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Una
riflessione dalla lettura di Filippesi 3:8 LECCELLENZA DELLA CONOSCENZA DI CRISTO La
testimonianza di Paolo ai Filippesi ci costringe a porci degli interrogativi su
cosa significhi veramente conoscere Cristo e su quali siano concretamente gli
effetti di questa conoscenza nel nostro cammino con lui e nelle nostre scelte
di vita. Cosa
si intende per conoscenza? Desidero
condividere qualche riflessione sulla importanza di conoscere Cristo. Paolo ai
Filippesi (Fl 3:8) scrive: Ritengo
che ogni cosa sia un danno di fronte alleccellenza della conoscenza di Cristo
Ges, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto. La
conoscenza di Dio proprio lessenza della vita eterna (Gv 17:3). Cosa
intende Paolo per conoscere? La
parola conoscere
secondo il Vocabolario Treccani vuol dire avere notizia o cognizione
precisa di una cosa,
sapere quale sia laspetto o la natura di una cosa o persona ma anche avere
pratica di qualcosa,
averne fatto esperienza. La
parola greca presente nel testo originale ha alla base il concetto di
esperienza sensibile, di familiarit/dimestichezza con loggetto conosciuto.
Sia nellAntico Testamento che nella cultura greca, la conoscenza non rivolta
a un oggetto dal quale ci si mantiene distante ma si rinnova in un continuo
rapporto di familiarit. La
parola greca si potrebbe dunque tradurre con conoscere personalmente, conoscere per
esperienza,
essere in amicizia (in una sua tragedia Eschilo usa proprio il termine gnostos per indicare un amici
intimo), avere una intima relazione. Che non si tratti di una
mera conoscenza intellettuale, che non sia un semplice avere nozioni su lo chiariscono alcuni
esempi di utilizzo di tale verbo nella Scrittura: Non cՏ mai pi
stato in Israele un profeta simile a Mos, con il quale il SIGNORE abbia
trattato faccia a faccia (De 34:10). Nella LXX, il verbo
usato proprio lo stesso usato da Paola ed indica il rapporto intimo,
privilegiato che YHWH ha avuto con Mos. In 2Corinzi 5:21ci
viene detto che Ges non ha conosciuto peccato. evidente che non stia
dicendo che Ges non sa cosa sia il peccato, ma che lui e il peccato non hanno
mai avuto a che fare. In Gv 7:49 ci viene
detto che il popolino non conosce la legge. Questo non vuol dire che
non la sapeva, ma piuttosto che non la praticava. Infine lo stesso verbo
usato in Matteo 1:25 e in Luca 1:34 o in molti passi della LXX (Ge 4:1; Ge
19:8) per indicare lintimit della relazione sessuale. Anche in italiano in
realt conoscere
ha un significato pi profondo di avere informazioni su. Un esempio: molti
possono sapere chi Caio; la maggior parte sanno anche che lavora nellazienda
Tal dei Tali, ama la musica o lo sport, di Napoli, ha una moglie che si
chiama Caia, due figli che si chiamano Tizio e Sempronio Se qualcuno non ha
queste informazioni, pu facilmente procurarsele. Ma conoscere Caio
unaltra cosa! Vuol dire conoscerne il carattere, sapere come reagirebbe a
diverse circostanze E ci sono diversi
livelli di conoscenza
di una persona. Un collega, un amico, un parente, un fratello in fede, la
moglie conosceranno Caio in modo diverso, in maniera crescente. Paolo per conoscenza
di Cristo non intende dunque il sapere chi Cristo, cosa ha fatto per noi Non intende sapere tante
cose su Cristo, sapere intorno a Cristo, laver studiato le Scritture. Tutte
queste cose sono necessarie per la conoscenza di Dio ma non sono sufficienti!
