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anniversario della nascita di Calvino (1509-2009) IL CALVINISMO ALLA LUCE DELLA PAROLA DI DIO 2. Lopera massima Istituzione della religione cristiana Una sommaria presentazione degli argomenti ai quali dedicato
ciascuno dei quattro libri dellopera pi importante scritta da Calvino,
favorir un primo accesso ai punti fondamentali della sua dottrina ed un primo
confronto con fra la sua teologia e linsegnamento della Parola di Dio. Introduzione Fu
a Basilea che Calvino port a termine, nellagosto del 1535, la prima edizione
di quella che resta la sua opera pi significativa e migliore: la Institutio
christianae religionis. Scritta
in latino e pubblicata nel marzo del 1536 con una lettera dedicata a Francesco I,
nella quale Calvino difendeva il protestantesimo dalle accuse dei suoi nemici,
comprendeva soltanto sei capitoli. Ma
nel 1539 vi fu una seconda versione pubblicata a Strasburgo ampliata di diciassette
capitoli, la quale conobbe una traduzione francese nel 1541 per mano dello
stesso Calvino. Una
terza edizione
latina fu pubblicata sempre a Strasburgo nel 1543 raggiungendo i 21 capitoli e
con una traduzione francese nel 1545. Nel
1559 vi fu ledizione definitiva con lopera divisa in quattro libri e di
ottanta capitoli complessivi. Ledizione francese usc nel 1560.
Nellesaminare alcuni stralci di questo libro non far nessun commento, ma ne
citer alcune parti significative solo per dare unidea di ci che era il
fondamento dottrinale di Calvino. Il primo libro Il
primo libro parla della conoscenza di Dio ed in tale trattato Calvino si oppone
fortemente alla raffigurazione di Dio. Egli
dice questa grossolana follia si diffusa fra tutti gli uomini spingendoli
a desiderare le immagini visibili per raffigurarsi Dio, infatti se ne sono
costruite di legno, di pietra, doro, dargento e di ogni materiale
corruttibile
(I, 12, 1). Inoltre
Calvino ripropone la dottrina ortodossa della Trinit. Egli afferma: Dio
si presenta quale solo Dio e si offre per essere contemplato, distinto in tre Persone
e affinch nessuno immagini un Dio a tre teste o triplo nella sua essenza,
oppure pensi che lessenza semplice di Dio sia divisa e spartita (I, 13, 2). Calvino
chiarisce che per persona occorre intendere ipostasi o sussistenza una
realt presente dellessenza di Dio, in relazione con le altre ma distinta per
una propriet incomunicabile; e questo termine presenza deve essere inteso in
un senso diverso di essenza (I, 13, 6). I
termini Padre, Figlio e Spirito Santo indicano una vera distinzione, non sono appellativi
diversi attribuiti a Dio semplicemente per definirlo in diversi modi, tuttavia
dobbiamo ricordare che si tratta di una distinzione, non di una divisione (I, 13, 17). Il secondo libro Il
secondo libro tratta della Persona del Signore Ges Cristo, il Dio Redentore della
nostra misera condizione sopravvenuta per la caduta di Adamo (II, 1, 1). Calvino
nega la dottrina pelagiana che insegna alluomo ad avere fiducia solo su s
stesso e considera inverosimile che i bambini nati da genitori credenti ne
ricevano corruzione e li considerano invece purificati dalla purezza di questi (II, 1, 7). Dopo
aver analizzato le definizioni di libero arbitrio portate da Cicerone fino a
Tommaso dAquino, passando per Crisostomo e Bernardo di Chiaravalle, rileva
come essi riconoscano alluomo il libero arbitrio non perch abbia libera
scelta fra il bene e il male ma perch fa quello che fa volontariamente e non
per costrizione. Questo esatto. per ridicolo attribuire qualit s
grandiose ad una realt cos fatta. Bella libert per luomo il non essere
costretto a servire il peccato, ma di essergli schiavo volontariamente al punto
che la sua volont sia prigioniera dei suoi legami.(II,2,7). Sulla
scorta di Agostino e di Lutero, sostiene che la volont delluomo non
libera senza lo Spirito di Dio, dato che soggetta alle proprie concupiscenze e che luomo usando
male il libero arbitrio, lo ha perduto ed ha perduto s stesso: il libero
arbitrio in cattivit e non pu operare il bene: non sar libero fino a che
la grazia di Dio non lo abbia liberato (II,2,8). Se
la salvezza delluomo possibile solo attraverso Cristo, allora la legge
mosaica fu data per mantenere viva lattesa (II,7,1) e se il culto
ebraico – fatto di sacrifici animali e fumo puzzolente per
riconciliarsi con Dio [...] appare un gioco sciocco e infantile (II,7,2), occorre tenere
presente i simboli cui corrispondono verit spirituali. Tre
sono i compiti delle legge morale: mostrando la giustizia di Dio, la legge fa
