Per una coerente applicazione nelle Assemblee

 

 

PRINCIPI DELLA CHIESA NEOTESTAMENTARIA:

c. La Chiesa comunit dei salvati:

la vita della chiesa locale

 

Quali sono le occasioni di incontro alle quali il Signore chiama tutti coloro che sono stati salvati per grazia e che, in una realt locale, formano la sua chiesa? Quali sono gli scopi desiderati da Dio? Da chi si deve essere guidati e con quale atteggiamento siamo chiamati a vivere queste occasioni?

 

 

 

 

IL RADUNAMENTO

NEL NOME DEL SIGNORE

 

Valore del nome

 

Se abbiamo ben compreso il significato ed il valore della morte e della resurrezione di Cristo, non avremo nessuna difficolt a capire quali contenuti i primi credenti attribuivano allespressione nel nome di Ges e, quindi, quale verit sia legata al suo NOME, in relazione allincontrarsi dei suoi discepoli. Ges stesso ci ha presentato questa verit con parole chiare:

Poich dovunque due o tre sono riuniti nel mio nome, quivi sono io, in mezzo a loro (Mt 18:20).

Queste parole di Ges sono fra le pi conosciute, ma forse anche fra le meno capite, almeno in tutto il loro profondo significato. Molti, infatti, trascurano il loro valore e non si soffermano sullimportanza che esse meritano, distolti dal fatto che esse compongono unaffermazione collocata subito dopo un riferimento alla preghiera. Ma il loro significato va ben al di l della preghiera. Restringere il loro contesto al solo versetto 19 (Se due di voi sulla terra si accordano a domandare una cosa qualsiasi, quella sar loro concessa dal Padre mio che nei cieli) significa privarle del loro scopo e della loro forza.

Il contesto non deve essere riconosciuto solo nel v. 19 ma nellintero discorso nel quale Ges parla di Chiesa e, in particolare, nel versetto 17: E, se rifiuta dascoltarli, dillo alla chiesa; e, se rifiuta dascoltare anche la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano. In questo capitolo 18 e nel capitolo 16 al versetto 18, sempre del Vangelo di Matteo, troviamo per la prima volta menzionata la Chiesa.

Ma, mentre le parole di 16:18 (Io edificher la mia Chiesa) indicano la Chiesa universale nella sua totalit, le parole di 18:17 indicano la chiesa locale chiamata ad esercitare la sua autorit in relazione alla disciplina.

interessante dunque notare che Ges, parlando della Chiesa, opera una distinzione fra la Chiesa e le chiese, volendo con ci indicare sia il valore della Chiesa universale che quello delle locali assemblee di credenti.

Quando Egli disse: ... dovunque due o tre sono riuniti nel mio nome..., aveva sicuramente in mente la realt della chiesa locale.

Come ha giustamente rilevato pi di un credente, questo versetto ci presenta la forma pi semplice di chiesa locale: lunica forma, per la costituzione di una chiesa, che troviamo nel Nuovo Testamento. in questi versetti (18:15-20) che abbiamo la base di tutto lulteriore insegnamento del Nuovo Testamento intorno alle chiese dei santi. Quindi, le parole del Signore Ges che stiamo qui considerando costituiscono lembrione stesso dellassemblea cristiana, il fondamento sul quale devessere costruita la struttura di ogni Chiesa locale. Infatti la pietra angolare delle chiese neotestamentarie IL NOME DEL SIGNORE GES CRISTO ed importante che noi ricordiamo questa grande verit (Ef 2:20b) per comprendere correttamente questo testo della Parola.

Quindi, la presenza e la benedizione del Signore nelle assemblee locali sono condizionate dal posto che viene dato al suo Nome. Infatti difficile riconoscere come chiese, nel senso neotestamentario di questa parola, delle chiese locali che non riconoscono lautorit che questo Nome esercita ed i diritti che esso richiede.

Sicuramente questo concetto non nuovo nel piano di Dio per la vita del suo popolo, infatti gi nellAntico Testamento, prima ancora della nascita della Chiesa, leggiamo:

... in qualunque luogo dove far che il mio nome sia ricordato, io verr a te e ti benedir (Es 20:24).

La prima fra le leggi e le prescrizioni che il popolo dIsraele doveva osservare aveva a che fare con il luogo dove Dio avrebbe messo il suo nome:

Queste sono le leggi e le prescrizioni che avrete cura dosservare nel paese che lEterno... ti d, perch tu lo possegga... lo cercherete nella sua dimora, nel luogo che lEterno, il vostro Dio, avr scelto fra tutte le vostre trib per mettervi il suo nome; e quivi andrete; quivi recherete i vostri olocausti e i vostri sacrifici... (De 12:1,5,6).

