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Una
sovrapposizione che sconvolge il pensiero di Dio SACRAMENTALISMO E BIBBIA Dopo
lo svilupparsi del sincretismo fra cristianesimo e paganesimo, divent sempre
pi crescente la tendenza, in ogni evento religioso, a privilegiare la forma
rispetto alla sostanza. Questa tendenza, con il sacramentalismo, trionf e
divent sistema di dottrina, con un drammatico abbandono della rivelazione
biblica. La salvezza gestita dalla Chiesa?!? Consideriamo
due testi del Vangelo di Giovanni che serviranno come riferimento in questa
breve riflessione: Chi
crede nel Figliuolo ha vita eterna, chi invece rifiuta di credere al Figlio non
vedr la vita, ma lira di Dio rimane su di lui (Gv. 3:36); In
verit in verit vi dico: chi ascolta la mia Parola e crede a Colui che mi ha
mandato ha vita eterna e non viene in giudizio ma passato dalla morte alla
vita
(Gv. 5:24). Questi
due testi ci parlano in modo conciso, ma chiaro, della salvezza che si ottiene
per la fede in Cristo. Potremmo studiare la dottrina della salvezza
(soteriologia) nella Scrittura indipendentemente dalla Chiesa. Se invece
volessimo studiare questo argomento da un punto di vista cattolico, non
potremmo farlo indipendentemente dalla Chiesa, poich questa afferma di
detenere e di gestire di fatto gli strumenti della salvezza. A
partire dal IV-V secolo la Chiesa, dopo Costantino, divenne di fatto unentit
di potere. Si unisce in ogni aspetto alla vita dellImpero e per la prima volta
viene formulato il concetto di societ cristiana. Sorge
il Sacro Romano Impero dove, accanto allimperatore, naturalmente cristiano,
emerge la figura del vescovo di Roma (papa), come capo indiscusso della chiesa.
Per un certo tempo i due poteri rimasero distinti e collaborarono per il bene
della societ, ma ben presto sorsero inevitabilmente dei conflitti di
interesse.
Il momento pi saliente di tali conflitti fu quello che passato alla storia
come la lotta per le investiture. I feudatari e i grandi
proprietari terrieri erano, non di rado, vescovi o prelati che venivano
investiti nella loro funzione dallimperatore. Accadeva spesso per, che questi
si comperavano linvestitura, oppure essendo sposati e avendo figli rendevano
ereditario il fondo sottraendo cos benefici economici alla Chiesa ( proprio
in questo contesto che viene reso obbligatorio il celibato per i preti). Papa Gregorio VII cerc
di impedire che i laici, imperatore compreso, avessero il diritto esclusivo di
investitura. Limperatore Enrico IV si ribell e cacci il papa da Roma. Gregorio VII come
risposta lanci una scomunica contro limperatore che accus moltissimo il
colpo decidendo di umiliarsi di fronte allautorit del papa. celebre quello
che pass alla storia come latto di umiliazione di Canossa dove si racconta
che limperatore nel rigido inverno del 1077 rimase per tre giorni scalzo e
seminudo davanti alla residenza della contessa Matilde di Canossa presso
Reggio-Emilia dove il papa si era rifugiato, supplice invocando la revoca della
scomunica. Possiamo
dire che con questo episodio ebbe inizio quel periodo storico della Chiesa
conosciuto come teocrazia papale dove il clero si arrog il diritto di
dirigere la societ
richiamandosi non tanto a principi di autorit morale, quanto a quel sistema
sacramentale che
nellXI secolo era gi ben formulato. In questi anni Gregorio VII pubblic il Dictatus
papae,
un documento composto da 27 articoli dove si sanciva la superiorit del potere
spirituale (del papa) su quello secolare (dellimperatore). il periodo della
dominazione prepotente e immorale della Chiesa che avr come strumento cardine
proprio il sacramentalismo. Che cosa un sacramento? Il termine prende origine dal verbo latino sacrare che vuol
dire consacrare: era in origine il giuramento di fedelt che ogni soldato romano
arruolandosi doveva allimpero e allimperatore (sacramentum). O anche
era cos chiamata la somma di denaro che doveva lasciare in un luogo sacro
colui che veniva trovato in torto in una causa giudiziaria. Ritroviamo ancora
questa parola nella traduzione della Bibbia in latino di Gerolamo, ma il senso
quello della parola mistero cio verit non rivelata. Questo
connubio fra cosa sacra e verit non rivelata lo ritroviamo nei culti misterici
