Unattitudine fondamentale nel cammino cristiano

 

 

SIAMO DAVVERO

UBBIDIENTI? (V)

 

Dopo aver esaminato, negli articoli precedenti, perch ed in quali aspetti concreti della nostra vita siamo chiamati ad essere ubbidienti, opportuno conoscere anche le diverse conseguenze dellubbidienza e della disubbidienza che Dio indica nella sua Parola.

 

 

CONSEGUENZE

DELLUBBIDIENZA

 

Lultima parte del nostro studio sar dedicata ai brani scritturali concernenti le conseguenze dellubbidienza e della disubbidienza nei confronti dei comandamenti di Dio.

Naturalmente, un tema come quello che stiamo trattando merita senzaltro di essere studiato, ma ancor pi merita di essere messo in pratica nella vita quotidiana di tutti gli uomini, specialmente dei figli di Dio. Non possiamo esimerci, pertanto, dal considerare quali siano le benedizioni collegate allubbidienza, ma pure quali siano le minacce conseguenti alla disubbidienza ai comandamenti di Dio.

 

 

Le benedizioni promesse

 

Per il Signore degli eserciti, Creatore dei cieli e della terra, una cosa seria lubbidienza dei suoi figli ai comandamenti contenuti nella sua Parola. seria al punto di aver menzionato chiaramente, nelle Sacre Scritture, parecchie benedizioni che egli promette di elargire a coloro che disporranno i loro cuori e le loro braccia allubbidienza.

NellAntico Testamento, per esempio, leggiamo che, in Israele, lubbidienza ai comandamenti dellEterno era la chiave per ottenere prosperit materiale:

 

Se ubbidirete diligentemente ai miei comandamenti che oggi vi do io dar al vostro paese la pioggia nella stagione giusta perch tu possa raccogliere il tuo grano, il tuo vino e il tuo olio, e far pure crescere lerba dei tuoi campi per il tuo bestiame, e tu mangerai e sarai saziato! (De 11:13-15)

 

In altre parole, tutto il lavoro della campagna sarebbe stato benedetto dal Creatore della terra, nella misura in cui i contadini avessero ubbidito ai suoi comandamenti (vedi anche unanaloga promessa in Le 26:3-5), con le comprensibili ricadute positive sullintera societ teocratica dIsraele.

Pi in generale, nel bel mezzo delle peregrinazioni dIsraele nel deserto, lEterno degli eserciti aveva gi promesso al suo popolo:

 

Se ubbidite davvero alla mia voce e osservate il mio patto, sarete fra tutti i popoli il mio tesoro particolare e mi sarete un regno di sacerdoti, una nazione santa (Es 19:5-6).

 

Si tratta di benedizioni generali, di carattere spirituale, che per implicano tutta una serie di conseguenze pratiche per la vita quotidiana: essere il tesoro particolare dellEterno, far parte del suo regno e della sua nazione, essere da lui considerati santi e degni di una funzione sacerdotale non porter forse alla pace nel cuore e a benedizioni spirituali e materiali di ogni genere?

Ecco perch il Signore esprime il desiderio che gli Israeliti possano vivere sempre nel timore del suo santo nome e, quindi, essere sempre ubbidienti ai suoi comandamenti. Tutto ci, infatti, porter soltanto del bene a loro e ai loro figli per sempre! (De 5:29)

Anche la misericordia fa parte delle promesse divine per gli Israeliti che avessero ubbidito alla Sua Parola. Neemia inizi infatti la sua preghiera al Dio onnipotente con queste parole:

 

O Signore, che mantieni il patto e fai misericordia a quelli che ti amano e osservano i tuoi comandamenti (Ne 1:5).

 

Non sono promesse da poco. La compassione di Dio ed il movimento delle sue viscere conducono lOnnipotente allazione, a sicuro beneficio di coloro che vivono nellubbidienza al suo volere. Se Neemia riusc a ricostruire in 52 giorni le mura di Gerusalemme distrutte da Nabucodonosor, non riuscir forse il Signore a compiere ancora meraviglie, oggi, in mezzo a noi, anche prima del ritorno di Ges?

