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Per una coerente applicazione nelle Assemblee PRINCIPI DELLA CHIESA
NEOTESTAMENTARIA: b. La Chiesa
comunit dei salvati: i Simboli Le forme della vita individuale del credente e di quella di ogni chiesa locale sono legate solo a due simboli, indicati dal Signore Ges, e che non hanno alcun valore sacramentale o magico, ma soltanto un profondo valore spirituale. In molte realt cosiddette cristiane purtroppo questo chiaro insegnamento della Scrittura stato del tutto annullato, perch alle materie dei simboli (lacqua, il pane, il vino) stato attribuito un valore sacramentale. Da qui la necessit di continuare a vivere, con fedelt e testimonianza, il Modello della Chiesa neotestamentaria.IL BATTESIMO Qualcuno si chieder per quale ragione, nel considerare i princpi della Chiesa neotestamentaria, si pensato di iniziare proprio dal battesimo. La ragione evidente: nel Nuovo Testamento nessuno dei fondamenti della Chiesa ha un rilievo paragonabile a quello che viene dato al battesimo. Oltre un centinaio di volte, negli Atti e nelle lettere, si parla di battesimo e, molto spesso, se ne parla in relazione diretta con la nascita di chiese locali (Gerusalemme, Samaria, Cesarea, Efeso, Filippi, ecc.). Sono dunque pi che evidenti i legami stretti che esistono
fra il battesimo e la struttura della Chiesa. Parlare di battesimo quindi una questione di fondamentale importanza e il perch lo si capisce da una semplice considerazione: la pratica del battesimo dei bambini che porta virtualmente alla formazione di una Chiesa moltitudinista, mentre la pratica del battesimo degli adulti, che confessano di aver creduto, a portare virtualmente alla formazione di una Chiesa di professanti. chiaro quindi che il discorso basilare: non in gioco semplicemente la dottrina del battesimo, ma in gioco la struttura stessa della Chiesa. evidente infatti che, se fosse abolito il battesimo dei neonati, crollerebbe lessere stesso della Chiesa cattolica. Quindi, se prima di tutto parliamo di battesimo, perch lignoranza o la mancata comprensione di questa dottrina significa, di conseguenza, ignoranza e mancata comprensione della natura stessa della Chiesa del Signore Ges Cristo. Cercheremo ora di considerare alcuni aspetti essenziali del battesimo. Perch battezzare? Nel Nuovo Testamento leggiamo che il battesimo non altro che il risultato di un ordine di Ges (Mt 28:19). Fu Ges stesso a dare istruzioni precise e insostituibili su come e quando praticarlo e lo ha fatto contemporaneamente allordine di predicare lEvangelo ad ogni creatura (Mr 16:16). Gi da questa relazione possibile capire perch gli apostoli intesero il battesimo come la testimonianza dellavvenuto rinnovamento interiore, prodotto da Dio attraverso la fede in Cristo (1P 3:21). Si tratta di un atto che il Signore stesso ha messo in diretto rapporto con lessere suoi discepoli (Mt 28:20), per cui non possibile essere suoi discepoli e, nello stesso tempo, rifiutare il battesimo. Per questa ragione gli apostoli ordinarono il battesimo a tutti i credenti (At 10:48; 2:38,41). La natura del battesimo un impegno verso Dio (1P 3:21) ed una proclamazione pubblica e simbolica della fede in Cristo: ci lo rende obbligatorio. Nel Nuovo Testamento non cՏ alcun accenno a credenti non battezzati: dunque legittimo pensare che tutti i membri delle chiese locali del primo secolo fossero battezzati. Se
qualcuno dice di aver creduto in Ges e rifiuta di essere battezzato, autorizza
a mettere in serio dubbio la realt della sua fede. Infatti, esaminando i testi
che abbiamo nel libro degli Atti, possiamo renderci conto dellarmonia
esistente fra lordine divino e la pratica degli apostoli. Quando Pietro alla Pentecoste predic la morte, la resurrezione e la glorificazione di Ges, la gente fu toccata nel cuore dal suo messaggio e coloro che si avvicinarono, testimoniando la loro volont di seguire Cristo, furono battezzati. E proprio in quelloccasione fu resa evidente la sequenza richiesta dal piano di Dio, cio: predicazione-ravvedimento-fede-battesimo. Filippo a Samaria, Filippo con leunuco etiope, Pietro in casa di Cornelio, Paolo in casa del carceriere di Filippi: sono tutti episodi che mostrano come lordine di Ges venisse fedelmente praticato dagli apostoli. Qual il significato del