pagani e successivamente nel cattolicesimo non solo come termine e concetto ma
anche come atto liturgico. Alcuni
padri della chiesa come Tertulliano usarono la parola sacramento, per
precisarono che il sacramento un atto esteriore al quale corrisponde una
realt interiore che lo precede. Nel cattolicesimo (Concilio di Trento) questa
precisazione fondamentale e sostanziale viene di fatto annullata con dichiarazioni
esplicite come la verit il sacramento. Nel
catechismo di Pio X si legge: I
sacramenti sono segni sensibili ed efficaci della grazia istituiti da Ges
Cristo. I sacramenti sono segni efficaci della grazia, perch con le loro parti
che sono sensibili, significano o indicano quella grazia invisibile che
conferiscono: perch significando la grazia realmente la conferiscono. In
pratica il sacramento un veicolo della grazia gestito dalla Chiesa, ed come dire che il
sacramento un qualcosa che si sostituisce o si affianca alla persona di
Cristo. In una societ medioevale, dove la religione si infiltrava nelle pieghe
pi nascoste del tessuto sociale e che era fondamento dei costumi e della
cultura, dove conventi e monasteri sorgevano ovunque, dove i sovrani regnavano
per la grazia di Dio, dove Cristo era predicato pi come giudice che come
salvatore, dove ignoranza e analfabetismo era la costante del popolo, dove la
lettura della Scrittura proibita e dove il riferimento pi importante era la
Chiesa, chiaro che il pi piccolo prete di campagna, con i suoi sacramenti
aveva un potere enorme. I
sacramenti erano e sono uno strumento di potere. La forma sostituisce la sostanza Il
sacramento cattolico che occupa un posto preminente sicuramente leucarestia,
la parte centrale della messa. Esso
prende la sua origine da quello che la Bibbia chiama la Cena del Signore (1Co 11:20) istituita
da Cristo (Lu 22:14-20). Ma
che differenza cՏ tra la messa e la Cena del Signore? La messa un
sacrificio, seppure incruento, il prete infatti nella parte iniziale dice:
che questo sacrificio sia gradito a Dio, la Cena del Signore un memoriale,
Ges nellistituirla disse: fate questo in memoria di me (Lu 22:19). La
differenza grande, come grandi sono le implicazioni connesse. Siccome tutte e
due le dottrine si rifanno alla stessa fonte evangelica, cՏ da vedere, quando
e perch le cose si sono trasformate. Negli
scritti dei Padri dei primi secoli della Chiesa, da Tertulliano ad Agostino,
pur non avendo ancora una terminologia uniforme e sicura per definire questa
dottrina e neppure una perfetta coincidenza di convinzioni, non appare per mai
lidea della ripetizione del Sacrificio di Cristo. I Padri erano teologi
che conoscevano bene le Scritture, e testi come Ebrei 9:23-28, dove si parla
dellofferta del corpo di Ges fatta una volta per sempre (sacrificio unico)
erano considerati ancora come assolutamente autorevoli. Per i primi 6-7
secoli lidea che il sacrificio di Ges potesse essere ripetuto stata
completamente assente. Come si arrivati a
concepire lidea del sacrificio continuo? Come per tutte le altre
deviazioni dottrinali prodotte dal cattolicesimo, ci si arrivati piano piano,
un passo dopo laltro. Lo spirito re
igioso delluomo, che il contrario della fede, qualcosa di
terribile, che porta nel tempo a sostituire la sostanza con la forma e quando
ci avviene si spinti a fare cose che appaiono spettacolari allocchio ed a
fare sempre di pi. Chi di noi non rimasto
estasiato di fronte alle imponenti cattedrali che troviamo in moltissime citt,
maestose e superbe in bellezza o che quasi sempre troneggiano anche al centro
dei piccoli borghi medievali? Tutto ci testimonia del
fatto che le cose di Dio, il Cristianesimo, i valori dello spirito sono stati
da sempre considerati come le cose pi importanti per luomo, ma allo stesso
tempo, quelle stesse opere testimoniano che spesso si sostituita la
sostanza con la spettacolarit dellesteriore. Penso anche
allausterit della vita monastica o peggio ancora alla clausura dove ci si
spinge fino allestremo nella sfida verso i limiti e la fragilit della natura
umana per piacere a Dio. Anche se, in questo caso non si pu parlare di
ostentazione dellesteriore, il concetto rimane lo stesso: voler fare di pi. Come sono taglienti e
precise le parole di Ges verso gli scrupolosissimi farisei: Voi colate il
