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anniversario della nascita di Calvino (1509-2009) GIOVANNI CALVINO: UN ANNIVERSARIO CHE GIUNGE OPPORTUNO Ricordare
Calvino ed il suo servizio nella storia della Chiesa, con i suoi valori ma
anche con i suoi limiti, offre lopportunit per una #332971, il pi possibile serena ed equilibrata, sulle
strumentalizzazioni di cui sono vittime la sua opera e il suo pensiero ancora oggi
o, forse, soprattutto oggi. Definirsi discepoli di Calvino
non onora sicuramente un personaggio che fece del suo essere discepolo di Cristo lobiettivo unico della sua vita. Qualche
mese fa (gennaio 2009) il direttore de IL CRISTIANO ha introdotto la serie di
riflessioni sul pensiero di Giovanni Calvino con unopportuna finestra che a
mio giudizio inquadrava perfettamente lapproccio che dovrebbero avere i
credenti a un personaggio della storia della chiesa. Aggiungo
che abbiamo delle precise indicazioni bibliche che potrebbero fungere da guida
nel modo di ricordare ed eventualmente celebrare un uomo di Dio del passato. Mi
riferisco in particolare alle parole di Ebrei 13:7: Ricordatevi dei vostri
conduttori, i quali vi hanno annunziato la parola di Dio; e considerando quale
sia stata la fine della loro vita, imitate la loro fede. Il
presente articolo, ponendosi nella scia di questi intenti, vuole essere un
ulteriore contributo al ricordo del Riformatore franco–svizzero, Giovanni
Calvino. In
particolare, cercher di sviluppare tre punti: 1.
Calvino e solo Calvino 2.
Calvino e il calvinismo 3.
Il
contemporaneo bisogno psicologico di rifarsi a Calvino 1.
Calvino e solo Calvino Uno
dei maggiori pericoli che si corrono quando si cerca di comprendere una figura
del passato quello di ricostruirne il pensiero e le vicende biografiche
attraverso gli occhi di coloro che si sentono particolarmente legati al
personaggio in questione. Quando le stesse vicende biografiche vengono narrate
unicamente per esaltare i pregi, ci si trova forse nellambito dellagiografia, una struttura
narrativa usata nei racconti delle vite dei santi della Chiesa Cattolica. Un
pericolo del genere corre
e ha sempre corso la ricostruzione della figura e del pensiero di Giovanni
Calvino (1509–1564).1 Per ragioni che sarebbe lungo presentare
in questo contesto (ragioni sia positive sia negative) il Riformatore ha avuto
da subito un seguito di discepoli, ammiratori, e propagatori del suo pensiero
che forse non ha eguali nella storia del protestantesimo. Tutto questo seguito,
fatto di personaggi, eventi, istituzioni forma quello che solitamente si chiama
calvinismo.
La realt, la ricchezza, ma anche le contraddizioni, del calvinismo sono cos
evidenti nella storia dellevangelismo che spesso gli studiosi per evitare una
superficiale e ingenua sovrapposizione tra il pensiero del personaggio storico
Giovanni Calvino e la tradizione del calvinismo usano due aggettivi diversi: si
parla di calviniano quando si vuole indicare qualcosa che appartiene
al personaggio storico (per esempio lo schema del suo pensiero) e calvinista o riformato quando si vuole indicare
qualcosa che, pur rifacendosi a Calvino, frutto piuttosto del lavoro dei suoi
epigoni e discepoli (i calvinisti). Questa
segnalazione non banale n strumentale e a sostegno della sua importanza cito
due fatti. Uno
storico della teologia, egli stesso riformato, nel parlare del calvinismo
ammette che questa tradizione ha in Calvino solo una delle sue fonti
ispiratrici: le altre fonti sono il pensiero dei teologi riformati e le
professioni di fede di matrice calvinista.2 Il che significa, molto
banalmente, che non tutto ci che troviamo nel calvinismo ascrivibile a
Calvino. Il
secondo fatto, pi radicale, rappresentato dalla corrente di studio sorta nei
paesi di lingua inglese alla met del secolo scorso e che ha proposto lo
slogan, forse eccessivo, di Calvino contro il calvinismo: in sintesi si
ritiene che su alcuni punti la tradizione calvinista vada contro linsegnamento
dello stesso Calvino
e ne oscuri la possibilit di comprenderlo adeguatamente.3 Questa
premessa vuole suggerire la presenza tra gli studiosi di una precauzione della
quale non si tiene conto nella diffusione popolare che si sta tentando di fare
del pensiero riformato in Italia. Il suggerimento deve per essere appunto un
suggerimento, in quanto se esiste una tradizione calvinista, che si rifa anche
a Calvino, perch, evidentemente, alcuni aspetti di questa tradizione
affondano le loro radici nel pensiero del Riformatore. Dunque,
accingendoci a segnalare alcuni momenti della biografia di Giovanni Calvino che
possono arrecare beneficio al lettore del XXI secolo, ci appelliamo alla
moderazione che deriva da una sana distinzione tra il personaggio storico e
la tradizione a cui egli ha dato vita con il suo pensiero teologico. Le
