Allumiliazione del Signore Ges seguita la glorificazione. Allabbassamento seguito linnalzamento. Questo, come testimonianza concreta da parte di Dio Padre della perfetta realizzazione da parte di Dio Figlio del piano di salvezza per tutta lumanit. Nella futura apoteosi finale la glorificazione del Figlio sar totale con il riconoscimento, visibile e udibile, della sua signoria da parte di tutto il creato, increduli compresi.

 

 

Due gloriose conseguenze

 

Dopo aver considerato, nei vv. 6-8 di Filippesi 2, le grandi decisioni di ubbidienza prese da Dio Figlio in merito al suo svuotamento ed al suo abbassamento, nei successivi vv. 9-11 lapostolo Paolo riassume le gloriose conseguenze di questa straordinaria ubbidienza, distinguendo quelle relative al Signore Ges per quanto riguarda il presente (v. 9) e quelle concernenti gli increduli in riferimento al loro futuro (v. 10-11).

In questarticolo ci dedicheremo, soprattutto, a ci che accadde al Signore Ges dopo il suo profondo abbassamento sulla croce, in rapporto a ci che Dio Padre fece nei suoi confronti e che ancora oggi sta producendo i suoi meravigliosi effetti. In particolare, Filippesi 2:9 parla di due aspetti diversi delle conseguen-

ze dellubbidienza del Cristo, i cui risultati sono tangibili anche nel presente: il primo

il suo innalzamento sovrano e il secondo lacquisizione del Nome pi alto di ogni altro nome.

 

 

Linnalzamento sovrano

 

La prima parte del v. 9 di Filippesi 2 contiene un improvviso e drastico cambiamento di rotta nel discorso sullumiliazione del Cristo: il tono cambia radicalmente e si passa dal racconto della morte pi ignominiosa che si possa immaginare, alla descrizione del pi straordinario innalzamento che mente umana potrebbe contemplare. Sta scritto, infatti:

 

Perci Dio Lo ha sovranamente innalzato, e gli ha dato il nome che al di sopra di ogni nome.

 

In realt, a ben vedere, proprio lattore principale a cambiare: non pi Ges Cristo, ma Dio Padre che prende liniziativa e diventa il soggetto pi importante dellintero brano.

La resurrezione, lascensione e la glorificazione del Figlio sono considerate le risposte del Padre alla sua completa ubbidienza, mostrata quando egli era uomo sulla terra. La ricompensa del Cristo per la sua profonda umiliazione stata proprio quella somma esaltazione che il Padre gli ha conferito dopo la sua resurrezione dai morti.

 

Lubbidienza di Ges, che lo aveva portato prima a diventare uomo e poi ad abbassarsi fino al Golgota, viene adesso premiata da Dio Padre, che gli concede la posizione ed il nome pi alti mai conosciuti. Nel libro dei Proverbi sta scritto che lumilt precede la gloria (15:33; 18:12), ma si tratta di un meccanismo biblico piuttosto generale, che rinveniamo altrove nella Scrittura (es. Mt 18:4; 23:12) e che trova il suo esempio pi eccelso proprio nella glorificazione del Cristo quale ricompensa divina al suo abbassamento.

In particolare, per quanto riguarda la prima parte di Filippesi 2:9, interessante notare che la costruzione del testo greco suggerisce di leggere cos il testo: Per questi motivi Dio Padre, dal canto suo, ha sovranamente innalzato il Figlio.

 

Il termine pi importante, in questa prima parte di Filippesi 2:9, per senzaltro linciso sovranamente innalzato, che significa innalzare a una grandissima altezza, al posto pi alto.

Con riferimento alla sua resurrezione, ascensione e glorificazione, il Signore Ges non stato semplicemente esaltato ma stato, per cos dire, super-innalzato. La versione greca dellAntico Testamento, detta dei Settanta (LXX), usa lo stesso verbo per rendere la promessa divina di superlativo innalzamento del Servo dellEterno contenuta in Isaia 52:13, che stata realizzata proprio con la straordinaria esaltazione del Cristo risorto.

 

Ovviamente, in questo caso non si trattato di un salto di qualit nella natura divina del Figlio di Dio, perch essa era perfetta gi prima dellincarnazione e non stata mai da essa scalfita. Si verificato, piuttosto, un prodigioso innalzamento nella posizione del Cristo quale Re delluniverso, ma cosa ci significhi nel concreto ci viene specificato nel seguito del brano biblico al nostro esame.

