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anniversario della nascita di Calvino (1509-2009) IL CALVINISMO ALLA LUCE DELLA PAROLA DI DIO 4. La sovranit di Dio ed il libero arbitrio
delluomo Nella sua Parola Dio ci presenta due realt assolutamente vere ed
indiscutibili: la sua assoluta sovranit, che gli consente di fare ci che
vuole, quando e come vuole, e la responsabilit delluomo, che, davanti alla
rivelazione di Dio ed ai suoi appelli, chiamato ad esercitare la sua libert
di scelta, che ovviamente non sar senza conseguenze. La scelta di credere
porter alla Vita, la scelta di non credere far rimanere in una condizione di
morte. Introduzione Come
abbiamo avuto modo di sottolineare nellarticolo precedente, sebbene luomo sia
morto nei suoi falli e peccati, egli viene reso inescusabile da Dio, grazie
proprio ai provvidenziali interventi che il Signore rivolge nei confronti
delluomo. Infatti riassumendo:
Dio ha dotato luomo di una coscienza
Dio ha introdotto nelluomo il pensiero delleternit
Dio chiama a ravvedimento
Dio cerca luomo
Dio parla mediante la potenza del suo Vangelo
Lo Spirito Santo svolge unopera di convinzione nei confronti di tutti quanti. Queste
sono soltanto alcune considerazioni che abbiamo avuto modo di vedere, ma
sufficienti per dimostrare che luomo effettivamente inescusabile. Ora,
nel corso di questo articolo vedremo laspetto nella Scrittura riguardante la
sovranit di Dio da una parte ed il libero arbitrio umano dallaltro e
soprattutto se vero, come asserisce la dottrina calvinista, che prima avviene
la rigenerazione dello Spirito e successivamente si ha fede. La
sovranit di Dio: una realt assoluta Nellesaminare
la Scrittura non si pu fare a meno di notare la straordinaria rivelazione
della sovranit di Dio. Essa una realt davvero assoluta e che luomo non pu
assolutamente ignorare. Dio
Sovrano. A
te, SIGNORE, la grandezza, la potenza, la gloria, lo splendore, la maest,
poich tutto quello che sta in cielo e sulla terra tuo! A te, SIGNORE, il
regno; a te, che tinnalzi come sovrano al di sopra di tutte le cose! (1Cr 29:11). Da
te provengono la ricchezza e la gloria; tu signoreggi su tutto; in tua mano
sono la forza e la potenza, e sta in tuo potere il far grande e il rendere
forte ogni cosa
(1Cr 29:12). In
queste parole il cui autore Davide, viene chiaramente evidenziata la realt
della sovranit assoluta del Signore. Davide esalta la persona gloriosa del
Signore, affermando chiaramente che Dio signoreggia sopra ogni cosa ed in lui
abitano la forza, lautorit, la potenza. Dio splendore e giustizia, egli
maestoso e tutto appartiene a lui in quanto Creatore dei cieli e della terra.
Ma vi un altro aspetto da considerare.
La gioia delle nazioni riguardo alla sovranit di Dio. Le
nazioni gioiscano ed esultino, perch tu governi i popoli con giustizia, sei la
guida delle nazioni sulla terra (Sl 67:4).
molto importante questo testo, in quanto il salmista rivolge un chiaro invito
alle nazioni (quindi non soltanto ad Israele) di gioire ed esultare. Ma quale
il motivo? Quando si gioisce vi sempre una causa. Ebbene il motivo la
consapevolezza che Dio regna e governa. Molte volte quando si parla di
sottomissione alle autorit si percepisce un senso di frustrazione ed
umiliazione. Il tutto alimentato nel momento in cui ci si rende conto che chi
governa non proprio giusto. Ma per quanto concerne il governo di Dio, il suo
giudizio e la sua giustizia, esse sono realt assolute e biblicamente
comprovate. Nessuno, potr tacciare il Signore di essere un dio ingiusto. Ogni
suo decreto, rivelazione, detto, sentenza sono perfetti. Addirittura
ecco cosa leggiamo nel Salmo 98: Risuoni
il mare e quanto contiene, il mondo e i suoi abitanti. I fiumi battano le mani,
esultino insieme i monti davanti al SIGNORE. Poichegli viene a governare la
terra; egli governer il mondo con giustizia, e i popoli con rettitudine (Sl 98:7-9). In
questo caso non vengono prese come testimoni solo le nazioni, ma la creazione
stessa. Sono emblematici nel Salterio queste immagini, le quali non sono per
semplici licenze poetiche. Esse sono immagini che sottolineano una lezione ben
pi profonda. Vi gioia ed allegrezza nel momento in cui ci si sottomette alla
volont del Signore. Ed ancora il salmista che esprime la sua certezza dettata
dalla fede Dio governer il mondo con giustizia.