Solo in quel luogo, dovera il suo Nome, Israele si sarebbe potuto incontrare con il suo Dio e Dio con il popolo. Non si trattava di un luogo scelto dal popolo, ma da Dio ed ogni assemblea solenne doveva svolgersi in questo luogo scelto da Dio; il luogo dove egli aveva messo il suo Nome.

Questa realt valida ancora oggi. Anche se la forma cambiata, in virt dei rinnovamenti prodotti dallopera di Cristo e dalla presenza dello Spirito Santo, i princpi di Dio intorno al radunamento del suo popolo rimangono sempre gli stessi.

Vista in questa luce e in questo contesto, laffermazione di Matteo 18:20 non pi semplicemente una promessa, ma assume tutta la forza di un decreto assoluto.

Dio ha un suo popolo ancora oggi e, per il radunamento dei suoi figliuoli, egli ha indicato un luogo (dovunque) e un Nome: Ges!

Da quanto si detto non difficile vedere come il suo Nome sia sinonimo di AUTORIT.

Dovunque due o tre sono riuniti (o: dovunque due o tre sono insieme, uniti nel mio nome): interessante notare che il verbo in forma passiva e questo vuole chiaramente indicare che i due o tre non sono uniti di loro iniziativa, ma sono insieme perch chiamati dallo Spirito Santo, che ha la prerogativa di radunare i figli di Dio intorno alla persona benedetta del nostro Salvatore e Signore Ges Cristo.

La preposizione nel implica, come in altri testi neotestamentari, il concetto di autorit:

Benedetto colui che viene nel nome del Signore (Mt 21:9); Io sono venuto nel nome del Padre mio (Gv 5:43); Nel nome di Ges Cristo, il Nazzareno, cammina! (At 3:6); Io ti ordino nel nome di Ges Cristo, che tu esca da costei (At 16:18).

bene ricordare che, quando ci raduniamo nel nome del Signore Ges Cristo, egli nel mezzo di noi.

Se teniamo presente il valore che la presenza di Dio, in tutta la sua santit, aveva per Israele, questo versetto di Matteo 18:20 diventer un punto fermo di riferimento che ispirer in noi tutti, nel momento in cui ci raduniamo come chiese locali, un santo timore e che produrr un profondo esercizio di cuore, davanti a Dio.

Dobbiamo anche dire, purtroppo, che a volte questa affermazione di Ges diventa una specie di Scibboleth (Gc 12:6), cio una parola di riconoscimento usata per identificare un certo gruppo. Ma evidente che, davanti a questa verit, dovremmo tremare piuttosto che male usarla per i nostri calcoli umani.

Se il Signore nel mezzo di noi, egli presente per purificarci. Cinvita ad allontanare da noi tutto il nostro orgoglio e ad evitare di ricercare quelle realt negative che guastano la nostra comunione con lui e la nostra testimonianza davanti al mondo, cio: i nostri interessi personali, la nostra cupidigia, la nostra avarizia, le nostre divisioni, le nostre contese.

Se pensiamo veramente alla realt della sua Parola, allora, quando ci raduneremo, lo faremo con i nostri cuori umiliati, affinch non abbiamo ad incorrere nel suo giusto giudizio.

La presenza del Signore nel mezzo essenziale per la chiesa locale, perch solo cos essa realizzer la pienezza delle sue benedizioni e potr essere lo specchio che riflette la gloria del suo Signore.

Pensando a quando si detto intorno alla sinonimia fra Nome ed Autorit, tutte le manifestazioni della chiesa locale vissute e realizzate nel nome del Signore (il pregare, il predicare, il battezzare e il disciplinare) devono essere caratterizzate dalla santit, dalla solennit e dal timore, propri del radunamento.

 

 

La presenza e la guida

dello Spirito Santo

 

Come credenti dipendiamo totalmente dallo Spirito Santo, in tutta la nostra vita nelle sue diverse manifestazioni e attivit. Questa una meravigliosa realt, riconosciuta e vissuta dai primi cristiani sia nello loro vita individuale che in quella collettiva, come Chiesa.s

Come uomini e donne credenti, siamo nati dallo Spirito; siamo stati suggellati dallo Spirito ed lo Spirito Santo che costituisce la caparra, cio lanticipo e la garanzia, della nostra eterna eredit (Ef 1:13-14). Egli la persona che ci rende capaci di conoscere i doni che Dio ci offre in Cristo (Gv 16:12-15; 1Co 2:9-16). Il nostro corpo sar partecipe della resurrezione (Ro 8:11), proprio perch diventato il tempio dello Spirito Santo (1Co 6:19). Lo Spirito Santo costituisce pure il principio motore della vita e del servizio dellassemblea locale. per mezzo del battesimo dello Spirito Santo che i credenti sono stati uniti in un solo corpo: il Corpo di Cristo (1Co 12:13).