Battesimo? Volendo discernere il significato
neotestamentario di questo atto simbolico, ordinato dal Signore stesso, appare
opportuno rilevare che la Chiesa primitiva usava lo stesso termine battesimo per indicare due diverse realt. La prima realt era quella costituita dal battesimo dello Spirito Santo: latto con il quale egli introduce i credenti nel corpo di Cristo (1Co 12:13), e che si realizza nel momento in cui luomo pone la sua fede personale in Cristo. La Pentecoste fu di fatto il giorno natale della Chiesa (At 2 e 11:15-17), proprio in virt della gloriosa manifestazione del battesimo dello Spirito Santo: quel battesimo attraverso il quale ogni credente unito a Cristo e al suo Corpo. Se noi leggiamo attentamente Atti 1:5: Perch Giovanni battezz s con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo fra non molti giorni, possiamo capire che Ges ha chiaramente identificato il battesimo dello Spirito con quanto accadde nel giorno della Pentecoste. Si tratta perci di un avvenimento unico nella storia della salvezza. Quindi gli avvenimenti del giorno della Pentecoste hanno un valore unico e straordinario per i credenti del nuovo patto, ma non hanno assolutamente un valore normativo. Dobbiamo infatti tenere ben presente che i discepoli hanno vissuto in tre periodi essenziali della storia della salvezza: sono infatti vissuti nel vecchio patto, hanno poi vissuto con Ges il periodo di transizione e, infine, a partire dalla Pentecoste hanno vissuto la realt del nuovo patto. Da quel momento nessun cristiano ha percorso lo stesso cammino e ha vissuto le stesse esperienze. Quindi assolutamente necessario che noi sappiamo distinguere ci che unico da ci che normativo. chiaro quindi che attendere nuove Pentecosti o invocare la discesa sulluomo di colui che gi disceso nella storia e nella vita dellumanit, significa porsi al di fuori dellinsegnamento degli Apostoli. Lo Spirito Santo gi disceso fra gli uomini e, ogni volta in cui una persona si abbandona fiduciosa nelle mani di Ges, egli si impossessa della sua vita e lunisce ai fratelli e alle sorelle per servire insieme il Signore. Chiusa questa digressione, importante e necessaria, veniamo alla seconda realt indicata nel Nuovo Testamento con la parola battesimo e cio il battesimo dacqua. Questo viene presentato nel Nuovo Testamento, come del resto abbiamo gi accennato, come segno visibile ed esteriore del rinnovamento prodotto dallo Spirito Santo nella vita di un uomo o di una donna. Il fatto per che venga usata la stessa parola per indicare questi due momenti, sta a mostrarci lo stretto legame che deve esistere fra la realt spirituale e il segno esteriore e visibile che lo testimonia. Il battesimo, secondo il Nuovo Testamento, non che un atto di ubbidienza al Signore ed una pubblica confessione della fede personale in lui, come Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. Attraverso il battesimo il credente simpegna, davanti alla Chiesa e davanti al mondo, a seguire Cristo come Signore. dunque evidente che il peccato non cancellato dal battesimo, ma dalla fede che attraverso esso viene testimoniata. Potremmo qui sciorinare una lunga serie di testi biblici che legano la salvezza alla fede in Cristo Ges (Gv 3:16; 5:24; 6:47; 11:25; Ro 3:23; 5:1-2 ecc...) e che escludono qualsiasi potere salvifico delle opere e dei riti (Ef 2:8). Il battesimo non produce quindi la nuova nascita, ma annunzia che essa gi avvenuta nella vita della persona che chiede di essere battezzata. Esso non perde nulla del suo valore, se viene spogliato da quelle virt sacramentali che alcune confessioni cristiane gli attribuiscono; anzi, proprio in questo spogliamento esso acquista il suo vero valore: cio quello che gli viene attribuito dalla Parola di Dio e che fu insegnato dal Signore e dagli apostoli! Nel battesimo, che unimmersione di tutto il corpo nellacqua, vengono riassunti simbolicamente la sostanza e il fondamento della fede cristiana: la morte delluomo vecchio e il suo seppellimento (simboleggiati dallimmersione) e la nascita delluomo nuovo per la fede in Cristo (raffigurata dallemersione). Chi battezzato testimonia quindi la sua morte, con Cristo, al peccato e alla sua resurrezione, sempre con Cristo, a nuova vita (Ro 6:3-11). Quindi la persona che chiede e riceve il battesimo compie un atto attraverso il quale testimonia la sua fede in Cristo, il suo desiderio-impegno di essere sottomessa ad ogni suo comandamento, la sua gioia di poter essere unita alla Chiesa. Chi battezzato dimostra che le esperienze di Ges sono divenute, per mezzo della fede, le sue stesse esperienze: la sua crocifissione, la sua morte e il suo seppellimento, la sua resurrezione (Ga 3:27). Morto al peccato (Ro 6:2), morto al proprio io (Ga 2:20) morto alla legge (Ro 7), morto al mondo (Ga 6:14), il credente annuncia di essere vivente a Dio in Cristo Ges (Ro 6:4). evidente che il battesimo dei neonati non pu, nella maniera pi assoluta, esprimere la bellezza di tutte queste realt spirituali. Gli apostoli praticavano, come unico principio nella forma del battesimo e proprio per non stravolgerne il significato, limmersione degli adulti che avevano in piena coscienza accettato, per la fede, la salvezza offerta per la grazia di Dio, manifestata in Cristo Ges. Orientarsi in modo diverso da quanto hanno insegnato gli apostoli significherebbe uscire dal campo dei princpi della Chiesa neotestamentaria. Come battezzare? La parola greca baptizo, dalla quale viene il nostro battezzare, un derivato del verbo greco bapto che si trova circa ottanta volte nel Nuovo Testamento e che significa: immergere, sommergere. Come la parola ekklesia stata generalmente tradotta con Chiesa invece che con il suo significato letterale di assemblea, cos la parola baptizo stata tradotta con battesimo invece che con immersione. Linsegnamento del Signore Ges e le testimonianze e gli scritti degli apostoli lasciano intendere, per il battesimo, una immersione completa (At 8:38; Ro 6:3-5 ecc.). Ogni e qualsiasi altro metodo sostitutivo (abluzione, infusione, aspersione) svuoterebbe il simbolo del suo reale significato. Quando battezzare e chi battezzare? Dopo aver considerato la necessit, il significato e la forma del battesimo, opportuno ribadire che il presupposto del battesimo la fede. Abbiamo gi fatto accenno a questa verit ma, considerando la confusione che regna fra i tanti movimenti che in un modo o nellaltro si richiamano a Cristo, non saranno mai abbastanza le volte in cui occorrer ribadire con chiarezza che solo chi ha creduto pu essere battezzato (Mr 16:16; At 2:41). Non si possono biblicamente stabilire altri aspetti (limite det ecc...), ma si deve affermare con convinzione e sicurezza che una persona, prima di essere battezzata, deve aver creduto personalmente nel Signore Ges. Il cristianesimo vero e puro fede personale e non ammette terze persone che simpegnino a garantire davanti a Dio la fede di altri. un fatto innegabile che, secondo la Chiesa neotestamentaria, la fede doveva precedere il battesimo e che in quella Chiesa, modello per la Chiesa di ogni tempo e di ogni luogo, si battezzavano soltanto i credenti. Infatti, se togliamo il presupposto della fede e della conversione di colui che battezzato, crolla ogni significato di questo simbolo e resta aperta la porta alle idee sacramentaliste. Alcuni pedobattisti vogliono vedere nel battesimo una specie di surrogato della circoncisione. Ma questo non lo troviamo scritto nella Parola di Dio. Il Nuovo Testamento ci insegna che il battesimo per ambo i
sessi (mentre la circoncisione era solo per i maschi), e che anche i Giudei che
ci si convertivano, bench gi circoncisi, venivano battezzati. Timoteo, bench