Il Signore Ges in veste di Giudice. Quando
si parla di sovranit e giustizia di Dio non si pu certo non pensare al
Signore Ges, colui al quale il Padre ha consegnato tutto il giudizio (Gv 5:22). Ecco cosa
scrive Paolo ai Romani: Di
nuovo Isaia dice: Spunter una radice di Iesse, colui che sorger a governare
le nazioni; in lui spereranno le nazioni (Ro 15:12). Il
governo del Re dei re e del Signore dei signori era gi chiaramente predetto
nellAntico Testamento. Nella persona del Signore Ges confluiscono due
immagini, facce della stessa medaglia: lAgnello e e il Leone. Egli, nella sua
umilt, lAgnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Gv 1:29), ma nella sua
suprema regalit, egli il Leone della trib di Giuda (Ap 5:5). Il
testo paolino che troviamo nella lettera ai Romani ha una chiara connotazione
escatologica che rimanda al periodo milleniale. Ma di certo segna una chiara
connessione tra la sovranit di Dio e nello stesso tempo la sovranit del Figlio quale Re dei re. In
Apocalisse 19 infatti leggiamo: Gli
eserciti che sono nel cielo lo seguivano sopra cavalli bianchi, ed erano
vestiti di lino fino bianco e puro. Dalla bocca gli usciva una spada affilata
per colpire le nazioni; ed egli le governer con una verga di ferro, e piger
il tino del vino dellira ardente del Dio onnipotente. E sulla veste e sulla
coscia porta scritto questo nome: RE DEI RE e SIGNORE DEI SIGNORI (Ap 19:1-16). Queste
parole riguardano quel combattimento che sar svolto prima dellinstaurazione
del regno glorioso del Messia. Ma interessante notare come il testo biblico
precisi a pi riprese le azioni del Giudice, del Sovrano assoluto che esercita
il suo giudizio e la sua giustizia. Nessuno pu impedire ladempimento dei
piani divini. Limmagine del
vasaio. Inoltre, quando si parla
della sovranit di Dio, troviamo unimmagine veterotestamentaria molto
particolare ovvero quella del vasaio. Dio si presenta in tal modo in almeno due
libri dellAntico Testamento. Leggiamo innanzitutto un testo in Isaia: Guai a quelli che si
allontanano dal SIGNORE in luoghi profondi per nascondere i loro disegni, che
fanno le loro opere nelle tenebre e dicono: Chi ci vede? Chi ci conosce? Che
perversit la vostra! Il vasaio sar forse considerato al pari dellargilla
al punto che lopera dica alloperaio: Egli non mi ha fatto? Al punto che il
vaso dica del vasaio: Non ci capisce nulla? (Is 29:15-16). Il testo propone due
interrogativi che rivolti al Signore sono assolutamente folli e privi di
fondamento. Il vaso non pu avanzare nessuna pretesa, nessun diritto nei confronti del
vasaio, n lamentarsi del suo operato. chiaro che ci troviamo
di fronte ad una metafora nella quale il vaso luomo ed il vasaio il Creatore.
Nessun uomo pu dire di Dio che lui non capisce, non sa ci che fa, in quanto, come dice
lEcclesiaste Dio lass nei cieli e quaggi sulla terra (Ec 5:2). Interessante inoltre
osservare la situazione spirituale presentata. Abbiamo un chiaro monito
iniziale, nel quale vengono avvertiti tutti coloro che si vogliono allontanare
dai decreti di Dio e compiere le loro azioni inique. Latteggiamento di chi
vuole contestare il Signore proprio degli empi che non hanno alcun timore di
Dio. Una piccola parentesi la possiamo aprire per anche per quanto concerne il
figlio di Dio. Quando si parla della sovranit di Dio dobbiamo sempre tenere
presente chi il nostro Padre Celeste e che effettivamente egli porta avanti i
suoi disegni eterni anche se essi superano la nostra razionalit e capacit di
comprensione. Perci,
con limmagine del vasaio, Dio ci ricorda che egli fa ci che vuole, secondo
il suo proposito.