Lassemblea locale quindi il tempio di Dio, per mezzo dello Spirito Santo che vi abita (Ef 2:22).

Davanti a queste verit chiaro che non possibile, per il credente, dividere la sua vita in due compartimenti stagno: uno individuale e laltro collettivo. Infatti, lassemblea locale composta da individui e fonda la sua vitalit collettiva su quella individuale. infatti evidente che lefficacia della testimonianza e della crescita di unassemblea direttamente dipendente dallo stato spirituale di ciascuno dei suoi membri.

Per esempio, lassemblea ha la sua vita di adorazione, di preghiera, di studio biblico e di testimonianza, espressa nei suoi diversi incontri settimanali, ma... se i credenti che la compongono adorano, pregano, studiano e testimoniano soltanto quando si radunano come assemblea, la sua vita non potr altro che essere arida e formale; la sua crescita rachitica e la sua testimonianza inefficace.

Quando, come assemblea, ci raduniamo per impegnarci nelladorazione, nel ricordo del Signore attraverso la Cena, nella preghiera, nello studio biblico, nellevangelizzazione, confessiamo a parole di riconoscere la sovranit dello Spirito e la sua guida nellordinare le nostre attivit. Ma questo riconoscimento diventa pura formalit, se non addirittura ipocrisia, se come individui non realizziamo ogni giorno la presenza e la guida dello Spirito Santo nella nostra vita.

Il Signore ci chiama a confessare che, sia come individui che come chiesa, non diamo allo Spirito Santo il posto che gli spetta di diritto: quello che gli dobbiamo riconoscere attraverso linsegnamento delle Scritture e lesempio di vita degli apostoli e dei primi credenti.

 

a) Lo Spirito Santo e lAssemblea.

Come abbiamo gi cercato di dire, se la guida e la presenza dello Spirito Santo sono realt sconosciute nella nostra vita individuale, inutile parlarne in relazione alla vita dellassemblea: non si realizzano infatti istantaneamente, ipso facto.

Per poter comprendere linsegnamento della Parola in merito, opportuno leggere i capitoli 12 e 14 della prima lettera di Paolo ai Corinzi. Molti credenti di Corinto erano stati, prima della loro conversione, pagani e idolatri. Ladorazione nei templi pagani era caratterizzata da eccessi di ogni genere, tanto che i fedeli perdevano spesso lautocontrollo e si lasciavano andare in bala della potenza degli spiriti maligni: Voi sapete che quando eravate pagani eravate trascinati dietro agli idoli muti (1Co 12:2).

Anche lassemblea cristiana guidata dalla potenza di una persona invisibile: lo Spirito Santo di Dio. Ma, al contrario dei servizi religiosi dei templi pagani dove avvenivano questi eccessi di confusione e di disordine, gli incontri dellassemblea cristiana devono essere caratterizzati dallordine divino. Affinch questordine potesse diventare qualcosa di concreto per i Corinzi, lapostolo Paolo, guidato da Dio, present alcuni princpi-guida. Sono gli stessi ai quali anche noi dobbiamo ancora oggi far riferimento:

 

1) Il credente che parla per lo Spirito magnifica sempre la Signoria di Ges e non soltanto attraverso quello che dice, ma anche attraverso il suo stesso comportamento (1Co 12:3).

 

2) Lo scopo di ogni manifestazione dello Spirito nella Chiesa locale il bene comune (1Co 12:7). Il campo dei bisogni dei credenti e la variet degli scopi che Dio, nella sua perfetta volont, vuole realizzare nella loro vita sono talmente vasti che, quando lassemblea si raduna, possono essere soddisfatti soltanto per mezzo dellazione, libera e non ostacolata, dello Spirito Santo, che si esprime in tutta la meravigliosa e abbondante diversit del suo ministero.

 

3) Tutto il messaggio di 1Corinzi 14 pu essere condensato in questo principio: il desiderio umile e sincero dei credenti spirituali devessere quello di edificare lassemblea. Ogni servizio deve essere giudicato in base a questo principio fondamentale.

