|
Imparare
ad essere riconoscenti IL VALORE DI UN ESEMPIO POSITIVO Purtroppo
nel mondo di oggi, ahim anche allinterno delle chiese, abbondano esempi
negativi, nei quali la presunzione e larroganza trasformano lumilt in
orgoglio ed il servizio in potere. Ma lonore che dobbiamo al Signore (a colui
che, per la sua sola Grazia, ha trasformato in suoi figli e in suoi servi dei
poveri tizzoni, quali noi siamo, strappati dal fuoco eterno!), ledificazione
comune che dobbiamo avere come unico obiettivo nel nostro servizio nella chiesa
e lesempio positivo che siamo chiamati a dare alle nuove generazioni (e queste
a riceverlo!) ci impongono una riflessione ed un cambio di direzione, se stiamo
andando verso quella sbagliata. Dalla
corrispondenza che segue ho cercato di eliminare ogni riferimento biografico,
per non creare disagio alla persona coinvolta, che apprezzo e stimo per come da
anni vive i doni, ricevuti dal Signore, dellumilt e della discrezione. una
corrispondenza che per potr essere particolarmente utile per almeno due
motivi. Il
primo motivo che essa potr costituire un incoraggiamento alle vecchie
generazioni ad
impegnarsi per essere, nel loro cammino con il Signore nella chiesa, un modello
ed esempio per i pi giovani: nella santificazione, nella consacrazione e nel
servizio. Il
secondo motivo che, dallaltro lato, aiuter le nuove generazioni a
capire
quanto sia importante essere umili, non ritenersi gi arrivati e guardare
alle persone pi mature per imparare dal loro esempio e per essere pronti a
raccogliere, quando il Signore lo decider, il loro mantello. P. M. Un
debito di riconoscenza Caro
Paolo, ho
letto con interesse il tuo editoriale di ottobre e credo di poter dare
una testimonianza che mostra, contro la presunzione di onnipotenza e la convinzione di
non aver pi bisogno di nessuno! di cui parli, il debito invece di
riconoscenza che abbiamo, verso i servitori del Signore che ci hanno preceduto, per lesempio che ci
lasciano in eredit. Sono
il primo a dire che ogni eredit va spesa tenendo conto del corso
monetario in vigore nel momento in cui va investita, per si tratta sempre
di uneredit da considerare con deferenza e rispetto, senza superbe ed
altezzose contrapposizioni. Circa
un anno fa, ero nel mio studio, allorquando ho sentito limpulso irrefrenabile
di scrivere una lettera a un caro fratello, missionario da oltre trentanni nel
paese dove abito e fondatore della comunit di cui faccio parte ed in cui sto
assumendo man mano, secondo la grazia che dar il Signore, un ruolo di
responsabilit. La
sera prima, allo studio biblico egli ci aveva parlato del metodo usato in
tanti anni di missione per portare il Vangelo nelle nostre contrade e le sue
parole continuavano a rimbombarmi nella mente e a riscaldare il mio cuore,
finch tra le lacrime ho scritto la lettera che riporter fra breve. Esemplificazione
pratica Pensavo
di aver scritto qualcosa di privato che come tale doveva restare, invece,
qualche settimana dopo, mi telefona un anziano di chiesa, che a suo tempo ha
stimolato ed incoraggiato questo caro fratello a venire in missione nel suo
paese natio, dicendomi con una certa emozione derivante non solo dalla sua
veneranda et, che avevo scritto qualcosa di prezioso e che voleva
pubblicarlo, se gli davo il consenso. Visto
il carattere privato della lettera dissi che, se andava bene per il suo
destinatario, andava bene anche per me. La
lettera stata pubblicata ed passato circa un anno. Questestate, una cara
sorella svizzera, anchessa missionaria da tanti anni in Italia mi dice di aver
letto la lettera, comՏ stata pubblicata e di aver provato una certa emozione
per le parole che avevo scritto. Ma
forse, la cosa che letteralmente mi rimasta pi impressa, quando, sempre
questestate, un fratello, anchesso anziano di chiesa, mi ha stretto e quasi
stritolato, dicendomi che era fiero di avermi come fratello. Cos,
avendo come Maria
serbato questi
fatti nel cuore e collegandoli col tuo articolo, mi pare che sia una
testimonianza che esemplifichi, in qualche modo, il tuo editoriale. Ecco il
testo della lettera: Il
valore della perseveranza Caro
fratello, ripensando
al racconto che facevate nello studio biblico di ieri sera, dellopera
missionaria che avete portato avanti in tutti questi anni, secondo il metodo