Daltro canto, le benedizioni generali appena elencate coinvolgevano pienamente lintera nazione dIsraele. Oltre ai riflessi delle benedizioni individuali, nella Scrittura abbiamo menzione di dirette promesse di benedizione rivolte allintero popolo e a tutta la nazione dIsraele, alla quale il Signore degli Eserciti si rivolge con un significativo tu:

 

Se tu ubbidisci diligentemente alla voce del Signore tuo Dio egli ti metter al di sopra di tutte le nazioni della terra; e tutte queste benedizioni verranno su di te (De 28:1-2).

La disubbidienza del popolo dIsraele sar, storicamente, la migliore dimostrazione che questa promessa era veritiera: la nazione eletta ha prosperato fin tanto che e nei limiti in cui ha vissuto lubbidienza alla Parola del suo Dio. Al contrario, Israele ha vissuto una decadenza progressiva e ha perduto ogni lustro internazionale nella misura in cui, viceversa, si allontanato dallEterno.

 

Per noi, oggi, vi sono tante promesse di benedizioni contenute nella Bibbia: alcune sono nellAntico Testamento e si applicano anche oggi per la loro generalit, altre sono nel Nuovo Testamento e sono specificamente dirette ai membri della Chiesa di Dio.

 Innanzitutto, in generale si dirige anche a noi credenti di oggi la promessa di felicit che Dio rivolge a tutti i suoi figli ubbidienti:

 

Ora, figlioli, ascoltatemi: Beati quelli che osservano le mie vie! (Pr 8:32).

 

Osservare le sue vie, cio mettere in pratica i suoi comandamenti, la chiave giusta per essere felici in questa vita e per sperimentare concretamente quella beatitudine preziosa dovuta alla presenza di Dio nel nostro cuore.

NellAntico Testamento vi sono, poi, diverse promesse divine in relazione alla prosperit nella vita terrena ed al benessere materiale e spirituale. Oltre alle promesse, gi viste in precedenza e collegate alla buona riuscita dei lavori in campagna, annotiamo le parole di Eliu rivolte a Giobbe da parte di Dio:

 

Se lo ascoltano, se si sottomettono, finiscono i loro giorni nel benessere e i loro anni nella gioia! (Gb 36:11).

 

Che bello pensare a un Dio che si rallegra per quelle persone che si sottomettono a lui e che, di conseguenza, egli benedice grandemente donando loro un po della sua gioia, tanto benessere interiore e talvolta anche materiale.

In questo senso, allora, si pu ritenere che siano applicabili anche a noi, come a qualsiasi figlio di Dio, le meravigliose promesse che il Signore fece a Salomone, condizionandole alla sua vita di ubbidienza:

 

Se cammini nelle mie vie, osservando le mie leggi e i miei comandamenti io prolungher i tuoi giorni (1Re 3:14)

 

il Creatore che decide la lunghezza della nostra vita (cfr Mt 6:27) e nessuno ha il diritto di accorciarla o di allungarla, tranne colui che lha creata. Spesso, realizzando la promessa che abbiamo appena menzionato, il prolungamento della vita umana la risposta di Dio alla sottomissione ed allubbidienza umana.

Ma non lunica risposta benevola da parte sua. Il Signore promette anche benessere fisico e guarigioni corporee ai suoi figli, ed ancora oggi tanti cristiani possono testimoniare la potente realt di queste parole:

 

Se tu ascolti attentamente la voce del Signore che il tuo Dio, e fai ci che giusto agli occhi suoi, porgi orecchio ai suoi comandamenti e osservi tutele sue leggi, io non ti infligger nessuna delle malattie che ho inflitte agli Egiziani, perch io sono lEterno, colui che ti guarisce! (Es 15:26).

 

Nel Nuovo Testamento troviamo, poi, diverse promesse di benedizione, condizionate allubbidienza, che Dio rivolge alla Chiesa.

Una di queste, assai generale, contenuta la troviamo nella lettera di Giacomo:

 

Chi guarda attentamente nella legge perfetta e in quella persevera sar un ascoltatore che la mette in pratica; egli sar felice nel suo operare (Gm 1:25).

