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Il
passaggio dallAntico al Nuovo Patto LETTERA AGLI EBREI
(XXVI) La verit vi far
liberi Esprimere
concretamente la propria fiducia in Cristo preserver ogni suo discepolo
dallamore per il denaro, con tutte le sue conseguenze negative (prima fra tutte:
lavarizia), e lo porter a riconoscere il suo Signore e Maestro come unico
Messia, disponendo il proprio cuore allattesa del suo ritorno e vivendo nella
chiesa e nella societ i valori proposti dai suoi insegnamenti, nella sua
Parola. Introduzione Lautore
della lettera agli Ebrei ha appena ribadito con forza linsegnamento di Ges
sul matrimonio e linevitabilit del giudizio di Dio per i fornicatori e per
chi macchia di infedelt il letto matrimoniale (13:4). Segue immediatamente unaltra
ammonizione riguardante lavarizia. Lo
stesso accostamento fra immoralit sessuale e avarizia si trova in Efesini
5:3-6. Fa riflettere che qui tali comportamenti vengono definiti anche idolatria e cose per le quali lira
di Dio viene sugli uomini ribelli. Questo fa pensare che i comportamenti immorali
caratterizzano chi non si fa tesoro dei doni di Dio bens desidera sempre di
pi di tutto, a prescindere dalla legittimit del proprio desiderio. Segue
nel brano che ci accingiamo a studiare (Eb 13:5-17) un altro accostamento
istruttivo. In parole semplici: la consapevolezza che Dio provvede per me mi
rende contento e mi libera dallamore del denaro. Al
contrario, il non accontentarsi dello stato in cui uno si trova, indica che si
persa di vista la fedelt di Dio. Infatti il nostro brano insegna che Dio
prende cura costantemente di coloro che entrano in un patto con lui. Quindi il
fenomeno di non sapersi accontentare della propria moglie, del proprio marito o
del proprio stato economico, un segnale della mancanza di comunione con Dio
la cui presenza di per s una benedizione senza paragoni (cfr. Fl 4:11-13).
Se Dio, da cui procede ogni cosa buona, presente nella mia vita per mezzo
dello Spirito Santo, che cosa potr farmi luomo? Chi conosce queste verit,
nel senso di vivere alla luce di esse, come Ges ebbe a dire ai suoi
contemporanei, una persona veramente libera, nonostante le sfide
quotidiane
(Gv 8:31). Unaltra
verit importante menzionata nel nostro brano riguarda la messianicit di
Ges (v.
8). Molti Ebrei non avevano riconosciuto in Ges il Messia promesso perch
avevano sperato in un Messia che li liberasse dal giogo romano (Lu 24:21).
Inoltre, quando lautore scrisse questa lettera, i tempi di attesa del ritorno
del Messia, quando egli avrebbe ristabilito il regno a Israele (At 1:6), potevano
sembrare nuovamente di allungarsi oltre misura. Quindi poteva venir meno in
alcuni la certezza che Ges, morto e risorto, fosse il Messia glorioso che deve
venire sulle nuvole alla fine dei tempi per restaurare tutte le cose; di
cui Dio ha parlato fin dallantichit per bocca dei suoi santi profeti (Mr 15:62; At 3:21).