fosse gi battezzato, fu anche circonciso (At 16:3); Tito, essendo di origine
non ebraica, non era circonciso, ma era battezzato e il fatto che alcuni
cristiani giudaizzanti facessero molta pressione perch egli fosse circonciso
(Ga 2:3), sta a provare che il battesimo non era in alcun modo considerato
un surrogato della circoncisione. Se veramente nella Chiesa neotestamentaria il battesimo fosse stato visto come lequivalente della circoncisione, i giudaizzanti non avrebbero cercato di imporre la circoncisione ai convertiti non ebrei e gli apostoli non avrebbero avuto alcuna difficolt a risolvere il quesito sollevato nella riunione di Gerusalemme (At 15); sarebbe stato infatti sufficiente dichiarare che la circoncisione era stata sostituita dal battesimo. pur vero che alcune Chiese pedobattiste si definiscono come Chiese di professanti, dal momento che fanno del battesimo dei bambini una specie di presentazione, diniziazione nella vita della Chiesa, richiedendo poi unaltra formalit (confermazione o altro) per ammettere i battezzati, giunti in et cosciente, a partecipare ai diversi aspetti della vita della Chiesa stessa. Ma non possiamo fare a meno di denunciare ugualmente il loro venir meno a uno dei princpi fondamentali della Chiesa neotestamentaria. Per quanto riguarda altre confessioni cristiane dove si d al rito praticato sui bambini il valore di un vero e proprio battesimo e dove si trascende nella visione sacramentalista di questo simbolo, non cՏ alcun dubbio che ci troviamo davanti a Chiese moltitudiniste, nelle quali i credenti e non credenti godono la stessa natura di membri, con tutte le conseguenze disastrose che facile immaginare. Le Chiese del Nuovo Testamento, quelle fondate sullinsegnamento degli apostoli, non erano moltitudiniste; in esse infatti si battezzavano e si ammettevano come membri di Chiesa soltanto coloro che confessavano di essere nati di nuovo e di avere riposto la loro fede in Cristo. LA CENA DEL SIGNORE La Cena del Signore un soggetto di grande importanza; fra gli aspetti che hanno a che fare con la fede e con la vita cristiana sicuramente, insieme al battesimo, quello che suscita il maggior interesse, anche per le degenerazioni e la variet dinterpretazioni che ha subto nel corso della storia della Chiesa. Ci sono per anche persone che lo ritengono argomento di scarsa importanza, dal momento che nel Nuovo Testamento se ne parla piuttosto raramente. vero, ad esempio, che nelle lettere non ci sono testi che ne parlano, tranne i due riferimenti di 1Corinzi 10 ed 11, ma la ragione di questo parziale silenzio pu essere dovuta al fatto che si trattava di unusanza ben conosciuta da tutti i credenti e quindi non cera bisogno di parlarne spesso. E nella prima lettera dei Corinzi, dove menzionata, viene soprattutto ricordata per insegnare delle importanti lezioni morali, davanti al modo confuso e indecoroso con cui si comportavano i credenti di Corinto. Le origini I testi della Scrittura che, direttamente o indirettamente, si occupano di questo soggetto sono: i gi citati di 1Corinzi, i racconti dettagliati della sua istituzione che troviamo nei tre Vangeli sinottici e Atti 2:42 e 20:7, testi dai quali apprendiamo che la Chiesa neotestamentaria praticava la Cena secondo le istruzioni ricevute dal Signore. Uno dei pi bei momenti dei racconti evangelici riguardanti Ges risorto certamente quello in cui, nella casa di Emmaus, egli prese il pane, lo benedisse e lo spezz per darlo ai suoi discepoli che erano con lui. Fu proprio in quel momento e per quellatto che gli occhi loro furono aperti e lo riconobbero (Lu 24:30-31). Questo rompere il pane ha costituito in tutti i secoli uno degli aspetti fondamentali della testimonianza della Chiesa. Quasi ogni movimento religioso dispirazione cristiana pratica questatto simbolico, in un modo o in un altro. Anche nella letteratura post-apostolica e non canonica (Didach ecc...) vi sono precisi riferimenti allosservanza della Cena, anche agli inizi del secondo secolo. Incise sulle