La ricorrenza del centotrentesimo anniversario
dellapertura della sala di culto di via della Vigna Vecchia ha offerto
allassemblea di Firenze lo spunto per ripercorrere i 170 anni trascorsi dagli
inizi del movimento di risveglio delle Assemblee. Ripercorrere la storia
passata stata una preziosa occasione dincoraggiamento a lodare il Signore
per la sua fedelt e a essere ancor pi impegnati nella testimonianza della sua
Parola. Secolo di rivoluzione religiosa veramente il decimo
nono, bench non possa mostrare le cime dorate dun Sinai diverso dal Semitico. Esso fu, difatti, il secolo che
vide levangelismo italiano emergere dalle nebbie della clandestinit in cui
gli oscuri secoli della Controriforma lo avevano confinato. Mi piace aprire questo breve resoconto citando le parole con
cui si apre il primo capitolo del libro appena pubblicato dalle edizioni GBU La
Chiesa degli Italiani – Allorigine dellEvangelismo risvegliato in
Toscana, un lavoro
che sinserisce allinterno di una serie di iniziative che lassemblea di
Firenze, Via della Vigna Vecchia, ha proposto alla cittadinanza, e a tutte le
persone interessate, per ricordare i 130 anni dallapertura al culto pubblico
dei suoi locali, tanto ricchi di storia e di fede. Alcune coordinate Prima di scendere nei dettagli, sar forse il caso di
fornire alcune coordinate fondamentali: Fra il 1835 e il 1836 il conte Piero Guicciardini, nobile fiorentino discendente di
unantica, illustre famiglia (la stessa che ha regalato alla nostra nazione la
figura del celebre storico, coevo di Machiavelli, Francesco Guicciardini) fece
lesperienza della nuova nascita, come egli stesso ricorder molti anni dopo facendolo
scrivere sulla sua epigrafe tombale. uno dei primi Italiani - dai tempi della
Riforma del XVI Secolo - a fare questa esperienza e a testimoniarlo
pubblicamente. Per diversi anni le autorit alternano a fasi di relativa tolleranza verso gli acattolici (e, nel caso specifico, verso quella
che nei verbali della polizia viene definita la setta degli Evangelici), periodi di aperta persecuzione. In Toscana, in particolare, il punto di svolta segnato dal
1849: il Granduca Leopoldo II – che aveva ereditato uno degli Stati Italiani pi liberali,
almeno sulla carta (il primo stato al mondo ad aver abolito listituto della
pena di morte) - costretto, a causa dei moti insurrezionali che nel 1848-
1849 colpiscono anche il suo principato a fuggire a Gaeta. La medesima sorte
era toccata, a Roma, al papa Pio IX, e nei circa due mesi di comune esilio a
Gaeta il secondo esercit un influsso non trascurabile sul primo che, rimesso con la forza delle armi
austriache sul trono di Toscana, a ci spinto anche dalle insistenze dei
generali che gli avevano restituito il regno, si prodig - contro il parere del
suo stesso primo ministro e di molti membri del suo governo - per abrogare
tutte le riforme liberali dei suoi predecessori, sulle cui orme lui stesso era
parso, in un primo momento, volersi timidamente incamminare. E - manco a dirlo
- la prima vittima di tale svolta reazionaria fu proprio la libert di
culto. Per i
sudditi evangelici (ed anche per gli Ebrei) della Toscana Granducale, i
dieci anni che vanno dal 1849 al 1859 furono anni di vera persecuzione, in cui la fede in Cristo e il
possesso o la lettura della Bibbia in Italiano potevano costare molti anni di
carcere e di lavori forzati, pesantissime discriminazioni, in qualche caso
lallontanamento dei figli oppure - per i pi fortunati (e pi ricchi) - lesilio. Con lunificazione italiana venne estesa anche alla
Toscana la tolleranza che agli acattolici veniva assicurata dallo Statuto Albertino: sia pure con gradualit e con
diverse restrizioni, fu possibile uscire dalla clandestinit ed iniziare a
radunarsi liberamente. Per circa ventanni questo avvenne in abitazioni private
o in stanze prese in affitto, con difficolt di vicinato e notevole esborso di
denaro. Il 7 novembre 1880 venne finalmente inaugurata la sala di culto di via della
Vigna Vecchia dove tuttoggi, a 130 anni di distanza, si riunisce lassemblea
di questa citt. Poco pi di 10 anni dopo, nel 1891, per assicurare e regolare il
possesso di tale propriet anche di fronte alle autorit e alle leggi dello
Stato, i fratelli di questa comunit costituirono lEnte Morale - quello strumento che, superate le
