapiche
sono difficilissime da sopportare, provocano fortissime nausee, vomito,
mucositi nelle parti pi delicate della persona e quindi grande dolore e tanto
altro), che sono impotenti davanti al loro piccolo dilaniato da tanta
sofferenza e che sanno benissimo che alla fine di quel tunnel incredibile
potrebbe anche non esserci la guarigione, ma la morte... come fai a dire loro
che Ges li ama? Come fai a dire ad una mamma,che sta cercando di riscaldare le
manine del suo piccolo che se ne appena andato... che Dio la ama? Una fede provata cresce e si esprime in un amore
fatto di azioni concrete Vi confesso che in alcune occasioni che ho ben presenti
nella mia mente e che non potr mai dimenticarela mia fede stata messa a
dura prova, ma
grazie a Dio per questo perch attraverso quei terremoti interiori la mia
fede cresciuta e si rafforzata e sto imparando che essere testimoni di Dio ha molto pi a
che fare con lessere che con il dire. La mia fede con queste persone si espressa in modi molto
concreti e in quel momento sapevo di essere la mano di Cristo, la sua carezza,
le sue braccia che stringevano, le sue lacrime. stato in quei momenti che allora ho ricevuto forse qualche
domanda anche se credetemi molto scomoda. stato allora che cՏ stata la possibilit di parlare di
Dio sempre con molta delicatezza e di dire qualcosa ad una madre che gridando
di dolore e in lacrime mi chiedeva perch, perch Dio la stava punendo cos,
cosa aveva fatto di male, lei che aveva sempre aiutato gli altri, che si era
sempre messa a disposizione dei pi deboli, che andava sempre in
chiesaperch ora Dio le aveva portato via il suo amato figlio di 18 anni
dopo due di sofferenza inenarrabile? Nessuno di noi ovviamente ha risposte certe e
preconfezionate a queste domande e ringrazio Dio perch la difficolt di quelle
circostanze mi ha fatto capire ancora meglio quanto poco noi possiamo fare se
non ESSERCI, STARE CON. La conferma che il messaggio dellesserci pi forte di
tante parole mi anche venuta da un messaggino che ho ricevuto solo poco tempo
fa dalla mamma di Giacomo, un meraviglioso bambino di quattro anni che tre anni
fa se ne andato. Questa famiglia ha abitato in un appartamento che la mia
chiesa ha messo a disposizione del Meyer per circa un anno e mezzo. Io ero la loro volontaria e la chiesa sapeva che se qualcuno
voleva affacciarsi per portare una torta, un po di frutta o qualsiasi altro
pensiero lo poteva fare non andando molto oltre, perch i valori di Giacomo
erano sempre troppo bassi e poche persone dovevano entrare. Proprio qualche giorno fa lei mi ha scritto: Vi voglio bene come sempre e sempre siete nei miei
ricordi e pensando allamore, voi e Vigna Vecchia giungete e allora credo ed ho
fiduciavoi siete stati tutti la mano di Dio e quando sopraggiunge lo
sconforto, il pensiero dei fratelli di Vigna Vecchia diventa la carezza, la
consolazione, la possibilit di respirare oggi come allora quando manca
laria. Questo quello che arriva alle persone quando CI SIAMO. Quando decidiamo di voler
percorrere davvero un pezzo di strada con chi il Signore ci mette vicino. Provate a rileggere i numerosi passi del Nuovo Testamento,
riscoprendo quanto volte il Signore ci invita a fare azioni concrete che mostrino la nostra fede; uno
fra tanti lo troviamo in 1Giovanni 3-18: Figlioli, non amiamo a parole
n con la lingua, ma con i fatti e in verit. Certo amare con i fatti implica una bella dose di
sofferenza che ci viene richiesta di portare, ma credetemi ne vale la pena, non
perch noi siamo bravi e abbiamo tanto da dare, ma perch il Signore ha
tanto da insegnarci! Laura Brandoli Franca (Assemblea di Firenze) |