 

4) Coloro che parlano pubblicamente e che, perci, guidano per qualche momento lincontro dellassemblea, devono evitare che vi sia separazione fra le attivit dellintelligenza e quelle dello Spirito.

Io pregher con lo Spirito, ma pregher anche con lintelligenza; salmegger con lo Spirito, ma salmegger anche con lintelligenza (1Co 14:15). Per questo motivo trova una sua ragione dessere lesortazione che segue al v. 20: Fratelli, non siate bambini quanto al ragionare; siate pur bambini quanto a malizia ma, quanto a senno, siate uomini compiuti (14:20).

Non dobbiamo mai agire istintivamente o sotto impulsi che vengono dalla nostra persona e non dallo Spirito. Il compito di guidare lincontro della chiesa, anche se solo per qualche momento, nella preghiera o nelladorazione devessere esercitato con una mente che sia stata disciplinata e maturata nella scuola di Dio. Nello stesso tempo dobbiamo desiderare che il nostro contributo non sia altro che espressione della presenza e della guida dello Spirito.

 

5) I credenti spirituali, nellesercizio dei loro doni, saranno sempre sottomessi ai comandamenti del Signore, come vengono rivelati dalla sua Parola. Essi riconosceranno il fondamento dellinsegnamento degli apostoli, cos come stato trasmesso nel Nuovo Testamento.

 

6) La guida dello Spirito infine non vuol dire la fine dellauto-controllo, perch gli spiriti dei profeti sono sottoposti ai profeti (14:32).

 

La dottrina della presenza dello Spirito Santo nella Chiesa sulla terra e, di conseguenza, il suo dirigere le assemblee locali dei credenti sono fra le pi importanti verit di questo tempo della Grazia.

Ma non solo una dottrina, anzi un fatto che accompagna la presenza personale del Signore Ges Cristo.

la realt che dobbiamo afferrare, se vogliamo che le nostre chiese conoscano un tempo di rinnovamento e di risveglio, vivendo unautentica fedelt allinsegnamento del Nuovo Testamento.

Infatti, quando riusciremo ad afferrarla, essa dominer il nostro cuore, dando un divino senso di solennit ai nostri incontri e rendendoci desiderosi di fare soltanto quello che lo Spirito ci dice.

Ma... forse la presenza del Signore Ges e quella dello Spirito Santo sono meno reali semplicemente perch si tratta di presenze che realizziamo per fede e non per visione?

La nostra fede chiamata a confrontarsi con questa domanda. Lassemblea non deve essere condotta da regole o liturgie umane, perch se crediamo che lo Spirito Santo sia presente, come infatti , lui che deve guidare e controllare landamento di ogni incontro e della vita dellassemblea. Nessuno dovrebbe prendere parte al culto se non dietro la sua guida e nella libert chegli realizza, distribuendo a ciascuno come egli vuole. Se facciamo una cosa semplicemente perch sentiamo di volerla e doverla fare, senza per essere chiaramente guidati da lui, allora usurpiamo il suo posto.

Oh, che possiamo realizzare la sua presenza in modo tale che il silenzio sinterrompa soltanto quando ci sono un inno, una preghiera, una lettura, una meditazione... frutto esclusivo della sua guida!

Unaltra osservazione da fare che non dobbiamo confondere la presenza dello Spirito Santo con quella del Signore Ges Cristo. Dobbiamo distinguere queste due divine realt nella vita della Chiesa.

una grave perdita spirituale, sia per il singolo credente che per lassemblea, se la presenza del Signore Ges come capo sostituita da quella dello Spirito Santo, che ha una funzione di direzione e di controllo. Ricordiamoci le parole di Matteo 18:20. In mezzo non cՏ lo Spirito Santo, ma il Signore Ges. Certamente la presenza personale del Signore Ges, ricordata da questo testo in tutta la sua autorit, si realizza sotto la guida dello Spirito Santo, ma noi non ci raduniamo nel nome dello Spirito Santo, n intorno allo Spirito Santo.

 

b) Come possiamo discernere la guida dello Spirito Santo.

Prima di tutto necessario che noi teniamo sempre ben presente che lunico diritto di cui possiamo avvalerci per essere alla presenza di Dio la sua Grazia, che, in virt del sangue di Cristo, ci ha portati cos vicini a lui tanto da poterlo conoscere e da poterlo adorare come Padre e tanto da essere, davanti a lui, un popolo di re e di sacerdoti.

In questa posizione, davanti a Dio tutti i credenti sono sullo stesso livello: tanto il pi debole quanto il pi forte, tanto il neonato nella fede quanto il maturo nelle cose spirituali. Tutti hanno lo stesso privilegio: nessuno pu arrogare a s un diritto maggiore di un altro nellaccostarsi a Dio.