Ma vi un altro passo che chiarisce molto bene la questione e labbiamo nel
libro di Geremia:
Casa dIsraele, non posso io far di voi quello che fa questo vasaio? Dice il
SIGNORE. Ecco, quel che largilla in mano al vasaio, voi lo siete in mano
mia, casa dIsraele! A un dato momento io parlo riguardo a una nazione,
riguardo a un regno, di sradicare, di abbattere, di distruggere; ma, se quella
nazione contro la quale ho parlato, si converte dalla sua malvagit, io mi
pento del male che avevo pensato di farle. In un altro momento io parlo
riguardo a una nazione, a un regno, di costruire e di piantare; ma, se quella
nazione fa ci che male ai miei occhi senza dare ascolto alla mia voce, io mi
pento del bene di cui avevo parlato di colmarla (Gr 18:6-10). Dunque,
il testo presenta due decreti di Dio luno opposto allaltro. Nel primo caso
Dio decreta per una nazione un chiaro giudizio di distruzione. Egli
lo pu fare perch Sovrano. Ma vi un dettaglio illuminante nel quale entra
in gioco la responsabilit umana: se la nazione si converte dalla sua malvagit,
si pente e si ravvede del suo peccato, il Signore cambia proposito, cambia
decreto, ritirando il suo decreto di giudizio. Per
contro, se Dio decreta una benedizione per una nazione, ma essa risponde con
malvagit e peccato, egli pu cambiare decreto presentando una sentenza di
giudizio. Domandiamoci:
Dio lo pu fare? Certo! Egli
Sovrano, pu cambiare decreto, come pu anche non cambiarlo. Ma
indubbia la posizione di rilievo che assume altres la responsabilit umana. Per
inciso faccio presente che il passo di Romani 9:21 in cui si tratta ancora
dellimmagine del vasaio, verr analizzato quando si parler dellelezione
incondizionata. Libero
arbitrio o servo arbitrio? Questo
sicuramente un argomento molto importante per largomento che stiamo
trattando. Nel corso dei secoli si dibattuto molto intorno a questa tematica
arrivando a conclusioni assolutamente opposte. Le domande che vogliamo porci
sono:
Luomo dotato di libero arbitrio?
Quando decide per accettare il messaggio dellEvangelo: al momento della
conversione o dopo la nuova nascita?
La chiara realt della volont umana. Vi
sono innumerevoli testi nella Scrittura che indicano esplicitamente la
responsabilit umana e soprattutto la sua capacit di scelta. Ecco cosa
leggiamo nel primo libro di Samuele: Se
temete il SIGNORE, lo servite e ubbidite alla sua voce, se non siete ribelli al
comandamento del SIGNORE, e tanto voi quanto il re che regna su di voi seguite
il SIGNORE, il vostro Dio, bene; ma, se non ubbidite alla voce del SIGNORE, se
vi ribellate al comandamento del SIGNORE, la mano del SIGNORE sar contro di
voi, come fu contro i vostri padri (1Sa 12:14-15). Chiaramente
questo brano ci presenta la possibilit di due scelte luna contrapposta
allaltra.
Samuele si rivolge al popolo dIsraele in un modo molto chiaro ed incisivo
senza lasciar alcun dubbio sulle sue parole. Vi sono due scelte: o
ubbidienza o disubbidienza, o
timore nei confronti di Dio, o ribellione. Nel
primo caso vi saranno benedizioni, ma se vi fosse stata ribellione e
disubbidienza si sarebbero pagate le dovute conseguenze. Infatti il profeta
specifica la mano del Signore sar contro di voi. Anche
nel libro di Neemia leggiamo: Tu
li scongiuravi per farli tornare alla tua legge; ma essi si inorgoglivano e non
ubbidivano ai tuoi comandamenti, peccavano contro le tue prescrizioni che fanno
vivere chi le mette in pratica. La loro spalla rifiutava il giogo, essi
irrigidivano i loro colli e non volevano ubbidire. Hai avuto pazienza con loro
molti anni, mentre li avvertivi per mezzo del tuo Spirito e per bocca dei tuoi
profeti; ma essi non vollero dare ascolto, e tu li hai messi in mano ai popoli
dei paesi stranieri
(Ne 9:29-30). I Leviti citati
allinizio di questo capitolo parlano con il popolo dIsraele evidenziando le
disubbidienze passate, lorgoglio mostrato pi volte dal popolo eletto e la sua
ribellione. Naturalmente il Signore ha sempre richiamato il suo popolo alla sua
responsabilit, ma il dramma lo si riscontra nelle seguenti parole non
vollero dare ascolto. Quindi si parla di una
volont ben precisa, determinata dalla personalit dellindividuo. In questo
caso si tratta di una triste scelta. Ma il libero arbitrio indiscutibile.