iniziali diffidenze, si sarebbe rivelato di notevole utilit per la gestione
delle propriet immobiliari delle varie assemblee che via via venivano
costituendosi anche nelle altre regioni della Penisola. Per ricordare quellinaugurazione avvenuta nellormai
lontano 1880, sono state proposte da parte della nostra Assemblea diverse
iniziative: 1. Una serata musicale dedicata ai rapporti tra innografia evangelica (con
particolare riguardo alla figura di Teodorico Pietrocola Rossetti, autore dei
testi di tanti dei nostri inni) e opera lirica 2. Una visita guidata ad alcuni luoghi storici del cristianesimo primitivo e
dellevangelismo fiorentino. 3. La pubblicazione di un libro sulla storia sia dei locali, sia -
cosa ben pi importante - della comunit che questi locali ha utilizzato nel
corso dei passati 130 anni per testimoniare Cristo alla citt di Firenze,
nonch delle dottrine e delle convinzioni bibliche che furono alla base del
movimento. 4. Una tavola rotonda in cui stato presentato questo libro dedicato alla
nascita dellassemblea di Firenze e alle figure del Conte Piero Guicciardini e
di Teodorico Pietrocola Rossetti 5. Lallestimento di una mostra di alcuni testi e documenti
selezionati dallarchivio della chiesa, corredati da una serie di pannelli
esplicativi dove si cercato di raccontare la nascita di questa comunit e
il contesto storico, culturale e spirituale in cui essa si sviluppata. Perch occuparsi di storia? Prima di proseguire cercando di ripercorrere brevemente
queste iniziative, importante rispondere a questa domanda che ci siamo posti
anche come chiesa nelle fasi che hanno preceduto questi eventi. Chiaramente
limpegno profuso nellallestimento di una simile iniziativa stato enorme. Ha senso, ci si potrebbe chiedere e ci si chiesto,
dedicare tante energie per un evento dove si parla di storia, e di una storia
tutto sommato relativamente recente come la nostra? Al di l della scelta che poi stata fatta, chiaro che le
idee su questo punto e sulla risposta a tale quesito sono rimaste differenti. La risposta che qui provo a proporre quella che a livello
personale mi sono dato, ma che ritengo possa essere condivisa come spunto di
riflessione comune. Penso che una comunit come la nostra possa vedere, la
storia come un talento donato da Dio: lo si pu sotterrare, oppure far fruttare alla gloria del
Signore. Ogni dono che il Signore fa, ai singoli credenti, come alle comunit,
deve essere trattato con quel riguardo e quelloculatezza con cui il Signore ci
dice che devono essere usati i suoi doni. Una comunit come quella di Firenze: si riunisce in un
locale che uno dei luoghi di culto cristiani pi antichi della citt
(ledificio dove ora sorge la nostra sala, infatti lantica chiesa di
S. Apollinare,
una struttura presumibilmente bizantina, risalente al V o VI secolo d. C.),
stata sede per una cinquantina danni, nel XVIII Secolo, del tribunale e del
carcere dellInquisizione; ed stata successivamente scelta quale propria sede da una delle pi
antiche comunit evangelica di lingua Italiana non soltanto di Firenze, ma,
probabilmente, di tutta lItalia. Ma n io, n alcuno di quanti oggi fanno parte di questa
chiesa hanno chiesto una simile storia. Nessuno di noi ha scelto di portare la
responsabilit di un tale passato. uneredit che per qualcuno di noi pu essere piacevole, per qualcun
altro ingombrante. Ma certamente nessuno di noi lha scelta o voluta. Ce la
siamo trovata, e, nel bene come nel male, dobbiamo gestirla. Il modo migliore per farlo resta quello di metterla a frutto
per la gloria di Dio. Possiamo vivere e percepire questa storia come qualcosa
di opprimente, oppure come unopportunit per avvicinare a Cristo e allEvangelo
persone che forse sarebbero difficilmente raggiungibili per altre vie che forse a molti di noi sono pi
familiari. Non credo inoltre di dover fare pi di un accenno al primo
testo che probabilmente verrebbe in mente, vale a dire Ebrei 12:1, che si riferisce
chiaramente a dei testimoni, quasi sempre tratti dalla storia biblica; ma per
il quale lappli- cazione anche alla storia successiva penso sia legittima. Di nessuno dei testimoni ricordati nel precedente capitolo
11 scritto che fossero stati esenti da errori, o che fossero una sorta di
super-credenti; anzi, il senso del capitolo proprio che ogni credente