pareti delle catacombe di Roma e di altre localit ci sono testimonianze chiare sugli incontri vissuti dai credenti di quel tempo, per osservare questordinamento del Signore. Seppur con presupposti e con convincimenti diversi, questa Cena stata ricordata negli ambienti pi disparati: con grande pompa e cerimoniosit nei templi cattolici; con semplicit e solennit nelle sale di culto delle Chiese modellate secondo le dottrine della riforma, in capanne e baracche nelle stazioni missionarie, senza formalit, da credenti riuniti per obbedire al comandamento del Signore e tesi a vivere non laspetto esteriore dellatto quanto il suo significato biblico ed interiore. Pur essendoci tanta diversit di forma e di convinzioni, vi per una somiglianza fondamentale che si nota e, cio, la presenza dei simboli del pane e del vino, quali segni del corpo e del sangue del Signore. Molti credenti hanno giustamente voluto tornare alle origini e, abbandonando le tradizioni degli uomini, hanno cercato di ristabilire la pratica della Cena nei modi voluti dal Signore ed indicati dal Nuovo Testamento. Ed una delle caratteristiche particolari che ha contraddistinto questi gruppi di credenti stata costituita dal fissare una periodicit nella celebrazione della Cena: ogni sette giorni, nel primo giorno della settimana. La scelta di questa caratteristica stata fondata sul testo di Atti 20:7 (Il primo giorno della settimana, mentre eravamo riuniti a spezzare il pane...). interessante che Luca abbia puntualizzato che, pur essendo presente un predicatore del valore di Paolo, i credenti di Troas non si erano riuniti per ascoltare un bel messaggio, ma lo scopo del loro radunamento era quello di rompere il pane. Allinizio del diciannovesimo secolo la situazione religiosa della cristianit, relativamente alla pratica della Santa Cena, era pi o meno questa: nella chiesa cattolica la Cena del Signore era stata trasformata nel rito della Messa, cerimonia ricca di contenuti idolatri e fondata sulla ripetitivit del sacrificio di Cristo; una parte della chiesa anglicana continuava a seguire lesempio della chiesa di Roma, anche se il contenuto del libro delle preghiere recitate in comune sembrava dare unenfasi evangelica alla cerimonia; negli ambienti presbiteriani la celebrazione della Cena del Signore era diventata un sacramento trimestrale e semestrale, al quale potevano accedere tutti gli iscritti nel registro di Chiesa, indipendentemente dal loro essere credenti o no; i Quacqueri sostenevano addirittura, con una certa noncuranza, che la Cena del Signore, essendo un simbolo, non era necessaria per alimentare la vera religione, dal momento che essa deve fondarsi soprattutto sui valori dello Spirito: le cerimonie, sostenevano i Quacqueri, non sono altro che limpalcatura di un edificio, necessaria allinizio, ma che viene messa da parte non appena ledificio costruito. Intorno al 1830 avvenne che alcuni credenti, con chiaro discernimento spirituale e mossi dallo Spirito di Dio, dopo aver a lungo esercitato il loro cuore ed averlo alimentato attraverso lo studio accurato della Parola di Dio e attraverso la preghiera, lasciarono le loro rispettive chiese di appartenenza e iniziarono a radunarsi insieme, secondo i princpi della Chiesa neotestamentaria. Ecco alcune caratteristiche dei loro incontri: non cera nessun ministro per condurre la riunione, per distribuire il pane e il vino; lincontro, come quello ideale descritto in 1Corinzi 14, era aperto alla partecipazione di chiunque si sentisse spinto a leggere un Salmo, a proporre un inno...; lunica regola era che, nel praticare la Cena del Signore, si doveva seguire lordine lasciato nei tre Vangeli sinottici e in 1Corinzi 11. A questi uomini era costato molto trovarsi su un terreno di fedelt al Nuovo Testamento e, di conseguenza, la verit che avevano scoperto era per loro molto preziosa, tanto che erano pronti ad essere biasimati e considerati come persone un po stravaganti, pur di restare fedeli alla Parola di Dio ed ai princpi che