 

 

Il Nome pi alto

 

Nel tornare in Cielo, Ges non ritrov pi la stessa posizione che aveva prima di incarnarsi: Colui che in precedenza era in qualche modo nascosto nel seno della divinit, viene ora proclamato Signore e Re davanti a tutte le creature.

In Filippesi 2:9 sta scritto che Dio ha dato a Ges il Nome che al di sopra di ogni nome, ovvero una posizione e una dignit ancora maggiori e pi alte di quelle che aveva, nella gloria, prima di svuotare s stesso e farsi uomo.

Il supremo onore conferito a Ges dopo lascensione racchiuso nel Nome speciale che Dio Padre gli ha concesso: il Signore aveva rifiutato di tenere solo per s la gloria e lonore di condividere la deit (cfr v. 6), ed ora gli viene conferito un onore e una gloria che sono notevolmente superiori ai precedenti.

 

In questinciso, inoltre, ci sono forse delle allusioni indirette ad altri cambi di nome operati da Dio nella Bibbia, come per esempio quello di Abramo (Ge 17:5) e di Giacobbe (Ge 32:28), o anche dei riferimenti impliciti ai nuovi nomi che saranno dati ai credenti che vincono con Ges nella loro vita terrena (Ap 2:17), visto che lo stesso Figlio di Dio ha un nuovo nome (Ap 3:12).

La domanda che sorge spontanea, a questo punto, la seguente: QualՏ questo Nome altissimo dato al Figlio di Dio?. Dal brano biblico al nostro esame non possibile rinvenire una risposta univoca a tale domanda, per cui i commentatori sono divisi in almeno due posizioni principali.

 

In primo luogo, la maggiorparte degli studiosi moderni ritiene che questo Nome sia κύριος (= kirios) ovvero Signore, perch nel contesto (v. 11) viene specificato che Ges, da ora in poi, devessere chiamato il Signore, ovvero il Re assoluto dei cieli, della terra e di tutto ci che essi contengono. In brani come Efesini 1:21 ed Ebrei 1:4, inoltre, viene data conferma delleccellenza di questo Nome e del relativo titolo, mediante i quali stato conferito a Ges una posizione e una dignit sovranamente eccelsa.

Daltro canto, kirios proprio il termine greco che i LXX hanno scelto per rendere il Nome di Dio nellAntico Testamento, e ci confermerebbe sia la deit del Cristo sia lenorme rilevanza del nuovo Nome dato da Dio Padre a Dio Figlio.

Unulteriore conferma di ci pu essere data anche dal brano di Atti 2:33-36 dove lapostolo Pietro, alla fine della sua potente predicazione di Pentecoste, afferma per lo Spirito Santo che Ges ҏ stato costituito Signore e Cristo, fino a identificarlo con il Signore di cui parla il Salmo 110:1, dove naturalmente i LXX hanno riportato il nome kirios.

 

Una seconda categoria di interpretazioni, minoritarie, individuano il Nome in Ges Cristo oppure ne lultimo Adamo. Nel primo caso si ritiene che il Nome composto segnali efficacemente sia lumanit che la messianicit del Figlio di Dio, mentre nel secondo caso si fa riferimento a 1Corinzi 15:45 e lo si rapporta a 1Corinzi 15:27, trovandone conferma nei vv. 10-11 di Filippesi 2.

 

In Filippesi 2:9 sta scritto anche che Dio ha dato a Ges questo Nome, ed interessante notare che la forma verbale qui utilizzata dallo Spirito Santo deriva dal verbo greco charzomai, che significa letteralmente concedere esercitando un favore, anche perch contiene il termine chris che significa grazia.

 

Questo verbo si trova 21 volte nel Nuovo Testamento ed presente anche nel greco classico, specie con laccezione di mostrare piacere, nonch nella LXX, esclusivamente in libri apocrifi come Maccabei e Siracide, ed infine in Giuseppe Flavio, con il generale significato di dare. Fra le accezioni con cui viene usato nel Nuovo Testamento, notiamo quella di concedere perdono (es. Lu 7:43) e di mostrare favore o gentilezza (es. Ga 3:18), nonch quella pi generale di dare liberamente, concedere per grazia, usata soprattutto quando lagente Dio (es. Ro 8:32; Fl 1:29), con le importanti eccezioni di Atti 3:14 e 25:11,16 dove troviamo il senso di consegnare riferito ad uomini.

