Come accompagnare i nostri figli in un percorso scolastico che inevitabilmente li porta a confrontarsi con la realt religiosa dominante nel nostro Paese? possibile, in questo contesto indubbiamente problematico, ricercare e trovare occasioni nelle quali proporre la testimonianza della nostra diversit? Le risposte che ci vengono proposte da due genitori credenti impongono per lo meno una riflessione...

 

Scelte creative

 

Desidero che voi sappiate, fratelli, che quanto mi accaduto ha piuttosto contribuito al progresso del Vangelo (Fl 1:12).

La testimonianza che segue non viene proposta come un modello valido sempre e ovunque. La situazione della suola italiana in tema di problematiche religiose (Insegnamento Religione Cattolica, crocifisso, ecc..) piuttosto complessa e per chi come noi ha i figli a scuola, non sempre facile, nelle varie situazioni, fare le scelte giuste. Tuttavia sentiamo come famiglia il desiderio di dare questa testimonianza per incoraggiare i genitori come noi. Abbiamo scoperto che con laiuto del Signore, di volta in volta, possibile trovare delle strade creative che possono metterci nella condizione di rendere testimonianza della nostra fede senza farci schiacciare dagli eventi e senza allinearci a un modo poco biblico di affrontare i problemi nellambito dei quali siamo chiamati a rendere testimonianza.

 

 

Esprimere senza ambiguit il proprio pensiero

 

Tutto cominciato nel mese di novembre dello scorso anno (2009) quando nostro figlio (V elementare), tornando da scuola, ci comunica che a dicembre ci sarebbe stata la visita nella sua scuola del vescovo della citt. Fin dai primi anni di scuola, come famiglia, avevamo naturalmente scelto di non avvalerci dellinsegnamento della religione cattolica (IRC).

 

Sulla base per di una precisa visione del problema che sarebbe fuori luogo discutere qui, avevamo anche deciso che se nostro figlio se la sentiva e se gli insegnanti erano daccordo, egli poteva restare in classe durante linsegnamento. Questa scelta ha portato nel corso dei cinque anni di scuola elementare a una continua e proficua interazione con gli insegnanti che si sono succeduti, nonch a una particolare vicinanza alla vita stessa della scuola, proprio in qualit di cristiani evangelici.

 

Alla notizia dellimminente visita del vescovo sono scattate dentro di noi una serie di riflessioni. Devo anche dire che il vescovo di Chieti uno dei pi brillanti intellettuali della chiesa di Roma, molto noto anche in ambito internazionale e, infine, che in ragione dei miei interessi in ambito filosofico, lo avevo incrociato in diversi convegni universitari.

A questa notizia, allora, come famiglia, abbiamo proceduto in questo modo: dopo aver informato la chiesa e chiesto le loro preghiere, ho scritto una lettera a tutte le figure istituzionali interessate alla vicenda (compreso il vescovo).

I punti salienti di questa lettera erano i seguenti:

 

non manifestavamo un atteggiamento negativo nei confronti di questa visita (non bisogna dimenticare infatti che molto spesso queste iniziative hanno il consenso della maggior parte delle famiglie dei ragazzi e dunque nelle nostre reazioni bisogna tener conto della logica del rapporto tra maggioranza e minoranza, per esempio nel consiglio di classe);

 

abbiamo ragionato sulla necessit che nellattuale scenario culturale italiano (che non n quello degli Stati Uniti, n quello dellItalia di Porta Pia) bisognerebbe ripensare al modo in cui pensata linterazione tra sfera privata e sfera pubblica in tema di appartenenza religiosa (per esempio laicisti contro clericali);

 

abbiamo rappresentato al vescovo il disagio, in qualit di evangelici, che avvertiamo nei confronti di atteggiamenti pubblici di alcuni settori della chiesa di Roma che riteniamo estremamente ambigui;

 

infine abbiamo chiesto alle autorit scolastiche che fosse data anche a noi la possibilit di pensare e realizzare unattivit, quanto meno nella classe di nostro figlio, che permettesse ai suoi compagni di capire che il cristianesimo non cattolico una realt mondiale e che la fede della famiglia del loro compagno non qualcosa di peregrino o settario.

Paventavamo anche la possibilit che nel giorno della visita del vescovo nostro figlio potesse non essere presente.