di Luca 8:1, andare per citt e villaggi, predicando e annunziando la buona
notizia del regno di Dio, e conoscendo, almeno in parte le lotte, di dentro e di
fuori, che avete sostenuto in tutti questi anni, ed intuendo quella punta di
malinconia che talvolta traspare dai vostri discorsi, per non essere pi cos
attivo, sentivo stamattina di dirvi quanto segue. Ve
lo scrivo, perch so che non sarei capace di dirvelo direttamente, perch gi
sto piangendo nel pensarlo figuratevi nel dirlo, e perch so, che anche voi vi
mettereste a piangere Ci
che voglio dirvi questo: Voi
siete un uomo di Dio, non perch lo dico io, ma perch avete lasciato un
esempio di perseveranza, difficile da vedere al giorno doggi. Dal niente e senza
una preparazione adeguata, come spesso voi puntualizzate, avete tirato su
unopera (cio pi di una chiesa), avendo saputo discernere e schivare errori
irreversibili ed avendo saputo dare continuit dottrinale. Avete saputo
resistere, anche quando linferno vi si scagliato contro, facendo leva sui
vostri difetti (ma chi non li ha?), pur di legarvi i piedi ed imbavagliarvi la
bocca. Ma
tutti siamo testimoni del fatto che quei piedi hanno continuato ad andare e
quella bocca ha continuato a parlare. Non
avete mollato,
come dice mia moglie e tutti labbiamo visto. Io so, che il vostro ministero
non stato solo purificato dal sangue di Ges, ma stato anche lavato dalle
vostre lacrime. Qualcuno ha scritto che quando verr la tempesta, lalbero
mostrer quanto profonda la sua radice e questo voi lavete mostrato
ampiamente. Fatiche
e sofferenze nel servizio Oggigiorno
esistono idee molto confuse sulla potenza di un servitore del Signore. Ma qualcuno ha
scritto: Lapostolo
sapeva di avere le manifestazioni di un apostolo, cio segni, miracoli e
prodigi (2Co 12:12), ma sapeva che la potenza di un apostolo, come quella di
qualunque credente, scaturisce da una perseverante sopportazione della
sofferenza,
come per esempio, la sua spina nella carne, o la paziente sopportazione
delle ingiurie e delle difficolt alle quali fu sottoposto per lintera durata
della sua opera missionaria (1Co 4). Le
vostre fatiche e le vostre sofferenze nellopera, sono ora per voi la vostra
gloria (2Te 1:4). questo che ha fatto di voi un uomo di Dio: la vostra fedele
ubbidienza al vostro mandato, malgrado le tante difficolt. stata questa la potenza del vostro ministero: lubbidienza
della fede
(Ro 1:5) e la comunione delle sue sofferenze (Fl 3:10). Ricordatevi
che avete operato in una terra difficile ed in un tempo difficile dove questo vangelo
del regno sar predicato in tutto il mondo, affinch ne sia resa testimonianza
a tutte le genti
(Mt.24:14). Lo
scopo della nostra predicazione non sono i grandi raccolti, ma che sia resa
testimonianza a tutte le genti, allora verr la fine (v.14). Nostro compito
responsabilizzare gli uomini prima del giudizio ed in questo siete stato
fedele, malgrado le diaboliche accuse subite in tutti questi anni. Ogni
cosa a suo tempo! So
che i vostri piedi vogliono continuare ad andare e la vostra bocca vuol
continuare a parlare, a tempo e a fuor di tempo, ma pure cՏ un tempo per
ogni cosa,
e questo il tempo in cui dovete anche imparare a gioire del lavoro fatto,
dellesempio dato, dei chilometri percorsi Questo
il tempo per voi in cui dovete anche (ma solo voi potete sapere quanto)
imparare ad entrare nel riposo di chi ha lavorato (Mr 6:30-31) e nella gioia di chi stato un servo
buono e fedelein poca cosa (Mr 25:21,23). Ges
chiama fedele in poca cosa, sia chi ha ricevuto e fatto fruttare due
talenti (v. 23) sia chi ne ha ricevuto e fatto fruttare cinque (v. 21). Questo
probabilmente perch tutti facciamo solo ci che la grazia di Dio ci d di fare (1Co 15:10)
e davanti a lui, tutti facciamo poca cosa, siamo cio servi
inutili
(Lu 17:10). E per voi questo vuol dire non farvi rubare quella gioia, che ora vi spetta di
diritto, semplicemente perch non vedete i frutti che avreste voluto
vedere. Questa unaccusa diabolica alla quale non dovete prestare i
fianchi della vostra mente (1P 1:13). Questo
quello che avevo in cuore di dirvi stamattina. Spero che vi consoli quanto a
me ha fatto commuovere. Non so se questi pensieri vengono dal Signore, ma so
che voi saprete giudicarlo abbastanza bene. Di sicuro sono lavati dalle mie
lacrime. Che Dio continui a benedirvi. Lettera firmata |