Comunque, vale la pena ricordarsi che, se vero che questa posizione e le azioni che ne derivano (adorazione, preghiera...) sono il privilegio di tutti i credenti e non soltanto, quindi, di quelli che hanno dei doni particolari, altrettanto vero che ogni loro aspetto devessere subordinato alla guida dello Spirito Santo ed al suo controllo.

Non dobbiamo sentirci autorizzati ad agire, a pregare o a parlare, soltanto perch cՏ la libert di farlo.

infatti abbastanza facile leggere un passo della Scrittura: basta aprire la Bibbia, anche in un testo qualsiasi come fanno a volte dei credenti, e leggere ci che appare sotto gli occhi. Ma cosa ben diversa discernere quale passo leggere e scegliere il momento pi adatto per farlo.

Non difficile proporre un inno, ma impossibile proporne uno che esprima la vera adorazione di tutta lassemblea in quel preciso momento, se non si realizzata la guida dello Spirito. Cos come chi ministra la Parola deve preoccuparsi di essere guidato dallo Spirito, altrimenti potr guastare con il suo messaggio lo Spirito delladorazione.

Non siamo autorizzati ad agire in una data maniera, semplicemente perch non cՏ nessuno che in quel momento si sta esprimendo e semplicemente perch si vuole rompere il silenzio. Certamente, il silenzio pu diventare una brutta formalit, soprattutto se lespressione di cuori che non hanno niente da dire al Signore. Ma sempre preferibile il silenzio ad interventi che non siano guidati dallo Spirito.

La nostra esperienza, i nostri particolari stati danimo non devono essere ritenuti come guide sicure di ci che si deve fare negli incontri dellassemblea. possibile che ci sia un inno che ci piace tanto o che sappiamo piacere ad un nostro fratello o ad una nostra sorella o che, ancora, ci ricorda una esperienza particolare, ma... nessuna di queste ragioni valida per proporlo. Lo stesso ragionamento si potrebbe fare per un passo della Scrittura. Lo Spirito Santo non guida per mezzo degli impulsi o delle impressioni che sono frutto soltanto dellintelligenza umana. Egli vuole guidarci riempiendo la nostra mente spirituale con pensieri di Dio, come vengono rivelati dalla sua Parola.

 

Adorare Dio una realt che, come sappiamo, devessere vissuta in Spirito e verit (Gv 4:24). Solo coloro che adorano in questo modo rispettano la volont del Padre. La vera adorazione, quindi, presuppone che, nella loro vita, i credenti realizzino la condizione spirituale indicata da Ges, semplicemente con le parole Spirito e verit: Giovanni 4:20-24. Si devessere nello Spirito per poter essere da lui guidati e questo presupposto di vita fondamentale se, durante lincontro dellassemblea, si vuole essere guida per gli altri, sia nella preghiera come nelladorazione e nella meditazione della Parola.

La guida dello Spirito si riconosce dove e quando i credenti vivono in comunione con il Padre e con il suo Figlio e dove non esistono fra loro dei contrasti. Nei membri di una chiesa vi devessere spiritualit e accordo con la volont di Dio rivelata nella sua Parola. Non si pu pretendere che lo Spirito sia presente e la guidi, quando non presente nella vita di ciascuno dei suoi membri. Uno spirito carnale, i compromessi con il mondo ed il peccato nella vita contrastano infatti lo Spirito ed impediscono la sua opera nella chiesa locale. CՏ quindi bisogno che ci lasciamo purificare da ogni contaminazione della carne e da ogni forma di male. Il vecchio lievito deve essere allontanato, affinch possiamo essere una nuova pasta (1Co 5:7). Esaminiamo a fondo i nostri cuori, non soltanto per eliminare le scorie che impediscono allo Spirito di essere Presenza e Guida, ma anche per evitare lerrore di sentirsi tranquilli e a posto, considerando come frutto della guida dello Spirito quelle manifestazioni che sono, in realt, conseguenza dei nostri impulsi naturali e dei nostri sentimenti pietisti.

Come abbiamo gi considerato, i segni dellessere guidati dallo Spirito sono chiaramente delineati in 1Corinzi 14 e, avviandoci alla conclusione di questaspetto fondamentale per la vita della chiesa locale, vogliamo ricordare brevemente alcuni princpi.

Chi parla, guidato dallo Spirito, parler per essere compreso dai credenti che lo ascoltano, sia che le sue parole vengano rivolte a Dio, sia che vengano rivolte agli uomini.