 

Osservate come la benedizione di felicit viene collegata direttamente ed esclusivamente alla messa in pratica dei comandamenti divini, e non soltanto allascolto della Parola (cfr. 1:22). In generale, dunque, anche il Nuovo Testamento afferma con forza che chi guarda attentamente nel tesoro della Bibbia e mette in pratica quel che Dio vuole, sar beato nella sua vita e sar felice in tutto quello che far, riuscendo in tutte le sue imprese (cfr Gs 1:8-9).

Nei Vangeli sinottici troviamo queste bellissime parole che il Signore Ges disse un giorno e che vale la pena di ricordare:

 

Chiunque avr fatto la volont del Padre mio, che nei cieli, mi fratello e sorella e madre (Mt 12:50).

 

Il contesto noto: mentre Ges parlava alle folle, la madre e i fratelli del Signore si recarono da lui per parlargli (v. 46), ma Ges fece sapere a tutti gli astanti che ci che davvero conta per Dio non sono i legami carnali bens quelli spirituali. Ancora oggi, coloro che osservano la sua Parola sono destinatari di una stima e di un amore particolare da parte di Dio, che li considera suoi stretti parenti ovviamente da un punto di vista spirituale!

Lapostolo Giovanni, da parte sua, in almeno due occasioni ci ha lasciato nel suo Vangelo altrettante dichiarazioni del Signore che ci riempiono di gioia per la loro forza e profondit. In particolare, in Gv 14:21 e 23 vengono elargite promesse meravigliose con riferimento allubbidienza che scaturisce dallamore:

 

Chi ha i miei comandamenti e li osserva, quello mi ama; e chi mi ama sar amato dal Padre mio, e io lo amer e mi manifester a lui.

 

E poi, ancora

 

Se uno mi ama, osserver la mia Parola, e il Padre mio lamer, e noi verremo da lui e dimoreremo presso di lui (Gv 14:21, 23).

 

Si tratta, a ben vedere, di una vera e propria concentrazione di promesse a tutto tondo: Dio simpegna a ricambiare lamore mostrato da colui che gli ha ubbidito e promette anche di porre stabile dimora nel cuore del discepolo ubbidiente, al quale egli si manifester in tutta la sua gloria.

Lubbidienza, allora, anche la chiave per conoscere meglio il nostro meraviglioso Signore, il quale ama lubbidienza e soprattutto ama gli ubbidienti.

Ancora lapostolo Giovanni, nella sua prima lettera, riprende il tema degli effetti benefici dellubbidienza nella vita del credente, e lo fa con riferimento alla vita di preghiera del discepolo:

 

Qualunque cosa chiediamo la riceviamo da lui, perch osserviamo i suoi comandamenti e facciamo ci che gli gradito (1Gv 3:22).

 

Se rileggiamo questo versetto al contrario, ci accorgiamo che la condizione posta da Dio quella dellubbidienza pratica, e che essa ha come diretta e inconfutabile conseguenza la risposta di Dio alle nostre preghiere di supplica e dintercessione.

Non forse meraviglioso, ma pure impressionante, il qualunque che apre il versetto? Fratelli carissimi, siamo sinceri: crediamo davvero in questa promessa divina? Se la facciamo nostra e ce ne appropriamo per fede (cfr Eb 11:1), ben presto scorgeremo la sua potente realizzazione e daremo gloria a Dio!

 

 

CONSEGUENZE

DELLA DISUBBIDIENZA

 

Nella Parola di Dio non troviamo solo promesse di benedizione per coloro che ubbidiscono alla volont del Signore. Non cՏ solo il dolce. CՏ anche lamaro.

Dal momento che risulta evidente a tutti che, a fianco dellubbidienza, esiste anche la ribellione, ecco che le Sacre Scritture non illudono nessuno e parlano pure delle conseguenze negative che si verificheranno in capo a coloro che avranno disubbidito ai comandamenti dellunico vero Dio.