 

 

Un progetto di testimonianza nella scuola

 

Con nostro stupore la scuola ci ha contattati manifestando lintento di accogliere la richiesta di unattivit nella classe di nostro figlio, secondo la nostra richiesta. Questa risposta era data sulla base di un indirizzo fornito dai vertici regionali della scuola abruzzese che chiedevano alle scuole della citt di Chieti di inquadrare gli eventi, a partire dalla visita del vescovo, come iniziativa culturale rappresentativa di esperienza religiosa promossa in ampliamento dellofferta formativa, fermo restando lacquisizione degli opportuni pareri positivi degli organi preposti (collegio dei docenti, consigli di circolo, ecc..). Si apriva allora un dialogo molto fecondo con le autorit scolastiche nellambito del quale avevamo modo di scoprire alcune cose sulle quali esiste un po di confusione. Per esempio, capivamo che le cosiddette visite pastorali (il termine forse non pi preciso) non sono frutto di allegra e spensierata voglia di condizionare la vita pubblica da parte di arcigni clericali comandati da una stanza segreta del Vaticano. Tutto pu essere, naturalmente. Nel caso specifico, erano state le autorit scolastiche della citt ad aver invitato il vescovo, anche in ragione della sua levatura culturale, e con lassenso unanime di tutti i vari collegi o consigli di ogni ordine e grado previsti per queste attivit definite non religiose.

 

Per farla breve, le autorit scolastiche ci hanno sollecitato a presentare un progetto, con richiesta formale da parte della nostra comunit, un dettagliato curriculum per la persona che lo doveva svolgere, aggiungendo la comunicazione finale ai genitori della classe di nostro figlio ad avvalersi di unattivit alternativa qualora non avessero voluto che i loro figli assistessero a questo programma.

 

Nel mese di dicembre cՏ stata la vista del vescovo, mentre intanto liter della nostra pratica andava avanti, superando tutti gli ostacoli e raccogliendo consenso tra i docenti. Finalmente, in una mattinata di marzo, io stesso (avevo infatti presentato il mio curriculum) mi sono recato nella classe di mio figlio con proiettore e computer e sono stato con i ragazzi per quasi unora, insieme alla loro insegnante e alla vicepreside, tentando di far comprendere, semplicemente, che essere cristiani non significa necessariamente essere cattolici. La ciliegina del programma, rigorosamente culturale, stata la domanda molto fresca e diretta di un compagno di nostro figlio: vero che voi evangelici credete solo a Ges e non alla madonna e ai santi?. La classe era quasi al completo e solo tre famiglie avevano deciso che per i loro figli era meglio avere unattivit alternativa.

 

Noi siamo grati al Signore per questa piccola e apparentemente insignificante ora passata con dei ragazzi di 10-11 anni. In tutti questi mesi come chiesa abbiamo pregato per questo appuntamento e le nostre preghiere avevano due soggetti precisi:

 

che questa semplice attivit semplice potesse servire un domani a nostro figlio, allorquando il Signore gliene dar la possibilit, per impegnarsi in unattivit diretta di testimonianza rivolta ai suoi compagni;

 

che il Signore potesse utilizzare questo piccolo progetto per mantenerci nella citt in una condizione di tranquillit nella quale come chiesa possiamo continuare sempre ad annunciare il vangelo; nello stesso tempo che il Signore potesse mantenere i nostri concittadini in un atteggiamento di fiducia nei nostri confronti tanto da poter quanto meno ascoltare il messaggio del Vangelo che vogliamo annunciare.

 

 

Non precludersi la serenit di annunciare lEvangelo

 

Questo secondo soggetto deve essere brevemente spiegato e qui si apre laltro versante della testimonianza.

 

Durante i giorni che hanno preceduto e seguito la visita del vescovo nella varie scuole della citt, abbiamo assistito allibiti alla reazione che a questo evento ha manifestato laltra comunit evangelica di Chieti Scalo, dando vita a una polemica approdata sui giornali, con la quale, sostanzialmente, sulla base di unanaloga esperienza di una comunit di Padova (cos indicavano gli interessati), si chiedeva insistentemente al vescovo di non effettuare le visite nelle scuole. Non si protestava solo per la visita nella scuola dove era presente la figlia di una famiglia di questi evangelici, per la quale tra laltro, come di norma, veniva predisposta lattivit alternativa. Si protestava senza mezzi termini per la visita in tutte le scuole della citt. La tesi alla base di questa chiassosa protesta era che lo spazio pubblico e le Istituzioni non devono essere teatro di attivit religiose. La protesta di questi evangelici stata poi fatta propria dallAlleanza Evangelica Italiana come si pu vedere da un comunicato che campeggia ancora sul loro sito (http://www.alleanzaevangelica.org/libertaReligiosa/ennesima_violazione_laicita.html), e nel contesto dei documenti circolati in quei giorni non si lesinato un linguaggio da vera e propria guerra di religione.

