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Una riflessione sul Salmo 23
CAMMINARE PER
SENTIERI DI GIUSTIZIA Abbandonarsi, come pecore, alla guida del divino Pastore è essenziale perché noi possiamo percorrere sentieri di giustizia e di verità e perché, in ogni momento del nostro cammino, possiamo conoscere il sollievo che viene dalla sua guida, dalla sua protezione, dalla sua presenza, che conosceremo nei momenti più bui dellesistenza (perfino nel momento della morte!) e che ci accompagneranno nelleternità. Una Parola che ha sempre qualcosa da dire! Vorrei condividere alcuni pensieri ed alcune mie riflessioni riguardo ad un Salmo molto conosciuto, sul quale mi trovavo a riflettere di recente. Mi riferisco al Salmo 23. Penso che sia bello e prezioso riproporlo per intero, perché sono convinto che quello che davvero conta, oltre alle riflessioni che possono scaturire nel leggere la Parola di Dio, è la Parola di Dio stessa che è sempre fonte di benedizioni per chiunque la legga. Salmo di Davide. Il SIGNORE è il mio pastore: nulla mi manca. Egli mi fa riposare in verdeggianti pascoli, mi guida lungo le acque calme. Egli mi ristora lanima, mi conduce per sentieri di giustizia, per amore del suo nome. Quandanche camminassi nella valle dellombra della morte, io non temerei alcun male, perché tu sei con me; il tuo bastone e la tua verga mi danno sicurezza. Per me tu imbandisci la tavola, sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo; la mia coppa trabocca. Certo, beni e bontà maccompagneranno tutti i giorni della mia vita; e io abiterò nella casa del SIGNORE per lunghi giorni. Credo che quello che abbiamo appena letto sia tra i passi della Bibbia più conosciuti e commentati e quindi non penso che le mie riflessioni possano essere considerate come nuove, o come mai sentite, dunque chi pensa di trovare riflessioni nuove in questo breve articolo rimarrà certamente deluso. Credo però, che sia importante per noi credenti pensare che ogni volta che leggiamo o meditiamo un passo della Parola di Dio essa abbia sempre qualcosa da dire ai nostri cuori, in quanto come ci ricorda lautore della lettera agli Ebrei ...la parola di Dio è vivente ed efficace (Eb 4:12). La vitalità e lefficacia si concretizzano proprio nel fatto che ogni volta che leggiamo e meditiamo la Bibbia, essa parla sempre ai nostri cuori, questa verità deve essere uno stimolo costante per noi affinché da parte nostra ci sia sempre un cuore predisposto ad ascoltare. Un Pastore che dà sicurezza e guida alla giustizia ed alla verità Il Salmo che abbiamo appena letto, come ben sappiamo, è stato scritto da Davide ed è una dichiarazione totale di dipendenza dal Signore, esattamente come una pecora dipende dal proprio pastore. È il pastore che in ogni momento o circostanza della vita guida il gregge e non il contrario. Vi sono due aspetti importanti che derivano da questa condizione: Il primo è la serenità. I pascoli verdi per una pecora sono il massimo, il giacere poi richiama in qualche modo ad una certa rilassatezza, perché no, anche di carattere fisico. Il secondo è la sicurezza. La sicurezza alla quale si richiama il salmista non è una sicurezza basata sulla astrazione, o su qualcosa di non meglio definibile, come per esempio potrebbe essere uno stato emotivo passeggero, ma è basata sulla certezza che il Signore si prende cura di noi indipendentemente dalle circostanze della nostra vita. Tengo a sottolineare questo a volte si potrebbe erroneamente pensare che lattenzione che Dio ha per noi dipenda da ciò che stiamo vivendo nella nostra vita, o dalle circostanze nelle quali ci troviamo. Ma non è così... Il Pastore non va umanizzato, Egli è costante con noi, siamo noi che purtroppo spesso non lo siamo nel nostro rapporto con lui. Abbiamo letto che il Signore nel suo essere il nostro pastore ci guida, ci ristora, ci conduce per sentieri di giustizia. Dio è talmente giusto che addirittura rivela la sua ira nei confronti dellingiustizia, tale verità ci viene manifestata dallapostolo Paolo che nella lettera ai Romani scriverà che: Lira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con lingiustizia (Ro 1:18). Ira è indubbiamente una parola forte, indica lodio che Dio manifesta nei confronti di tutto ciò che non è giusto perché Dio è un Dio di giustizia. Lingiustizia soffoca la verità, come abbiamo appena visto, ed è lo stesso Davide ci richiama ad un altro attributo di Dio. Nelle tue mani rimetto il mio spirito; tu mhai riscattato, o SIGNORE, Dio di verità (Sl 31:5). In Dio verità e giustizia coabitano, cosa che purtroppo tra gli uomini è solo unutopia irrealizzabile, nonostante tutti gli sforzi che sono stati fatti nel raggiungere tale obiettivo, esso non è stato mai raggiunto e mai lo sarà. A questo proposito basta sfogliare qualche testo di storia per vedere che i più alti ideali umani, nel migliore dei casi sono stati disattesi, e non di rado sono