vicende esistenziali di Calvino sono abbastanza note ed esistono anche in
italiano delle buone biografie a cui il lettore pu rifarsi4. Tenendo presente
proprio queste vicende focalizzer la mia attenzione su tre o quattro
momenti della sua vita perch da essi emerge una passione del personaggio storico
per lonore e la gloria di Dio, passione che spesso stata oscurata dalla
polemica teologica dei secoli successivi. In
questo contesto non mi soffermo per ragioni di spazio, e non certo
agiografiche, sugli errori commessi dalluomo Calvino, alcuni dei quali, come
la connivenza nel rogo dellantitrinitario Michele Serveto sono molto noti.5 La
conversione Non
si conoscono bene i contorni e i dettagli di questa importantissima svolta
nella vita di Calvino. Le cose che sappiamo derivano sia dalla conoscenza delle
vicende religiose generali degli anni in cui Calvino era a Orleans e a Parigi
(1527–1534) e sia dal ricordo che conserv di questa esperienza. In
particolare, egli affid questo ricordo a parole che sono diventate famose,
anche se scritte molti anni dopo la conversione (1555) e dunque nellambito di
una profonda #332971 spirituale e teologica del suo incontro con il
Signore: La
mia mente, che nonostante la mia giovane et era stata enormemente indurita su
tali questioni
[il messaggio del Vangelo, ndc], fu predisposta per prestarvi seria
attenzione. Con una conversione repentina Dio la volse e la sottomise fino a
renderla docile
(George, p. 30) In
questo ricordo Calvino, oltre al chiaro riconoscimento dellazione divina
nel suo intimo
(ero cos testardamente schiavo delle superstizioni del papato che sarebbe
stato davvero difficile tirarmi fuori dal pantano), segnala la docilit
che ne consegu e il fatto che un indizio evidente della sua nuova nascita
fosse il desiderio di ubbidire a Colui che aveva domato il suo cuore. Non
un caso che questuomo scelse come motto della sua esistenza un motto che non
lascia dubbi sulla sua prontezza a ubbidire, servire e seguire il Signore: prompte
et sincere in opere Domini, oppure in una formulazione pi completa, cor meum tibi
offero, Domine, prompte et sincere (=O Signore, offro a te il mio cuore
prontamente e sinceramente). Lincontro
con la citt di Ginevra Costretto
a fuggire da Parigi, dove era stato identificato come un simpatizzante delle
idee luterane, Calvino per via di rocambolesche vicende giunge in incognito a
Ginevra (1536) dove, in una locanda, viene intercettato da Guglielmo Farel e
viene sottoposto a un pressante invito a restare in citt per aiutare nella
causa della riforma. I
biografi sottolineano la riluttanza del giovane studioso ad assumere una
funzione e un ruolo pubblico nella vita della chiesa, attratto comera, da
buon umanista, dalla prospettiva di studi approfonditi. Egli pensava di poter
dare il suo contributo alla fede evangelica standosene chiuso in uno studio
pieno di libri. Cos non fu. Ancora
una volta il suo racconto, attento a non far emergere alcun sentore di orgoglio
o presunzione, rappresenta unaltra pagina famosa della spiritualit
evangelica: Farel (che era infiammato
da uno zelo meraviglioso per lavanzamento del vangelo), fece di tutto per
trattenermi. Dopo aver udito che io avevo molti impegni privati di studio, per
cui volevo mantenermi libero, e vedendo che non otteneva niente con le sue
suppliche, se ne usc fuori con unimprecazione: che a Dio fosse piaciuto di
maledire la mia ricerca di pace e di tranquillit negli studi se, a fronte di
una tale e grave emergenza, mi fossi tirato indietro e avessi rifiutato di
fornire il mio aiuto. Questa sentenza mi sopraffece al punto che rinunciai al
viaggio intrapreso (George
p. 39). La
chiamata al servizio gli giunse dunque non per segreta ispirazione, non fu il
frutto di caparbia determinazione, cos come spesso si presenter o verr
presentato il calvinista nellimmaginario collettivo europeo, ma
mediante lintervento di altri fratelli.
in questo contesto di comunione che Calvino riconosce, ancora una volta,
lazione irresistibile di Dio e accetta di restare a Ginevra, in quella che
sar la sua prima e non proprio fortunata permanenza in citt. Dopo due anni
(1538) di attivit ecclesiale e dopo diversi tentativi di compiere una completa
ristrutturazione della chiesa di Ginevra, che non era solo una realt
ecclesiale ma anche una realt sociale e politica, Calvino, in ragione di molti
contrasti, dovette andar via dalla citt, espulso insieme a Farel. Il
ritorno a Ginevra Calvino
si defin sempre predicatore della Sacra Scrittura alla chiesa di Ginevra e questa coscienza del
suo ruolo e del suo servizio fu particolarmente evidente nel mo- mento
in cui sal di nuovo sul pulpito di Ginevra per predicare nella chiesa che di