Pensiamo agli scribi che conoscevano le Scritture tanto bene al punto da
insegnarle, ma in realt erano ben lontani dal conoscere Dio tanto che hanno
rifiutato suo Figlio (gli Ebrei percepivano nellinsegnamento degli scribi
questa mancanza di conoscenza di Dio, Mt 7:29). Paolo stesso prima di
cadere sulla via per Damasco, conosceva benissimo le Scritture, sapeva tante
cose su Dio ma non conosceva Dio. Poi ha avuto una
esperienza personale col Signore, lo ha conosciuto personalmente ed questa
conoscenza che Paolo ci esorta a ricercare; Paolo vuole che approfondiamo
questa conoscenza perch rispetto a questa conoscenza ogni cosa un
danno,
ogni cosa spazzatura. Se
scorriamo velocemente i versetti di Filippesi 3:3-7 vediamo che tra queste cose
cՏ tutto quello di cui egli si sarebbe potuto vantare, le cose cui dava valore
prima della sua conversione: il suo essere ebreo purosangue, il suo zelo per
Dio (zelo privo di conoscenza), la sua ortodossia farisaica, la sua
irreprensibilit legale, tutte queste sono da considerarsi spazzatura rispetto
allavere un rapporto personale con Ges. Notiamo
che Paolo non dice che linteresse per il mondo, la ricerca del piacere, il
potere, lorgoglio, lambizione, legoismo, il successo personale sono
spazzatura! Paolo
vuole invece sottolineare che tutto quello che siamo e facciamo, anche se di
per s non sbagliato, tutte le cose anche apparentemente buone sono spazzatura,
sterco (loriginale, skubala, si trova solo in questo passo e significa escremento,
sterco
e, per metafora, cosa di nessun valore e importanza) rispetto
alleccellenza della conoscenza di Ges! Un
servizio senza conoscenza?!? Ho
limpressione che a volte conoscere sempre di pi Cristo, sperimentare una
sempre pi intima comunione con lui, fare esperienze con lui non sia la
priorit della nostra vita spirituale. Non
solo Cristo non al primo posto della nostra vita, ma addirittura non
neanche al primo posto della nostra vita spirituale; perch tale posto pu
essere occupato da tante altre cose, tutte cose in s buone, giuste e anzi
desiderabili, che devono essere senzaltro ricercate ma mai anteposte o
preferite a Ges. A
volte mettiamo al primo posto nella nostra vita spirituale il servizio per
Signore, lo zelo per Dio, il nostro ministero (cura pastorale, predicazione,
evangelizzazione, scuola domenicale, musica, servizio in un agape...). Siamo
talmente presi dal nostro servizio che possiamo arrivare a trascurare Ges, a
mettere da parte la relazione con lui per concentrarci su quello che egli ci ha
detto di fare. Siamo
troppo occupati da quello che facciamo per lui e non abbiamo tempo di stare con
lui e
magari ci rassicuriamo dicendo che leffetto collaterale del nostro impegno,
che il Signore grande capisce e comprende questatteggiamento. Vi
confesso che a volte a me successo: ero tutto concentrato per esempio a
preparare uno studio, passavo le ore appunto a leggere, a studiare la Parola, a
pensare a come presentare il messaggio, e nel far questo perdevo di vista lui. Credo
sia un pericolo per tutti noi: a volte rischiamo di fare cose per Ges
invece di farle con Ges. E questo atteggiamento, che ricorda lo zelo senza
conoscenza di Romani 10:2, comporta almeno tre tipi di problemi:
Cerchiamo di portare avanti il nostro ministero con le nostre forze, invece che
affidarci alle sue (rischiamo di fare come Salomone: dammi la saggezza che poi
ci penso io; da dunque al tuo servo un cuore intelligente perch io possa
amministrare la giustizia per il tuo popolo e discernere il bene dal male, 1Re 3:9) Ma
se operiamo senza essere in intima comunione con lui, il nostro agire non
pu essergli gradito.
In Matteo 7:23 ai operatori diniquit, che pure avevano scacciato demoni e
profetizzato ma che non facevano la volont di Dio, Ges dice: Non vi ho
mai conosciuti; allontanatevi da me. Ma il Signore pi che essere interessato a
come noi operiamo interessato a operare in noi.