Per chi viveva in questo stato di dubbio lautore della lettera ribadisce con
forza che Ges lunico vero Messia (v. 8). Anche
questa verit liberatrice, portando chi gli rimane fedele, nellattesa del
suo ritorno (10:13), a prendere posizione con lui e con il Vangelo, contro il
parere della maggioranza in Israele, perfino accettando di essere vituperato
per il suo nome. Il
sapere che i tempi che intercorrono fra lascensione di Ges (1:3) e il momento
in cui i suoi nemici siano posti come sgabello dei suoi piedi (10:13), possono
allungarsi, aveva delle implicazioni per la vita comunitaria di coloro che
erano entrati nel nuovo patto. Lautore ha gi dato istruzioni di non
abbandonare la comune adunanza che serve, fra le altre cose, per incitarsi allamore
e alle buone opere
(10:24-25). Nel nostro brano considera altri aspetti della vita comunitaria che rispecchia la
speranza del giorno di Cristo: lubbidienza ai conduttori, lofferta continua
di un sacrificio di lode e la pratica della beneficenza. Contro
lamore del denaro
A
suo tempo mi hanno colpito le parole di un capo indiano degli USA intervistato da Enzo
Biagi. Parlando della sua condizione di vita, pur non avendo soldi e avendo una
casa decisamente scaruppata, il capo indiano disse al celebre giornalista
italiano, con aria convinta: Io sono un uomo molto ricco! Parlava dei valori della
famiglia e di altre cose che davano sicurezza alla sua vita. Un
giorno un giovane,
avendo riconosciuto in Ges una persona con autorit, gli chiese di intervenire
presso suo fratello affinch dividesse con lui leredit che spettava a
entrambi (Lu 12:13). Ges colse loccasione per dire alla folla: State
attenti e guardatevi da ogni avarizia; perch non dallabbondanza dei
beni che uno possiede, che egli ha la sua vita (v. 15). Diverse
delle beatitudini esprimono la stessa verit (Mt 5:3-12). La societ
occidentale odierna non daccordo con Ges. Partendo da un criterio
materialistico, la maggioranza delle persone ritiene di stare male se non
riesce ad accumulare sempre pi beni e confort, sperando di poter cos giungere
al vero benessere. Ma tale speranza risulta una chimera e, intanto, porta a
trascurare valori molto pi importanti, come quello della famiglia e la comunione con
Dio. La valutazione che fa Dio nella parabola del ricco stolto rimane calzante: Stolto,
questa notte stessa lanima tua ti sar ridomandata; e quello che hai
preparato, di chi sar? (v. 20). Ges commenta: Cos di chi accumula tesori
per s e non ricco davanti a Dio (v. 21). Contro
la vita caratterizzata dallamore del denaro, il nostro brano ricorda che la
vera sicurezza sta nelle promesse di Dio e, in particolare, questa promessa: Io
non ti lascer e non ti abbandoner (Eb 13:5). Chi fa tesoro di questa promessa,
fatta da un Dio che si dimostrato fedele alle promesse fatte, pu dire con
piena fiducia: Il Signore il mio aiuto; non temer. Che cosa potr farmi
luomo?
(v. 6). La parola aiuto si riferisce qui a un aiuto a 360 gradi,
compreso lapprovvigionamento di ci che serve per il fabbisogno quotidiano.
Quindi il figlio di Dio libero di usare la sua energia per i compiti che ha
sotto mano oggi, senza sprecare energia preoccupandosi del domani. Sar il suo
Padre celeste a preoccuparsi del suo domani (Mt 6:33-34). Il
ruolo dei conduttori e la messianicit di Ges Ci sono due riferimenti a conduttori in questo brano, uno al
v. 7 e laltro al v. 17.
Nel primo caso il riferimento a chi ha terminato la corsa, lasciando dietro di s
un esempio di fede. I lettori sono invitati a ritornare col pensiero su due
aspetti dellesempio lasciato da questi uomini. Innanzitutto ricordatevi di loro perch vi
hanno annunciato la parola di Dio (v. 7). Luso del tempo aoristo del verbo parlare (gr. elalesan)
suggerisce che il riferimento sia al primo annuncio del Vangelo che aveva
portato i lettori alla fede in Ges come Messia, quindi al loro ingresso nella
comunit del nuovo patto. Per il ministero di questi uomini si era protratto
per tutta la vita. Sappiamo dal 10:32-24 che erano passati anche per tempi
difficili, di vessazione e altri tipi di opposizione. Infatti, laltro momento,
nella vita di questi conduttori del passato, che i lettori sono invitati a
