Una riflessione sullinsegnamento di Ges ci aiuta ad
avere una visione del matrimonio, e di conseguenza anche del divorzio, che non
sia condizionata dal comune modo di pensare n dalle leggi in vigore in tanti
Paesi, compreso il nostro. Il nostro desiderio devessere infatti sempre quello
di comprendere bene, attraverso la Scrittura, la volont del Signore per
sottometterci ad essa. La domanda dei Farisei e la risposta di Ges Egli disse loro: Chiunque manda via sua moglie e ne
sposo unaltra, commette adulterio verso di lei; e se la moglie ripudia suo
marito e ne sposa un altro, commette adulterio (Mr 10:11-12). Il capitolo dieci del Vangelo di Marco ci propone alcune
questioni etiche e sociali, in particolare: il divorzio, latteggiamento da
avere verso i bambini e il valore delle propriet. la prima questione quella
che ci interessa affrontare in queste pagine. Si interrompe il momento in cui Ges si era dedicato pi
intimamente ai discepoli e lo ritroviamo che di nuovo si radunarono presso
di lui delle folle
(Mr 10:1) che vengono istruite da Ges come era solito fare. Alcuni Farise, con lobiettivo di metterlo alla prova, si
avvicinano a lui e gli pongono una domanda relativa alla legittimit del
divorzio. Essi
nutrono la speranza, non tanto segreta, di ricevere da Ges una risposta che
contraddica la legge di Mos per poterlo poi screditare davanti alle folle. Secondo il diritto giudaico il divorzio era una faccenda che
riguardava esclusivamente luomo. Nessuna donna infatti poteva prendere
liniziativa di separarsi da suo marito. La separazione poteva avvenire
soltanto con una sorta di licenziamento da parte delluomo. Ci si appoggiava al testo di Deuteronomio 24:1 secondo cui
il marito poteva allontanare da s la moglie con una lettera di divorzio: questa era la formula legale
prescritta, quando la moglie non gli era pi gradita o quando trovava in lei
qualcosa di indecente. Gli scribi, incaricati di dare il giusto senso alle parole
della Scrittura, discutevano su cosa dovesse intendersi per indecente, per comprendere bene quale fosse
il motivo valido per divorziare. Di questo termine erano state date le pi
svariate interpretazioni, da quelle pi restrittive a quelle pi permissive. Alcuni rabbini ad esempio consideravano ladulterio come
sola causa di divorzio, altri invece consideravano valide anche altre ragioni. Nella Legge il rapporto tra un uomo e la moglie di un altro
era considerato come adulterio; la pena prevista era la lapidazione (Le 20:10). Il desiderio sessuale, lo sguardo concupiscente sono
equiparati da Ges alladulterio, perch adulterio gi quello che si prova
nel cuore e perch non si deve ridurre la donna ad un oggetto di desiderio. Del
resto gi nellAntico Testamento viene condannata la concupiscenza (Es 20:17;
Gb 24:15 e 31:1). evidente che lobiettivo di Ges quello di insegnare a
vivere la purificazione nel rapporto fra i sessi, intendendo per
purificazione lespressione della sessualit nellunico ambito previsto da Dio:
il matrimonio. La discussione fra Ges ed i Farisei si svolge sotto forma
di una lezione rabbinica: viene esaminata la Scrittura e la conclusione a cui
si arriver dovr essere in sintonia con quanto essa insegna. Ges risponde chiedendo che cosa abbia comandato Mos in
merito al divorzio. In questo modo stabilisce gi un ponte con quanto avrebbe
detto in seguito a proposito del significato fondamentale del matrimonio,
insegnato dallo stesso Mos. I Farisei rispondono citando proprio Deuteronomio 24:1 e
Ges spiega che in quel passo della Legge viene espressa una concessione di Mos, provocata dalla condizione
di peccato in cui vivevano tante situazioni matrimoniali. Ma poi rimanda a ci che, sempre Mos, aveva scritto nei
primi due capitoli della Genesi e che indica lo statuto del matrimonio fin
dal principio, cio
fin dallinizio della creazione. In quel testo Mos esprime il valore del matrimonio come istituzione
creazionale di Dio,
dopo la creazione dei due sessi (maschio e femmina) nella creatura uomo. Perci luomo lascer suo padre e sua madre e si unir a
sua moglie, e saranno una stessa carne (Ge 2:24) esprime lo straordinario progetto di Dio per cui
