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Nelle scelte pratiche: non cedere ad altri la priorit che spetta a Dio! SEDOTTI DAGLI IDOLI DOMESTICI (II) La vita del credente si svolge
in quattro sfere generali: personale, familiare, ecclesiale e sociale. Il
rischio di crearsi degli idoli in ognuna di esse pi alto di quanto non si
voglia ammettere. importante, perci, esaminare il nostro cuore per capire
cosa vi si nasconde. In questo articolo viene presa in esame la sfera
personale. La volta scorsa abbiamo messo in evidenza che un idolo
ruba spazio a Dio e inverte
lordine di priorit che ci viene presentato dalla Scrittura. Lidolatria
nascosta influenza la nostra mente e questa, una volta influenzata, induce un
comportamento che ben lungi dal cammino di santificazione che Dio desidera da
coloro che si definiscono cristiani. Laspetto pi subdolo che molti idoli vivono nel
nostro cuore senza che ce ne accorgiamo. Spesso non sono evidenti e sanno
nascondersi molto bene fra le pieghe segrete della nostra 11anima. Cerchiamo,
pertanto, di individuare alcuni pericoli nella sfera personale della vita del credente. Lesasperazione del proprio Io Il pi grande idolo nella sfera personale senzaltro
il nostro Io. Lesperienza insegna che due degli aspetti pi
difficili da sradicare dal cuore umano sono, infatti, legoismo e lorgoglio. Questi peccati hanno radici molto antiche, visto che
proprio su di essi il serpente ha fatto leva per far cadere i nostri
progenitori: I vostri occhi si apriranno e sarete come Dio (Ge 3:5). Essere come Dio significa avere le prerogative della divinit, tra le
quali troviamo la possibilit di disporre di un grande potere e il fatto di non
dover rendere conto a nessuno, perch si al di sopra di tutti. Perci, fin
dallinizio dei tempi, sono stati solleticati lorgoglio delluomo e il suo
desiderio di innalzarsi e di sfuggire a ogni limitazione. lesasperazione del proprio Io, nellauto-affermazione del proprio valore. Come
conseguenza di ci, troviamo la legittimazione dei propri desideri e dei propri
bisogni e tali desideri diventano, quindi, il criterio delle proprie azioni e
delle proprie scelte. Si dice: Se il mio cuore non mi condanna nel fare
una determinata cosa, allora vuol dire che giusta, perci la faccio!, oppure: Faccio solo quello che mi sento di fare, e cos via. il cuore peccaminoso che fornisce le direttive per
il comportamento e per qualsiasi valutazione morale. Il desiderio di potere, di gloria e di successo ha
imperversato su migliaia di generazioni che si sono susseguite sulla terra.
Satana ha cercato di indurre addirittura il Signore Ges al peccato facendo
leva proprio sugli aspetti legati al desiderio di potenza e di gloria: Il
diavolo lo condusse in alto, gli mostr in un attimo tutti i regni del mondo e
gli disse: Ti dar tutta questa potenza e la gloria di questi regni [] se tu ti prostri ad adorarmi (Lu 4:5-7). Cercava di fare breccia nellumanit di Ges per minacciare – se fosse possibile!
– la sua divinit. Satana stesso fu cacciato da Dio per il suo desiderio
di grandezza, quando affermava con arroganza: Innalzer il mio trono al di
sopra delle stelle di Dio [] sar
simile allAltissimo (Is 14:13-14).
Dunque, non stupisce se una delle sue strategie pi efficaci consiste
nellesasperare lIo umano, facendogli credere che tutto gli sia dovuto e
concesso. Seppur il discorso andrebbe ampliato e sviluppato in
modo pi sistematico, considerando i vari aspetti della formazione della
personalit, in senso generale si pu dire che, una volta che il virus
dellorgoglio si moltiplicato allinterno del cuore umano, si vedono subito
le conseguenze: egoismo, presunzione, egocentrismo, superbia, arroganza,
ribellione, disubbidienza, ecc. In pratica, queste sono le opere della carne
indicate dalla Scrittura e potenziate sempre pi dai modelli della cultura
contemporanea. Tutto ci, poi, diventa molto evidente nelle relazioni
interpersonali, perch legocentrismo, la presunzione, larroganza e la
ribellione causano sempre attriti, incomprensioni, malumori e forti tensioni fra
le persone. Legoismo in negativo Lesasperazione del proprio Io porta ad assumere
atteggiamenti di arroganza, ma pu
anche determinare altri aspetti, in senso contrario: autocommiserazione, svalutazione di s, vittimismo,
senso di inadeguatezza, convinzione di essere rifiutati dagli altri, ecc. Sembra un paradosso, ma anche questi modi di fare
testimoniano il desiderio pi o meno inconsapevole di imporre la propria
persona. Infatti, coloro che non fanno altro che lamentarsi di tutto e di
tutti, coloro che si atteggiano a vittime o coloro che continuano a piangersi
addosso, in realt vogliono richiamare lattenzione degli altri su di s.