moscerino
(per ci che formale) ma inghiottite il cammello (per ci che
sostanziale) (Mt 23:24). Quando
si vuole ostentare una spiritualit che non cՏ, lo spirito religioso cerca di
strafare (1Co 4:6). La strada che ha portato a concepire il sacramento
eucaristico segue proprio questa tendenza della natura umana. Nel
terzo secolo Urbano I volle sostituire i grezzi calici di legno o di terracotta
usati nella cena con raffinati calici dargento. Poco pi tardi Stefano I per
creare un clima di maggior solennit nel momento della cena stabil che chi
lamministrava dovesse avere abiti sacerdotali e la tavola coperta con una
lussuosa tovaglia. Sisto II stabil che cantici sacri e i salmi fossero cantati
davanti alla tavola e nel VI secolo Gregorio I introdusse la genuflessione
davanti ai simboli. In questo modo la tavola del Signore incominci ad apparire
come un qualcosa di particolarmente sacro come se in quei simboli fosse
realmente presente il Signore. La teologia scolastica: lerrore diventa dottrina Fu un certo Pascasio di
Corbey che impadronendosi di alcune storie e fatti miracolosi avvenuti a
proposito della Cena del Signore cominci a pensare alla presenza reale del
Signore nei simboli e pi tardi Ildebrando di Lavardin coni il termine transustanziazione
(trasformazione
della sostanza). Questa dottrina incontr
per molto tempo lopposizione dei vescovi e papi, ma nel XII secolo circa fu
accolta come dottrina ufficiale della chiesa e parte centrale della messa. Nel XV secolo si sent
lesigenza di ordinare questa, come altre dottrine della chiesa, per renderle
chiare e comprensibili, ma lesigenza pi forte fu quella di volerne dimostrare
lintrinseca validit e logicit; di questo se ne occup la teologia
scolastica
con il suo maggiore esponente Tommaso dAquino il quale si serv
abbondantemente della filosofia greca, in particolare di Aristotele, il cui
pensiero era tornato con forza ad imporsi nella cultura medievale. Penso sia noto a tutti
cosa si crede avvenga nella parte centrale della messa cattolica quando il
prete alza lostia con un gesto ieratico, qualcuno suona un campanello e i
fedeli chinano il capo. In quel momento
avverrebbe il miracolo della transustanziazione, ossia lostia da quel momento
non pi pane che nutre il corpo ma, nella sua sostanza si trasforma in corpo,
sangue, anima e divinit di Ges Cristo pur conservando gli stessi requisiti
fisici come forma, colore, sapore ecc... (chiamati accidenti). Questi due vocaboli,
sostanza e accidenti, sono ben noti a chi studia il pensiero di Aristotele e
non solo, secondo cui tutto ha una sostanza che costituisce lessenza stessa
pi intima della cosa e suoi accidenti ossia gli aspetti peculiare esteriori
della cosa stessa. Transustanziazione significa appunto cambiamento di sostanza
ed quindi sulla base del pensiero aristotelico che si pretende di spiegare
e razionalizzare una dottrina cristiana. Ora chiaro che tutto ci non ha il ben che
minimo sostegno biblico. Ges nellistituire la
cena disse: Fate questo in memoria d me (Lu 22:19) (1Co 11:25) con il chiaro intento di
istituire un memoriale attraverso luso di simboli. Il valore del ricordo Il
pane e il vino, vero, sono semplicemente dei simboli ma facciamo bene
attenzione a non banalizzare la cosa. Ho sentito da parte cattolica: Se il
pane e il vino non si trasformano sostanzialmente nel corpo e nel sangue di
Ges, se sono simboli e tali restano nel prenderli non si riceve nulla, non
succede nulla, che senso ha il semplice ricordo?. Latto
del ricordare nella Bibbia ha un senso e un significato profondo: significa trasportare
nel presente un fatto del passato in modo tale che il suo valore e la sua
potenza non vengano perdute, non mai un abbandono passivo e sentimentale ma
un lavoro che ha un impatto nellimmediato e risponde ad un nostro bisogno
preciso che non solo quello di non dimenticare ma anche di non spostare i
riferimenti che il Signore ci ha lasciato. Il pane ed il vino, come tutti i
simboli, sono portatori di un significato. I cristiani di fronte a queste cose non
hanno a che fare con elementi approssimativi o con convenzioni umane ma con la
mente di Dio. Tali
simboli non possono mai in alcun modo essere separati dal significato che
portano.