Anche nei Proverbi leggiamo: Poich, quandho
chiamato avete rifiutato dascoltare, quandho steso la mano nessuno vi
ha badato,
anzi avete respinto ogni mio consiglio e della mia correzione non ne avete
voluto sapere,
anchio rider delle vostre sventure, mi far beffe quando lo spavento vi
piomber addosso
(Pr 1:24-26). Se per luomo non vi
fosse alcuna possibilit per scegliere nel modo giusto e secondo il volere di
Dio proprio per il fatto che totalmente depravato, non avrebbero senso queste
parole di Proverbi. La Sapienza parla, richiama,
avverte, ma visto che lempio non vuole ascoltare, non vuole cambiare
direzione, allora sperimenter le conseguenze della sua scelta. Non mai
scritto nella Parola che luomo non pu, ma che o vuole o non vuole. Molto
chiare sono le seguenti parole del Signore Ges: Gerusalemme,
Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti sono mandati, quante
volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi
pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto! (Lu 13:34). Il
Signore si rivolge ad una Gerusalemme infedele, disubbidiente, che ha raggiunto
il culmine della sua ribellione disconoscendo e rifiutando il Re Messia. Anzi
pi volte Israele si macchiato di gravi colpe nei confronti dei profeti, dei
servi che Dio mandava per richiamare il popolo sulla sua condotta. Il Signore Ges n
lesempio eccellente e supremo. Ma nello stesso tempo si parla di due volont
contrapposte: il Signore Ges fa riferimento alla volont di Dio che avrebbe
voluto raccogliere i figli di Gerusalemme, ma questa volont si
scontrata con lassoluta non volont dei suoi abitanti a permettere al Signore
tale atto damore. Sempre e comunque, si parla di volont precisa e
determinata. La scelta decisiva. Perci luomo si trover
sempre davanti, nel corso della sua vita, ad una chiara scelta decisiva per
la sua vita.
Un giorno Giosu disse al popolo: Dunque temete il
SIGNORE e servitelo con integrit e fedelt; togliete via gli di ai quali i
vostri padri servirono di l dal fiume e in Egitto, e servite il SIGNORE. E se
vi sembra sbagliato servire il SIGNORE, scegliete oggi chi volete
servire: o gli di che i vostri padri servirono di l dal fiume o gli di degli
Amorei, nel paese dei quali abitate; quanto a me e alla casa mia, serviremo il
SIGNORE (Gs
24:14-15). Chiaramente il consiglio
quello di temere il Signore, di servirlo con integrit e fedelt, di ubbidire
alla sua legge, rifiutando qualsiasi compromesso. Ma sta di fatto che Israele
deve scegliere:
o il Signore, oppure gli idoli pagani. Giosu non costringe
alla scelta, in quanto anche il Signore non costringe mai a scegliere per
lui.
Giosu si limita a date la sua preziosa testimonianza: Quanto a me ed alla casa mia serviremo
il Signore. Il problema di questa
scelta, di questo bivio per ogni uomo ed alla fine egli dovr scegliere. Ma
dobbiamo anche considerare il fatto, come gi abbiamo visto nei punti
precedenti, che il Signore non lascia luomo da solo. Abbiamo gi notato quale
sia liniziativa di Dio nei confronti delluomo come ci ricordano le parole del
salmista: Chi luomo che teme il SIGNORE? Dio
glinsegner la via che deve scegliere (Sl 25:12). Dio presenta alluomo la
via che deve scegliere ed essa chiaramente rivelata nella Bibbia, scritta
nero su bianco. Non vi sono possibilit di incomprensioni o di dubbio per
quanto concerne il messaggio della salvezza. La via che deve scegliere gli
viene indicata, ma il suo libero arbitrio lo rende nello stesso tempo
responsabile di tale scelta. Non il Signore a scegliere per lui, ma lui
personalmente che deve effettuare tale decisione. Un giorno Mos disse a
Israele: Io prendo oggi a
testimoni contro di voi il cielo e la terra, che io ti ho posto davanti la vita
e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita,
affinch tu viva, tu e la tua discendenza, amando il SIGNORE, il tuo Dio,
ubbidendo alla sua voce e tenendoti stretto a lui, poich egli la tua vita e
colui che prolunga i tuoi giorni. Cos tu potrai abitare sul suolo che il
SIGNORE giur di dare ai tuoi padri Abraamo, Isacco e Giacobbe (de 30:19-20). Ecco il bivio, ecco a
scelta da fare: davanti ad ogni uomo vi o la via che conduce alla vita,
oppure alla morte. Il consiglio scegli la vita con tutto ci che
questa scelta presuppone come lamore ed il timore nei confronti di Dio, nonch
lubbidienza. Essendo consapevole di
tale scelta, Israele avrebbe dovuto svolgere il suo compito di testimone fra le
nazioni; purtroppo per molte volte venne meno davanti a questa responsabilit.