 

Luso di questo verbo, dunque, equilibra il senso della ricompensa divina allubbidienza del Cristo: lofferta del Nome pi alto non era in alcun modo un atto dovuto da parte di Dio Padre, ma stato concesso per grazia come premio eccelso per la straordinaria ubbidienza di Dio Figlio.

 

 

Conseguenze per gli increduli

 

Nel brano biblico di Filippesi 2:5-11 non troviamo solo esposizioni di fatti avvenuti nel passato, e neanche solo descrizioni di realt esistenti nel presente: nel primo e negli ultimi due versetti del testo al nostro esame riscontriamo anche profili concernenti il futuro, che riguardano sia i credenti in Cristo che gli increduli.

 

In questo paragrafo ci dedicheremo a questi ultimi, con particolare riferimento allanalisi dei vv. 10-11 di Filippsi 2, dove vengono esposte brevemente quelle che saranno le conseguenze future per tutti gli uomini, ma soprattutto per coloro che non credono ora in Cristo Ges. La glorificazione futura del Figlio di Dio, infatti, avverr anche quando tutte le ginocchia si piegheranno davanti a Lui (v. 10) e quando tutte le lingue confesseranno che egli il Signore (v. 11).

 

 

Le loro ginocchia si piegheranno

 

In primo luogo la Scrittura afferma chiaramente che uno dei motivi per cui Dio ha sovranamente innalzato Ges e gli ha dato il Nome al di sopra di ogni altro nome, questo:

 

affinch, nel Nome di Ges, si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra e sotto la terra

 

Al v. 10 di Filippesi 2, dunque, troviamo narrato sinteticamente ci che accadr in futuro come conseguenza pratica della straordinaria esaltazione di Dio Figlio: ogni ginocchio dovr piegarsi nel suo Nome, con particolare riferimento agli uomini che non hanno creduto in lui durante la loro esistenza terrena i quali, prima ancora di essere sottoposti al giudizio di Dio, dovranno umiliarsi dinanzi a quel Re che non hanno voluto riconoscere ora sulla terra (cfr At 4:12).

Quella sottomissione rifiutata in vita dovr essere, comunque, data e riconosciuta con un gesto plateale, quello di piegare le proprie ginocchia, e ci ancor prima di sperimentare la terribile eternit, lontani da Dio e tormentati da dolore atroce e da atroce rimpianto. Ci non toglie, per, che saranno tutte le ginocchia a piegarsi, e non solo quelle degli increduli

 

Passando allesegesi del brano, notiamo innanzitutto linciso iniziale, secondo il quale lesaltazione del Cristo avvenuta, affinch, nel Nome di Ges, si pieghi.

 

Il verbo greco qui utilizzato cmpto, che si ritrova solo altre tre volte nel Nuovo Testamento, sempre con riferimento al piegarsi delle ginocchia come gesto eclatante di venerazione religiosa, sia in positivo che in negativo. Si tratta, in altre parole, di un chiaro segno di sottomissione e di adorazione, collegato al riconoscimento universale di Dio (Ro 14:11), al rifiuto dellidolatria (Ro 11:4) e alla giusta attitudine da conservare in preghiera (Ef 3:14).

 

In questo senso possibile scorgere un parallelo fra labbassamento di Ges (v. 8) e il piegarsi delle ginocchia delluomo, con la differenza che questultimo avverr solo dopo linnalzamento del Signore (v. 9), che a sua volta non avrebbe potuto realizzarsi senza la sua precedente umiliazione. Tutto lonore, in quel giorno, sar riservato esclusivamente allAgnello di Dio che ha tolto il peccato del mondo e che ha perfettamente ubbidito al Padre.

 

nel nome di Ges, il Signore, che si piegheranno le ginocchia, realizzando la profezia di Isaia 45:23, perch il suo il Nome pi alto e la sua la posizione pi eccelsa. Nessun uomo, in quel momento, riuscir a dire una sola parola, perch davanti alla sua Persona e alla sua autorit sovrana non potremo fare a meno di inginocchiarci in segno di sottomissione e di adorazione.

Alla suprema autorit universale del Cristo non potr non corrispondere una piena sottomissione di tutto il creato.