vi avevano riscoperto. Noi, che per la grazia di Dio ci troviamo ad essere eredi, seppure lontani, dei princpi che essi riscoprirono, con quanto poco zelo riteniamo questa eredit!! Noi che non abbiamo dovuto comprare la verit, siamo troppo pronti oggi a venderla! Ma quale prezzo dovranno pagare le nostre Assemblee, nel futuro, se cederemo a questa vendita? Listituzione e i motivi della Cena A questo punto ci domandiamo: Perch crediamo che sia necessario osservare la Cena del Signore e radunarci insieme per rompere il pane? Prima di tutto, lo facciamo per ubbidire ad un comandamento del Signore. La sera in cui fu tradito, Egli si trovava con i suoi discepoli per consumare insieme la cena pasquale e, ad un certo momento, prese del pane, rese grazie e lo ruppe, e lo diede loro dicendo: Questo il mio corpo dato per voi; fate questo in memoria di me. Allo stesso modo, dopo aver cenato, dette loro il calice dicendo: Questo calice il nuovo patto nel mio sangue, che versato per voi (Lu 22:19-20). Quindi noi celebriamo la Cena del Signore perch lo amiamo e desideriamo ubbidire a quanto egli ci ha chiesto di fare, per ravvivare il ricordo ed il significato del suo sacrificio per noi. In secondo luogo, lo facciamo per seguire la pratica apostolica. In Atti 2:42 leggiamo: Ed erano perseveranti nellascoltare linsegnamento degli apostoli, nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere. Questo testo ci indica i quattro scopi per realizzare i quali i primi credenti si radunavano: a) si radunavano per ascoltare linsegnamento degli apostoli; questinsegnamento era probabilmente trasmesso sotto forma di una narrazione delle verit esposte dal Signore, degli eventi avvenuti nella sua vita e dei discorsi che Egli aveva fatti: in questo contesto gli avvenimenti della sera dellultima Cena avranno sicuramente acquistato un rilievo del tutto particolare; b) si radunavano per godere la comunione spirituale e materiale: espressione del loro essere uno in Cristo; c) si radunavano per rompere il pane d) si radunavano per pregare. interessante notare che non viene data nessuna spiegazione allespressione rompere il pane. Ci significa probabilmente che, quando Luca scrisse questo testo, questa espressione era diventata ormai unespressione abituale per indicare la Cena del Signore. Quindi era del tutto superfluo entrare in spiegazioni particolari, perch si trattava di un concetto ben chiaro, cos quanto i concetti di insegnamento, di comunione e di preghiera. Dunque, noi rompiamo il pane in ubbidienza al Signore e perch la Cena stata praticata dagli apostoli e dai primi cristiani fin dai momenti immediatamente successivi alla nascita della Chiesa. Come gi abbiamo detto, dal testo di Atti 20:7 possiamo dedurre che la primitiva Chiesa avesse acquisito lusanza di radunarsi ogni primo giorno della settimana per rompere il pane. Confrontando questo stesso testo con 1Corinzi 16:2 (Ogni primo giorno della settimana ciascuno di voi, a casa, metta da parte quello che potr...) evidente che a questo giorno veniva dato un valore del tutto particolare. Se per la celebrazione della Cena fu scelto il primo giorno della settimana, ci avvenne per un collegamento abbastanza chiaro con il giorno della resurrezione (Mt 28:1; Mr 16:2; Lu 24:1; Gv 20:1; da notare che lindicazione del giorno della resurrezione uno dei pochi particolari annotato da tutti e quattro gli evangelisti). Il rompere il pane quindi un atto: che ha lautenticazione divina; che ha un inizio storicamente e biblicamente documentato; che ha avuto unimmediata attuazione da parte degli apostoli. Il significato della Cena Abbiamo gi accennato abbastanza diffusamente al significato di questatto che il Signore ci richiede di compiere, ma converr puntualizzare alcuni aspetti fondamentali: 1. un atto di commemorazione comune. La memoria, il ricordo del Signore, deve essere, al di l di ogni altra considerazione, il vero motivo di questatto simbolico. Lasciando da parte tutto ci che delluomo, la Chiesa deve