stati alibi per dare fiato alla prevaricazione che ha portato alle più grandi tragedie della nostra storia. La Bibbia è piena di riferimenti diretti al fatto che il Signore è giusto ed è un Dio di giustizia: Il tuo trono, o Dio, dura in eterno; lo scettro del tuo regno è uno scettro di giustizia (Sl 45:6). Il riferimento allo scettro, richiama immediatamente non solo la giustizia dal punto di vista sostanziale, ma una giustizia che viene applicata e amministrata praticamente e concretamente. Lo scettro è il simbolo del potere che i re utilizzavano, oltre che per manifestare il proprio potere, anche per amministrare la giustizia allinterno del proprio regno (vedi Et 4:11 e 5:1-3), regno che nel caso di Dio, come abbiamo visto, è eterno. Un altro riferimento alla giustizia divina lo troviamo in un altro Salmo: Come il tuo nome, o Dio, così la tua lode giunge fino alle estremità della terra. La tua destra è piena di giustizia (Sl 48:10). Dunque, alla luce di quanto abbiamo visto, è chiaro che i sentieri di giustizia ai quali Davide fa riferimento sono anche sentieri di verità, in quanto realtà non divisibili tra loro. Davide riaffermerà ancora questo concetto: Tutti i sentieri del SIGNORE sono bontà e verità per quelli che osservano il suo patto e le sue testimonianze (Sl 25:10). I sentieri sui quali il nostro Pastore vuole condurci sono sentieri di giustizia e verità. Credo che sia importante per noi credenti tenere sempre ben presenti questi aspetti nel nostro cammino. Nellombra della morte Cammino che può essere talvolta irto di difficoltà, ma la promessa è che il nostro Pastore è con noi in ogni circostanza della vita, come abbiamo visto, anche nellora più buia della nostra esistenza. Lombra della morte è qualcosa di terribile che luomo paga per il suo peccato. Ma vi è una affermazione nella Bibbia per me molto bella riguardo alla morte: È preziosa agli occhi del SIGNORE la morte dei suoi fedeli (Sl 116:15). Anche il momento della morte che tutti dovremmo attraversare, tranne nel caso ben sperato che il Signore torni prima, non è una cosa di poco conto, ma è qualcosa di importante, di pregiato agli occhi di Dio ed è sotto il suo sovrano controllo. Non capita per caso, o per fatalità! Il nostro Pastore ci guiderà anche in quella circostanza nessun male è da temere. Credo che possa essere incoraggiante per ciascuno di noi la promessa che Dio è accanto a noi in ogni passo che facciamo lungo il sentiero da lui indicato. Anche perché la promessa è chiara, la prospettiva è quella di abitare nella casa del Signore per lunghi giorni. Ma non sempre, esattamente come può capitare ad un gregge, noi seguiamo il sentiero, anzi, e parlo in primo luogo per me, a vole deviamo per i nostri sentieri; comunque, ognuno di noi è in grado di verificare sé stesso davanti a Dio. Due strumenti-guida Un pastore ha due strumenti fondamentali, il bastone e la verga, strumenti che Davide conosceva molto bene e che avrà usato tante volte quando era un pastore. Usò il suo bastone anche per affrontare Goliat (1Sa 17:40) e provocò lironia di questultimo (1Sa 17:43), ma... sappiamo bene come andarono le cose (1Sa 17:34). Ma torniamo alla analisi di questi strumenti che sono fondamentali per lesercizio del mestiere di pastore. La cosa che viene subito alla mente è che entrambi gli strumenti, per il loro utilizzo, richiedono la presenza del pastore, il pastore nellutilizzarli è vicino alla pecora. Non sono strumenti che possono essere utilizzati a distanza, dunque deve esserci chiaro che anche quando vengono usati il Pastore è accanto a noi ed ha sempre il pieno controllo della situazione. Il bastone è un chiaro riferimento al potere del Pastore di indirizzare le pecore del gregge. Nella Bibbia vi sono molti riferimenti al bastone come strumento di esercizio del potere. Ve ne sono veramente tanti In Genesi 49:10 e in Giudici 5:14 si parla del bastone del comando. In Esodo 17:9 ci si riferisce in maniera esplicita al bastone di Dio, lutilizzo del quale portò Israele alla vittoria si Amalec. Ancora in Giudici 6:21 si fa riferimento al bastone dellangelo del Signore, e si potrebbe continuare. Ma il bastone serve anche per proteggere il gregge dal nemico e da chi lo attacca, basti pensare al bastone di Mosè, attraverso lutilizzo del quale, non solo venne liberato il popolo di Israele dal paese dEgitto (e gli Egiziani subirono il giudizio di Dio per il cuore indurito del faraone), ma lo stesso popolo fu condotto nella terra promessa. Dunque il bastone ci conduce e protegge in ogni istante. La verga invece si riferisce alla disciplina e alla correzione. Anche in questo caso nella Bibbia vi sono molti riferimenti: Io punirò il loro peccato con la verga (Sl 89:32). Il libro dei Proverbi è pieno di riferimenti alla correzione applicata nei confronti dei figli attraverso la verga ma la riprensione è sempre spinta dallamore ed ha finalità istruttive: Beato luomo che