Il nostro ministero probabilmente sar anche inefficace; pensiamo
allevangelizzazione: solo se siamo in intima comunione con Ges possiamo
portare Ges agli altri. – credo – esperienza comune a tutti noi
che inutile provare a convincere un incredulo con ragionamenti umani perch
lunico che convince di peccato e di giustizia lo Spirito Santo e lo Spirito
Santo agisce in noi solo se lo lasciamo agire, se dimoriamo in Cristo. Paolo
predic ai Corinzi non in discorsi persuasivi di sapienza umana, ma in
dimostrazione di Spirito e di potenza (1Co 2:4). Solo uno che ha fatto una
esperienza con Dio pu testimoniare efficacemente di Dio. E
se, pur non camminando con lui, per grazia di Dio, il nostro ministero fosse
efficace, il rischio quello di inorgoglirsi, di sentirsi spirituali, di
ritenersi pedine fondamentali per ledificazione della Chiesa, dimenticandoci
che siamo solo servi inutili e che Ges ha detto a Pietro che egli stesso,
Ges, avrebbe edificato la sua chiesa; non saremo quindi noi ad edificarla. Fare
cose per Ges o farle con Ges? Cosa
mettiamo al primo posto? Lo
zelo per Dio o la conoscenza di Dio? Il
fare cose per Ges o il farle con Ges? A
volte mettiamo al primo posto nella nostra vita spirituale la comunione con
i fratelli. Amiamo
stare in loro compagnia, partecipiamo a tutte le riunioni e a tutte le agapi,
ci facciamo in quattro per aiutarli se hanno un problema, li ascoltiamo se
hanno bisogno di sfogarsi, li confortiamo se piangono, andiamo a trovarli in
ospedale se sono malati, prestiamo loro dei soldi se sono in difficolt
economiche Ma
se perdiamo di vista Ges, se distogliamo lo sguardo da lui, diventiamo un
club, i cui membri si vogliono bene, si aiutano, si incoraggiano come una
qualunque societ di mutuo soccorso. Ma anche i testimoni di Geova si chiamano
fratelli luno con laltro e anche tra loro vi amicizia e solidariet. Ricordiamo
che la vera comunione con i fratelli possibile solo se siamo in comunione
con Ges:
se un pianoforte accordato con un diapason, sar accordato con tutti gli
altri pianoforti (dieci o cento o mille, il numero non importa) accordati con
lo stesso diapason. Se
proviamo ad accordare il nostro pianoforte direttamente su quello del fratello,
corriamo il rischio di disaccordare invece che accordare il nostro pianoforte.
La comunione con i fratelli un dono meraviglioso ed fondamentale per la
nostra edificazione e per vivere appieno le benedizioni che il Signore ci ha
riservato, ma prima di cercare la comunione fraterna, dobbiamo vivere quella
con Ges. Comunione
con la Chiesa o comunione con il suo Capo? Cosa
mettiamo al primo posto? La
comunione con il corpo o la comunione con il Capo della Chiesa? A
volte possiamo mettere al primo posto della nostra vita spirituale il
servizio sociale,
il prendersi cura dei pi deboli, il soccorrere le vedove e gli orfani. Ci sono alcuni fratelli
che hanno una particolare sensibilit a questo riguardo, ci sono denominazioni
o chiese locali molto orientate verso laspetto sociale. Ma
se non viviamo con Ges, il nostro operare verr incontro solo ai loro bisogni
materiali e non a quelli spirituali perch come posso pensare di poter dare
loro del cibo spirituale se io stesso non siedo alla tavola del Signore a
sfamarmi continuamente di lui? Madre
Teresa ha fatto grandi cose in India per i fuori casta ma nel suo diario si
lamentava di non sperimentare la presenza di Dio. Che cibo spirituale poteva
dare ai suoi assistiti? Se
non camminiamo con Ges, se non dimoriamo in lui, il nostro diventa un
servizio sociale
come quello di Emergency o Medici senza Frontiere o Greenpeace: i nostri
ideali possono essere pi elevati (lamore di Cristo invece che la
filantropia o lecologia o il pacifismo) ma i risultati sono gli stessi:
possiamo fare qualcosina per migliorare le condizioni fisiche delle persone, ma
non possiamo dare loro ci di cui hanno veramente bisogno. Ai figli di Dio viene
richiesto pi che aiutare i bisognosi, ai figli di Dio viene chiesto di
amare il prossimo come egli ha amato noi; e se non conosciamo Cristo questo
impossibile. Se non frequentiamo
Cristo, possiamo al pi amare i nostri fratelli o quelli che ci hanno fatto del
bene, possiamo al pi tollerare i nostri nemici ma amarli impossibile. Amare
il nostro prossimo possibile solo se noi dimoriamo in Cristo e se egli dimora
in noi.