La disubbidienza, che nasce dallemergere di uno spirito di ribellione, si verifica ogni volta in cui un uomo o una donna non mettono in pratica uno o pi comandamenti che il Signore ha lasciato nella Bibbia, oppure quando essi falliscono nelle modalit di esecuzione di ordini impartiti dallEterno nella sua santa Parola. Ogni atto di disubbidienza punito da Dio, che minaccia punizioni, talvolta severe, contro coloro che si ribellano alla sua perfetta volont.

 

NellAntico Testamento, allinterno delle prescrizioni rivolte al popolo dIsraele, in pi occasioni lEterno prefigur il verificarsi di ogni sorta di maledizioni materiali e spirituali nel caso in cui gli Israeliti avessero disubbidito ai suoi comandamenti.

In primo luogo, nel libro del Deuteronomio, il Signore preannunci una generale maledizione in caso di ribellione e di idolatria (11:28), ma aggiunse anche maggiori dettagli quando elenc (De 28:15-68) tutte le nefaste conseguenze che sarebbero ricadute sul capo delle persone disubbidienti alla sua Parola. Solo per delineare un rapido sommario di queste minacce divine, i ribelli sarebbero stati maledetti dovunque (v. 16) e sempre (vv. 19-20), in tutti i loro lavori di ordinaria amministrazione (vv. 17, 38-40) e con malattie di ogni sorta (vv. 21-22, 27-29, 35). Il Signore avrebbe tolto loro la pioggia (vv. 23-24) e, nei conflitti o nelle guerre, egli avrebbe favorito i loro nemici (vv. 25-26, 49-57), mentre anche in famiglia essi avrebbero vissuto aridit e problemi di svariato genere (vv. 18, 30, 32, 41).

Molte di queste promesse, purtroppo, si sono avverate concretamente nella vita del popolo dIsraele, a motivo della sua persistente disubbidienza alla Parola di Dio.Per esempio, quasi tutta la generazione di Israeliti che erano usciti dallEgitto non entrarono nella Terra Promessa e per motivi legati alla loro disubbidienza a Dio:

 

essi furono distrutti perch non avevano ubbidito alla voce del Signore (Gs 5:6).

 

LEterno aveva preannunciato tutto ci e realizz senzaltro le sue promesse: la ribellione del popolo dIsraele, consumata a Kades Barnea dopo il rapporto degli esploratori mandati da Mos nel paese di Canaan (Nu 13), provoc la morte immediata di queste spie incredule (14:37) ma anche la peregrinazione di tutto il popolo per quarantanni nel deserto, finch tutta quella generazione mor, con le uniche eccezioni di Giosu e Caleb (vv. 29-30).

 

Un altro episodio molto importante, nellAntico Testamento, per considerare la gravit delle conseguenze della disubbidienza ai comandamenti dellEterno, quello riportato in 1Samuele 2:29-36.

Il sommo sacerdote Eli apparteneva alla dinastia di Aronne e, come tale, era destinatario di meravigliose promesse di benedizioni da parte del Signore, soprattutto quella secondo cui tale dinastia sarebbe stata per sempre al servizio dellEterno (Es 29:9). Ma Eli non camminava rettamente davanti al suo Dio, specie per quanto concerne leducazione dei suoi figli, i quali erano assai perversi per quanto concerne le offerte che il popolo portava per il culto levitico (cfr 1Sa 2:12-17). Eli non era neppure fermo nel condannare le cattive azioni dei suoi figli (cfr vv. 23-25) e tutto ci condusse al giudizio di Dio, il quale innanzitutto ricord ad Eli il peccato suo e dei suoi due figli, Ofni e Fineas (v. 29):

 

Perch calpestate i miei sacrifici e le mie oblazioni, che Io comandai di offrire nel mio santuario?.

 

Poi, dopo aver fatto riferimento alla promessa di benedizione rilasciata ad Aronne, il Signore Onnipotente espresse la sua ferma condanna sulloperato di Eli, Ofni e Fineas, con queste parole (vv. 30-36):

 

Io avevo dichiarato Ma ora il Signore dice: Lungi da me tale cosa!. Ecco io troncher il tuo braccio e quello della casa di tuo padre Non vi sar mai pi nessun vecchio nella tua casa Tutti i nati e cresciuti nella tua casa moriranno nel fiore degli anni I tuoi figli, Ofni e Fineas moriranno in uno stesso giorno!.