fatto due anni prima lo aveva esautorato: era il 13 settembre del 1541. A
Farel scrive: Dopo
una prefazione, ripresi lesposizio- ne
dove lavevo interrotta e con questo gesto feci capire che avevo interrotto il
mio compito di predicazione solo momentaneamente ma non lavevo del tutto
abbandonato
(George, p. 46). La
sua reazione a questa vicenda estremamente rivelatrice del modo in cui
Calvino concepiva il servizio che i dottori dovevano svolgere nella vita della
chiesa. Egli riprese a predicare dal punto preciso in cui si era interrotto
qualche anno prima, dando un segnale ben preciso a tutti: era l per predicare
la Parola. I
giorni finali della sua vita Si
tratta dellepisodio gi segnalato dal direttore de IL CRISTIANO, allorquando
il Riformatore dispose la sua sepoltura anonima. Dopo
unesistenza vissuta al servizio della comunit cristiana ginevrina e, a
partire da qui, al servizio della fede evangelica in tutto il mondo, Calvino
era ben cosciente dellimportanza che aveva assunto la sua persona e il suo
pensiero. Da essi dipendevano non solo le sorti della teologia evangelica ma
addirittura le sorti di interi regni e nazioni, come si evidenzier pi tardi
in Francia, Scozia, Inghilterra e perfino in New England. Per questo motivo,
probabilmente, egli lasci questultima radicale disposizione che forse parla
pi forte di tutto il suo sistema teologico. Questi
quattro episodi della biografia di Calvino mi paiono sufficienti per un
bilancio celebrativo che si collochi nella scia dellesortazione contenuta
nella lettera agli Ebrei che abbiamo richiamato allinizio. Naturalmente
Calvino ha vissuto unesistenza molto intensa, anche se breve; unesistenza segnata
da momenti esaltanti come il successo costante e stratosferico della sua opera
giovanile, lIstituzione della Religione cristiana (composta per la prima
volta nel 1536). Unesistenza costellata anche da prove immani come la perdita
del suo unico figlio, Giacomo, e in seguito di sua moglie. Tuttavia i quattro
episodi richiamati compongono una cifra spirituale positiva e utile a
comprendere quanto oggi da parte di alcuni si travalichino i limiti di un sano
apprezzamento di una figura come quella del Riformatore. Questo
travalicamento lo si avverte:
allorquando, nel suo nome, si agisce contraddicendo la professione fatta a
parole di una sottomissione alla sovranit di Dio;
quando si disprezza la comunione fraterna come veicolo per la comprensione
della volont di Dio;
quando si relativizza il ruolo della predicazione espositiva della Parola a
vantaggio della predicazione ossessiva di un credo teologico e, infine,
quando si pone la propria persona al centro del servizio che si vuole rendere
alla chiesa di Dio in Italia. 2.
Calvino e il calvinismo Abbiamo
gi accennato al grande seguito che il Riformatore ebbe. Sarebbero tante le
ragioni storiche, sociali e culturali che potrebbero giustificare lampiezza di
questo seguito se lo paragoniamo, per esempio, alla diffusione meno eclatante
del pensiero di Lutero. Tra queste ragioni bisogna segnalare sicuramente la
passione di Calvino, da buon umanista, per la corrispondenza. I
volumi che raccolgono le sue lettere rivelano unampiezza di contatti
impressionante. Definire
in pochi tratti la tradizione del calvinismo non cosa facile, in quanto
questa, come tutte le grandi tradizioni che uniscono in s elementi spirituali
(chiese, confessioni di fede, spiritualit, anche martirio) ed elementi di
altro genere (costume, istituzioni scolastiche e accademiche, diplomazia
politica, ecc..) una tradizione che si auto-interpreta continuamente.6 Un
po come accade per la Chiesa Cattolica: Tommaso DAquino non credeva
nellimmacolata concezione di Maria ma entrambi, il dottore della chiesa
medievale e il dogma mariano, stanno nella stessa tradizione! Si
potrebbe dire, con buona approssimazione, che la visione della tradizione
calvinista (e da qui di Calvino) che si tenta di diffondere oggi in Italia negli
ambienti evangelici a noi vicini (escludo qui gli ambienti delle chiese
protestanti storiche), affonda le sue radici in alcuni interpreti del
calvinismo
vissuti a cavallo della fine dell800 e dellinizio del 900. Penso
per esempio e in particolare a due scritti, uno dellamericano B.B. Warfield (1851-1921), dal titolo
Calvinism,
del 1908, e un altro dellolandese A. Kuyper (1837-1920), Lectures
on Calvinism,
del 1898.7 Il
modo in cui questi autori interpretano la tradizione riformata non
sovrapponibile; tuttavia un lettore superficiale di questi due scritti resta
impressionato dal tono trionfalistico con il quale la tradizione presentata da
entrambi e dal tentativo di presentare una forte unitariet della medesima. La
riduzione a sistema coerente di tutta la tradizione calvinista per
unoperazione molto difficile da compiere sul piano della ricerca storica.