dovrebbe prenderli ad esempio per il proprio cammino di fede. Non si tratta di eroi della fede, bens, secondo la Scrittura, di testimoni e tali sono stati anche - pur con i
loro limiti e gli sbagli, o anche i peccati, che possono avere commesso - i
credenti vissuti dopo di loro e dopo la chiusura del canone; in questo senso
vale la pena ricordarli, e anche la loro vita e il loro percorso di fede pu
essere per noi motivo di interesse e di incoraggiamento. La chiesa degli Italiani in mostra Al di l dei singoli eventi che abbiamo organizzato e
proposto, il vero punto di forza delliniziativa stata, almeno secondo la mia
personale impressione, la mostra su La chiesa degli Italiani, che ci ha consentito di tenere la
nostra sala di culto (un edificio, lo ricordiamo, storico e ben conosciuto
della citt) aperta al pubblico per circa tre settimane. Diversi credenti della nostra
chiesa si sono alternati nellaccoglienza ai visitatori, e le conversazioni
avute sono anche state un momento importante di testimonianza. Si pu ben
comprendere come non sia difficile, parlando del Conte Guicciardini, che
scrisse di aver conosciuto la salute per grazia e non a cagione delle
opere, ma cagione delle opere, e che fece scrivere sulla sua epigrafe tombale, nel 1886,
di essere nato di nuovo 50 anni prima, nel 1836, spiegare cosa vuol dire salvezza
per grazia senza le opere e nuova nascita. Ma procediamo con ordine. La mostra si componeva di dieci pannelli esplicativi, e in
corrispondenza di ciascun pannello era stata abbinata una bacheca con lespo- sizione di diversi libri e documenti darchivio dellepoca. Si tratta tutto di materiale proveniente dallarchivio della
nostra comunit, che documenta quindi gli interessi, le letture, gli
orientamenti e le vicende che caratterizzarono i credenti che hanno
testimoniato nella nostra citt. Il percorso che abbiamo proposto cos articolato: Dalle fratellanze educative alle fratellanze cristiane. Il primo (in senso cronologico) interesse del Conte
Guicciardini fu educativo; nella citt di Pisa era gi attiva da alcuni anni
uneducatrice che dalla Svizzera, per motivi di salute, si era dovuta
trasferire in Toscana: era una lontana discendente di una delle famiglie che,
nel XVI secolo, erano state costrette a scappare da Lucca e a rifugiarsi a
Ginevra per avere aderito alla Riforma, andando a formare quella comunit
Italiana che avrebbe annoverato fra i suoi membri pi illustri anche Giovanni
Diodati. Si chiamava Matilde Calandrini ed era, al pari dei suoi antenati,
una credente. toccante leggere la testimonianza di alcuni contemporanei che
lavevano osservata (senza che lei se ne rendesse conto) mentre pregava,
rimanendo colpiti dalla forza e dallardore del suo pregare. E proprio la
Calandrini aveva consigliato al Guicciardini, di attingere alla Bibbia, e in
particolare alle parabole di Ges, quando fosse stato a corto di idee per i
racconti sui quali far esercitare a leggere i ragazzi. Il Guicciardini rimase molto colpito quando scopr che nella
ricchissima biblioteca del suo palazzo la Bibbia era assente, e che ci era anche dovuto al
sospetto con cui la censura ecclesiastica riguardava a questo libro; la
ricevette in dono da Raffaello Lambruschini (altro intellettuale interessato ad
una riforma sia del sistema scolastico toscano sia, in quegli anni, della
chiesa), e quello fu linizio del percorso che lo port ad accettare il
Signore. La nascita di una comunit. Se per qualche anno egli frequent le riunioni della chiesa
svizzera di Firenze (fin dalla fine del XVIII Secolo in Toscana - come in
diversi stati Italiani - era stata consentita lapertura di alcuni luoghi di
culto non cattolici riservati per agli stranieri presenti sul territorio; ma
non era consentito che le varie funzioni fossero svolte in lingua Italiana n
agli italiani era consentito parteciparvi), a partire grosso modo dal 1845
inizi ad adoperarsi per la nascita di una comunit italiana, e - secondo la
sua stessa testimonianza – nel 1849 per la prima volta questi credenti si
riunirono per rompere il pane. Gli anni della persecuzione e dellesilio. Nel corso dei moti rivoluzionari del 1848-49 il Granduca di
Toscana Leopoldo II, fu costretto ad abbandonare la Toscana, dove venne
instaurato un governo provvisorio rivoluzionario e a rifugiarsi a Gaeta. La