luomo, creato maschio e femmina supera la sua dualit e, attraverso il matrimonio, torna ad
essere una unit. Ne consegue che solo nellunit uomo-donna possibile
raggiungere la piena espressione della nostra natura umana. Cos il matrimonio qualcosa di unico e speciale ed,
anche per questo, indissolubile. La conclusione della risposta di Ges infatti espressa
dalle parole: Luomo, dunque, non separi quel che Dio ha unito (Mr 10:9). Ecco espresso il pensiero di Ges: il matrimonio un dono
di Dio agli uomini, un ordine beneficio che egli ha istituito per la loro
salvezza, ed indissolubile. Viene cos posto un freno alla dissolutezza dellistinto
naturale, che
spinge luomo e la donna luno verso laltra. Leros, cos misurato e
disciplinato, permette alluomo, maschio e femmina, di vivere in modo piena la
propria esistenza. Legislazione umana e legge divina Certamente il matrimonio non un sacramento, non trasmette
cio in s alcuna grazia; non neppure un fatto religioso che riguardi solo i
credenti. Dietro a questo patto ragionevole e libero contratto fra un uomo e
una donna vi Dio stesso che nella sua sovranit ha voluto il matrimonio per
luomo. Nella parte conclusiva del brano di Marco 10, che abbiamo
riportato proprio allinizio dellarticolo, Ges si rivolge ai discepoli e tira
le conclusioni della risposta data ai Farisei. Se il matrimonio indissolubile, nessuna prassi di
divorzio pu essere in alcun modo legittimata. Ci che pu essere considerato
legittimo per la legge degli uomini, non pu esserlo davanti a Dio. Anzi luomo che, secondo le prescrizioni contenute nel
Deuteronomio abbandona sua moglie, commette adulterio se si sposa di nuovo e lo
stesso vale per la donna che si risposa dopo essere stata lasciata dal suo
primo marito. Nel primo secolo il divorzio era pericolosamente facile e
perci assai diffuso, sia nel mondo giudaico come in quello greco-romano. Ges,
nella sua risposta ai Farisei, d quasi per scontate, perch questa era la
realt, le seconde nozze di un divorziato, per questo motivo taccia di adulterio quel matrimonio seguito ad un divorzio
intenzionale. Comunque le rigiriamo, non possiamo annacquare le parole
forti di Ges anche se a noi possono risultare sgradite e non alla moda. Ma non furono gradite neppure ai
discepoli che le ascoltarono direttamente e per primi. Oggi la frase Luomo non separi quello che Dio ha unito diventata, nel contesto sociale
in cui viviamo e nella legislazione cosidette moderne e avanzate, sempre
pi paradossale. La durezza del cuore degli uomini non cambiata affatto; e non
siamo pi moderni e avanzati perch in realt – ci direbbe Ges
– viviamo come ai tempi di Mos. Cos, se vero che a volte non possibile evitare dei
divorzi che, davanti allandazzo di certi matrimoni, appaiono come il male
minore, anche vero che il ricorso al divorzio sempre pi frequente e che,
anzi, quando ci si sposa non si ha pi in mente lindissolubilit del patto
matrimoniale. Ci sono testi nel Nuovo Testamento che legittimano il
divorzio (non certo per le seconde nozze). Ma questa legittimazione limitata
a casi speciali: Ma io vi dico: Chiunque manda via sua moglie salvo che
per motivo di fornicazione, la fa diventare adultera e chiunque sposa colei che
mandata via commette adulterio (Mt 5:32; cf Mt 19:9 e Lu 16:18). opportuno ricordare che fornicazione significa: relazione carnale
fra due persone non sposate, ma pu avere anche il significato di infedelt e di prostituzione. Adulterio significa invece violazione del vincolo
matrimoniale, relazione amorosa o accoppiamento non leciti perch fatti in
violazione ad un patto liberamente sottoscritto. Nella Scrittura ha anche il significato spiritualmente grave
di contaminazione. Un cristiano, che ha come unica autorit spirituale e morale
la Parola di Dio, deve affermare che il matrimonio oggettivamente
indissolubile,
perch cos ha voluto Dio fin dal principio. Linsegnamento dellapostolo Paolo Anche lapostolo Paolo, nella prima lettera ai Corinzi
(6:9-10) si esprime con tono deciso e diretto, condannando senza attenuanti la
fornicazione e ladulterio: Non villudete; n fornicatori, n idolatri, n
adulterierediteranno il regno di Dio. La preoccupazione di Paolo legata sia al suo essere dottore, chiamato ad insegnare la verit,