Tuttavia loperazione che forse riesce meglio a livello popolare a causa di
una serie di spot che vengono adoperati. Uno
di questi concerne lacronimo TULIP. Esso la sigla inglese dei 5 punti che il
calvinismo seicentesco elabor nel Sinodo di Dordrecht svoltosi in Olanda nel
1618-1619. Il documento finale fu redatto in latino ed , per lappunto, una
fotografia dellautocoscienza riformata del 600. Il
documento fu il risultato di un conflitto interno alla stessa tradizione a
causa della sfida lanciata da Jakobus Arminius (1560-1609) e dai
pastori che lo seguirono (rimostranti), sostanzialmente contro il pensiero di
Thodore de Bze (1519–1605), primo successore di Calvino nellAccademia
di Ginevra, e in nome di una maggiore fedelt al Calvino esegeta e commentatore
della Bibbia.8 La
non uniformit e omogeneit della tradizione calvinista e riformata dunque un fatto
registrabile sia a livello di elaborazione dottrinale e sia, ancor pi, a
livello ecclesiale dove esiste una marea di sigle e di denominazioni riformate
molte delle quali nate da divergenze su piccoli e a volte cavillosi punti della
sistematica calvinista. Dunque,
frutto di una propaganda ideologizzata e non storicamente corretta, il
tentativo di presentare un calvinismo uniforme, unitario e monolitico nel corso dei secoli. Per
quanto concerne le differenze e le diverse accentuazioni che si riscontrano
quando si compara il pensiero di Calvino con la tradizione calvinista,
segnaliamo quella che a giudizio di chi scrive appare la pi significativa, in
quanto concerne il tema che ha suscitato e continua a suscitare ancora forti
contrapposizioni, vale a dire il tema dellelezione/predestinazione e, di
conseguenza, quello della doppia predestinazione. La
differenza sostanziale che si registra tra il pensiero del Riformatore e quello
dei suoi discepoli ha a che fare con la collocazione di questo tema nellambito
dellordine sistematico delle dottrine bibliche. Nel testo in cui Calvino
raccolse in maniera compiuta il suo pensiero, lIstituzione della religione
cristiana,
il tema si trova nella terza parte, quella dedicata allapplicazione della
salvezza9. Al contrario, nelle teologie sistematiche calviniste e
riformate, esso si trova allinizio, nellambito del capitolo sulla dottrina di
Dio. Quando infatti in ambito riformato si parla di Dio, si deve
necessariamente affrontare, e risolvere, il tema dei decreti di elezione e di
perdizione. Questo
cambiamento si verific gi quando Calvino era in vita e fu dovuto
sostanzialmente al suo principale allievo, Thodore de Bze, il quale diede una
formulazione diversa di quello che viene chiamato lordo salutis, vale a dire lintero
piano divino per lumanit che si evince da tutta la Bibbia. Bze
nello scritto Summa totius christianismi, sive descriptio et distributio
causarum salutis electorum et exitii reprobatorum ex sacris literis collecta (1554-1555) pose
infatti allinizio la partizione operata da Dio dellintera umanit tra salvati
(eletti) e reietti.10 Quando
al contrario si legge lIstituzione della religione cristiana di Calvino si ha
limpressione che lordo, cio lordine logico e sistematico, ma soprattutto
teologico del suo pensiero, risente fortemente dello sviluppo dellEpistola ai
Romani. Calvino,
infatti, al pari di Paolo, non parte dalla decisione interna alla mente di Dio
ma, al contrario, e sorprendentemente, dalla conoscenza naturale che gli uomini
hanno di Dio. Questa impostazione rivela un Calvino non proprio allineato ai
calvinisti
ma, su questo punto, vicino alle correnti teologiche della chiesa medievale. Egli
era uomo del suo tempo anche nel modo in cui parlava della doppia
predestinazione. S perch se da un lato bisogna segnalare la diversa
impostazione di pensiero tra Calvino e i calvinisti e dunque la diversa
importanza che si attribuisce alla dottrina della predestinazione, bisogna
dallaltro lato dire chiaramente che Calvino, come appunto tanti pensatori
del suo tempo, parlava di doppia predestinazione! Si trattava di una
tendenza, che oggi appare ancor pi vistosa, volta ad applicare le ferree leggi
della logica alla testimonianza biblica che, come sappiamo, in certi punti si
discosta clamorosamente dalla logica umana. Naturalmente
potrebbero essere segnalate altre differenze o discontinuit tra il pensiero di
Calvino e la teologia riformata, cos come daltronde non va assolutamente
dimenticata la continuit che esiste tra entrambi. Tuttavia il punto che
abbiamo segnalato ci pare sufficiente per sottolineare la necessit di avere
molta precauzione
quando si entra in questo ambito di problematiche. La
mia personale impressione sul tema specifico che abbiamo segnalato
(predestinazione, doppia predestinazione) che, a differenza di Calvino, sia
pi facile per noi, grazie alla crescita della conoscenza esegetica del testo
biblico, vedere come non solo non esiste una base biblica chiara per
lelezione a perdizione, ma come la stessa dottrina dellelezione abbia basi bibliche
meno estese di quelle che le confessioni di fede riformate presupponevano. Naturalmente
resta aperto il dibattito sul ruolo di alcuni brani biblici che gettano uno sguardo
per noi incomprensibile nella natura di Dio, cos come resta innegabile il fatto
che la dottrina dellelezione collocata nellambito della santificazione, gioca
un ruolo diverso nella comprensione della vita cristiana11. Queste
sono considerazioni che concernono la storicit delle costruzioni dogmatiche, a
fronte della Parola di Dio rivelata che si presenta sempre nuova e da
approfondire. Queste considerazioni dovrebbero suggerirci una santa limitazione
nei confronti di questi temi sia quando si tenta di giustificarli
razionalmente, sia quando si tenta, sempre razionalmente, di negarli o peggio
ancora di ignorarli. 3.
Il contemporaneo bisogno psicologico di rifarsi a Calvino In
questo ultimo punto vorrei provare a fare un bilancio e a fornire uninterpreta- zione
di alcuni fenomeni ecclesiali o paraecclesiali che ruotano intorno alla figura
del riformatore
e alla tradizione che da lui nata e che spesso danno vita a situazioni non
proprio edificanti.