stessa sorte era toccata al papa Pio IX che, come gi detto, esercit un
fortissimo influsso sul Granduca. Questi, tornato sul trono di Toscana,
inaugur una brusca svolta reazionaria: ripristin la pena di morte, abrog la
Costituzione che aveva precedentemente promulgato, stipul un concordato con la
chiesa cattolica e cerc di limitare in ogni modo la gi scarsa libert di
culto che esisteva. Per circa dieci anni, fino al 27 aprile 1859 quando fu
costretto a lasciare la Toscana - e questa volta definitivamente - Ebrei ed
Evangelici andarono incontro a persecuzioni terribili. Guicciardini, sorpreso a leggere la Bibbia in italiano
insieme ad alcuni credenti, venne arrestato, e dovette andare in esilio. La
sorveglianza sui cristiani si fece attenta e capillare; essi dovevano riunirsi
nella clandestinit, in piccoli gruppi e lontano dai centri abitati, ma anche
cos venivano scoperti ed arrestati. Ma anche nel suo esilio londinese, il Guicciardini continu
a pensare allItalia, a sognare levangelizzazione degli Italiani, e conobbe
quello che diventer il suo pi prezioso collaboratore in tale opera: Teodorico
Pietrocola Rossetti,
patriota del mezzogiorno dItalia che pure era fuggito in Inghilterra dopo
essere stato condannato a morte per la sua partecipazione ai moti di Napoli e
di Parigi. Il ritorno dallesilio. Lunificazione italiana ebbe - fra gli altri effetti -
lapplicazione dello Statuto Albertino in vigore nel Regno di Sardegna (e che
prevedeva la tolleranza verso gli acattolici), e dunque lin- staurazione anche in Toscana di una moderata libert di
culto. I credenti
uscirono dalla clandestinit, anche se dopo i primi tentativi di riunioni
pubbliche di evangelizzazione, tanto il primo ministro del governo provvisorio
di Toscana (Bettino Ricasoli), quanto il Cavour (entrambi con simpatie verso
gli Evangelici e amici personali del Guicciardini) finirono col proibire questo
tipo di incontri per evitare tumulti, cosa che convinse il Guicciardini a
tornare in esilio, non senza aver prima scritto una lettera durissima al
Ricasoli, che rispose, con non minor durezza, di non essere evangelico ma di
ritenere di aver giovato alla causa dellEvangelo pi di quanto avrebbe fatto
consentendo quelle riunioni. Segu una risposta del conte che molto
significativa: Per me - scrisse - tutti coloro che rendono onore al Signore credendolo Dio
manifestato in carne, che ha salvato luomo non per merito ma per grazia, tutti
sono miei fratelli. Costretti a avere delle propriet. Lacquisto del locale dove ancora oggi ci riuniamo, che fu
aperto al pubblico il 7 Novembre 1880, costitu certamente un punto di svolta
importante, anche se non fu privo di difficolt; il Guicciardini stesso (che
pure avrebbe dato un aiuto concreto anche piuttosto generoso) si era in un
primo momento detto perplesso sullidea che acquistare un locale di culto fosse
una scelta saggia; si dovr aspettare il 1891 perch il possesso legale della
chiesa venisse regolarizzato di fronte alla legge tramite la costituzione di un
Ente Morale. Oltre alla sala di culto si devono almeno ricordare i due carati
del cimitero Evangelico degli Allori, nella cui edificazione alcuni membri della
comunit ebbero parte attiva ed importante, e che pure vennero intestati
allEnte. Opere varie, contatti con le altre comunit e
difficolt di comprensione con le altre, specialmente coi Valdesi. Alcuni pannelli sono stati dedicati alla vita della comunit
nellultimo quarto del XIX secolo, dove i temi importanti sono da una parte il
coinvolgimento in varie opere di tipo sociale e assistenziale, rivolte
soprattutto agli orfani e ai poveri, dallaltro alcune incomprensioni che
vedranno a volte protagoniste, per lappunto, le due comunit evangeliche
Italiane pi antiche: le Chiese Libere, per lappunto, e i Valdesi, che in
Piemonte, soprattutto nelle loro storiche Valli, sono presenti fin dal Medio
Evo, ma che iniziano un lavoro organico di evangelizzazione in Italia pi o
meno negli stessi anni. Il periodo fascista e il dopoguerra. Un pannello accenna al ruolo importante (pur fra luci ed
ombre) svolto dallEnte Morale, nato a Firenze, sotto il Fascismo, e nel
dopoguerra, quando giunsero i primi aiuti per la ricostruzione e riprese
lattivit di predicazione dellEvangelo dopo quel nuovo tempo di persecuzione.