considerare, il modo in cui avevano terminato la loro vita. Evidentemente la
loro fede era stata esemplare, fino alla fine. Come
nel caso degli esempi di fede descritti nel capitolo 11, lautore passa dal
parlare della vita esemplare dei conduttori del passato a parlare di Ges, il
cui ministero continua nel presente ed assicurato anche per il futuro. Come
nel passato il suo sacrifico aveva posto fine a ogni sacrificio, i lettori
potevano contare anche sul suo ministero sacerdotale nel presente. In pi potevano essere
sicuri che, al tempo debito, lo stesso Ges sarebbe tornato in gloria, nella
veste di Messia, per compiere quanto previsto dal Salmo 110:4, quando i
suoi nemici
saranno posti come sgabello dei suoi piedi. Come
troviamo altrove nel Nuovo Testamento (per es. in Fl 2:5-11), il riferimento a
Ges come esempio diventa loccasione per fare unaffermazione importante di
tipo cristologico. Infatti, se in qualche lettore covava un dubbio riguardante
lidentit messianica di Ges, quanto a colui che deve venire, laffermazione del v. 8
fuga ogni dubbio. Diverse traduttori di questo versetto hanno preso la libert
di spostare le parole greche ho autos (lo stesso) dalla posizione in cui
si trovano nel testo greco (dopo oggi) mettendole fra Ges Cristo e ieri. Poi,
sottintendendo il verbo essere prima delle parole lo stesso, si ottiene la seguente
traduzione: Ges Cristo lo stesso ieri, oggi e in eterno. indiscutibile che il
versetto, tradotto in questa maniera, esprime una verit molto importante: Ges
Cristo non cambia mai perch vero Dio, oltre che vero uomo. Per alcune
considerazioni consigliano di tradurre il versetto secondo lordine delle parole
nel testo greco, il che rende il seguente significato: Ges () Cristo, ieri e
oggi lo stesso e in eterno. Uno dei motivi per preferire questa traduzione
ha a che fare con il modo in cui lautore usa il nome Ges e il titolo Cristo
in questa lettera: raramente stanno insieme. Non calcolando questo brano, le
uniche volte in cui Ges e Cristo stanno insieme sono in 10:10 e 13:21. In
genere, usa o il nome proprio Ges o Figlio di Dio oppure lo identifica
come il titolo di Messia (gr. Christos). Ma
il motivo pi sostanziale per preferire la traduzione pi letterale del
versetto riguarda il suo rapporto con il resto del brano. Il v. 9 parla di
tentativi di convincere i Giudei messianici a riabbracciare alcuni aspetti del
giudaismo. Tale tentativo poteva essere accompagnato dallinsinuazione che
bisognava aspettare un altro Messia capace di ristabilire il regno a Israele
(cfr. At 1:6). Ges, rispondendo alla domanda degli apostoli sui tempi del
ristabilimento del regno a Israele, aveva detto che il Padre ha riservato alla
propria autorit la
questione dei tempi e momenti, mentre il tempo intermedio riservato
allannuncio del Vangelo della grazia che frutto della prima venuta del
Messia (vv. 7-8). Ci non toglie che sar lo stesso Ges, ora accolto in cielo fino
ai tempi della restaurazione di tutte le cose, ad apparire la seconda
volta (At 3:21; cfr. Eb 9:28). Partendo
dal suo sacrifico unico e finale, i ministeri di Ges il Messia sono stabili
in eterno.
Ma dal momento che molti Israeliti del I secolo non avevano riconosciuto
lidentit messianica di Ges, andare a lui significava uscire fuori
dallaccampamento portando il suo obbrobrio. Limmagine
dellaccampamento rievoca il periodo in cui le trib di Israele si accampavano
secondo un ordine preciso, intorno al tabernacolo durante i quarantanni nel
deserto. Quindi uscire dallaccampamento significava, simbolicamente, lasciare la
parte del popolo rimasta attaccata al patto levitico, per identificarsi, senza
vergogna, con il Cristo crocifisso. A
questo proposito lautore ribadisce che il sacrificio di Cristo ha un valore
infinitamente pi grande dei sacrifici offerti sotto il patto mosaico, reso
obsoleto ormai dallentrata in vigore del nuovo patto. A
differenza da come poteva sembrare agli Ebrei attaccati al patto levitico, in
realt sono coloro il cui cuore reso saldo dalla grazia ad avere il diritto pi
grande, quello di beneficiare del sacrificio di Ges, che lui offr fuori
dalla porta della citt (Eb 3:9-14).
