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Riflessione
sulla lettera agli esiliati (Gr 29:1-14) ESILIO: TEMPO DI TESTIMONIANZA Alla
luce dellindicazione data da Ges al cammino dei suoi discepoli (Voi siete il
sale della terra; voi siete la luce del mondo, Mt 5:13-14), la lettera
indirizzata da Dio, attraverso Geremia, agli esiliati da Gerusalemme a
Babilonia acquista un particolare valore per i credenti di ogni tempo,
indicando loro la concreta possibilit di trasformare per la grazia di Dio un
tempo di difficolt in un tempo di testimonianza. Messaggio
dai toni positivi Geremia
signitica Jahv risollevi dalla miseria e dal bisogno: di stirpe sacerdotale,
chiamato e forzato dal Signore ad essere profeta, un profeta incaricato di annunziare
la contrariet di Dio verso Israele, un messaggero che incarna il messaggio con
sofferenza indicibile ed annunzia e vive il pensiero e la volont di Dio. Sono
famose le sue parole veementi ed i suoi gesti simbolici compiuti per avvalorare
il messaggio di giudizio:
contro lingiustizia (5:1),
contro lidolatria (2:13),
contro il tempio trasformato in una spelonca di ladroni e di abominazioni
idolatriche (7:11),
contro i falsi profeti (28:9). Ma,
ecco, che in questa circostanza di deportazione e di esilio il suo messaggio
assume toni di positivit e, al tempo stesso, di richiamo alla consapevolezza circa
lautenticit del rapporto che deve intercorrere fra il popolo e Dio che lo
chiama e lo sostiene. In
quella controversa e drammatica situazione Geremia scrive, parla da lontano, ma
parla ancora nel nome del Signore dicendo: Cos
parla il Signore degli eserciti a tutti i deportati che io ho fatto condurre da
Gerusalemme a Babilonia (29:4). Questo
messaggio si pu riassumere in tre punti: Fede
nelluniversalit di Dio, del Dio di Israele Una
vera rivoluzione per le religioni che hanno tutte un luogo di riferimento, un
centro di culto. Geremia annunzia invece che possibile trovare Dio anche in
un paese pagano ed invocarlo senza tempio e sacrifici. La
cosa decisiva che si cerchi Dio con tutto il cuore ed egli si lascer
trovare. Dio
presente ovunque, ne consegue che riti, segni, sacramenti, gerarchie,
rappresentanze e vicariati sono relativi e nocivi per la fede autentica.
Infatti non la fede che produce lesilio, ma il peccato che Dio indica e
punisce. Tutti
i credenti, come cittadini del cielo, sono in esilio nel mondo del peccato, ma
in questo mondo, in un mondo che Dio ha amato e che ama, che essi devono
ricordare la vocazione che hanno da lui ricevuto e che devono invocarlo con
tutto il cuore: l stanno la salvezza e la liberazione dal peccato! Molti
credenti si sentono estranei, in esilio, a causa della loro fede e chiamati
solo a non confondersi con la presente storta e perversa generazione, dimenticando per che
l che il Signore li ha condotti, l che devono espletare la chiamata alla
testimonianza della fede, a testimoniare l dove la fede stata esiliata dai cuori!
Non quindi a giudicare, bens a portare, vivendola, la Parola di speranza e di
salvezza. Giovanni
ricorda le parole di Ges il quale ha affermato: Dio
non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perch il mondo
sia salvato per mezzo di lui (Gv 3:17). Amare
la citt
che ci ospita Per
il credente la citt il mondo, ma in modo particolare il luogo dove vive. Egli
deve amare la convivenza, pregare per il bene della convivenza sociale e deve
vivere coerentemente secondo i criteri creazionali, deve moltiplicarsi: figli e
figlie secondo la carne ma anche e soprattutto secondo lo spirito: Andate e
fate miei discepoli tutti i popoli (Mt 28:18). Amare
significa dare, ma qui in Geremia Dio ci rivela che il bene che si d il
bene che si riceve,
volere il bene significa ricevere il bene. Amare
partecipare, costruire, piantare non solo alberi e vigne, ma anche sentirci
responsabili della convivenza, moltiplicare dove si e non diminuire, infine
cercare il bene della propria citt e pregare il Signore per essa, perch dal
suo bene dipende il nostro bene. Essere
autenticamente cittadini del cielo (popolo di Dio) significa coinvolgersi per
coinvolgere, essere positivi e propositivi per il bene, per il bene di tutti,
essere segni di quel regno di Dio che comincia dai cuori e che si estende verso
il mondo: Voi
siete il sale della terra... voi siete la luce del mondo dice ancora oggi Ges a coloro che lo
seguono e lo ascoltan! Un
sale che sala, una luce che splende! Testimoni
di speranza Lesilio
di Israele una della pi belle immagini di speranza per lumanit. Una
speranza non facile da viversi, infatti il testo ci parla di settantanni di
durata dellesilio, il che equivale a dire che nessuno dei destinatari della
lettera, tranne forse i neonati, avrebbero conosciuto la liberazione. Ma
il messaggio proprio questo: la situazione cambier e la frustrazione
superara dalla promessa: Io
so i pensieri che medito per voi, dice il Signore, pensieri di pace e non di
male, per darvi un avvenire e una speranza (29:11): speranza di continuit del
popolo e, alla luce di Cristo, di vita eterna. I
falsi profeti in Israele predicavano pace e benessere. Anche oggi tanti falsi
profeti insistono su questi temi, sottacendo la Giustizia e la Verit e, quando accennate,
sempre declinate in termini interessati e miopi anche religiosamente parlando. I
settantanni di attesa della liberazione sono il segno della ineluttabilit
dellesilio quindi della morte, ma anche della vocazione fino alla morte,
sapendo che il suo sopraggiungere non costituisce la fine della vocazione. Alla
fine dellesilio non ci sar la fine della vita e della vocazione, ma ci sar
la fine della morte. Questa
la speranza che Dio prospetta al suo popolo, richiamandolo alla fede, alla
positivit, alla responsabilit, allamore, alla speranza. Cristo
ha vissuto come esiliato in questo mondo (Il mio regno non di questo mondo), ma ha tolto e
perdonato il peccato generando la fede e, con il suo sacrificio, ha posto le
basi per una speranza che non confonde, mentre con la sua resurrezione indica
che la vita sta al di l di ogni esilio umano. Geremia
stato profeta e sacerdote per un tempo. Ges per leternit. Gianpirro Venturini (Assemblea di Ivrea, TO) |