Ma anche in questo caso non vi sono possibilit di errore: il testo presenta la
possibilit di scelta. La responsabilit
umana nel credere o non credere nel Signore Ges. Quando poi andiamo nel
Nuovo Testamento, largomento del libero arbitrio assume ancora pi forza. Nel meraviglioso passo sicuramente pi
conosciuto del Vangelo di Giovanni e di tutta la Scrittura scritto: Perch Dio ha tanto
amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinch chiunque crede in
lui non perisca, ma abbia vita eterna. Infatti Dio non ha mandato suo Figlio
nel mondo per giudicare il mondo, ma perch il mondo sia salvato per mezzo di
lui
(Gv 3:16-17). Il
Signore Ges presenta lamore di Dio universale, verso tutti, nessuno escluso.
Questo passo lo riprenderemo anche quando tratteremo del punto concernente la
redenzione limitata. Ad ogni modo il Signore rivela due atteggiamenti che si
intersecano a vicenda:
da una parte liniziativa di Dio nel donare il proprio Figlio,
ma dallaltra la chiara responsabilit delluomo nel credere o non
credere al Signore Ges. Pi
avanti nello stesso discorso Ges ha anche affermato: Chi
crede nel Figlio ha vita eterna, chi invece rifiuta di credere al Figlio non
vedr la vita, ma lira di Dio rimane su di lui (Gv 3:36). l
mondo caratterizzato da due categorie di persone:
chi decide di credere nel Figlio,
chi invece rifiuta di credere nel Figlio. Non
si parla di coloro che vengono messi in condizione di credere ed altri no, ma
di individui che hanno invece la possibilit di fare una scelta, sempre
determinata dalliniziativa di Dio vista nellarticolo precedente. Paolo,
scrivendo ai Romani, dichiara: Ora
a chi opera, il salario non messo in conto come grazia, ma come debito;
mentre a chi non opera ma crede in colui che giustifica lempio, la sua fede
messa in conto come giustizia (Ro 4:4-5). Anche
in questo caso si parla del giusto come di colui che crede in colui che
giustifica lempio.
Si tratta di avere fede in ci che Dio dichiara ed afferma e, sempre nella
lettera ai Romani, leggiamo: Che
cosa dice invece? La parola vicino a te, nella tua bocca e nel tuo cuore:
questa la parola della fede che noi annunziamo; perch, se con la bocca avrai
confessato Ges
come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai
morti, sarai salvato; infatti con il cuore si crede per ottenere la giustizia e
con la bocca si fa confessione per essere salvati (Ro 10:8-10). Parole
assolutamente chiare che non lasciano spazio assolutamente a dubbi. Paolo parla
del cuore che crede e sebbene i destinatari primi di queste parole siano Ebrei,
non possiamo certamente dire che queste affermazioni siano legate solo
allesperienza di Israele. Quelluomo, quella donna che ad un certo punto della
loro vita decidono con il cuore di credere a ci che Dio dice, di avere fede
nel messaggio della salvezza, nella croce di Cristo, nella sua risurrezione,
sono salvati. Ma ancora possiamo notare come latto di fede sia ricondotto alla
responsabilit stessa dellindividuo. Anche
lapostolo Giovanni dichiara: Chi
crede nel Figlio di Dio ha questa testimonianza in s; chi non crede a Dio, lo
fa bugiardo, perch non crede alla testimonianza che Dio ha resa al proprio
Figlio. E la testimonianza questa: Dio ci ha dato la vita eterna, e questa
vita nel Figlio suo (1Gv 5:10-11). Queste
parole sono molto simili a quelle di Ges (Gv 3:16). Si parla ancora della contrapposizione
tra colui che crede e colui che non crede, a due individui che decidono di
prendere due strade diverse, di fare due scelte diverse, con conseguenze
diverse. Lira di Dio rimane su colui che rifiuta volutamente e
responsabilmente di credere nel Figlio nonostante liniziativa di Dio. Vita
eterna vi per colui che decide volutamente e responsabilmente di avere fede
nel Figlio grazie alliniziativa di Dio. Conclusione Da
quanto abbiamo avuto modo di vedere ancora nel corso di questo quarto articolo luomo
pienamente responsabile davanti a Dio proprio perch messo in condizione di
effettuare una scelta ben precisa. Tale
responsabilit e libero arbitrio non offuscano nel modo pi assoluto la
sovranit di Dio che e resta una realt indiscutibile! (4. continua) Andrea Belli (Assemblea di Fontanellato, PR) |