Chi condotto dallo Spirito parla per ledificazione e per il profitto spirituale degli altri, e si esprime in modo chiaro ed istruttivo.

Anche nel cantare, nel pregare e nel rendere grazie si deve avere in vista ledificazione. Si pu anche rendere grazie in modo compto e verbalmente ineccepibile, ma nello stesso tempo mancare di edificare gli altri. Essere verbosi, cio dilungarsi oltre misura, un modo irriverente di comportarsi sia davanti al Signore che davanti alla chiesa e, soprattutto, un comportamento che non edifica, ma annoia e indispone.

I nostri spiriti devono essere sottoposti a noi, nel senso che dobbiamo discernere ci che lo Spirito Santo sta loro rivelando e come egli sta guidando lincontro della Chiesa. Quando manca questo doppio discernimento, ci sono le tristi interruzioni con inni che non sono appropriati o con una lettura di un passo che non ha niente a che fare con lo spirito del radunamento o, ancora, con un messaggio fuori posto,.

La libert non controllata, cos come il monopolio assoluto di qualche fratello sono, entrambe, manifestazioni contrarie alla guida dello Spirito.

Il corpo non composto da un solo membro, ma da molte membra. Quindi, dobbiamo avere considerazione e stima gli uni per gli altri, con ogni umilt, ricordando che la via per la guida dello Spirito Santo aperta quando regna nella Chiesa lamore fraterno.

Soltanto quando lo Spirito guida, Dio adorato e glorificato ed i santi sono edificati. Che possa essere soprattutto questo il grande principio impresso nei nostri cuori e in grado di stimolarci a ricercare quelle condizioni che il Nuovo Testamento ci ha indicato con chiarezza, come essenziali per realizzare la presenza viva ed operante dello Spirito Santo nella nostra chiesa!

 

c) Il sacerdozio universale dei credenti.

Dalla Parola di Dio ma anche dalla storia, apprendiamo che il compito proprio del sacerdote, in ogni popolo e trib e in ogni religione, quello di offrire dei sacrifici alla divinit per placarne le ire o per attirarne la benevolenza.

Il sacerdozio ha delle caratteristiche comuni in tutti i periodi storici e in tutte le religioni.

Anche nel Nuovo Testamento si trovano riferimenti al sacerdozio pagano (At 14:13, in merito allepisodio di Listra, quando un sacerdote di Giove voleva offrire dei sacrifici, avendo scambiato Paolo e Barnaba per di scesi sulla terra) e non soltanto quindi al sacerdozio dellantica alleanza (Mt 8:4) e a quello della nuova alleanza (1P 2:4-5, 9 e Ap 1:6), nella quale tutti i credenti sono chiamati ad essere sacerdoti, ad offrire quindi sacrifici di lode a Dio e a proclamarne le virt.

La funzione sacerdotale costantemente presente nella storia della rivelazione. Si potrebbe risalire fino ad Abele, ma sar sufficiente ricordare che ancor prima dellistituzione sacerdotale di Aronne e dei Leviti, al tempo dei patriarchi, il capo famiglia era chiamato a svolgere i compiti del sacerdote nella famiglia stessa:

 

1. No, dopo essere uscito dallarca, edific un altare e l offr dei sacrifici allEterno, per s e per la sua famiglia (Ge 8:20).

2. Abramo a Beer-Seba edific un altare per invocare il nome dellEterno (Ge 28:35); inoltre, tutta la meticolosit con cui egli si prepar a sacrificare suo figlio Isacco e la stessa abitudine mostrata da questultimo nellassistere a dei sacrifici (Ge 22:7-8) ci fanno capire che egli era sacerdote in casa sua.

3. Anche Giacobbe, sul monte Mitspa, offr un sacrificio allEterno (Genesi 31:54).

 

Nella vecchia alleanza, i sacerdoti, oltre al compito dellofferta del sacrificio, avevano anche quello di comunicare gli oracoli divini (Gc 17:5; 18:5-6; 1Sa 14:36) e di leggere il libro della legge al popolo (De 31:9-13).

Nel Nuovo Testamento Ges penetra nella vita culturale del popolo ebreo senza toccare minimamente la legittimit delle istituzioni sacerdotali dellAntico Testamento, tanto vero che, quando se ne present loccasione, egli rimise alla competenza del sacerdote la questione del puro e dellimpuro, cos come prevedeva la legge di Mos (Mt 8:1-4).