trovarsi riunita per esprimere, nellunit dei suoi membri, il proprio amore, la propria devozione, la propria volont di servizio a colui che morto e risorto per lei. 2. una celebrazione trionfale. Celebrare la Cena possibile perch Cristo, oltre ad essere morto per noi, ha distrutto la morte e ha messo in luce la vita e limmortalit mediante lEvangelo (2Timoteo 1:10). Cio: noi non celebriamo il memoriale di un morto, il che porterebbe il nostro Signore sullo stesso gradino degli eroi e dei martiri della storia... no! Egli infatti vive, perch gloriosamente risuscitato dai morti. Il rompere il pane, quindi, celebra il trionfo di Cristo sulla morte: un trionfo al quale ogni credente viene associato per la fede. 3. un atto di partecipazione individuale. Ogni credente chiamato a rompere il pane e a bere il vino del calice. Il rompere il pane, infatti, non si riferisce allatto di una persona particolare, come, ad esempio, a quello del fratello che si fa avanti per romperlo e per distribuirlo. Il compimento di quanto il Signore ha comandato di fare si realizza nel momento in cui ognuno, individualmente, rompe il pane per prendere la sua parte e mangiarla. Non si deve pensare che ogni credente annunci la morte del Signore quando un fratello si alza, si avvicina alla tavola, rompe il pane e versa il vino nel calice. Avere un simile pensiero significherebbe essere condizionati non da ci che il Signore insegna, ma piuttosto da consuetudini tipicamente clericali. La Scrittura ci ricorda con chiarezza che lannuncio viene fatto dal mangiare e dal bere dei credenti (Poich ogni volta che mangiate questo pane e bevete questo calice, voi annunciate la morte del Signore, 1Co 11:26). Ogni credente, nel momento in cui partecipa alla Cena, non chiamato soltanto a ricordare e ad annunciare la morte del Signore, ma anche ad esaminare s stesso (Ora ciascuno esamini se stesso, e cos mangi del pane e beva del calice, 1Co 11:28).Quindi la partecipazione alla Santa Cena un atto di responsabilit individuale, davanti al Signore e davanti alla Chiesa. La Chiesa ha la responsabilit di discernere che coloro che si accostano alla Cena siano tutti credenti battezzati. Ma vi anche una responsabilit individuale quasi di maggior peso: quella del credente che deve essere profondamente consapevole del significato e del valore dellatto che sta compiendo. Lesame, come appare chiaro dal testo sopracitato, non deve avere come fine quello di astenersi dalla Cena, quanto piuttosto quello di confessare il proprio peccato per realizzare la gioia del perdono e cos mangiare il pane e bere del calice. Infatti, il credente che si astenesse dalla Cena, dopo essersi esaminato ed essersi trovato mancante, manifesterebbe sfiducia nella sufficienza dellopera di Cristo (1Gv 1:9). Nel caso in cui il peccato coinvolga altre persone, chiaro che la questione deve essere messa a posto ancor prima dellincontro per la Cena. Lo scopo della Cena del
Signore La Scrittura non ci lascia alcun dubbio circa lo scopo della Cena. Il Signore disse: Fate questo in memoria di me (Lu 22:19). Leggendo 1Corinzi 11:20-34, impariamo che il Signore aveva in mente altri scopi quando ha istituito la Cena: il discernimento del suo corpo (v. 29); lannuncio della sua morte (v. 26); lattesa del suo ritorno (v. 26). Vengono poi segnalati altri due aspetti, che abbiamo del resto gi considerato, e cio: la necessit di un autoesame prima di prendere i simboli (vv. 28,31); il dovere di tenere ben presente che il parteciparvi in uno stato di mancato discernimento, pu essere causa del giudizio del Signore su di noi (v.30). Sicuramente
lunico scopo che ha bisogno di una spiegazione, per essere meglio compreso,