Laltro riferimento a conduttori (v. 17) riguarda coloro che avevano la
responsabilit di guidare la comunit al tempo in cui la lettera fu scritta. La
parola greca hegoumenois si riferisce pi alla loro funzione di condurre che non
alle loro persone. Questi conduttori, come i loro predecessori, erano chiamati
a guidare la loro comunit in tempi difficili. Per i loro predecessori la
difficolt stava nel fatto che la comunit subiva unopposizione che provocava
sofferenze fisiche e danni materiali; per quelli in carica la difficolt
risiedeva nel tentativo in atto di re-introdurre, come norme vincolanti,
aspetti della legislazione mosaica, relative a vivande e altre cose simili. Lautore
esorta i suoi lettori a collaborare con i conduttori, sottomettendosi alla loro
guida. I motivi per fare questo sono istruttivi: innanzitutto perch i
conduttori devono rendere conto di come vegliano sulle anime dei membri della
chiesa locale. In
altre parole il loro compito di carattere soprattutto pastorale. Quindi si tratta di una
sottomissione alla loro autorit e guida spirituale, esercitata non per
signoreggiare su coloro che sono stati affidati a loro (cfr. 1P 5:1-4). In
secondo luogo, la non collaborazione renderebbe il compito dei conduttori
ancora pi gravoso e ne diminuirebbe radicalmente lutilit. La
collaborazione,
invece, permetterebbe loro di svolgere il loro compito, nonostante sia molto
delicato, con gioia. Liberi
di fare le cose di cui Dio si compiace Lautore
ha appena ricordato il diritto straordinario che hanno coloro che sono entrati
nel nuovo patto. Infatti tutti godono di un accesso alla presenza di Dio che
sarebbe stato inimmaginabile per coloro che servivano al tabernacolo del patto
levitico (13:10). Questaccesso passa per Ges, che figura qui come laltare del nuovo patto. Questo
nuovo approccio a Dio non va celebrato in modo passivo. Il diritto di
sacerdozio va accompagnato dallingresso fiducioso nella presenza di Dio (cfr.
10:19-23). Nel trattare qui questo aspetto, lautore adopera il linguaggio del
patto levitico, di modo che i lettori, abituati a tale linguaggio, possano dare
il giusto valore ai privilegi acquisiti per mezzo del sacrificio sufficiente e
finale di Cristo. Cos
esorta i suoi lettori in questi termini: Per
mezzo di Ges, dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode:
cio, il frutto di labbra che confessano il suo nome (v. 15). Listruzione
di Pietro simile: Anche
voi, come pietre viventi, siete edificati per formare una casa spirituale, un
sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di
Ges Cristo
(1P 2:5). Commentando
il v. 15 del nostro brano, F. F. Bruce scrive: I
sacrifici di animali erano stati per sempre resi obsoleti dal sacrificio di
Cristo, ma il sacrifico di ringraziamento poteva essere ancora offerto, anzi
doveva essere offerto a lui da tutti coloro che hanno imparato ad apprezzare il
sacrificio perfetto di Cristo La trattazione fatta dal nostro autore del
rituale sacrificale come antiquato si deve alla sua comprensione della finalit
e efficacia perenne del sacrifico di Cristo. Lautore
aggiunge al breve elenco di sacrifici di cui Dio si compiace una dimensione
pratica, che ricalca il concetto di sacrificio vivente di cui Paolo parla in
Romani 12:1. Scrive: Non dimenticate poi di esercitare la beneficenza e
di mettere in comune ci che avete; perch di tali sacrifici che Dio si
compiace
(Eb 13:16). Il mettere in comune ci che avete era stato sperimentato
con grande successo nei primi tempi della chiesa di Gerusalemme (At 2:42-47;
4:32-36). Tale pratica costituisce un modo pratico di ubbidire al nuovo
comandamento
di Ges: Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi (Gv 13:34). Nel
nostro brano si parla anche di esercitare la beneficenza, che sembra riferirsi al
fare il bene a coloro che non appartengono ancora alla casa della fede (Ga 6:10). Questo
richiede sacrificio. Ma si tratta di un modo di vivere di cui Dio, a cui
dobbiamo ogni cosa, si compiace. Per
la riflessione personale e lo studio di gruppo 1.
Quali caratteristiche importanti della vita nel nuovo patto sono testimoniate
in questo brano? 2.
Perch era opportuno che i lettori di Ebrei ricordassero che il Messia (Cristo)
che Dio aveva promesso a Israele va sempre identificato nella persona e nei ministeri
di Ges? 3.
Perch qualche tipo di pratica della comunione dei beni rimane importante
ancora oggi? (26. continua) Rinaldo Diprose (Assemblea di Roma Borgata Finocchio) |