La conoscenza della sofferenze affrontate da Cristo per compiere lopera di salvezza per lumanit e, soprattutto, la conoscenza del suo trionfo sulla morte dovevano costituire un forte motivo di incoraggiamento per i cristiani del primo secolo, nel loro tormentato pellegrinaggio terreno, quotidianamente esposto a persecuzione e prove. Ma incoraggiano anche noi, pellegrini del ventunesimo secolo.

 

 

Introduzione

 

Il nostro brano (1P 3:18-22) si apre con una frase incredibilmente ricca di significato. Partendo dal fatto che molti dei suoi lettori erano chiamati a soffrire per il nome di Cristo, lapostolo li incoraggia con lesempio della sofferenza del loro Signore. Ma, nel parlarne, riassume, in termini indimenticabili, sia il motivo della morte di Cristo sia ci che essa ha prodotto. Ecco la frase:

 

Anche Cristo ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio (v. 18a).

 

Il brano si chiude con un riferimento allascensione di Cristo e alla sua posizione attuale:

 

Ges Cristo asceso al cielo, sta alla destra di Dio, dove angeli, principati e potenze gli sono sottoposti.

 

Fra queste due dichiarazioni Pietro mette in relazione con la risurrezione trionfale di Cristo le seguenti cose: gli angeli che si ribellarono al tempo di No, il diluvio e il battesimo (vv. 18b-21). Per la sua brevit questo brano risulta di difficile interpretazione. Allo stesso tempo il fatto che lapostolo considera il diluvio una pietra miliare nellamministrazione divina della storia (si veda 2P 3:5-6; cfr. 2:4-5), aiuta a comprendere la sua scelta di servirsi di alcuni fatti inerenti a questevento come analogici dellesperienza dei suoi lettori.

 

 

Il valore della sofferenza di Cristo (v. 18a)

 

Nel secondo discorso di Pietro riportato nel libro degli Atti, Pietro parla di Ges come il Messia Servo venuto per soffrire (At 3:18, 26; cfr. 4:27). Nel nostro brano egli spiega il perch di tale sofferenza, ponendo lenfasi innanzitutto sulla sua unicit:

Cristo una volta.

Ne seguono delle parole che ne descrivono lo scopo: per i peccati ha sofferto.

 

Il valore unico e permanente della sua sofferenza trov eco in un evento concomitante con la sua morte sulla croce.

Ecco come lapostolo Matteo lo descrive:

Ed ecco, la cortina del tempio si squarci in due, da cima a fondo (Mt 27:51).

 

Questevento indic in modo figurativo lobiettivo che era stato raggiunto con la morte di Cristo. Per usare una frase di Paolo, il Messia Servo ha cancellato il documento a noi ostile, i cui comandamenti ci condannavano, e lha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce (Cl 2:14).

A rendere necessario il sacrificio unico di Cristo erano sia la giustizia di Dio sia il suo amore che lha indotto a provvedere a soddisfare la propria giustizia per mezzo dellincarnazione del Figlio che si sostituto allumanit peccatrice, lui giusto per gli ingiusti, come aveva predetto il profeta Isaia (53:11).

 

Alla luce del valore unico, sufficiente e permanente del sacrificio del Figlio di Dio incarnato, ogni pretesa di offrire a Dio ulteriori sacrifici per espiare i peccati evidenzia una mancanza di comprensione del valore di questo suo sacrificio. Dal momento che Cristo morto al nostro posto, noi non dobbiamo pi morire per i nostri peccati!

Lunica cosa che dobbiamo fare, per fare le opere di Dio (Gv 6:28-29), di credere in Ges, che ha compiuto lopera che il Padre gli aveva affidato (Gv 17:4).

 

La frase termina con le parole: per condurci a Dio, facendo comprendere che il sacrificio di Cristo rende Dio propizio nei nostri confronti. Quando noi ci presentiamo al Padre nel nome di Cristo, Dio Padre ci riceve come persone ubbidienti in quanto rivestiti della giustizia di colui che ha ubbidito al Padre per conto nostro (Ro 5:19). In altre parole, la morte di Cristo ha effettuato la riconciliazione fra Dio tre volte santo e luomo peccatore.

Chi si affida al Salvatore non pi distante da Dio e non ha bisogno di altri mediatori umani per avvicinarsi a Dio quando prega o adora il Dio vivente e vero.

 

 

Il trionfo di Cristo (vv. 18b, 22)

 

Sempre come esempio del valore che la sofferenza ingiusta possa rappresentare nella vita dei pellegrini cristiani, Pietro descrive lesito della sofferenza di Cristo. Ecco le sue parole:

 

Messo a morte nella carne ma vivificato nello spirito essendo passato attraverso il cielo, Egli alla destra di Dio, essendogli sottoposti angeli, principati e potenze (vv. 18b, 22).