A volte mettiamo al
primo posto nella nostra vita spirituale il cercare di camminare secondo le sue
vie, lassomigliare sempre pi a lui; vogliamo tenere una condotta di vita
coerente con la nostra fede: leggiamo la Bibbia e cerchiamo di mettere in
pratica quanto dice. Ma se non siamo in comunione con lui tutto inutile
perch non ce la possiamo fare. Lunico modo per vivere una vita coerente
con gli insegnamenti biblici lasciare che egli viva in noi. La risorsa per camminare
in modo a lui gradito dentro di noi, se non attingiamo a questa risorsa,
cadiamo nel legalismo, nella religiosit, nellimporci regole. I figli di Dio
hanno ampia libert in Cristo riguardo il loro comportamento, purch esso
ovviamente sia conforme alla Scrittura e non sia di inciampo o di scandalo o di
danno ai fratelli (vedi 1Corinzi capitoli 8 e 10). Oltre questo, noi siamo
chiamati a comportarci secondo la nostra coscienza: coscienza che deve essere nutrita,
istruita, edificata dallo Spirito Santo attraverso un rapporto personale con Dio. Non
dobbiamo fare lerrore di imporci delle regole al di l di quello che scritto
e magari imporre le stesse regole anche ai nostri fratelli solo perch a noi la
nostra coscienza ci dice che giusto fare cos; dobbiamo piuttosto pregare
e aspettare che
anche la coscienza dei nostri fratelli riceva luce su un particolare
comportamento. Sto parlando ovviamente di cose su cui la Scrittura non
esplicita (quanto tempo/denaro donare alla chiesa, come vestirsi, come
pregare...). Lunico
modo per camminare in maniera a lui gradita lasciarlo vivere al nostro posto; il nostro dovere nei
confronti dei nostro fratelli proprio quello di esortarci incoraggiarci lun
laltro a farlo, piuttosto che porci e porre agli altri delle regole e dei
paletti. Pi
valore ai doni o pi valore al Donatore? Cosa
mettiamo al primo posto? Loperare
o il lasciare operare in noi il Signore? A
volte mettiamo al primo posto nella nostra vita spirituale il cercare e
lutilizzare i suoi doni, i suoi carismi, le sue benedizioni. A volte, e lo vediamo
anche come preghiamo, siamo pi innamorati dei doni che del donatore. Ma
i doni sono elargiti per edificare la sua Chiesa e per spingerci a ricercarlo sempre
di pi. Sono un mezzo, non un fine, che dobbiamo usare per arrivare al vero
fine: la conoscenza di Cristo. Cosa
mettiamo al primo posto? I
doni o il Donatore? Studiamo
Cristo o conosciamo Cristo? A
volte mettiamo al primo posto la conoscenza su Cristo, il sapere pi cose su di
lui, la sana dottrina, il cercare di capire meglio i misteri della sua persona,
del suo piano di redenzione, degli ultimi tempi... Per questo leggiamo tanti
libri, studiamo commentari, ci sforziamo di leggere i testi greci e ebraici.1 Tutto lecito e buono e
doveroso, giusto studiare e approfondire la Parola, anche utilizzando
strumenti che altri fratelli ci hanno messo a disposizione, giusto e dobbiamo
farlo ma ci sono dei rischi dietro a questo. Il primo di avere
una fede intellettuale: posso conoscere benissimo il Ges storico, posso saper
descrivere i suoi attributi, le sue qualit, il mistero dellincarnazione, le
relazioni con le altre persone divine ma se non conosco il Ges vivente, se non
vivo con lui, se non mi siedo ogni giorno alla sua tavola per sfamarmi con lui,
che giova tutto il mio sapere? Rischia di essere quella
conoscenza che gonfia di cui Parla Paolo (1Co 8:1), che pu portare a aride
speculazioni, a filosofeggiare, allo gnosticismo, al disprezzo dei fratelli che
sono dottrinalmente meno preparati di noi. Pu portare anche a
vivere un cristianesimo di seconda mano, un cristianesimo di riciclo, un
cristianesimo per sentito dire invece di una esperienza personale con Cristo;