il primo: il discernimento del corpo del Signore. In quale modo il credente deve discernere il corpo del Signore? Lunico modo in cui pu farlo spiritualmente. Cio, mentre mangia il pane e beve del calice, il credente afferra per fede la realt rappresentata dai simboli. Egli vede nel pane e nel vino un simbolo, cio un mezzo che Dio gli offre per ravvivare alla sua mente e al suo cuore il valore del corpo e del sangue del suo Signore e Salvatore Ges. La Parola di Dio, in relazione al corpo del Signore, ci dice che: fu preparato per lincarnazione (Eb 10:5-10); fu concepito dallo Spirito Santo (Lu 1:30-35); nacque da una vergine (Mt 1:18-23); si manifest senza peccato (Eb 7:26); in esso erano perfettamente unite la deit e lumanit (Is 9:6); fu offerto in sacrificio espiatorio (1P 2:24); fu risuscitato con trionfo dalla tomba; fu visto e toccato dopo la resurrezione (Lu 24:36-43); ora, glorificato, alla destra della Maest (Lu 24:50-53; At 1:9-11: Eb 7:16). Se discernere il corpo del Signore , come crediamo, tutto questo, cՏ veramente un profondo significato spirituale da realizzare quando ci accostiamo alla Cena. Relazione fra i due simboli: il Battesimo e la Cena Nella Chiesa neotestamentaria, cos come ci possibile comprendere da diversi testi della Scrittura, veniva riconosciuto e praticato un ordine, semplice, logico e coerente fra i diversi momenti della vita cristiana e i simboli che ne erano testimonianza. Una persona che aveva ascoltato lannuncio della Parola di Dio e che ne era rimasta toccata, rispondendo allappello del Signore al ravvedimento e alla fede, realizzava nella sua nuova vita le meravigliose realt della conversione e della nuova nascita. Dopodich essa veniva battezzata e ammessa alla vita della Chiesa: da quel momento poteva partecipare alla Santa Cena. Tutti i problemi e le difficolt che sono sorti fra le cosidette chiese storiche (e che si manifestano a volte anche nel nostro ambiente), sono il risultato dellabbandono dellordine stabilito da Dio. La soluzione a queste difficolt e a questi problemi si pu trovare soltanto in un ritorno alla Parola di Dio, in un ritorno al Modello di Chiesa. Ogni volta, infatti, in cui nel Nuovo Testamento si parla di Cena del Signore, abbastanza evidente che tutte le persone coinvolte nella riflessione erano credenti battezzati (At 2:42,46; 1Co 10:15 e 11:23 ...). E non potrebbe essere diversamente, se pensiamo al fatto che, nel momento stesso della fondazione della Chiesa, lapostolo Pietro si preoccup di associare la necessit del ravvedimento a quella del battesimo (At 2:38,41). Inoltre, in diverse delle lettere indirizzate a chiese locali, si fa un chiaro riferimento al fatto che tutti i loro membri riconosciuti erano passati attraverso la testimonianza del battesimo (Ro 6:3, 11; 1Co 1:13 e 12:13; Ga 3:27; Cl 2:11-12). Pur se siamo convinti che lautorit della Parola sia pienamente sufficiente anche per chiarire questaspetto della vita della Chiesa, non ci sembra inopportuno ricordare che: 1. Vi sono testimonianze post-apostoliche che confermano senza incertezze questa pratica unanime della Chiesa neotestamentaria di riconoscere come membri della comunit locale (e quindi di ammettere a partecipare alla Cena) soltanto i credenti che erano stati battezzati. 2. In tutte le diverse confessioni religiose che sispirano al cristianesimo, il battesimo precede obbligatoriamente linserimento nella Chiesa, pur se, come abbiamo gi ampliamente considerato, vi sono deviazioni anche gravissime dallinsegnamento del Signore. Detto questo, vale la pena di ricordare, anche se ci auguriamo che sia una annotazione superflua per tutti, che gli inconvertiti erano assolutamente esclusi dal partecipare alla Cena (1Cor 10:16, 17, 21). Concludendo questa parte, bene ricordare che non cՏ nulla che abbia importanza quanto il radunarsi per ricordare il Signore e per annunciare la sua morte nel trionfo della resurrezione e nella gioiosa attesa del suo ritorno. La Cena del Signore deve avere quindi il primo posto nelladorazione dei santi. Cos era per la Chiesa primitiva: tutto il resto prendeva il secondo posto. Cos possa essere anche per ciascuna delle nostre Assemblee! Testo preparato per
lincontro Anziani 1984, a cura di fratelli delle Assemblee di Anghiari, Citt di
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