Ma, come la lettera agli Ebrei ci insegna con dovizia di particolari e di riferimenti alla vecchia alleanza, proprio lopera di Cristo porta ad una modificazione radicale dellistituzione sacerdotale e della sua funzione: modificazione che non si contrappone alla legge di Mos, ma che ne costituisce la piena e definitiva realizzazione, nella storia delluomo.

Cos il Nuovo Testamento non ci presenta pi un clero di sacerdoti, ma ci parla del sacerdozio di tutti i credenti. Nel testo gi citato in precedenza di 1Pietro 2:4-5, 9 lo Spirito Santo ricorda ai credenti che essi sono chiamati alla costruzione di una casa spirituale e alla formazione di un sacerdozio santo, che offra sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Ges Cristo.

In relazione con la promessa di Esodo 19:6 (poich tutta la terra mia; e mi sarete un regno di sacerdoti e una nazione santa), Pietro indica la Chiesa come popolo eletto e come regno di sacerdoti, chiamati a proclamare le opere meravigliose che Dio ha compiute per noi, in Cristo.

Non illogico pensare che limmagine adoperata da Pietro in relazione al sacerdozio, cio quella della casa, si ricolleghi allAntico Testamento, al tempio di Salomone, reputato casa di Dio (2Cr 29:3). Nel capitolo 4 v. 17 Pietro chiama infatti la Chiesa casa di Dio e sappiamo che questimmagine era ben presente anche nel pensiero di Paolo (1Ti 3:15; Ef 2:21,22). I credenti, come comprendiamo dallillustrazione usata da Pietro, sono contemporaneamente pietre viventi della casa di Dio e sacerdoti che offrono sacrifici in essa.

Luomo che pone la sua fede in Cristo, il Sommo Sacerdote eterno, acquista per grazia il privilegio di potersi accostare a Dio per offrire sacrifici e questa realt si realizza sia per luomo che per la donna, non essendoci distinzioni di sesso, davanti a Dio, almeno sul piano della salvezza e della relazione con lui (Ga 3:28). ispirandosi a questo chiaro principio della Chiesa del Nuovo Testamento che le nostre assemblee sono chiamate ad essere assemblee di tutti sacerdoti e non assemblee di soli laici come le defin anni fa uninfelice e, dovremmo dire, anche infedele intestazione di una puntata della trasmissione televisiva Protestantesimo. Quindi, per noi la questione del sacerdozio femminile non esiste, essendo anche le sorelle sacerdoti. esiste piuttosto la questione del ministero femminile.

Il credente, come sacerdote di Dio, chiamato ad offrire s stesso come sacrificio vivente, santo, gradito a Dio, con la consapevolezza che soprattutto, in questo, esiste il suo culto spirituale (Ro 12:1). chiamato inoltre ad offrire la sua adorazione, il suo ringraziamento, le sue suppliche, la sua ubbidienza, le sue opere e i suoi beni, quei doni del proprio amore che Paolo indica come un profumo di odor soave, un sacrificio accettevole, gradito a Dio (Fl 4:18).

I credenti della nuova alleanza, come sacerdoti in Cristo, non hanno infatti pi bisogno di offrire sacrifici per lespiazione dei loro peccati e, di conseguenza neppure di rendere ripetitivo il sacrificio di Cristo. Infatti, essi sono stati santificati una volta per sempre e Dio vede ormai la loro vita attraverso lopera di Cristo (Eb 4:10), dal momento che non ricade pi su di loro lincarico di offrire altri sacrifici che non farebbero altro che rinnovare il ricordo dei peccati (Eb 10:3). Adesso infatti siamo giustificati (Ro 5:1), per poter vivere nellobbedienza e siamo esentati dalla necessit di offrire una qualsiasi vittima, perch Cristo il nostro Sommo Sacerdote che ha offerto s stesso come vittima, cio come unico sacrificio per i peccati (Eb 7:26-27 e 10:11-12), mediante lofferta del suo corpo fatta una volta per sempre. I credenti sono stati liberati dal peccato al fine di vivere nella lode e nella riconoscenza dei figli di Dio e al fine di essere interamente votati al servizio della testimonianza e delle azioni di grazie (Eb 13:15).

Quindi il Nuovo Testamento ci presenta con chiarezza il sacerdozio di tutti i credenti e dal momento che Pietro, scrivendo alla Chiesa, la chiama con lespressione sacerdozio santo, non si vede in quale modo si possa legittimare una distinzione fra laici e sacerdoti allinterno della Chiesa stessa.