 

Chi conosce il seguito della storia, sa bene che queste terribili promesse si realizzarono pienamente: sia nellimmediato, per i figli di Eli (4:11) e subito dopo per lo stesso sommo sacerdote (v. 18), sia per quanto concerne la fine della dinastia di Eli, che si verific in via definitiva ai tempi di Salomone (1Re 2:27, 35).

 

Una situazione in parte analoga, ma riferita ad un sovrano dIsraele anzich ad un sommo sacerdote, quella riportata in 1Samuele 13:13-14 e concerne il fallimento del re Saul, dovuto alle sue gravi disubbidienze ai comandamenti dellEterno.

Ancor prima di far scoppiare definitivamente lira del Signore dopo il peccato che egli commise a seguito della guerra con gli Amalechiti (cap. 15), il re Saul aveva gi mostrato la sua indole ribelle disubbidendo al profeta Samuele che gli aveva ordinato di aspettarlo a Ghilgal per offrire un sacrificio allEterno in relazione alla guerra contro i Filistei (10:8; 13:2-7). Saul, vedendo che Samuele non arrivava e che il popolo cominciava a spazientirsi e ad abbandonarlo, decise autonomamente di offrire questo sacrificio, contravvenendo allordine di Samuele ma anche allordine di Dio stesso.

Il profeta, a questo punto, disse chiaramente al re dIsraele che egli aveva agito con stoltezza (v. 13) e che, a seguito di tale suo comportamento (v. 13-14), se da un lato era vero che, secondo le sue promesse, il Signore avrebbe stabilito il tuo regno sopra Israele per sempre era anche vero che, a questo punto: ora, invece, il tuo regno non durerpoich tu non hai osservato quello che il Signore ti aveva ordinato!.

Ed effettivamente da quel giorno in poi il regno di Saul conobbe una parabola discendente che port alla consacrazione di Davide come nuovo re dIsraele (16:12-13), a ripetute sconfitte ed a fallimenti progressivi, fino alla morte dello stesso Saul e di suo figlio Gionatan (31:4-6).

Le promesse divine di maledizione per la disobbedienza del popolo del Signore si sono protratte nella storia dIsraele fino allepoca conclusiva della teocrazia. In Geremia 32:31-33, per esempio, lEterno ricorda tutti i peccati e le abominazioni commesse dal suo popolo eletto e subito dopo afferma, con grande seriet, qual era diventato il suo progetto nei riguardi della citt di Gerusalemme: i peccati del suo popolo erano cos gravi e ripetuti che, dice il Signore, la voglio togliere via dalla mia presenza!

Le successive promesse di restaurazione del popolo dIsraele, anchesse puntualmente verificatesi nella storia dellumanit, stanno l a confermare la seriet delle promesse di maledizione appena esaminate. Esse, infatti, si verificarono allorch Gerusalemme fu presa dal re babilonese Nabucodonosor ed il popolo fu portato in esilio a Babilonia (39:1-10).

Davvero, terribile cadere nelle mani dellIddio vivente! (Eb 10:31).

 

Passando ora al Nuovo Testamento, per noi che apparteniamo alla Chiesa di Cristo a motivo dellopera della grazia di Dio, vi sono diverse indicazioni scritturali in materia.

In 2Corinzi 10:6, per esempio, lo Spirito Santo, tramite lapostolo Paolo, non si rivolge solo ai credenti di Corinto del 1 secolo ma a tutti i figli di Dio di tutti i tempi, quando afferma in via generale:

 

siamo pronti a punire ogni disubbidienza, quando la vostra ubbidienza sar completa.