Dovr piegarsi, infatti, ogni ginocchio, perch tutti, nessuno escluso, dovranno inchinarsi davanti a Ges, con la differenza che, facendolo anche ora, dinanzi a lui si trovano ancora grazia e salvezza, mentre, se si preferisce aspettare il giudizio finale, ci si trover di fronte alla giusta condanna di Dio e alleterna perdizione nellinferno.

 

Luniversalit del riconoscimento del Cristo come Signore qui evidenziata dalla particella greca pan, che viene tradotta con ogni e descrive come in quel giorno tutte le creature si prostreranno davanti al Re. Ognuno dovr riconoscere la maest del Figlio di Dio innalzato: ogni ordine di esseri delluniverso, dotati di intelligenza e di volont, dovr concedere questo sublime omaggio alla legittima autorit del Cristo sullintera creazione.

 

Un chiarimento ed un approfondimento in tal senso vengono forniti dallinciso conclusivo del v. 10, per il quale nel Nome di Ges di piegher ogni ginocchio nei cieli, sulla terra e sotto la terra.

Lautorit del Signore cosmica ed universale. Ci verr manifestato apertamente prima del Giudizio finale, e nel nostro brano viene sottolineato con forza, in riferimento a tutti gli uomini e a tutte le altre creature fornite di una qualche personalit, che ciascuno di loro piegher le sue ginocchia come tributo di riverenza e di sottomissione al Signore dei cieli e della terra.

 

Questo ci che ci preannuncia la Scrittura, e lo fa con assoluta seriet: tutti gli abitanti della terra e dei cieli, sia i vivi che i morti, dovranno tributare al Signore un solenne omaggio. Secondo ci che comprendiamo dal nostro versetto, questo riconoscimento cosmico coinvolger anche gli angeli e i demoni, nonch tutti gli esseri umani che saranno sulla terra, nonch quelli che sono gi in cielo o allinferno.

Anche tu, dunque, piegherai le tue ginocchia davanti al Re dei re, esattamente come far io. Ma cՏ da chiedersi: a quale titolo?

Lo farai da figlio di Dio che continuer ad adorare il suo Salvatore come gi stai facendo adesso, oppure lo farai da essere destinato alle terribili pene dellinferno?

 

 

Le loro lingue confesseranno

 

La sottomissione al Re delluniverso sar manifestata anche con la confessione del Nome di Ges come quello del Sovrano assoluto, Signore dei cieli e della terra.

Il secondo motivo, per cui Dio Padre ha sovranamente innalzato Dio Figlio, infatti specificato al v. 11 di Fl 2, dove sta scritto:

 

e (affinch) ogni lingua confessi che Ges Cristo il Signore,alla gloria di Dio Padre.

 

Oltre a piegare le loro ginocchia, tutti gli esseri viventi apriranno le loro bocche e proclameranno la signoria del Cristo sullintera creazione e su di loro stessi, proprio come profetizza Isaia 45:23.

In questo senso, degni di nota sono i due comportamenti descritti dalla Parola di Dio: piegare le ginocchia e confessare con la bocca sono due gesti chiari e univoci, in cui vengono platealmente coinvolti sia il corpo che la mente, sia la parte fisica che quella spirituale di ogni essere dotato di personalit.

 

Sotto il profilo esegetico, la prima osservazione riguarda linizio del nostro inciso, dove sta scritto: (affinch) ogni lingua confessi.

Anche qui, come nel v. 10, si tratta di una proposizione finale che indica lo scopo di Dio nellaver esaltato Ges, con lenfasi di una sfumatura di carattere temporale perch sintende che questa confessione della signoria del Cristo non potr che avvenire nel futuro.

 

La dimensione cosmica di tale confessione viene sottolineata dalluso della particella pan, la quale viene tradotta ogni, come nel v. 10, e indica con chiarezza luniversalit del coinvolgimento di tutti gli esseri creati, siano essi di ordine spirituale o fisico, compresi i nemici di Dio e gli increduli.

 

Tutti, ma proprio tutti, dovranno tributare un solenne omaggio a Dio Figlio: ogni nazione e ogni persona, utilizzando tutte le lingue parlate, proclameranno limpero universale del Redentore tornato in gloria!

 

Il verbo cardine di tutto il v. 11 senzaltro quello che noi traduciamo confessare: il suo significato originario quello di professare apertamente a tutti, da cui anche confessare pubblicamente.

