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Il
passaggio dallAntico al Nuovo Patto LETTERA
AGLI EBREI (XVII) Un triplice
ministero La stretta relazione fra la persona e lopera di Ges ed il nuovo
Patto viene messa in evidenza dalle tre funzioni attribuite al nostro amato
Salvatore e Signore. Infatti, rispetto al nuovo Patto, egli il garante, il
mediatore e, in virt della sua resurrezione, anche il testatore. Introduzione In
tutta la lettera agli Ebrei il Figlio di Dio visto in stretta associazione
con il nuovo patto. Tutto ci che precedeva la sua venuta in carne e il
compimento della redenzione visto come preliminare rispetto allavvento del
Messia e del nuovo patto, che hanno a che fare con questi ultimi giorni (1:1), e con le
cose realizzate
(9:11). Abbiamo
gi incontrato due modi in cui il nuovo patto, con le sue migliori
promesse,
dipende direttamente da Cristo. In
primo luogo, il tipo di incarico sacerdotale affidato a Cristo, per giuramento
divino e quindi irrevocabile, lo costituisce il garante del nuovo patto, in virt del fatto che
rimane in eterno
(7:21-25). Non pensabile nessun momento o situazione in cui la validit del
suo ruolo di garante venga meno. In
secondo luogo Ges il mediatore del nuovo patto (8:6; 9:15). Tale ruolo,
ancora pi strettamente legato al ministero sacerdotale di Ges, evidente nel
modo in cui Luca inizia il suo secondo libro, dove descrive il contenuto del
suo primo libro come: tutto quello che Ges cominci a fare e a insegnare,
fino al giorno che fu elevato in cielo (At 1:1). Ne
consegue che la storia raccontata in Atti, a partire del giorno della
Pentecoste, va intesa come la continuazione di ci che Ges aveva cominciato a
fare e a insegnare, nonostante non fosse pi sulla terra. In
pratica, essendo esaltato dalla destra di Dio e avendo mandato lo
Spirito Santo da parte del Padre (At 2:33: Gv 15:26), Ges era diventato a tutti
gli effetti la Via al Padre e la Porta del cielo, per chiunque si rivolgesse al
Padre per mezzo di lui per la salvezza. Era
anche diventato colui nel cui nome i discepoli dovevano rivolgersi a Dio in
preghiera nonch la fonte dei doni necessari per ledificazione della Chiesa.
In altre parole Ges era diventato, a tutti gli effetti, il Mediatore fra Dio Padre e
lumanit, in particolare quella parte dellumanit che lavrebbe riconosciuto
come Signore e Salvatore (Gv 14:6; 10:9; 16:26-27; Mt 16:18; Ef 4:7-16). Altrove
Paolo dir che Ges lunico mediatore (1 Ti 2:5), una verit
che trova conferma in Ebrei 9:15. La
continuazione del capitolo 9 presenta un altro ruolo strettamente legato ai
ruoli di garante e mediatore. Si tratta del ruolo di testatore. Si
tratta di un abbinamento che potrebbe trovarsi soltanto in Ges. Infatti al di
fuori di Cristo nessuno potrebbe ricoprire sia il ruolo di testatore sia quello
di mediatore: la morte, che rende operativo il testamento, determina anche la
scomparsa definitiva del testatore dalla scena storica. A
farne il mediatore fra il suo testamento e gli eredi sar un avvocato o qualche
altra persona indicata nel testamento stesso. Nel
caso di Cristo, la possibilit di assumere entrambi questi ruoli dipende dal
fatto glorioso della sua risurrezione. Dio ha fatto risalire dai morti il grande
pastore delle pecore, il nostro Signore Ges (13:20) dopo che aveva gustato la
morte per tutti
(2:9). Ecco
perch lui, il testatore del nuovo patto, pu anche gestire tutto ci che il
patto prevede, ossia esserne il mediatore. La morte del Messia, una necessit imprescindibile per il perdono
dei peccati (9:16-22) 1.
Il rapporto fra testamento e patto (vv. 16-17). Dal
parlare del nuovo patto (v.15, cfr. v.18) lautore passa qui a parlare
di un testamento (vv. 16-17). Ci si domanda il perch di questo
cambiamento di nomenclatura, visto che ogni volta che appaiono i termini patto o testamento nel testo italiano dei
versetti 15-18, la parola in greco sempre la stessa. Mentre
in greco un unico termine esprimeva entrambi questi concetti, litaliano si
serve del termine testamento per rendere il senso pi limitato di un
documento che definisce la volont di una persona quanto alla distribuzione dei
propri beni dopo la propria morte. Quindi obbligatorio tradurre testamento
nei vv.