In particolare in questo periodo sar per la prima volta organizzato a Firenze
il servizio dellEvangelo alla Radio. Gli eventi 1. Fede e Opera Lirica. Il primo evento stato abbastanza nuovo, rispetto ad
altri tipi di iniziative musicali; stato per generalmente piuttosto
apprezzato. Alla base delliniziativa cՏ una tesi che naturalmente
sarebbe ancora tutta da esplorare e anche da dimostrare. La premessa che
dalla fine del XVIII secolo i meccanismi che regolano la censura subiscono
alcune significativi cambiamenti: solo le opere di contenuto espressamente
religioso o teologico sono sottoposte alla censura ecclesiastica; mentre per tutte
le altre opere sono ormai i sovrani ad assumere in prima persona - tramite loro
funzionari - la responsabilit. Questo fa s che fosse molto pi semplice
– o meno complicato – veicolare contenuti di tipo biblico, o
perfino di storia protestante (ci che sarebbe stato del tutto impossibile in
un trattato espressamente teologico) attraverso uno spettacolo, come il
Melodramma, che peraltro negli Stati Italiani godeva di una grandissima
popolarit. Al tempo stesso gli autori degli inni pi amati nelle nostre
comunit, non erano insensibili al fascino della musica che in quegli anni
godeva di tanto successo. Uno dei primi innari – pubblicato in Svizzera
ma distribuito anche in Italia dalla Casa Ricordi – porta il titolo
neutro di Canti popolari, e in effetti alterna a pi o meno celebri brani dopera
alcuni di quelli che poi sarebbero diventati alcuni dei nostri inni pi amati.
Ed egualmente incredibile quante opere tra la fine del XVIII secolo e il
primo XIX secolo mettano in scena episodi tratti dalla Bibbia, dalla storia
della Chiesa primitiva, e perfino dalla storia protestante. Partendo da questa premessa – avvalendoci anche
dellaiuto prezioso di Daniele Spini, un fratello che non frequenta la nostra
comunit, e che insegna Storia della Musica presso il Conservatorio di Firenze,
e della corale della chiesa evangelica coreana che ospitiamo nei locali della
nostra chiesa – abbiamo proposto diversi inni noti e meno noti, molti dei
quali sfruttano la musica dei pi celebri operisti del tempo (Giovanni
Paisiello, Gioacchino Rossini, Saverio Mercadante, Dmitry Bortniansky) –
ad alcune scene dopera dove il riferimento alla storia protestante o alla
Bibbia esplicito
(Stiffelio, Mos, Lucia di Lammermoor, I Puritani, Linda di Chamounix, Gli
Ugonotti, Nabucco). Unini- ziativa – a detta di tutti coloro che vi hanno
assistito – fra le pi riuscite della nostra festa; avendola vista dalla
parte degli organizzatori posso solo dire di avere fatto fatica a trattenere la
commozione soprattutto nel momento in cui stato chiesto a tutti – e so
che molti non erano credenti e alcuni hanno anche un atteggiamento non proprio
tenero verso le nostre comunit – di unirsi in un canto comunitario (La
larghezza dellamore)
cercando di immedesimarsi in quei credenti che, agli inizi dellOttocento,
iniziavano timidamente e nella clandestinit a levare questi inni a Dio. 2. Una passeggiata fra i luoghi storici della Firenze
evangelica. La mattina del sabato stata dedicata - aiutati anche da
una bella giornata di sole - ad una passeggiata in alcuni dei luoghi storici
della testimonianza cristiana nella citt di Firenze. La passeggiata partiva
dalla nostra stessa sala di culto, che sorge in uno dei quattro luoghi
cittadini dove testimoniata una presenza cristiana da pi lunga data: posta
subito fuori da quella che era lantica cinta muraria det romana, ed a poca
distanza da alcuni templi consacrati a divinit pagane (inclusa - pare -
perfino legiziana Iside), lantica chiesa di SantApollinare documentata,
come luogo di ritrovo delle comunit cristiane, almeno fin dal V Secolo d. C. Sarebbe lungo e complesso fare la storia di questo luogo,
dove Masaccio ebbe bottega e dove possiamo immaginare Michelangelo negli anni