Come, nella sua morte Ges ha trionfato sul peccato che aveva separato lumanit da Dio, cos nella sua risurrezione ha trionfato sulla morte stessa per poi ascendere in cielo e prendere il posto che gli spetta alla destra del Padre da dove regna supremo sopra ogni altra autorit. Ricordarsene pu essere di grande incoraggiamento per i cristiani pellegrini che affrontano vari tipi di persecuzione e ingiustizia, in quanto partecipano nel trionfo di Cristo, loro sostituto.

 

Prima di considerare il resto del brano importante notare il parallelismo e il contrasto fra carne e spirito nella seconda parte del v. 18. Ges fu messo a morte quanto alla carne e fu vivificato quanto allo spirito, quale premessa della sua posizione attuale di supremazia nelluniverso (si veda anche Mt 28:18). Il soggetto indicato dal verbo vivificare (zōopoiētheis) non pu essere altro che la sua risurrezione, in quanto il verbo presuppone che ci che viene vivificato sia passato per lo stato di morte. In altre parole non pu riferirsi allesistenza spirituale di Ges durante il periodo che va dalla sua morte alla sua risurrezione.

 

Come previsto per il corpo di risurrezione di quelli che sono di Cristo (1Co 15:22-23, 42-46), il verbo zōopoieō usato da Pietro per descrivere la risurrezione in un nuovo tipo di corpo, compatibile con la sfera spirituale (gr. en pneumati), esattamente come il corpo di carne aveva reso il Figlio di Dio partecipe della vita sulla terra, per poter morire come nostro sostituto.

 

 

La proclamazione trionfale di Cristo (vv. 19-20)

 

La parte centrale di questo brano inizia con la locuzione in esso (gr. en hō). Tale pronome relativo corrisponde, quanto a numero e genere, alle parole in spirito (gr. en pneumati, v. 18b), quindi fa riferimento allo stato di risurrezione di Cristo.

Prendendo sul serio questo dettaglio grammaticale, il ventaglio di possibili interpretazioni di questi versetti si riduce notevolmente. Infatti gli interpreti che, basandosi sulluso del pronome relativo altrove nella lettera (si veda 1:6; 2:12; 3.16; 4:4) attribuiscono a questa locuzione il senso generico di nel periodo che passava fra la morte e la risurrezione di Cristo, trascurano il fatto che qui, a differenza degli altri casi citati, esiste una precisa corrispondenza grammaticale.

 

In pratica linterpretazione che attribuisce alla locuzione il senso generico di nel periodo che passava fra la morte e la risurrezione di Cristo, si ispira pi al testo del Credo Apostolico, nella versione del 390 d. C., secondo cui Ges fu crocifisso, mor e fu sepolto, discese allinferno, il terzo giorno risorse dai morti, che non al testo della 1Pietro.

 

Questa serie di eventi fa comprendere che Ges avrebbe fatto il suo annuncio agli spiriti trattenuti in carcere dopo la sua morte e prima della sua risurrezione e, per farlo, avrebbe dovuto visitare linferno. Ma il testo di un Credo dovrebbe basarsi sul testo biblico e non vice versa. Lidea che Cristo sia sceso nellinferno dopo la sua morte una deduzione da brani quali Romani 10:7, Efesini 4:8-9 e dal riferimento a morti in 1Pietro 4:6, per nessuno di questi brani richiede una simile interpretazione. Daltra parte la dichiarazione di Ges al ladrone sulla croce: oggi sarai con me in paradiso (Lu 23:43) nonch le sue parole: Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio (Lu 23:46), sembrano escludere tale ipotesi.

 

Secondo Grudem i versetti 19-20 insegnerebbero che Cristo aveva predicato agli spiriti ora tenuti in carcere tramite No mentre questi costruiva larca. Anche questinterpretazione ignora sostanzialmente la corrispondenza grammaticale fra il pronome relativo in esso (v. 19) e lultima frase del v. 18, secondo cui a predicare fosse il Cristo risorto.

Inoltre, questinterpretazione presuppone che gli spiriti a cui si fa riferimento nel v. 19 siano quelli degli uomini che erano ribelli al tempo di No. Ma in questo caso sarebbe stato pi naturale scrivere gli spiriti trattenuti in carcere di coloro che una volta furono ribelli e non gi gli spiriti trattenuti in carcere che una volta furono ribelli. Prese alla lettera le parole di Pietro sembrano indicare esseri spirituali.