sia al suo essere pastore, chiamato ad incoraggiare un condotta di vita che le sia
coerente. Chi persevera nel proprio peccato, anzich ravvedersi ed
abbandonarlo, non potr ereditare il regno di Dio (vedi anche Ef 5:5 ed Ap 22:15). Nel successivo capitolo 7, sempre della prima lettera ai
Corinzi, risalta ancora la preoccupazione pastorale di Paolo, subito fin dal primo versetto. Erano grandi le tentazioni alle quali erano ogni giorno
esposti gli uomini di Corinto (e non solo loro!). Per questo Paolo incoraggia a
sposarsi, perch il matrimonio lambito voluto da Dio fin dal
principio per
sviluppare ed esprimere la propria vita sessuale, ma anche per essere protetti dalle
tentazioni e dalla di- subbidienza. Per evitare la fornicazione Paolo esorta quindi ogni uomo ad avere la propria moglie ed ogni donna ad avere il proprio marito (1Co 7:2). Il richiamo ad ununica moglie e ad un unico marito esprime
la convinzione, che anche Paolo aveva, secondo la quale il matrimonio
monogamo da sempre,
fin dalla creazione: fin dal principio. Il marito – prosegue Paolo (1Co 7:3) – renda alla
moglie ci che le dovuto; lo stesso faccia la moglie verso il marito. La scelta di sposarsi porta luomo e la donna ad alienare
parte della loro libert, perch hanno dei doveri luno verso laltra e, in
particolar modo, perch non sono pi i padroni assoluti del proprio corpo: La moglie non ha potere sul proprio corpo, ma il marito;
e nello stesso modo il marito non ha potere sul proprio corpo, ma la moglie (1Co 7:4). Da questi diritti delluno sullaltra e viceversa e da
questi doveri delluno verso laltra deriva il dovere alla coabitazione
coniugale: Non privatevi luno dellaltro, se non di comune
accordo, per un tempo, per dedicarvi alla preghiera; e poi ritornate insieme
affinch Satana non vi tenti a motivo della vostra incontinenza (1Co 7:5). Uneventuale separazione, come insegna Paolo, deve essere
consensuale, deve avere un obbiettivo spirituale, deve essere limitata nel
tempo, deve fondarsi sullimpegno reciproco a tornare insieme, soprattutto:
deve portare a realizzare una maggiore armonia coniugale attraverso una
maggiore intensit della vita spirituale. Paolo non manca di ricordare che uscire fuori da questi
limiti esporrebbe la coppia al pericolo di soccombere alle tentazioni di Satana,
lavversario di Dio e degli uomini, che sa bene come approfittare delle
debolezze dei due coniugi per farli cadere. Paolo sottolinea anche che quello che dice per
concessione, non per comando (1Co 7:6). Ma, quando poi si rivolge nello seguito dello
stesso testo, a coloro che sono gi sposati da tempo, non si limita pi a dei
consigli, ma impartisce degli ordini da parte del Signore, ricordando ai Corinzi che, in
merito alla indissolubilit del matrimonio, Ges si era espresso in modo
categorico: Ai coniugi poi ordino, non io ma il Signore... (1Co 7:10). Ed evidente che qui Paolo si ispiri nel suo insegnamento,
sia allistituzione divina del matrimonio fin dal principio (Ge 2:24) sia a quanto insegnato da
Ges (Mt 5:32 e 19:4-9; Mr 10:12; Lu 16:18). Dai testi sopra indicati emerge che, di fronte al principio
assoluto della indissolubilit, prevedibile una sola eccezione: la separazione in caso di
adulterio indicata dalle parole di Ges quando non sia per motivo di
fornicazione (Mt
5:32 e 19:9). In questo caso il patto matrimoniale gi stato infranto,
ma potrebbe essere comunque ripristinato attraverso il perdono. La
riconciliazione rimane sempre un dovere cristiano e la possibilit di viverla
in modo concreto non deve essere mai esclusa a priori. Un altro aspetto dellinsegnamento di Paolo che necessario
notare il fatto che leventualit di un nuovo matrimonio non viene nemmeno
presa in considerazione, appunto perch Paolo considera il matrimonio un patto indissolubile. Solo la morte pu sciogliere il vincolo matrimoniale (Ro 7:2-3; 1Co 7:39-40). Paolo prende in considerazione anche una possibile
separazione, ma ricorda che la moglie, se si fosse separata, rimanga senza
sposarsi o si riconcili con il marito (1Co 7:10-11). Subito dopo Paolo termina la presentazione dellordine