mia convinzione che lesito divisivo e polemico che accompagna spesso luso che
si fa di Calvino e del suo pensiero (sia da parte dei sostenitori sia da parte
dei detrattori) ha veramente poco a che fare con la spiritualit del
Riformatore del 500, con il suo desiderio di onorare e dare tutta la gloria a
Dio. Oso
dire che queste brutte cose hanno anche poco a che fare con la tradizione del
calvinismo, anche se questa ha presentato nella storia un alto tasso di
litigiosit. E aggiungo che esse hanno anche poco a che fare con lo spirito
delle Assemblee. Il
bilancio e linterpretazione che tento in questo punto sono segnate dallaggettivo
psicologico:
occupandomi di filosofia e teologia riformata da pi di venti anni sono giunto
alla conclusione che il richiamo a Calvino e il modo in cui esso fatto riveli
non tanto il desiderio di colmare la lacuna che cՏ in Italia nei confronti del
Riformatore e del suo pensiero, quanto piuttosto il bisogno che non pu essere
altro che di natura psicologica e spirituale, di coloro che lanciano lappello
e che fanno passare il messaggio secondo il quale un uomo, questo uomo, e il
suo pensiero, possano placare questo bisogno. Cominciamo
con ordine. Il
contesto storico e culturale dellevangelismo italiano, a parte le chiese
direttamente collegabili alla Riforma (sostanzialmente i Valdesi) fu segnato
fin dallinizio ottocentesco da una certa relativizzazione delle grandi
famiglie teologiche che invece erano e sono tuttora importanti allestero, in
Inghilterra, Stati Uniti, ma anche Germania. In
queste nazioni non si evangelici e basta, non si evangelici battisti e
basta. Spesso, nella delineazione della propria identit conta anche, e
molto, la tradizione teologica in cui si collocati, in cui spesso si
nasce: luterana, riformata, arminiana, dispensazionalista, ecc Non
cos per lItalia e questa assenza deve molto allinterpretazione che i padri
delle Assemblee dell800 diedero della presenza della fede evangelica in un
contesto interamente dominato dalla Chiesa Cattolica come lItalia unita. Per
esempio, Teodorico Pietrocola Rossetti, operando quella forte distinzione che
ancora oggi fa discutere, tra chiesa cattolica, chiesa protestante e chiesa
cristiana,
indicava il fatto (stava parlando dei Valdesi) che lelaborazione della fede
doveva tener conto dellindole e delle condizioni del popolo e del posto in cui
si svolgeva. Si
trattava, a ben guardare, di unindica- zione
metodologica interessante che riduceva il ruolo discriminante delle tradizioni
teologiche.12 Ci produsse, e qui parliamo delle nostre chiese, un
clima in cui hanno convissuto pacificamente elementi tratti da tradizioni molto
diverse, tutti uniti dalla preoccupazione per la fedelt alla Parola.13 Oggi
sembra che questo esercizio di contestualizzazione della fede, che
indubbiamente ha avuto i suoi chiaroscuri, non sia pi soddisfacente. Ed con
questo sentimento che negli ultimi anni hanno cominciato a circolare
ricostruzioni dellevangelismo, e in specie delle Assemblee, che da un lato le
schiacciavano su posizioni teologiche estreme e dallaltro lato segnalavano la
mancanza di una precisa tradizione teologica, quella riformata.14
cos che cominciata la stagione di quella che stata definita la conversione
dei convertiti.
Lavvicinamento alla teologia riformata e calvinista stato ed presentato
come una sorta di metanoia che ristruttura completamente il pensiero e il modo
di essere evangelici. La
tradizione riformata, piuttosto che essere considerata come un insieme di
strumenti utili, che insieme ad altri strumenti, pu aiutare a interpretare al
meglio la fedelt alla Bibbia, al Vangelo e al Signore Ges Cristo, viene presentata
come unancora di salvezza per levangelismo italiano, evangelismo che spesso
viene interpretato ricorrendo alla categoria del fallimento, categoria che
come ben sappiamo di origine darbista! Inoltre, questa tradizione non deve
pi restare al livello di tendenze interpretative su questa o quellaltra
dottrina ma deve assolutamente concretizzarsi in unarea ben precisa fatta di
strutture e di movimenti ecclesiali. La
tragicit di questa visione che questa area si deve costruire, e questo lo si
comprende dalla retorica usata, a danno di altre aree. La conversione dei
convertiti
significa semplicemente che a convertirsi alla fede riformata DEVONO essere
persone gi convertite, appartenenti ad altre aree! Da qui il fenomeno delle
divisioni delle chiese locali e delle famiglie. Questa situazione
nazionale viene poi collegata ad alcune analisi che sono state fatte negli
Stati Uniti e che vedrebbero il calvinismo in forte crescita tra i giovani. Come
al solito la realt sempre pi complessa e lo scenario evangelico americano
presenta analisi che, se incrociate con questa sulla crescita del calvinismo
tra i giovani, confermerebbero il sospetto che probabilmente in atto una vera
e propria guerra intestina agli evangelici. Ma
quali sono i bisogni psicologici a cui il calvinismo darebbe una risposta? Il
desiderio di risposte gi pronte Questo
un aspetto che in generale coinvolge il ruolo, nella vita delle chiese,, del
lavoro della teologia sistematica. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che
esistono dei precisi doni spirituali che lo Spirito dona alla chiesa e che sono
preposti allelaborazione dellinsegnamento della Bibbia (esegesi) per
rispondere al meglio alle sfide della vita contemporanea (ermeneutica) e per
combattere gli errori. In
questa elaborazione hanno unimpor- tanza
rilevante le conclusioni di un lavoro complesso che parte dal testo biblico, si
confronta con il pensiero teologico storico, dialoga con la cultura e la
filosofia e alla fine risponde, magari con dei pronunciamenti ufficiali. Il
problema sta nel fatto che le conclusioni del lavoro sistematico sono spesso
spacciate come interpretazione autentica e definitiva del testo biblico. Qui il sistema
calvinista, con il suo procedere logico e rigoroso, presenta un fascino particolare
e soprattutto si presta a usi ideologici. Ma gli studiosi seri, anche
riformati, sanno che in questo lavoro la priorit spetta alle scienze
bibliche
e che un pensiero come quello sistematico necessariamente destinato a
cambiare nel corso del tempo, essendo anchesso figlio del tempo. Al
livello della vita delle chiese si comprende bene, per, che molto pi facile