 

Non si tratta qui si perdere la salvezza, perch questultima risiede stabilmente in Cristo e nessuno potr toglierla a coloro che da Dio lhanno ricevuta in dono eterno. Qui si tratta, piuttosto, dellaspetto – pi impegnativo per noi! – che concerne la nostra vita quotidiana di santificazione, purtroppo tante volte macchiata dal peccato e dalla disubbidienza ai comandamenti del nostro Signore. Questa disubbidienza non passa inosservata agli occhi dellEterno ed egli pronto a perdonare, s, se trova il nostro pentimento, ma pronto anche a punire la ribellione, se trova lirrigidimento del nostro collo spirituale.

Un discorso analogo va fatto per il brano di Eb 2:2-3, dove sta scritto:

 

se (nellAntico Testamento) ogni trasgressione e disubbidienza ricevette una giusta retribuzione, come scamperemo noi se trascuriamo una cos grande salvezza?.

 

La nostra mente, qui, va subito alla salvezza eterna e giungiamo facilmente alla conclusione che non pu scampare alle fiamme dellinferno il credente che disubbidisce ai comandamenti di Dio. Se questa conclusione fosse corretta, oltre che semplicistica ed affrettata, nessuno di noi potrebbe vivere leternit con Dio perch nessuno di noi, malgrado sia stato rigenerato dallo Spirito Santo, pu dire di non commette mai neppure un peccato.

La parola da sottolineare in questo brano, piuttosto, coincide con laggettivo giusta e si riferisce alla retribuzione divina che colpisce ogni trasgressione e disubbidienza umana, anche se commessa dai suoi figli. Il Signore non passa sopra le nostre iniquit, ma pure fedele e giusto da rimetterci ogni peccato che gli confessiamo (1Gv 1:9). Se, al contrario, i suoi figli persistono impenitenti nel peccare, anchessi riceveranno la giusta retribuzione da Dio, esattamente come successe ai credenti dellAntico Testamento, e non potranno certo scampare da essa.

Siamo di fronte, allora, ad un ulteriore richiamo allesame personale, unito ad un appello allumilt ed alla consapevolezza di essere tuttora dei peccatori bisognosi di perdono. Lo stesso apostolo Paolo parla del necessario esame che ogni credente deve fare su s stesso, ed anche della finalit correttiva del giudizio di Dio:

 

Ora, se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati; ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal Signore, per non essere condannati con il mondo (1Co 11:31-32).

Davanti a Dio cՏ una grande differenza (cfr. Ma 3:18) tra i suoi figli e quelli che ancora non sono diventati tali, per grazia mediate la fede. Egli vuole preservare i suoi figli e vuol essere certo che, alla fine dei tempi, il grano sar ben distinto dalla zizzania (cfr. Mt 13:30). In questo modo, la condanna che incombe su questo mondo, destinato alla distruzione, diventa, per un figlio di Dio, soltanto punizione e correzione da parte di colui che vuole il nostro bene!

 

Altro e differente discorso, anchesso presente nel Nuovo Testamento, quello relativo alle promesse di calamit che incombono sugli increduli che rifiutano la salvezza eterna in Cristo Ges.

In primo luogo, non potremo mai sottolineare abbastanza la potenza delle parole di Ges:

 

Chi crede nel Figlio ha vita eterna, ma chi rifiuta di credere al Figlio non vedr la vita, ma lira di Dio rimane su di lui (Gv 3:36).

 

Questa la peggiore forma di disubbidienza alla santa volont di Dio: il Creatore dei cieli e della terra ci ha tanto amati da mandare nel mondo il suo unigenito Figlio a soffrire e a morire per cancellare i nostri peccati, e noi rifiutiamo questo dono damore? Abbiamo lo spudorato coraggio di rigettare il sangue dellAgnello di Dio che ha tolto il peccato del mondo, cio anche il mio e il tuo?

Davanti a questatteggiamento irriconoscente e denso di orgoglio, il Signore emana la sentenza peggiore che possa mai esistere: la sua ira. Fermiamoci un attimo a riflettere: la sua ira! Essa gi presente sul peccato e su tutti i peccatori, ed essa rimane come una spada di Damocle su tutti coloro che rifiutano di credere in Ges Cristo e nella sua unica e insostituibile opera di salvezza!