divino, indicando il dovere dellaltro coniuge: il marito non mandi via la
moglie, cio non
la lasci, non si divida da lei. Per quanto non sia per sua natura ununione esclusivamente
spirituale perch coinvolge tutta quanta la persona (spirito, anima e corpo),
il matrimonio per lintimit che realizza fra i due coniugi non pu non
esercitare una profonda influenza sulla vita dello spirito. Per questo motivo, allo scopo di assicurare meglio larmonia
coniugale e di trovare nel coniuge non un pericolo ma un aiuto spirituale e,
inoltre, anche per rendere concorde e proficua leducazione alla fede dei
figli, il cristiano deve contrarre il suo matrimonio nel Signore (1Co 7:39-40), evitando di unirsi
con chi non credente. Il matrimonio, come ci ricorda anche un testo molto
bello dellEcclesiaste (4:1-12), se contratto nel Signore e se , di conseguenza, in sintonia
con il piano di Dio per i due sposi, sar come una corda a tre capi difficile da spezzare. Conclusione Da quanto fino ad ora considerato, chiaro che, secondo
la Scrittura e quindi secondo il piano di Dio, il matrimonio indissolubile. Nessuna conflittualit (incompatibilit di carattere,
formazione culturale e impegno professionale diversi, eventuali tendenze
ascetiche o altri dissidi) possono giustificare il divorzio di una coppia di
credenti in Cristo. Anche la diversit di fede, che dovrebbe intervenire sempre
dopo il matrimonio, non pu essere di per s un motivo di rottura del vincolo
matrimoniale. I soli casi in cui il legame matrimoniale viene sciolto
sono: la morte di uno dei due coniugi (con la possibilit per il coniuge
vivente di contrarre un nuovo patto) e laccertata infedelt (fornicazione) di uno dei due, ma in questo caso
non ammissibile alcuna forma di convivenza, come del resto non lo sempre e
comunque, e neppure un nuovo matrimonio che porterebbe luomo o la donna a
commettere adulterio. La storia biblica ci insegna che, con il passare del tempo,
i Giudei accettavano e sanzionavano un divorzio con grande facilit, anche per
futili motivi. Si completamente dimenticato che il divorzio non era
stato voluto da Dio,
ma concesso da Mos, evidentemente su indicazione divina, per arginare in
qualche modo i guasti prodotti dal disordine familiare (e, di conseguenza,
anche sociale) provocato dalla durezza dei cuori. Purtroppo questa tendenza ad affrontare largomento con
leggerezza e faciloneria si sta avvertendo anche oggi. Per tante chiese locali infatti il problema non pi
costituito soltanto dallaccoglienza che deve essere data, con amore, a persone
divorziate prima della loro conoscenza di Cristo e della loro conversione, ma
purtroppo anche, e sempre pi frequentemente, da come affrontare il divorzio di
coppie di credenti, che aveva dichiarato di essersi unite nel Signore. Per non incorrere in situazioni dolorose dovremmo preparare
i nostri giovani al matrimonio e chiederci se siamo sicuri, ogni volta che vi un
matrimonio, che questo sia secondo la volont di Dio, cio che sia stato
davvero contratto nel Signore. Il matrimonio stato istituito da Dio, ma non sempre
purtroppo un matrimonio rispecchia il piano divino per la vita dei due sposi.
Il fondamento dellunione fra un figlio ed una figlia di Dio deve essere la SUA
volont, perch il loro legame deve essere immagine del legame fra Cristo e la
Chiesa (Ef 5:22-26). Da qui lurgenza di preparare i nostri giovani ad un
esame attento e scrupoloso della volont di Dio nella loro vita e per la loro
vita, in modo che
si possano evitare matrimoni contratti soltanto sulla base della volont e
della passione umana dei due coniugi. Insegnare, formare e pregare: a questo il Signore ci chiama nelle
chiese locali perch le giovani coppie di fidanzati giungano al matrimonio pienamente
consapevoli della volont divina per loro e soprattutto consapevoli del fatto
che il patto che si accingono a sottoscrivere indissolubile, per sempre. Cos non sono pi due, ma una sola carne; quello dunque
che Dio ha uniti luomo non lo separi Mt 19:6). Il matrimonio sia tenuto in onore da tutti e il letto
coniugale non sia macchiato da infedelt, poich Dio giudicher i fornicatori e
gli adulteri (Eb
13:4). Nicola Marozzelli (Assemblea di Perugia, via
Pellas) |