fare propria una conclusione sistematica invece di essere prudenti e
ascoltare le precauzioni degli esegeti. Per
esempio, pi facile fare propria la conclusione secondo la quale la fede
(come atto del singolo) un dono di Dio, piuttosto che accettare che il testo
invocato per una simile conclusione (Ef 2:8) presenta delle problematiche
esegetiche complesse per le quali potrebbe significare questo, ma anche
intendere che il dono di Dio tutto quello che egli ha operato e che
lapostolo definisce grazia. Alla
fatica del lavoro esegetico, che presuppone la competenza linguistica o in
alternativa una grande conoscenza di letteratura secondaria, si sostituisce il
ricorso ad analisi di teologi sistematici, in uno strano gioco in cui ognuno si
appoggia allautorit che ritiene pi importante. Questa
condizione ha come controindicazione il fatto che, per contrastarla, si arriva
a ritenere che si debba buttare a mare la stessa teologia sistematica. E questo
un errore. Il
desiderio di visibilit sociale e culturale Tra
le implicazioni che discendono dal possesso di un pensiero fatto di conclusioni
derivate dalla teologia sistematica cՏ quella che ritiene il calvinismo e in
generale la teologia riformata il miglior sistema di pensiero per rendersi
visibili socialmente e culturalmente. Questo
bisogno di visibilit un bisogno che va attentamente analizzato, compreso e
affrontato nel giusto modo in quanto ha implicazioni su livelli molto diversi:
la maglietta di Kaka con la scritta I Belong To Jesus sembra pi
elettrizzante di un sermone evangelistico predicato in un luogo pubblico. A
livelli pi elevati, la chiesa e le chiese, magari facendosi rappresentare da
strutture intermedie, dovrebbero farsi portatrici di tendenze sociali,
culturali, di rivendicazione di diritti (per esempio la battaglia, anche
legale, per la laicit) che solo sono in grado di renderle visibili e di
affermare la loro presenza.15 Alcuni studiosi
riformati, criticando questa impostazione che in Italia viene sbandierata da
riformati, parlano di una vera e propria religione dai secondi fini, nel senso che in
questottica il vangelo non avrebbe dei fini insiti in s stesso ma dovrebbe
darsi dei fini attinti da unagenda culturale elaborata allesterno del Vangelo
medesimo. come se nella Bibbia
trovassimo che Paolo, quando aveva in mente di andare a Roma, invece di
scrivere lEpistola ai Romani nella quale presenta, anche in unottica pubblica
e politica, il contenuto del vangelo professato dai cristiani, avesse chiesto
alle chiese di Roma di organizzare una grande manifestazione per convincere
limperatore a concedere la libert di predicazione ai credenti. Tutto ci
ha un estremo fascino sulle giovani generazioni. E questo fascino trova
nel pensiero riformato, usato in maniera distorta e disonesta, un veicolo di
adesione. Infine, per far meglio
esaltare questa presunta superiorit culturale del pensiero riformato16 (ripetiamolo: questo
un pensiero estremamente lontano da molti seri biblisti e teologi riformati
evangelici) si fa ricorso a vere e proprie ricostruzioni menzognere del
rapporto intercorrente tra i sistemi di pensiero teologici e la prassi o la
spiritualit delle chiese e dei credenti. Un sistema di pensiero pietista,
anabattista o spiritualista sarebbe responsabile della fuga dei credenti dal
mondo; convinzioni millenariste (pre-millenariste o dispensazionaliste)
spingerebbero i credenti a disinteressarsi della loro testimonianza nella
societ in vista di una sua trasformazione. Ma, ancora una volta, si tratta
di ricostruzioni tendenziose che potrebbero essere ritorte contro chi le
propugna, ritrovando nella tradizione calvinista i momenti in cui la tradizione
ha incoraggiato una vera e propria fuga dal mondo per rifugiarsi in visioni
della fede private e intimistiche. Conclusione Non
cՏ spazio per proseguire con lelenco di altre incertezze o bisogni
psicologici ai quali un uso distorto dei sistemi teologici vorrebbe dare
risposte. Molte incertezze hanno a che fare con il rapporto che deve
intercorrere tra la Bibbia e le tradizioni teologiche, anche di quelle che
professano la sottomissione allautorit della Bibbia, come il caso della
tradizione riformata. In
conclusione, vorrei sottolineare lambiguit di questo rapporto,
guardando analogamente al rapporto pi noto intercorrente tra la fede e le
opere. Sappiamo che le opere non sono il mezzo per ottenere la grazia. Questa
la si ottiene per sola fede. Le opere intervengono, nel clima di libert che
caratterizza i credenti in Ges Cristo, come risposta riconoscente e gioiosa
allopera interiore dello Spirito. Ma il Nuovo Testamento ci avverte del
pericolo di pensare che una vera e pi piena libert possa venire dal
considerare le opere in modo diverso (Galati). Lo stesso pu dirsi delle
tradizioni teologiche. Quando la tradizione riformata (perch di questa
parliamo qui, anche se il discorso potrebbe valere per altre) viene avvertita
come un qualcosa di cui si ha estremo bisogno per sentirsi meglio davanti a Dio
e agli uomini, allora vuol dire che si perso di vista il privilegio che
abbiamo di avere la Bibbia, Parola di Dio, tra le nostre mani. Quando,
al contrario, questo privilegio ben presente, allora le tradizioni teologiche
saranno vissute in uno spirito di riconoscenza al Signore. Esse ci ricordano
che la galleria degli eroi della fede non si esaurita ed molto ricca. Un
sano approccio alla storia della Chiesa, anche a Calvino, provoca un senso
di riconoscenza al Signore, un sentimento di appartenenza pi ampio e tanta gioia. Quando non si registrano
questi sentimenti spirituali, allora vuol dire che lapproccio alla storia
sbagliato, serve per fare qualcosaltro. Il
sottotitolo di questo articolo : un anniversario che giunge opportuno. Perch
opportuno? Lidea
che una conoscenza equilibrata della storia della chiesa e dei suoi
protagonisti, in questo caso Giovanni Calvino, da un lato un fatto benefico,
dallaltro pu aiutarci a riconoscere il momento in cui luso che si fa del
pensiero di questo nostro predecessore travalica lo scopo e il ruolo che egli
stesso gli assegnava. La presenza di queste deviazioni deve farci comprendere
lutilit di un interrogativo che dobbiamo rivolgere a chi si presenta a noi
nel nome di una tradizione teologica: quale uso si sta facendo di questa
tradizione?