 

Secondo una terza interpretazione, gli spiriti trattenuti in carcere che una volta furono ribelli nel periodo in cui No stava preparando larca, sono da identificare con degli angeli ribelli che tentarono di far scomparire la discendenza che faceva capo a Set, che temeva Dio (Ge 4:26). Avrebbero corrotto queste persone o simulandosi esseri umani e avendo rapporti sessuali con i discendenti di Set, per compromettere spiritualmente la loro prole, oppure inducendo le persone che discendevano da Set e che temevano Dio a sposare i discendenti profani di Caino (cfr. Ge 6:1-3; 2 P 2:4-5).

Pietro stesso conferma che angeli ribelli furono coinvolti nel peccato che provoc il giudizio del diluvio (2P 2:4-5). Se, come credo, questa linterpretazione giusta, le parole in esso and anche a predicare si riferirebbero a un annuncio fatto da Cristo, della sua definitiva vittoria, a questi angeli.

 

Tali angeli sarebbero da identificare con i principati e potenze su cui Cristo aveva trionfato per mezzo della croce (Cl 2:15). Il Cristo risorto avrebbe fatto questannuncio mentre attraversava i cieli nella sua ascesa alla destra di Dio, da dove esercita un potere assoluto sopra di loro (1P 3:22; Eb 2:14-15; 4:14; 1 Co 2:6-8).

 

 

Battesimo e risurrezione di Ges Cristo (vv. 20-21)

 

Dopo la menzione dellannuncio fatto da Cristo ai spiriti trattenuti in carcere, Pietro inserisce una parentesi in cui parla delle persone che scamparono al giudizio divino che cadde sullumanit indotta a peccare al tempo di No.

Il soggetto in questi versetti la salvezza di alcune persone dal diluvio, una circostanza che Pietro considera analogica con la salvezza di cui sono eredi i suoi lettori.

 

Un dettaglio del v. 20 suggerisce che il motivo di questo accostamento sia il contesto di persecuzione in cui queste persone erano chiamate a vivere. Mi riferisco alla precisazione che nellarca poche anime, cio otto, furono salvate. In modo simile i lettori della prima lettera erano una minoranza nel mondo pagano e quindi costretti a vivere come forestieri dispersi spesso incompresi e trattati ingiustamente (1:1). Le otto anime salvate dal diluvio e i primi lettori della 1Pietro avevano in comune anche lesperienza di essere in qualche modo salvate attraverso lacqua.

 

Nel caso dei lettori della 1Pietro, limmersione (gr. baptisma) in acqua corrispondeva al momento in cui avevano confessato la loro fede in Ges Cristo come il loro Salvatore e Signore (cfr. Mr 16:15-16; At 2:38; 10:43-48). Pertanto, come non era stata lacqua in s a salvare No e la sua famiglia, bens larca costruita in obbedienza alla Parola di Dio, cos il battesimo, comandato da Cristo, non era stato la causa efficace della salvezza dei pellegrini cristiani a cui Pietro scriveva; lo era stato il trionfo di Cristo sul peccato e sulla morte.

 

Infatti Pietro precisa:

battesimo (che non leliminazione di sporcizia dal corpo, ma la richiesta di una buona coscienza verso Dio). Esso ora salva anche voi, mediante la risurrezione di Ges Cristo.

Infatti se con la bocca avrai confessato Ges come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato (Ro 10:9).

 

In definitiva la nostra giustificazione e la nostra salvezza eterna sono rese possibili dalla risurrezione del Salvatore, ovvero lesito trionfale della sua morte vicaria (si veda Ro 4:25; 1 Co 15:12-23).

Pietro invita i suoi lettori a riflettere sul fatto che il loro battesimo faceva riferimento al trionfo di Cristo, che dopo aver sofferto una volta sola per i peccati, era stato totale. La sua risurrezione aveva dato inizio alla nuova creazione. Quindi non dovevano scoraggiarsi quando si trovavano a soffrire per la giustizia o come cristiani; anzi dovevano glorificare Cristo come Signore nei loro cuori (v. 15), sapendo che i nemici di Dio sono stati informati della sua vittoria e ora Cristo sta alla destra di Dio, dove angeli, principati e potenze gli sono sottoposti (v. 22).

 

 

Per la riflessione personale e lo studio di gruppo

 

1. Quante verit apprendiamo da 1Pietro 3:18?

 

2. Linterpretazione di 1Pietro 3:19-21 proposta sopra tiene presenti i diversi contesti del brano, in particolare quello grammaticale, quello del contesto storico in cui vivevano i primi lettori e quello rievocato di Genesi 6−9. A proposito di questo ultimo, cՏ da notare che Pietro attribuisce valore storico al diluvio. In quali altri brani delle lettere di Pietro lapostolo prende le distanze dalla categoria di miti, quando tratta eventi di carattere soprannaturale?

 

Rinaldo Diprose

(Assemblea di Roma, Borgata Finocchio)