16-17 Proprio
per questo motivo, per una questione di coerenza, Kenneth Wuest ha deciso di
tradurre testamento ogni volta in cui il termine greco ricorre nella lettera
agli Ebrei. Ma
il tipo di morte che rende operativo un testamento esprime un concetto
troppo passivo per qualificare la valenza della morte stessa di Cristo, vista in
Ebrei come lintervento volontario di un essere eterno (2:17-18; 5:8-10;
9:14-15; 10:9-10). Quindi
sembra meglio tradurre con un termine diverso in italiano per mettere in chiaro
che lesempio utilizzato in questi versetti ha a che fare soltanto con il ruolo
di testatore,
la cui morte richiesta prima che il testamento stesso diventi operativo. Restringendo
il riferimento al solo ruolo di testatore, lesempio rende il seguente
significato: Dio assume tutta la responsabilit per listituzione del nuovo patto
e per soddisfarne i termini per mezzo del Figlio. O per dirlo con Isaia (49:8),
il Servo di YHWH , lui stesso, lalleanza del popolo e come tale va incontro
alla propria morte vicaria volontariamente (cfr. Gv 10:11-18). Ges cre il
nuovo patto con la propria morte. 2.
La necessit dello spargimento di sangue per il perdono dei peccati (vv.
18-22). Per
linaugurazione del primo patto, Mos si serv solo del sangue di giovenchi (Es
24:4-8), per il patto stesso prevedeva gli altri elementi menzionati nel v.
19. Sebbene
ci fossero delle eccezioni alla purificazione per mezzo del sangue (si veda Le
16:26,28; Nu 19:8-13; 31:21-24), dove i mezzi di purificazione erano lacqua ed
il fuoco, le eccezioni non valgono quando si tratta di purificare dal peccato.
In questi casi lo spargimento di sangue obbligatorio. Questa precisazione,
fatta dallautore di Ebrei, molto importante e attuale perch il rischio
grande di sostituire al sacrificio cruento altre cose come il pentimento,
rituali di abluzioni o preghiere. La
speranza di ottenere il perdono di Dio sulla base di qualcosa che non sia lo
spargimento di sangue vana. Forse
il migliore esempio veterotestamentario del bisogno dello spargimento di
sangue, come fondamento del perdono dei peccati, ci che succedeva nella
festa annuale del Yom Kippur (Le 16). Laspersione
con il sangue del capro espiatorio, sullaltare e sul propiziatorio, precedeva
lavvicinamento dellaltro capro, poi Aaronne poser tutte e due le mani,
confesser su di lui tutte le iniquit dei figli dIsraele, tutte le loro
trasgressioni, tutti i loro peccati e li metter sulla testa del capro, poi,
per mano di un uomo
che ha questo incarico, lo mander via nel deserto. Quel capro porter su di
s tutte le loro iniquit in una regione solitaria (Le 16:20-22). Un sacrificio irripetibile (vv. 23-28) Nel
v. 23 si parla del tabernacolo reale e del sacrificio unico di Cristo,
prendendo in prestito la terminologia del primo patto. Ecco perch troviamo
luso del plurale. Che in realt si stia facendo riferimento ad un solo evento,
ad una realt unica, diventa evidente dal seguito del brano. Il
rituale del giorno delle espiazioni richiedeva che anche il tabernacolo ed il
grande altare fossero purificati con il sangue, a causa delle impurit dei
figli dIsraele, delle loro trasgressioni e di tutti i loro peccati (Le 16:16). Similmente,
il sangue di Cristo considerato il mezzo di purificazione delle cose
appartenenti al santuario celeste, che stato contaminato dai peccati degli
uomini, nel senso che la comunione fra Dio e luomo stata impedita dal
peccato. Le parole in cielo stanno a indicare la
presenza di Dio, lequivalente nellambito del nuovo patto al luogo santissimo
del tabernacolo. Nel v. 24 la parola ora ha il significato di ora e per sempre:
ci che deve arrestare la nostra attenzione la precisazione che Cristo
compare ora alla presenza di Dio per noi. Questa precisazione
sottolinea lattivit che Cristo svolge alla destra del Padre come sommo
sacerdote ora,
per lumanit. Inoltre cՏ da notare che, in contrasto con i ripetuti ingressi
del sommo sacerdote levitico nel luogo santissimo, Cristo vi entrato una
volta per sempre. Questa differenza dipende dal fatto che mentre il sommo
sacerdote del patto levitico entrava nel santuario terreno con sangue non suo,
ed il cui valore era molto limitato, Cristo entr nel vero santuario in
virt del proprio sangue il cui valore infinito ed eterno. Il
brano contiene altre due considerazioni importanti.