della sua infanzia – quando abitava poco distante – mentre correva
per il piccolo giardino Esso ospit perfino, a partire allincirca dal 1750 e
fino al primo XIX secolo, il tribunale e il carcere dellInquisizione. Ma se
lantico complesso di S. Apollinare – dove oggi sorge il nostro locale
– uno dei pi antichi luoghi della testimonianza cristiana in Firenze,
cՏ un altro luogo, il pi antico in assoluto (almeno per quanto oggi dato di
conoscere, sulla base della documentazione disponibile e delle risultanze
archeologiche), che si lega in maniera davvero singolare alla storia della
testimonianza Evangelica pi recente: si tratta dellantica chiesa di Santa
Felicita, posta fra
il Ponte Vecchio e Palazzo Pitti. Al di sotto della chiesa attuale stato rinvenuto un
antico cimitero, e
una porzione di tale cimitero era un cimitero cristiano. Le prime lapidi
risalgono al II secolo d. C., ed qui che i primi cristiani della citt ebbero
– forse per la prima volta - un luogo dove radunarsi. La chiesa
vicinissima, quasi confinante, con lo storico Palazzo Guicciardini - e pertanto
alla nobile famiglia spettava di curarne la manutenzione. Fu unidea proprio del Conte Piero Guicciardini di far
scrivere sulle pareti del chiostro brani consistenti della Bibbia, inclusi i
dieci comandamenti.
Una cosa che non poteva sfuggire agli occhi del vescovo, che, in visita presso
la piccola chiesa, rimase scandalizzato nel leggere il divieto di farsi
immagini scritto in lingua italiana sulle pareti di un luogo di culto
cattolico, e ne ordin limmediata cancellazione. La visita alla piccola chiesa
e al giardino del palazzo Guicciardini, stato un momento decisamente
apprezzato - anche da diversi ospiti ed amici che erano con noi. 3. La chiesa degli italiani. Il momento su cui forse abbiamo puntato maggiormente stata
la tavola rotonda
che abbiamo avuto il sabato pomeriggio, nel corso della quale stato
presentato il libro La chiesa degli Italiani – Allorigine
dellEvangelismo risvegliato in Italia, un volume scritto a pi mani, col contributo di diverse
sorelle e diversi fratelli membri in gran parte della nostra stessa chiesa. (Il
libro sar recensito nel prossimo numero - N.d.R.) Sono intervenuti alla tavola rotonda, oltre alla sorella
Alessandra Pecchioli, che del volume stata curatrice, i fratelli Domenico
Maselli, Paolo Bagnoli e Giancarlo di Gaetano, che hanno sviluppato alcuni dei
temi principali affrontati nel libro (e ripercorsi visivamente nei vari
pannelli e nei libri esposti). In particolare stato sottolineato come nellimpegno dei tre
principali animatori del movimento evangelico del XIX secolo, vale a dire il Conte Piero
Guicciardini, il suo collaboratore Teodorico Pietrocola Rossetti, e Bonaventura
Mazzarella (che era considerato il predicatore italiano pi apprezzato del
tempo), fosse vivo il desiderio che il processo che avrebbe portato
allaffermazione di principi di libert e allunificazione Italiana si
traducesse anche in un movimento di risveglio o di riforma, in un rinnovato
interesse degli Italiani verso la Scrittura e verso lEvangelo che finalmente
poteva essere letto e predicato liberamente. Quei tempi
sembrano ormai molto lontani, ma certamente queste tre settimane in cui ci
siamo confrontati con la nostra storia ci pu portare ad interrogarci
sulloggi e
soprattutto - se il Signore non torna - sul nostro futuro: oggi abbiamo la libert. Abbiamo una libert che tanti nostri fratelli del passato, e
anche tanti nostri fratelli di altre nazioni, non hanno. Ma quale uso abbiamo fatto finora di questa libert? Non siamo forse in uno stato spirituale
troppo simile a quello di quegli Israeliti che, ai tempi del profeta Aggeo,
erano troppo impegnati per occuparsi delle loro comode case, per poter trovare
il tempo di occuparsi della Casa di Dio, il tempio, che andava in rovina? (Ag
1:2-4)? Roberto Cappato |