Lapostolo Paolo, ispirato dallo Spirito Santo, riprende questo tema quando esclama da parte di Dio:

 

Lira di Dio si rivela dal Cielo contro ogni empiet e ingiustizia degli uomini, che soffocano la verit con lingiustizia (Ro 1:18).

Il Signore tre volte santo e non pu stare davanti allo spettacolo delliniquit, per cui ogni empiet ed ogni ingiustizia sono per Lui fonte di giudizio: esso si manifesta nelle forme pi disparate ma si rivela sempre dal Cielo mediante la sua terribile ira.

Non prendiamocela con Dio: siamo noi, piuttosto, che soffochiamo la verit con lingiustizia, e pertanto giusto che il Signore intervenga con il suo giusto giudizio, gi da ora e gi da questa vita.

Naturalmente, come sappiamo dalle Sacre Scritture, i giudizi che Dio manifesta in questa terra non sono assolutamente da paragonare a quelli che mostrer in avvenire, alla fine dei tempi, e di cui parla lapostolo Paolo:

 

quando il Signore Ges apparir dal Cielo in un fuoco fiammeggiante, per fare vendetta di coloro che non conoscono Dio, e di coloro che non ubbidiscono al Vangelo del nostro Signore Ges (2Te 1:7-8).

 

Il libro dellApocalisse, inoltre, pieno di descrizioni dettagliate di come tale vendetta avr luogo nei tempi futuri. Qui desideriamo solo evidenziare la causa motrice di tali, giusti giudizi divini: ancora una volta, la disubbidienza al volere di Dio, che in questo caso rappresentato dal Vangelo della salvezza eterna per lumanit peccatrice, destinata giustamente alle fiamme dellinferno.

Lapostolo Paolo aveva gi trattato questo tema:

 

Tu accumuli un tesoro dira per il giorno dellira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio Egli render ira e indignazione a quelli che invece di ubbidire alla verit ubbidiscono alla menzogna (Ro 2:5-8).

 

Anche in questo caso, il discrimine dato dallubbidienza alla Parola di Dio: ciascun uomo sar chiamato in giudizio dal Signore con riferimento a ci che ne avr fatto del sacrificio espiatorio di Ges Cristo, e gli verr imputata la sua ubbidienza alla verit del Vangelo di Dio, oppure alla menzogna di Satana. Chi avr accumulato, gi da qui e gi da ora, un tesoro dira a motivo della sua ribellione alla volont di Dio manifestata nella Scrittura, non potr che essere giustamente condannato dallEterno alleterna punizione nelle fiamme dellinferno. In quel giorno, lira e lindignazione del Salvatore saranno grandi e terribili, ma possiamo ancora oggi scampare a questi giusti giudizi, se decidiamo ora di ubbidire alla verit del Vangelo di Dio.

A cosa e a chi crediamo qui ed ora? A cosa stiamo dedicando la nostra vita: alla verit contenuta nella Bibbia oppure alla menzogna del consumismo o di una religione che non pu salvare? Siamo davvero ubbidienti a Dio oppure cerchiamo di nasconderci dietro un paravento di apparente irreprensibilit o di religiosit? La scelta nostra e ne va della nostra eternit.

La mia preghiera che possiamo scoprire lamore e la potenza di Ges Cristo e della sua Parola e, di conseguenza, dedicare tutto il resto della nostra vita ad ubbidire a lui e alla sua santa e perfetta volont.

 

 

CONCLUSIONI

E APPLICAZIONI

 

A conclusione della ricerca che abbiamo svolto finora, desideriamo elencare qui di seguito alcune considerazioni finali ed anche alcune proposte di applicazioni pratiche in rapporto a quanto abbiamo imparato dalla Parola del Signore in relazione alla nostra ubbidienza alla sua volont.

 

 

Conclusioni

 

Se vogliamo essere davvero ubbidenti al nostro Salvatore e Signore, potranno essere utili le seguenti direttive conclusive:

 

1. Lubbidienza ai comandamenti di Dio una caratteristica del cristiano che il Signore apprezza moltissimo: non si tratta di un mero optional ma di un tratto saliente dellopera che lo Spirito Santo vuole portare avanti in ciascun figlio di Dio.