 

Questa protesta a noi apparsa dirompente per la credibilit dellannuncio dellEvangelo nella nostra citt, in quanto constatavamo nellambito delle istituzioni scolastiche la crescita di sentimenti di incomprensione, irritazione e un diffuso e forte risentimento verso questi laicismi. In molte scuole campeggia ancora oggi la magistrale (s, avete letto bene) risposta a queste proteste da parte del vescovo il quale accennava a una vera e propria lezione sul tema della laicit delle Istituzioni.

 

Soprattutto, queste proteste ci sono apparse dannose per una serie di motivi:

 

Queste proteste prendevano spunto, per lo pi, dalla presenza nelle scuole mta della visita del vescovo di ragazzi appartenenti a famiglie evangeliche. E la cosa ci puzzava di strumentalizzazione, senza che ne venisse un reale beneficio agli stessi ragazzi.

 

Le proteste di questi evangelici apparivano e appaiono ancora ai nostri occhi di unestrema ambiguit e ipocrisia. Nel mentre infatti si grida al sopruso e addirittura alla persecuzione vaticana, accade spesso che i capi dellAlleanza Evangelica Italiana si fregino di contatti e dibattiti con esponenti della stessa chiesa ai pi alti livelli. evidente la strategia: fare chiasso sul tema della libert di religione, perch qualcuno possa assicurarsi una maggiore visibilit (anche se questo spirito non anima tutti i fratelli dellAlleanza).

 

Queste proteste sono poi deleterie e possono pregiudicare la testimonianza di tutti gli evangelici italiani: perch mai, infatti, e per esempio, un preside di una facolt universitaria dovrebbe concedere unaula a un gruppo di studenti evangelici per svolgervi unattivit esplicitamente religiosa (uno studio biblico) quando altri evangelici vogliono impedire un intervento di una personalit religiosa, intervento che fino a prova contraria e con tanto di regolamenti alla mano, viene catalogato come esplicitamente culturale? Senza naturalmente contare il grande consenso delle famiglie.

 

Queste proteste tradiscono uno dei capisaldi della Parola per il quale la fede nel Signore Ges Cristo un qualcosa che deve guadagnare assolutamente lo spazio pubblico. Ne ha bisogno. Il filosofo Gianni Vattimo, addirittura, ha scritto delle pagine molto interessanti in cui sostiene che stata proprio la missione evangelistica della prima chiesa a creare le condizioni per una visione laica dello spazio pubblico, e questo proprio in ragione della necessit che il messaggio cristiano fosse proclamato pubblicamente.

 

Infine, queste proteste tradiscono lo stesso Vangelo; esse creano nella gente comune sensazioni di fastidio, di indisposizione in quanto non si capisce pi se chi le fa ha il desiderio di far capire qualcosa di nuovo (la buona novella) oppure si sta muovendo nellambito di una formazione politica e culturale ben precisa. Molto spesso, infatti, queste proteste sono fatte insieme ad associazioni di atei dichiarati o di altri soggetti la compagnia dei quali, forse, dovrebbe essere un attimino riflettuta.

 

 

Conclusione

 

Si tratta, come si pu ben vedere, di temi molto particolari dove luso dellanticattolicesimo (che, ricordiamolo non nel DNA delle Assemblee), oppure il riferimento a temi che pure evidenziano una sperequazione a vantaggio della religione dominante, sono usati in maniera molto subdola per arruolare sempre pi credenti su una strada molto, molto pericolosa.

La nostra convinzione, avendo vissuto questa esperienza per la quale abbiamo fornito la nostra testimonianza, che su questa strada prima o poi non saremo pi in grado, creativamente, di pensare al modo in cui far conoscere lEvangelo.

 

In conclusione, allora, lincoraggiamento che vogliamo rivolgere alle famiglie che si trovano nelle nostre stesse condizioni che considerino tutte le situazioni che accompagnano il percorso scolastico dei loro figli come tante opportunit in cui cercare, creativamente, di riaffermare la propria fede.

Questo far si che non sperimenteranno frustrazione anche nei casi come quello di cui vi abbiamo parlato, n cadranno vittima di strumentalizzazioni costruite ad arte per far deviare il popolo di Dio da quello che il vero obiettivo della sua attiva presenza nella societ: lannuncio del Vangelo per la salvezza della anime.

 

Gian Carlo con Lucia Di Gaetano

(Assemblea di Chieti Scalo, via Vasto)