prendere coscienza ad ognuno della propria ingiustizia, convincendolo e
condannandolo (II,7,6)
e facendo sorgere la coscienza del peccato. La
seconda funzione consiste nel ricorrere alle sanzioni per mettere un freno
alla malvagit di quanti si curano di fare il bene solo quando sono costretti (II,7,10), mentre la
terza e principale si esplica fra i credenti nel cui cuore gi regna ed
agisce lo Spirito di Dio [...] per far loro sempre meglio e pi sicuramente
comprendere quale sia la volont di Dio(II,7,12). tuttavia Ges Cristo, venuto ad
abolire la legge fatta di precetti e con la purificazione operata dalla sua
morte
[...] ha abolito tutte quelle pratiche esteriori con cui gli uomini si
confessano debitori di Dio senza poter essere scaricati dei loro debiti (II,7,17). Esistono
differenze fra il Vecchio e il Nuovo Testamento: questultimo ha
rivelato pi chiaramente la grazia della vita futura [...] senza dover
ricorrere
[...] a strumenti pedagogici inferiori (II,11,1); il Vecchio Testamento rappresentava
la verit, ancora assente, mediante immagini; invece del corpo, aveva lombra (II,11,4), in esso
vi , come scrive Paolo nella II lettera ai Corinzi, dottrina letterale
predicazione di morte e di condanna scritta su tavole di pietra,lEvangelo
invece dottrina spirituale di vita e di giustizia scolpita nei cuori, afferma
inoltre che la legge deve essere abolita e che lEvangelo permane (II,11,7). LAntico
Testamento genera timore e terrore nel cuore degli uomini, il Nuovo
Testamento
[...] li conferma nella sicurezza e nella fiducia (II,11,9). Il terzo libro Il
terzo libro parla della Persona dello Spirito Santo. Per
ottenere i benefici del sacrificio di Cristo occorre che Egli diventi
nostro ed abiti in noi mediante la fede in lui, ottenuta dallintervento dello
Spirito Santo, il quale costituisce il legame mediante il quale il figlio
di Dio ci unisce a s con efficacia (III, 2, 6). Pertanto, la fede una
conoscenza stabile e certa della buona volont di Dio nei nostri confronti,
conoscenza fondata sulla promessa gratuita data in Ges Cristo, rivelata al
nostro intendimento e suggellata nel nostro cuore dallo Spirito Santo (III, 2, 7). Citando la
lettera ai Romani, Calvino sostiene che Dio senza riguardo ad alcuna opera,
sceglie coloro che ha decretato in s [...] noi otteniamo la salvezza, se non per
la pura liberalit di Dio [...] e non per dare una ricompensa, che non pu essere
dovuta (III,
21, 1). La
predestinazione alla salvezza, secondo Calvino, divenuto un problema
unicamente a causa dellaudacia e della presunzione della mente umana,
desiderosa di non lasciare a Dio nulla di segreto, di inesplorato o di non
esaminato [...]
assurdo che le cose le quali Dio ha voluto tenere nascoste e di cui si
serbata la conoscenza, siano impunemente valutate dagli uomini [...] i segreti
della sua volont, che ha pensato fosse opportuno comunicarci, ce li ha
manifestati nella sua parola e ha ritenuto opportuno farci conoscere tutto quel
che ci concerne e ci giova (III, 21, 1). Calvino
crede nella predestinazione per mezzo della quale Dio ha assegnato gli uni
a salvezza e gli altri a condanna eterna (III, 21, 5) ma non
possiamo stabilire chi sia salvato e chi dannato, se non coloro a cui Dio
non solo offre la salvezza, ma d anche una certezza tale, per cui la realt
non pu essere incerta n dubbia [...] nelladozione della discendenza di
Abramo apparso chiaramente il favore generoso di Dio, che egli ha negato a
tutti gli altri; ma la grazia accordata ai membri di Ges Cristo ha ben altra preminenza
di dignit, poich essendo uniti al loro capo, non sono mai tagliati fuori
dalla loro salvezza
(III, 21, 6). Il quarto
libro Il
quarto libro parla della Chiesa. Calvino
afferma che affinch la fede sia generata in noi, cresca e progredisca e continui la
predicazione dellEvangelo, Dio ha istituito la Chiesa, i pastori, i dottori ed
i sacramenti, come strumenti particolarmente utili ad alimentare e
confermare la nostra fede (IV, 1, 1). Secondo Calvino, fuori dalla Chiesa non si
pu sperare di ottenere remissione di peccati o salvezza alcuna. Esiste
una Chiesa invisibile, nel senso che formata dalla comunit di tutti gli
eletti, che sono noti solo a Dio e una Chiesa visibile, la concreta e storica
comunit dei credenti, nella quale oltre ai buoni, vi sono anche gli ipocriti che
non hanno nulla di Ges Cristo fuorch il nome e lapparenza, ambiziosi gli
uni, avari gli altri, maldicenti alcuni, dissoluti altri, tollerati per un