a volte andiamo ad abbeverarci alla fonte di uomini di Dio che hanno ricevuto
molta luce e quasi pendiamo dalle loro labbra per lo spessore delle cose che il
Signore ha rivelato loro. Ma perch vogliamo
andare a una fonte secondaria, a una cisterna, quando possiamo abbeverarci direttamente
alla fonte primaria? Perch abbiamo bisogno
di qualcuno che ci riveli quanto grande Ges Cristo invece di sperimentarlo
noi stessi? La conoscenza di Cristo
deve essere una conoscenza per esperienza, una conoscenza per frequentazione, simile a quella che
cՏ tra marito e moglie (normale conseguenza dellessere la Chiesa la sposa di
Cristo): io so come fatta mia moglie, di cosa ha bisogno, cosa le fa piacere
e cosa no; e lo so non perch qualcuno me lo ha raccontato, ma perch ci vivo
assieme e imparo giorno dopo giorno a conoscerla meglio. So quando triste o
so quando contenta senza bisogno di parlarci. Non ho mica bisogno di andare
da mio suocero o da mia cognata a chiederle come mia moglie, cosa le fa
piacere. Qualche volta in realt telefono a mia cognata e le chiedo un
suggerimento per un regalo ma sono eccezioni e man mano che passano gli anni
questo succede sempre pi raramente; se telefonassi continuamente a mia cognata
per chiederle di aiutarmi a capire come sta mia moglie, se davvero un po
triste o se mi sbaglio, che razza di matrimonio sarebbe? Sarebbe un matrimonio
disastroso quello nel quale i coniugi non si conoscono. Il nostro dovere allora,
come membri della Sposa di Cristo, crescere nella conoscenza dello Sposo; lo
possiamo fare anche confrontandoci con i fratelli, leggendo libri o ascoltando
esperienze di altri e naturalmente leggendo quotidianamente la Parola, ma il
canale principale per conoscere Cristo Cristo stesso: dobbiamo andare
direttamente da lui, passare pi tempo possibile in sua compagnia. In realt noi siamo
sempre in sua compagnia perch lui dentro di noi, ma a volte ignoriamo la sua
presenza, non godiamo la sua compagnia. Se io amo mia moglie, vorr stare pi
tempo possibile in sua compagnia, non mi accontenter di passare il tempo in
compagnia di chi stato in compagnia di mia moglie. Allo
stesso modo, se io amo Ges, desiderer trascorre il maggior tempo possibile
in sua compagnia.
Paolo appena ricevuta la rivelazione sulla via di Damasco non si consultato
con nessuno (Ga 1:16-17) proprio perch voleva una rivelazione di prima
mano.
vero, era Paolo, era un momento storico unico, non esisteva il Nuovo
Testamento. Oggi
abbiamo altri strumenti, ma bene riflettere su questa scelta di Paolo di andare
a cercare il Signore nel deserto invece di correre a farselo raccontare da
Pietro e gli altri apostoli. Poi, solo in un secondo momento, andato a
consultarsi con gli apostoli e anche questo un bellinsegnamento per noi:
dobbiamo sempre verificare le presunte rivelazioni che il Signore ci ha dato
alla luce della Scrittura e del parere dei fratelli/anziani Cosa
mettiamo al primo posto? Lo
studiare Cristo o il conoscere Cristo? La
conoscenza di Cristo o lesperienza con Cristo? Il
seguire lui direttamente o il farci indicare la via da un altro? Diamo
pi valore alla Bibbia o allAutore della Bibbia? A
volte mettiamo al primo posto nella nostra vita spirituale la Bibbia. Sappiamo
che dono prezioso e inesauribile sia la Scrittura, la Parola di Dio: ci parla
di Ges, fondamentale per farci conoscere meglio Ges ma non Ges. La
Bibbia la lettera damore di Dio alluomo ma non lAmante; non dobbiamo sostituire
la lettera damore a Colui che ama. Dobbiamo ricordarci bene che nel nuovo
patto ognuno di noi chiamato ad essere una lettera di Cristo scritta con