La prima riassunta nellaffermazione: non per offrire s stesso pi
volte.
Il riferimento allingresso nel santuario celeste. Se
fosse stato necessario che Cristo comparisse ripetutamente davanti a Dio, come
era previsto, invece, per il rappresentante dellordine sacerdotale levitico,
sarebbe stato altres necessario che Cristo si offrisse in sacrificio pi volte
in quanto non possibile entrare nella presenza di Dio, come rappresentante di
peccatori, senza sangue.
Laltra considerazione importante riassunta dalla precisazione: dalla
creazione del mondo. Se il sacrificio di Cristo non avesse un valore infinito ed
eterno, ci implicherebbe il bisogno di sacrifici ripetuti da parte sua in
corrispondenza a tutto larco della storia dellumanit sin dalla prima
disubbidienza di Adamo. Invece, una volta sola, alla fine dei secoli, [Cristo] stato
manifestato per annullare il peccato con il suo sacrificio (v. 26b). Sebbene la
croce di Cristo appartenga a un punto avanzato della storia dellumanit, essa
figura come lelemento centrale quanto al rapporto delluomo peccatore con
il suo Creatore.
un affronto indicibile a Dio, o per lo meno una dimostrazione di non aver
compreso la grandezza e il carattere finale del sacrificio di Cristo, cercare
di aggiungervi altri sacrifici che hanno il carattere ripetitivo dei sacrifici
offerti nel tabernacolo terreno, una mera figura del vero tabernacolo. I
vv. 27-28 confermano che la natura una–volta–per–sempre della morte di Cristo
nellordine delle cose. Anche
la morte fisica, frutto della separazione delluomo da Dio, capita alluomo una
volta sola, dopo di che viene il giudizio. Anche se non il tema centrale di
questo brano, la dichiarazione ҏ stabilito che gli uomini muoiano una sola
volta, dopo di che viene il giudizio chiude ogni discussione relativa allipotesi
che lanima possa reincarnarsi dopo la morte. Limmagine
che sta alla base delle parole: Cristo apparir una seconda volta, senza
peccato, a coloro che lo aspettano per la loro salvezza quella del Sommo Sacerdote
levitico che esce dal santuario il giorno delle espiazioni e si presenta al
popolo. La parola apparir richiede che crediamo in una apparizione
reale e visibile di Cristo (cfr. Is 52:15; At 1:11; Ap 1:7). Questo riferimento alla
seconda venuta di Cristo (cfr. 10:13 [Sl 110:1]), fa comprendere che quando
lautore associa la prima venuta di Cristo con la fine dei secoli (v. 26; cfr. in
questi ultimi giorni,
1:2) lo fa, non allesclusione di unattesa escatologica del ritorno di Cristo,
bens per affermare il compimento della salvezza e quindi lentrata in vigore
del nuovo patto nel contesto della sua prima venuta. Quando
Cristo riapparir, non sar per offrire un altro sacrificio per il peccato,
bens per raccogliere il frutto del tormento dell'anima sua. Tale frutto
viene descritto qui come coloro che lo aspettano per la loro salvezza,
ovvero: coloro che sono entrati a far parte del nuovo patto, che sono sulla via
della salvezza in quanto giustificati e santificati in virt del sangue di Cristo. Quando
Cristo riapparir, queste persone sperimenteranno la pienezza della loro
salvezza
(cfr. Ro 8:22-23). Per la
riflessione personale o lo studio di gruppo 1.
Che cosa significa l'affermazione: Cristo compare ora alla presenza di Dio
per noi (v.
24)? 2.
Quale contributi d questo brano alla nostra conoscenza della storia della
salvezza? 3.
In che modo il brano chiarisce le due prospettive alternative che si aprono a
ogni persona? (17.
continua) Rinaldo
Diprose (Assemblea
di Roma, Borgata Finocchio) |