In che modo, per esempio, si sta usando il nome e il pensiero di Calvino? Il
Riformatore stesso si trov a riflettere su questa delicata questione. In una
lettera a Johannes a Lasco, il riformatore polacco (1499-1560) che si era
rifugiato a Londra, Calvino si trov ad affrontare i problemi della chiesa
frequentata dal polacco, problemi sorti per il fatto che questa chiesa, formata
per lo pi da stranieri, non si adeguava agli insegnamenti di Calvino e alle
regole della chiesa di Ginevra; ecco come risponde il Riformatore: Se
coloro che hanno suscitato queste contese tra di voi hanno preso spunto dalla particolarit
delle vostre usanze, allora hanno compreso male in cosa consiste lunit dei
cristiani, e che ogni membro deve adeguarsi al corpo della chiesa in cui vive.
come
se egli prendesse le distanze da se stesso e dal suo insegnamento, per amore
dellunit di quella comunit. Dunque,
lindividuazione delluso che si fa delle tradizioni e delle convinzioni
teologiche unoperazione fondamentale, utile anche a comprendere il
significato che si attribuisce a queste convinzioni e a queste tradizioni. In
questo ci aiuta ed opportuna anche la circostanza del cinquecentesimo
anniversario della nascita di Calvino! Quando
allora ci troviamo di fronte a un uso sbagliato dei personaggi storici, non ce
la prendiamo con questi ultimi; stigmatizziamo piuttosto quelli contemporanei e
atteniamoci alla Parola che ci chiede di imitare la fede di chi ci ha
preceduti. Gian Carlo Di Gaetano (Assemblea di Chieti Scalo, via Vasto) ALCUNE
NOTE, utili per chi volesse approfondire i contenuti di questarticolo: 1. Naturalmente esiste la tentazione opposta che attanaglia
i denigratori di un certo personaggio storico: Calvino stato il Riformatore
del XVI secolo pi infangato da calunnie e notizie non vere, e non solo da
parte della storiografia cattolica! 2. C.R. Trueman, Calvin and Calvinism, in D.K. McKim, a
cura di, The Cambridge Companion to John Calvin, CUP, Cambridge, 2004, pp.
225-244. 3. B. Hall, Calvin against Calvinism, in C.R. Trueman, art.
cit., p. 240, n. 1. A.E. McGrath pu essere considerato come uno studioso che
si colloca in questa corrente; egli lautore di una delle migliori biografie
su Calvino esistenti in italiano: Giovanni Calvino e la sua influenza sulla
cultura occidentale, Claudiana, Torino, 2009, prima edizione 1991.
Naturalmente questa corrente di studio contestata da altri validi studiosi di
storia del pensiero teologico. 4. Oltre al testo di McGrath, mi permetto di segnalare T.