lo Spirito del Dio vivente (2Co 3:3). La
Bibbia lettera morta se non viviamo personalmente e giornalmente Ges. Quando parliamo con
non credenti, ci capita di spiegare che la nostra non una religione e
spieghiamo quali sono le differenze tra la religione e il Vangelo o la
religione e lessere cristiani. Tra le tante differenze
che possiamo elencare, una delle pi importanti questa: ogni religione ha
avuto un fondatore (pensiamo a Maometto, a Confucio, a Joseph Smith), che ha
predicato, ha raccolto attorno a s dei seguaci, ha lasciato un insieme di
insegnamenti che lui stesso o i suoi discepoli hanno raccolto formando un libro
sacro, poi questo fondatore morto e i suoi seguaci cercano di metterne in
pratica gli insegnamenti sotto la guida di maestri o capi spirituali umani, che
danno le direttive e si assicurano della ortodossia dottrinale, del
comportamento e della salute spirituale dei seguaci. La differenza
fondamentale riguarda proprio il fondatore perch nel nostro caso il
fondatore Dio, vivente ed ancora a capo della sua Chiesa. Egli non ha detto ai
suoi discepoli: Bene, il mio compito
finito, ho fatto quello che dovevo fare, ho detto quello che dovevo dire,
lAntico Testamento gi lo avete ora scrivete il Nuovo Testamento, assicuratevi
che chi vi seguir lo studi bene e ne segua gli insegnamenti. Ci vediamo al mio
ritorno. Ma ha detto loro e dice
oggi anche a noi che rimarr con noi tutti i giorni fino alla fine dellet
presente
(Mt 28:20). Noi non abbiamo
bisogno di un vicario perch il vicario presuppone che Ges sia assente, cosa che non vera,
per a volte sembra che un vicario ce lo vogliamo costruire a tutti i costi;
per i cattolici il papa, per noi potrebbe a volte essere la Bibbia. Ma Ges ci ha detto: Venite
a me,
non Andate al libro. La Bibbia in alcuni passi oscura proprio perch il
Signore vuole che andiamo da lui a chiedergli rivelazioni. Chiediamoci: cosa mettiamo al primo
posto? La lettera damore (la
Bibbia) o la Persona che ci ama (Ges)? Ges o un suo vicario? La
relazione personale con Cristo il fondamento della vita cristiana! Studiare
Cristo, studiare la Parola, servire il Signore, cercare di camminare secondo le
sue vie tutte cose in s buone, giuste e anzi desiderabili, che devono essere
senzaltro ricercate ma tutte queste non sono niente, anzi sono addirittura un
danno di fronte alleccellenza della conoscenza di Cristo Ges perch nessuna
di queste cose pu veramente farci crescere spiritualmente. Solo
un rapporto personale col Signore, intimo, coltivato quotidianamente, pu farci crescere
spiritualmente e renderci capaci di evangelizzare, di servirlo, di amare il
prossimo, di capire la Parola, di spiegarla agli altri con efficacia e
soprattutto di farlo a gloria sua. Il
cristianesimo una Persona, non una religione, n una dottrina, n una morale,
n un insieme di precetti, n una societ di mutuo soccorso. Essere
cristiani vuol dire avere una relazione con questa Persona. Noi
questo lo sappiamo benissimo; sappiamo benissimo che Ges un Dio vivente; lo
professiamo, ce lo diciamo lun laltro, lo cantiamo (pensiamo a quel bel canto
Ei vive...)
ma le domande che dobbiamo porci sono: Viviamo
questa verit? Trascorriamo
ogni momento della nostra vita con questo Dio vivente? Bramiamo
di sederci ogni giorno alla sua tavola per poterci sfamare di lui, il Pane
della Vita? Sappiamo
benissimo che Lui in noi, ma godiamo della sua presenza? Lo
lasciamo veramente vivere in noi? 1Giovanni
5:12 ci ricorda che chi ha il Figlio ha la vita non chi ha la
Bibbia o la sana dottrina o la conoscenza intellettuale o il servizio per il
Signore e per la sua chiesa o la comunione coi fratelli o loperare per lui...
ha la vita.