tu correggi, o SIGNORE, e istruisci con la tua legge (Sl 94:12). Essere corretti da Dio è un privilegio, in primo luogo perché Dio corregge chi fa parte del suo gregge e poi perché la correzione è finalizzata alla istruzione di quelle che sono le leggi di Dio. È attraverso tale correzione che noi possiamo percorrere i sentieri di bontà e verità. Vi è poi, nel libro dei Proverbi un versetto che chiarisce meglio il concetto: Chi risparmia la verga odia suo figlio, ma chi lo ama, lo corregge per tempo (Pr 13:24). Per analogia questo concetto, che a una prima lettura potrebbe sembrare applicabile esclusivamente ad un rapporto umano tra padre e figlio, penso possa essere tranquillamente applicabile anche al rapporto tra noi, che attraverso lopera del Signore Gesù Cristo, siamo diventati figli e Dio. Dunque lessere corretti da Dio, non solo è un privilegio ma è anche una dimostrazione di attenzione e di amore che il nostro Pastore ha nei nostri confronti. Un cammino illuminato attraverso la Parola Camminare nei sentieri di giustizia e di verità, è possibile solo se con sottomissione ci lasciamo condurre dal nostro Pastore, non è una cosa che può venirci spontaneamente, in quanto peccatori. Egli sarà con noi in ogni circostanza della vita sia in quelle felici che nelle ore più buie della nostra vita. Essere condotti in un sentiero presuppone che noi camminiamo. Il rimedio al peccato è stato lintervento di Gesù che attraverso la croce ha lavato i nostri peccati. Gesù dirà di sé stesso: Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me (Gv 14:6). Solo attraverso Gesù è possibile avere la vita eterna, il nostro cammino è un cammino su un sentiero di verità e di giustizia, ma è anche un cammino che ha una prospettiva eterna. Cammino che proprio nella Parola di Dio trova la fonte per essere illuminato: La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero (Sl 119:105). Il nostro Pastore conosce i pericoli e le difficoltà del nostro cammino, è lui che ci guarda, non delega tale compito a nessuno perché il nostro Dio è geloso, ed è lui stesso a dichiarare questo suo attributo: Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il SIGNORE, il tuo Dio, sono un Dio geloso (Es 20:5). Attributo talmente pregnante della personalità di Dio che ne assume anche la portata di nome Tu non adorerai altro dio, perché il SIGNORE, che si chiama il Geloso, è un Dio geloso (Es 34:14). Ed è proprio alla luce di questa verità che la parabola che troviamo al capitolo 15 di Luca risulta veramente preziosa. Chi di voi, avendo cento pecore, se ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e non va dietro a quella perduta finché non la ritrova? E trovatala, tutto allegro se la mette sulle spalle; e giunto a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: «Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la mia pecora che era perduta» (Lu 15:4-6). La necessità di non deviare mai il cammino Come è prezioso leggere che il Pastore ci valuta singolarmente, ed è disposto a venirci dietro anche quando ci perdiamo. Anche Davide, da buon pastore del gregge che gli era stato affidato, faceva la stessa cosa. A questo proposito è davvero interessante leggere il dialogo che Davide ebbe con il re Saul prima di affrontare Goliat. Nel racconto biblico di quellepisodio leggiamo infatti: Saul disse a Davide: «Tu non puoi andare a batterti con quel Filisteo; poiché tu non sei che un ragazzo, ed egli è un guerriero fin dalla sua giovinezza». Davide rispose a Saul: «Il tuo servo pascolava il gregge di suo padre e talvolta veniva un leone o un orso a portar via una pecora dal gregge. Allora gli correvo dietro, lo colpivo, gli strappavo dalle fauci la preda; e se quello mi si rivoltava contro, lo afferravo per le mascelle, lo ferivo e lammazzavo (1Sa 17:33-35). Noi sappiamo chi è quel leone, è Pietro che ce lo ricorda in un versetto molto conosciuto che dovrebbe essere sempre nella nostra mente e nel nostro cuore. Siate sobri, vegliate; il vostro avversario, il diavolo, gira come un leone ruggente cercando chi possa divorare (1P 5:8). Per essere protetti è necessario camminare in quei sentieri di giustizia e di verità dove il nostro Signore vuole che camminiamo. Sentieri ben illuminati dalla sua Parola, sentieri dove in ogni circostanza della vita saremo sicuri sotto la sua guida e protezione. In conclusione di queste brevi riflessioni vorrei citare un ultimo testo dalla Parola di Dio che per me è stato ed è di particolare incoraggiamento. È il testo che troviamo al capitolo primo della prima lettera di Giovanni: Questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che vi annunziamo: Dio è luce, e in lui non ci sono tenebre. Se diciamo che abbiamo comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, comegli è nella luce, abbiamo comunione luno con laltro, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato (1Gv 1:5-7). Giacomo Moretti |