certo tempo sia perch non si possono convertire con provvedimenti giuridici,
sia perch la disciplina non sempre esercitata con la fermezza che sarebbe
richiesta
(IV, 1, 7). Non
tutte le Chiese che tali si definiscono, possono essere considerate autentiche:
il criterio per riconoscere lautentica Chiesa visibile riscontrare se in
essa la Parola di Dio essere predicata con purezza, ed ascoltata, i
sacramenti essere amministrati secondo listituzione di Cristo (IV, 1, 9). La
Chiesa retta preminentemente dagli apostoli, dai profeti e dagli evangelisti,
alle origini quantunque a volte ne susciti ancora oggi quando se ne
presenta la necessit e poi dai pastori e dai dottori, secondo quanto scrive
Paolo nella lettera agli Efesini. Di
dottori e pastori la Chiesa non pu fare a meno: i dottori non hanno
incarico disciplinare, n di amministrazione dei sacramenti, n di fare
esortazioni o ammonizioni, ma solo di esporre la Scrittura affinch sia sempre
conservata nella Chiesa una dottrina pura e sana. La carica di pastore
invece comprende tutte queste mansioni (IV, 3, 4). Calvino polemizza con la Chiesa
cattolica, accusandola di aver istituito articoli di fede in contrasto con le
Scritture. Egli afferma che i cattolici seguendo la loro fantasia e senza
alcun riguardo per la parola di Dio, le dottrine che a loro piace [...] non
considerano cristiano se non chi vive in pieno accordo con tutte le loro
decisioni [...]
il loro principio fondamentale che spetti lautorit della Chiesa creare
nuovi articoli di fede (IV, 8, 10). Per
Calvino, il sacramento un segno esteriore mediante cui Dio suggella nella
coscienza nostra le promesse della sua volont di bene nei nostri riguardi, per
fortificare la debolezza della nostra fede e mediante il quale, dal canto
nostro, rendiamo testimonianza, sia dinanzi a lui e agli angeli, sia davanti
agli uomini, che lo consideriamo nostro Dio (IV, 14, 1). Calvino sottolinea che essi
non hanno in s stessi la facolt di confermare e accrescere la nostra fede, se
non quando il Maestro interiore delle anime, lo Spirito, vi aggiunge la sua
potenza, la sola in grado di raggiungere i cuori e toccare i sentimenti per
dare accesso ai sacramenti (IV, 14, 9). Calvino rifiuta i cinque sacramenti
dellordinazione, della confessione, della cresima, del matrimonio e
dellestrema unzione, ma conferma il battesimo e la Cena eucaristica (IV, 14,
22). Calvino,
inoltre, in risposta agli anabattisti, sostiene la validit del battesimo dei
bambini, in quanto, sempre secondo il riformatore, esso segno mediante il
quale ci si dichiara membri del popolo di Dio essendo lequivalente della
circoncisione ebraica (IV, 16, 6). Nella
cena eucaristica, il pane ed il vino rappresentano il nutrimento spirituale
che riceviamo dal corpo e dal sangue di Ges Cristo [...] affinch
saziati della sua sostanza riceviamo di giorno in giorno nuovo vigore fino a
giungere allimmortalit celeste (IV, 17, 1). Calvino afferma che Cristo nella
cena, sotto i segni del pane e del vino, ci ha offerto realmente s stesso,
cio il suo corpo e il suo sangue, nei quali ha adempiuto ogni giustizia
per procurarci la salvezza: e questo accade in primo luogo affinch siamo uniti
in un corpo con lui, in secondo luogo, affinch, resi partecipi della sua
sostanza, percepiamo la sua potenza, avendo comunione a tutti i suoi benefici (IV, 17, 10). Calvino
aggiunge che non bisogna concepire tale presenza quasi il corpo di Cristo
scendesse sul tavolo e fosse qui localizzato per essere toccato dalle mani,
masticato in bocca e inghiottito nello stomaco. Fu papa Nicola a dettare questa
bella formula a Berengario come attestato del suo pentimento. Sono parole di
tale enormit da lasciare stupefatti (IV, 17, 12). Conclusione Come
gi accennato nel primo articolo lo scopo a cui si vuole giungere non vuole
essere assolutamente polemico. Anzi importante iniziare con lanalisi,
seppure concisa, della vita di Giovanni Calvino proprio per il fatto che
questuomo lasci unimpronta indelebile nel periodo della Riforma. In lui si
ravvisano il coraggio e la determinazione proprie di un cristiano che ha dovuto
affrontare un periodo turbolento, burrascoso e dominato dal potere della Chiesa
Cattolica Apostolica Romana. Con
i prossimi articoli non soltanto verranno analizzati i cinque punti del TULIP
(vedi nota alla fine del primo articolo, ma riprenderemo alcune citazioni
tratte dal libro Istituzione della religione cristiana e li commenteremo alla
luce della Parola di Dio. (2.
continua) Andrea
Belli (Assemblea
di Fontanellato, PR) |