Tutto
deve passare in secondo piano rispetto a vivere una relazione personale col
nostro Signore Ges Cristo. Come
possiamo capire quanto conosciamo Cristo? La
risposta ce la da Giovanni nel suo Vangelo e nelle sue lettere: Chi
non ama non ha conosciuto Dio, perch Dio amore (1Gv 4:8). Non
sono conoscenza scritturale o zelo per il Signore o spirito di servizio il
termometro della comunione con Dio ma lamore che in noi e che si
riversa da noi sugli altri a dirci quanto conosciamo Dio. Crescere
nella conoscenza Come
possiamo invece crescere nella sua conoscenza? Io
non ho certo la ricetta e anche se pensassi di averla non mi sentirei di
darvela, intanto perch molti di quelli che mi leggono conoscono certamente
Ges ben pi di me e quindi non ho niente da insegnare e poi perch il rapporto
personale con Ges appunto personale, si pu arrivare a una intima relazione
con Ges in modi diversi. Alcuni
elementi sono per fondamentali: Leggere
continuamente la Parola, per conoscere la sua maest, i suoi attributi, quanto ha
fatto e quanto far per noi. Non
mi sto contraddicendo; prima ho detto che non dobbiamo mettere la Bibbia
davanti a Ges non che dobbiamo trascurare lo studio della Parola. Parlare
di lui con i fratelli, confrontarci con loro. Non
mi sto contraddicendo: il parlare di lui non deve essere anteposto al parlare
con lui ma bisogna farlo. Rimuovere
tutte le barriere che si frappongano tra lui e noi, gli idoli che ci
portiamo appresso. Essere
consapevoli della sua presenza in noi e affidarci a lui per ogni cosa
importante per noi, ogni momento della nostra giornata; assumere un
atteggiamento di completa dipendenza e sottomissione. Tenere a mente e
ripensare spesso a tutto quello che lui ha fatto e fa per noi ogni giorno. Sappiamo
che sono le esperienze forti quelle che legano le persone: due soldati che
hanno combattuto assieme probabile che rimangano legati tutta la vita da una
profonda amicizia anche se magari dopo la guerra sono andati a vivere in
continenti diversi. Allora ripensare alle esperienze che abbiamo vissuto con
lui, ai progressi che abbiamo fatto grazie a lui un modo per cementare la
nostra amicizia con lui.2 Pregare
continuamente per ringraziare, per lodare, per adorare, per chiedere delle
benedizioni, per intercedere ma soprattutto per stare in comunione con lui. La
preghiera la forma di comunicazione pi diretta tra un figlio di Dio e suo
Padre. PREGHIAMO che il Signore si
riveli sempre pi a noi, che ci renda sempre pi consapevoli della sua
presenza, che ci dia il desiderio di tenere gli occhi fissi su di lui, che ci
faccia fare esperienze con lui, che ci faccia avere sempre pi fame di lui, che
possiamo sempre pi dimorare in lui ed egli in noi, che possiamo sempre pi
vivere in comunione con lui, ogni minuto della nostra vita e non solo quando ci
riuniamo per lodarlo o per servirlo. Massimo Medda (Assemblea di Modena, via Di Vittorio) 1. Il materiale non ci
manca: abbiamo la Bibbia in 4-5 traduzioni in italiano, abbiamo a disposizione
centinaia di commentari, chiavi bibliche, atlanti storici, bibbie di studio e
dizionari teologici, migliaia di libri e film, programmi PC che ci aiutano per
le ricerche, siti internet a non finire. Se digitate la parola Ges su
Google, compaiono 6.120.000 riferimenti; se digitate la parola Cristo,
compaiono 35.200.000 riferimenti; se uno li volesse spulciare tutti, dedicando
un solo minuto per ogni riferimento, con 10 ore al giorno di lettura per 220
giorni allanno, ci vorrebbero pi di 250 anni per leggerli tutti! Direi che di
informazioni su Cristo ce ne sono in abbondanza, senza contare che, mediamente,
un credente della mia et, cresciuto in una famiglia di credenti, avr sentito
almeno 1000 sermoni, frequentato almeno 10 anni di Scuola Domenicale,
partecipato a 10-15 Campi. |