 

Nel greco classico, questo verbo veniva adoperato per celebrare o esaltare qualcuno, mentre la LXX lo ha adoperato spesso con il significato della lode a Dio e anche della confessione dei peccati (es. Da 9:4). Nel Nuovo Testamento, poi, esso presente 11 volte, sia nel significato originario di confessare in pubblico, per esempio in Apocalisse 3:5 e Matteo 3:6, sia in altre accezioni come quella di rendere lode, ad esempio in Matteo 11:25, nonch di dare gloria (a Dio), come in Romani 14:11 e 15:9.

Il nostro verbo rafforzativo della forma semplice omologho, il cui significato principale quello di confessare, ma soprattutto in privato. In tale accezione esso usato, per esempio, in Romani 10:9 e 1Giovanni 2:23, mentre nel greco classico era adoperato specialmente per indicare impegni solenni o ammissioni di colpa, perch il suo significato originario quello di essere daccordo, confermare.

 

Lo specifico contenuto di questa confessione cosmica chiarito dalla successiva proposizione oggettiva, nella quale troviamo scritto che ogni lingua proclamer che Ges Cristo il Signore.

 

Siamo di fronte, probabilmente, al primo credo cristiano della storia che, pur nella sua brevit, esprime in modo splendido lessenza della nostra fede. Significativo, soprattutto, quellelemento in pi secondo cui tutti gli esseri viventi riconosceranno pubblicamente che Ges venuto in carne non era solo il Cristo di Dio ma anche il Signore e Re di tutto luniverso. In lui si racchiudono tutta lumanit e tutta la deit, ma pure la messianicit e la sovranit. Egli Ges, ovvero Dio che salva, ma anche Cristo, cio lUnto, il Messia ed ora anche il Signore, ovvero il Re dei re, essendo stato elevato a tale grado altissimo dallo stesso Dio Padre onnipotente.

 

Il titolo di Signore, come abbiamo gi visto nella sezione precedente, corrisponde anche a quello dato a Dio nellAntico Testamento, e mostra pertanto tutta la preminenza del Cristo, tutta laltezza eccezionale della sua attuale posizione nei luoghi celesti. Gi durante la sua vita, Ges fu proclamato Re, ma mai a questo livello straordinario.

Per esempio, ne riconobbero la signoria i magi doriente (Mt 2:11) e gli stessi suoi discepoli (Mt 14:33), i quali lo riconobbero come tale anche dopo la sua resurrezione (Mt 28:9) e dopo la sua ascensione al cielo (Lu 24:52).

 

Il nostro versetto conclude questa meravigliosa dossologia cristologica con unaltrettanto meravigliosa chiosa finale: la confessione del Nome di Ges avverr alla gloria di Dio Padre.

 

Il Trono di Cristo non rivaleggia in alcun modo con quello di Dio Padre. Questa confessione universale della sua signoria non sar per unegoistica esaltazione del Figlio, quanto piuttosto per la gloria del Padre, e tutto ci onorer e innalzer anche Dio Figlio (cfr Gv 5:23).

 

Lintera creazione sar finalmente ricondotta al suo vero scopo, dal quale si era allontanata a causa del peccato dei nostri progenitori: lo scopo, altissimo, di dare gloria al Creatore di tutte le cose, di innalzare lunico vero Dio, di magnificare il solo Salvatore e Signore, Colui che possiede tutta lautorit e la potenza.

 

In quel giorno straordinario assisteremo allapoteosi della pi grande realt spirituale che si possa immaginare: Dio Padre sar pienamente glorificato in Dio Figlio, come lo stesso Ges disse in merito al suo ministerio terreno (Gv 13:31) e anche in relazione alladempimento del mandato ricevuto dal Padre (Gv 17:4).

 

Attualmente, secondo la promessa di Ges stesso, Dio Padre glorificato in Dio Figlio ogni volta che vengono esaudite le preghiere elevate nel suo Nome (Gv 14:13). Oltre a ci, come dice la Scrittura, nella stessa Chiesa di Dio lo scopo principale di ogni servizio devessere quello di glorificare il Padre per mezzo del Figlio (1P 4:11).

 

Che quadro grandioso e spettacolare!

 

Giuseppe Martelli

(Assemblea di Roma. Borgata Finocchio)