George, Giovanni Calvino. Breve introduzione alla vita e al pensiero,
Edizioni GBU, Chieti, 2009, con bibliografia in italiano curata da V. Bernardi,
pp. 139-142. 5. Questo articolo e le riflessioni in esso contenute hanno
un tono celebrativo. scontato che un cristiano chiamato non solo a
ricordare e celebrare la fede di chi lo ha preceduto, ma anche a discernere,
nel pensiero dei grandi personaggi della storia della chiesa, ci che
conforme o meno alla Parola di Dio. 6. Per un apprezzamento della ricchezza di questa
tradizione, nonch delle sue vicende storiche, consiglio vivamente la lettura
della classica opera di Giorgio Spini, Storia dellet moderna, 3 voll.,
Einaudi, Torino, 1960–1965. 7. Lo scritto di Warfield era contenuto nella The New
Schaff-Herzog Encyclopedia of Religous Knowledge; ora lo si trova in The
Works of Benjamin B. Warfield, 10 voll., vol. 5, rist. Baker, Grand Rapids,
2003, pp. 353-369; quello di Kuyper, in origine una serie di conferenze tenute
presso lUniversit di Princeton, pubblicato da Hoveker and Wormser,
Amsterdam-Pretoria, 1899, poi Eerdmans, Grand Rapids, 1943. 8. Per la tesi che considera larminianesimo una partizione
interna alla tradizione riformata e non uneresia assimilabile al
pelagianesimo, si veda R.A. Peterson e M.D. Williams, Why I am not an
Arminian, IVP, Downers Grove, 2004. Insieme a questo testo andrebbe letto
laltro, complementare, pubblicato sempre dai Gruppi Biblici Universitari degli
Stati Uniti, J.L. Walls e J.R. Dongell, Why I am not an Arminian, IVP,
Downers Grove, 2004. 9. Per una breve descrizione dello sviluppo e del contenuto
dellIstituzione, si veda T. George, Calvino, op. cit., pp. 48-49. Segnaliamo
che la classica traduzione italiana di questopera di Calvino, curata dal
pastore valdese Giorgio Tourn e pubblicata in due volumi dalla UTET (1971),
stata ripubblicata questanno (2009) dalla Mondadori, nella prestigiosa collana
I classici del pensiero. 10. Summa dellintero cristianesimo o descrizione e
divisione delle cause della salvezza degli eletti e della perdizione dei
reprobi, tratte dalla Sacra Scrittura. Lo scritto accompagnava uno schema
pubblicato nel 1551 dal titolo Tabula praedestinationis. Per cogliere
adeguatamente la sostanza di ci di cui si sta parlando si dovrebbe ricorrere
alla riproduzione di questo schema. Ecco come si esprime uno studioso di Bze:
Pi che in Calvino, in Bze che bisogna rintracciare lorigine dello
sviluppo della dottrina dei decreti di Dio che costituisce una delle chiavi di
volta della dogmatica riformata del XVII secolo , O. Fatio, Thodore de Bze
ou les dbuts de lorthodoxie rforme, in Hokhma, 1982, n. 28, pp.1-24. 11. Per una lettura semplice del tema che a me pare completa
e utile, si veda S. Negri, Il disegno benevolo di Dio, Quaderni de Il
Cristiano, marzo 1996. Si veda inoltre T. George, op. cit., pp. 111-116: La
predestinazione, come la comprendeva Calvino, era una roccaforte su cui
appoggiarsi in tempi di tentazione e di prova, e un motivo per esprimere la
lode alla grazia di Dio e alla sua gloria, Ibid., p. 116. 12. Mi riferisco allopuscolo Principii della Chiesa Romana
della Chiesa protestante e della Chiesa Cristiana, Stamperia dellUnione
Tipografico-Editrice 1863. Le parole di Rossetti sono le seguenti: Lopera di
Dio che qui vuol essere fatta da italiani e non gi da stranieri che predicano
le loro forme e i loro credi, p. 33. Si veda in merito, G.C. Di Gaetano, La
religione che ci abbisogna: sondaggi preliminari nel pensiero religioso di
Teodorico Pietrocola Rossetti, in Il protestantesimo italiano: radici storiche
e questioni contemporanee, a cura di S. Maghenzani e G. Platone, Torino,
Claudiana, 2009 [in corso
di stampa]. 13. Come non riconoscere, per esempio, che le convinzioni
concernenti il tema della certezza della salvezza sono debitrici ai
precedenti storici della teologia riformata, che proprio a Dordrecht aveva
elaborato il tema della perseveranza dei santi? 14. A questo proposito cՏ chi ha parlato apertamente, per
levangelismo italiano, di una vera e propria identit spezzata, che
deriverebbe proprio dallassenza della teologia riformata. Ecco, infatti, come
si esprime L. De Chirico in una recensione alla traduzione italiana di unopera
di un bravo teologo riformato del passato: Nel 2004, uno dei centenari
importanti del mondo evangelico a livello mondiale ha riguardato il teologo
olandese Herman Bavinck (1854-1921), uno dei massimi esponenti della teologia
evangelica a cavallo tra Ottocento e Novecento. Il fatto che sia poco
conosciuto in Italia, sia in ambienti del protestantesimo storico che in quelli
evangelicali, la dice lunga sulla memoria tronca e lidentit spezzata che
caratterizza il mondo evangelico nazionale, Recensione a H. Bavinck,
Filosofia della rivelazione, Alfa & Omega, Caltanisetta, pubblicata il
21.03.05 su www.icn-news.com. 15. Per lo strano concetto di strutture intermedie tra
chiese e Stato si veda P. Bolognesi, Lo stato in unottica evangelica, in
Studi di Teologia, Nuova Serie, n. 14, p. 158. 16. Un esempio di ci che vado dicendo pu essere reperito
in questo documento redatto dal CIEI, Comitato Insegnati Evangelici Italiani:
Come cristiani, il nostro impegno per preparare e affrettare la venuta del suo
Regno lo adempiamo lavorando per la chiesa, ma anche per il bene della citt,
dello Stato in cui Dio ci ha posti. In una societ pluralista, la libert di
religione passa anche per la laicit, ossia una distinzione tra stato e chiese
che permetta leguale rispetto per tutte le culture e le fedi, senza privilegi
per alcuna di esse. Bisogna aggiungere che il cristianesimo riformato, grazie
alla sua applicazione della verit biblica della Trinit, il solo che possa
interpretare la laicit senza cadere nei rischi contrapposti del monismo (unit
senza diversit) e della disgregazione (diversit senza unit) e, a livello
sociale, nelle tensioni tra totalitarismo e anarchia, tra collettivismo e
individualismo, Quattro ragioni per limpegno a favore della laicit,
documento pubblicato sul sito web http://www.insegnantievangelici.it/ il 20
settembre 2009, ultimo accesso 10 ottobre 2009. |