Inoltre, sempre nel Nuovo Testamento, la parola sacerdote viene usata soltanto per indicare i sacerdoti giudei, mai per indicare gli anziani (o i vescovi) della chiesa locale. I cattolici, nella Bibbia dita dalle Paoline, traducono il versetto 23 di Atti 14 con il termine sacerdoti al posto di anziani e possiamo capire anche il perch. Ma non dobbiamo esitare nellaffermare che si tratta di una traduzione sbagliata e tesa soltanto a giustificare in qualche modo la struttura sacerdotale della loro chiesa.

Purtroppo, anche le chiese riformate hanno, in merito, i loro problemi. Infatti, pur se i Riformatori avevano riscoperto la grande verit del sacerdozio universale, oggi queste chiese vivono una drammatica realt moltitudinista, per cui questo principio non trova nessuna applicazione pratica e quasi tutte ormai soltanto Chiese di pastori.

Ritornando alle riflessioni che abbiamo fatto, introducendo largomento del Battesimo, chiaro che il nodo del problema ritorna sempre l: le Chiese che hanno tradito il modello di Chiesa dl Nuovo Testamento, si sono inevitabilmente trasformate in Chiese moltitudiniste, mentre le Chiese che vogliono essere fedeli al Modello sono Chiese professanti. Ed il sacerdozio universale pu essere una realt vissuta e praticata solo in Chiese i cui membri professano con convinzione e con zelo la loro fede personale.

Cos, le chiese protestanti che hanno conservato il principio moltitudinista proprio del cattolicesimo (chiese nazionali in prima fila), hanno di conseguenza mantenuto anche il principio del clericalismo. Infatti una Chiesa di popolo diventa fatalmente una Chiesa sacerdotale e clericale e annulla il sacerdozio universale, il pi bello fra i privilegi accordati alluomo dalla grazia di Dio, quel privilegio che il Signor Ges ha acquistato per noi a caro prezzo. E anche quando, come nel caso di alcune chiese riformate, si riconosce il principio del sacerdozio universale, lo si riconosce solo a parole, ma lo si disconosce nei fatti.

Ritornando allinsegnamento del Nuovo Testamento, con il quale dobbiamo costantemente confrontarci ed al quale dobbiamo ispirarci, interessante notare che Ges stesso evita di applicare a s stesso la qualifica di sacerdote, pur svolgendo funzioni tipicamente sacerdotali, come: proclamare la Parola di Dio, intercedere per i suoi discepoli (Gv 17), offrire s stesso a Dio come sacrificio perfetto per la salvezza del mondo. Egli venuto nel mondo per salvare i peccatori, per unirli insieme e per guidarli insieme a compiere la sua volont. Ora questo sacerdozio di Cristo non svuota la parola del suo significato, ma piuttosto fonda il sacerdozio di tutti i credenti, per cui lintera Chiesa diventa una comunit sacerdotale. Per questa ragione non consideriamo un impedimento per la piena comunione, fra le assemblee, che una donna preghi o no; ma riteniamo un impedimento labolizione dei ruoli e il non riconoscimento dellautorit delluomo.

 

Concludendo, importante notare che, se Dio non ha voluto porre il credente in una posizione individualista ma di comunione con altri, ci vuol dire che la realt del sacerdozio va vissuta con la Chiesa. Perci sar bene tenere presenti alcune indicazioni pratiche che potranno essere utili per preservare il nostro essere insieme, un sacerdozio santo, da turbamenti e da ostacoli. La Chiesa quindi, come popolo di sacerdoti, non potr:

– muoversi insieme se non prega insieme;

– muoversi insieme se non cՏ comunione dintenti;

– muoversi insieme se non cՏ comunicabilit fra i suoi membri.

In ogni riunione di preghiera, cio nel momento in cui i credenti intercedono gli uni per gli altri, esercitando una funzione propria del loro essere sacerdoti, si dovrebbero:

– condividere il lavoro fatto durante la settimana e i problemi incontrati sia nella vita che nellopera del Signore;

– menzionare, davanti a Dio, in modo specifico, le persone contattate e soprattutto quelle che stanno leggendo la Parola, cos come tutte quelle che lo Spirito indicher alla nostra intercessione.

Anche gli anziani dovrebbero ritrovarsi insieme per pregare e scambiare le proprie esperienze.

Periodicamente ci dovrebbe essere una riunione di tutta la chiesa per approfondire la reciproca conoscenza e realizzare quellunanimit di pensiero e di azione, indispensabile se si vuol davvero essere un popolo di sacerdoti.

 

Testo preparato per lincontro Anziani 1984, a cura di fratelli delle Assemblee di

Anghiari, Citt di Castello e Perugia