Paolo ci ricorda questa verit in modo assai vigoroso: Chi mangia e beve,
mangia e beve e un giudizio contro se stesso se non discerne il corpo del
Signore (1Co
11:29). La
cena una dichiarazione di comunione col Signore prima, e poi con la Chiesa,
una dichiarazione di unit: Paolo parla di un unico pane (1Co 10:17). Se la
comunione non una realt concretamente vissuta, partecipare alla cena del
Signore significa fare una dichiarazione falsa e comportarsi da ipocrita. Ben
ci ricordiamo di Anania e Saffira i quali dichiararono il falso e furono puniti
con la morte (At 5:1-11). Fu per la Chiesa primitiva un segnale forte da parte
del Signore, che ha voluto sottolineare la natura stessa della Chiesa, che la
comunione di persone che hanno creduto e si sono identificate con colui che ha
detto: Io sono la verit (Gv 14:6). Come
pu stare una persona falsa nella chiesa? La cena dunque un ordinamento a cui
il Signore ha voluto dare una particolare importanza e solennit, ma nulla pu
farci pensare alla transustanziazione e meno che mai al ripetersi del
sacrificio, seppure in forma incruenta. La Scrittura rimaneggiata senza scrupoli La chiesa cattolica
non ha solo stravolto completamente il significato della cena ma non ha
rispettato neppure la forma. noto infatti che viene
dato ai fedeli solo il pane (ostia) ma non il calice. Ges diede il calice ai
discepoli dicendo: Bevetene tutti (Mt 26:27) e paradossalmente queste parole
vengono ripetute durante la celebrazione della messa. La prassi di non passare
il calice ai fedeli ha origine da un decreto del Concilio di Costanza del 1415
che testualmente recita: Quantunque Ges
Cristo abbia istituito ed amministrato questo venerabile sacramento sotto le
due specie (pane e vino) cionondimeno lautorit dei santi canoni e luso
lodevole della chiesa hanno ordinato e comandano di dare ai laici quella del
pane soltanto. Perci fa duopo eretica lopinione di coloro che hanno tale
usanza (di dare il sacramento sotto le due specie) sacrilega ed illecita. Questo come dire: Il
Signore ha comandato una cosa, noi ne facciamo unaltra e chi non la pensa cos
eretico. incredibile vedere con
quanta sfrontata disinvoltura nel corso dei secoli la chiesa cattolica abbia
rimaneggiato la Scrittura a proprio piacimento. Uno dei motivi di tale
provvedimento pare sia stato di natura igienica. I baffi che al tempo tutti gli
uomini. o quasi, avevano venendo a contatto con il vino del calice provocavano
un comprensibile disgusto. Certo sarebbe stato meglio e non contrario alla
Scrittura comandare il taglio dei baffi. Da parte cattolica si
usa molto il testo di Giovanni 6:47-58 per sostenere la transustanziazione dove
il Signore dice: Io sono il pane vivente che disceso dal cielo, se uno
mangia di questo pane vivr in eterno e il pane che dar la mia carne (v. 51) e ancora: Se
non mangiate la carne del figliuol delluomo e non bevete il suo sangue non
avete vita in voi
(v. 53(. Unattenta analisi anche soltanto di questi testi ci induce a smentire
categoricamente il senso letterale di queste parole. Basti confrontare il v. 47
dove il Signore dice che credendo in lui si ha vita eterna e il v. 54, dove
dice che mangiando il suo corpo e bevendo il suo sangue, si ottiene allo stesso
modo vita eterna, chiaro come questultima non pu essere intesa
letteralmente. I discepoli infatti che cos lavevano intesa rimasero
scandalizzati v. 52 e al v. 63 Ges stesso ne fornisce il senso: Le parole
che vi ho detto sono spirito e vita. Sicuramente dobbiamo
nutrirci di Cristo ma questo non pu che avvenire attraverso lazione dello
Spirito Santo che ci porta ad assimilare la sua Parola, dunque per fede. Ancora una volta la fede
ci appare come il dono prezioso della grazia che non pu essere imitato n
sostituito dalle forme della piet (2Ti 3:5) che portano inevitabilmente a torcere
la Parola. Giorgio
Biagini (Assemblea
di Citt di Castello) |