 

2. Dal momento che lubbidienza rappresenta una delle principali estrinsecazioni della fede e dellamore per Dio, luomo non ancora rigenerato dallo Spirito Santo non potr davvero ubbidire ai suoi comandamenti, perch non ha ancora ricevuto la natura divina.

 

3. Il figlio di Dio, invece, dal momento che – per grazia! – sperimenta la dimora dello Spirito Santo nel proprio cuore, pu e, allo stesso tempo, deve ubbidire a quanto Dio ordina, ed chiamato a farlo davvero, in diversi campi della vita individuale e sociale.

 

4. Lubbidienza al Signore non una dottrina astratta, ma piuttosto un aspetto pratico della vita di tutti i giorni, che va vissuto sotto la guida dello Spirito Santo, per amore di Cristo e mettendoci tutto il cuore e tutto limpegno possibili.

 

5. Grazie a Dio, nella Bibbia troviamo luminosi esempi di uomini e donne che sono stati davvero ubbidienti al loro Signore: noi siamo chiamati ad imitarli, tenendo sempre presente, per, che il vero esempio da seguire solo il Signore Ges Cristo!

 

6. Dio non nasconde, nella sua Parola, quali siano le benedizioni collegate allubbidienza alla sua volont, ma neppure fa mistero delle conseguenze negative legate alla disubbidienza e alla ribellione a lui: in ogni caso, non dobbiamo ubbidire per convenienza o pensando alle benedizioni, ma solo per amore del Signore.

 

 

Applicazioni

 

A questo punto non ci rimane altro che elencare alcune applicazioni pratiche per la nostra vita di tutti i giorni. Naturalmente, quelle che seguono non possono esaurire il campo delle applicazioni possibili, e ciascun lettore ne potr aggiungere altre di carattere pi personale:

 

1. Per i figli:

Ubbidite davvero ai vostri genitori? Lo fate sempre o solo quando ne avete voglia o vi sembra giusto? Ubbidite davvero in ogni cosa, come dice la Scrittura, o solo in ci che ritenete pi facile? Lo fate per il Signore o per far piacere agli uomini?

 

2. Per i membri battezzati di ogni chiesa locale:

Che stima e che considerazione avete voi dei vostri conduttori? Li amate davvero dellamore di 1Corinzi 13 o siete piuttosto pronti a contestarli e a criticarli? Come reagite alle loro eventuali riprensioni: con spirito di sottomissione o di ribellione?

 

3. Per i lavoratori dipendenti:

Cosa pensate davvero, nel vostro cuore, del vostro datore di lavoro o dei vostri superiori? Gli ubbidite sempre e come se ubbidiste al Signore Ges stesso? Oppure ubbidite solo quando vi conviene o magari per farvi vedere da lui?

 

4. Per i cittadini:

Cosa pensate, nel vostro cuore, delle autorit costituite e delle leggi vigenti? Amate davvero il Signore fino al punto di ubbidire, per amor suo, agli uomini che egli ha posto al di sopra di voi? Per esempio: pagate sempre tutte le tasse e le imposte, oppure cercate di nascondere qualche reddito? Passate sempre con il verde e non superate mai i limiti di velocit? Se disubbidite a qualche legge, perch la ritenete ingiusta o perch ci chiaramente stabilito nella Parola di Dio?

 

5. Per tutti:

Abbiamo riflettuto abbastanza sulle conseguenze collegate allubbidienza e alla disubbidienza ai comandamenti contenuti nella Parola di Dio? Certo, esse sono diverse a seconda che siamo diventati dei figli di Dio oppure che siamo ancora fuori dalla sua Chiesa, ma meditiamo ancora su quanto sia importante, per il Signore, la nostra ubbidienza a lui E non facciamolo perch conviene, altrimenti non ne avremo alcun bene: ubbidiamo a Dio, piuttosto, perch lo amiamo e vogliamo fare qualcosa che lui gradisce!

 

(5. fine)

 

Giuseppe Martelli

(Assemblea di Roma, Borgata Finocchio)