Questo uno dei tanti modi egoistici per affermare il proprio Io e per
sfruttare la presenza, la pazienza e la compassione degli altri. Molto spesso
capita che certe persone, con il loro vittimismo, siano anche molto abili nel
far nascere nel prossimo dei sensi di colpa, per ottenere una continua
attenzione. Io stavo male, ma tu non mi hai telefonato...... Capisco che stare con me sia noioso e
certamente tu hai cose pi divertenti da fare... Tutto il mondo mi odia e tu non fai nulla per
difendermi.... Non forse anche questa una forma di egoismo? Sono dinamiche molto sottili e non bisogna, perci,
generalizzare o fare di tutte le erbe un fascio. Il credente chiamato a
manifestare la compassione di Cristo, a sostenere coloro che soffrono e a
rafforzare quelli che sono deboli. Tuttavia, ognuno di noi dovrebbe fare un serio e
onesto esame di coscienza, per vedere se nel nostro cuore non nutriamo
segretamente un simile tipo di idolo. Esaminami, o Dio, e conosci il mio cuore. Mettimi
alla prova e conosci i miei pensieri. Vedi se cՏ in me qualche via iniqua e
guidami per la via eterna (Sl
139:23-24). Questa forma di egoismo, fatta di lamentele e di
autocommiserazione, la definisco legoismo in negativo; chiaro che non
esiste un egoismo positivo, ma utilizzo questa espressione soltanto per far
comprendere come legoismo sia in grado di manifestarsi non solo nella
presunzione e nella superbia, ma anche attraverso le lacrime di chi
concentrato soltanto su s stesso e sul proprio dolore. Status symbol, surrogati esistenziali e
insicurezza Se lasciamo che il nostro Io venga nutrito di
egoismo e di orgoglio, allora esso determiner le priorit della nostra vita in
base ai suoi desideri di potenza, di gloria e di successo (pi o meno
accentuati) e non secondo le indicazioni della Parola di Dio. In questo modo, nasceranno molti idoli personali che,
esasperati dallamore per s stessi, sfoceranno nellamore (e nella ricerca) di
tutto ci che pu gratificare il nostro narcisismo e il nostro benessere: amore
per il denaro, amore delle adulazioni, ricerca dellapprovazione altrui,
acquisizione di tutti quegli status symbol che possano sostenere unimmagine positiva di noi
stessi: il culto del proprio fisico che va ben oltre la normale cura del corpo,
una casa esageratamente lussuosa, unautomobile costosa che possa dimostrare
una determinata posizione sociale, un guardaroba colmo di vestiti griffati,
vari gadget super tecnologici di cui fare sfoggio, e molto altro ancora. Desidero chiarire, a scanso di equivoci, che giusto
cercare di migliorarsi, giusto avere degli obiettivi personali, giusto
desiderare di essere in forma, giusto coltivare degli interessi, giusto
rendere accogliente la propria casa, ma tutto ci non deve intrappolare il
nostro cuore in modo eccessivo e totalizzante, cio non deve trasformarsi in un
idolo personale, che richieda una costante venerazione. Queste cose non devono neppure diventare dei surrogati
esistenziali, cio non devono
costituire delle stampelle con le quali possiamo sostenere la nostra fragilit
interiore, per superare le nostre debolezze e le nostre insicurezze. Spesso, chi si nasconde dietro alla rassicurante
facciata di una bella automobile, di un corpo palestrato o di un abito costoso,
potrebbe (ma non sempre) avere delle mancanze in qualche ambito della sua
interiorit e la sua ricerca di un oggetto deffetto da esibire potrebbe celare
una forma di insicurezza, con la conseguente ricerca dellapprovazione altrui
proprio attraverso quelloggetto. Il re Saul
commise i peccati che gli costarono lapprovazione di Dio perch ritenne pi
importante lapprovazione del popolo che quella del Signore. Saul disse a
Samuele: Ho peccato, perch ho trasgredito il comandamento del Signore e le
tue parole, perch ho temuto il popolo e ho dato ascolto alla sua voce (1Sa 15:24; cfr. anche 1Sa 13:11-13). Un altro personaggio, Aman, cerc, attraverso lo sfoggio dei suoi beni e dei
suoi successi, una via di fuga dalla collera che provava per Mardocheo (vedi Et
3:1-2 e 5:9-13). Nel Nuovo Testamento, Paolo fu molto categorico quando scrisse: Vado forse cercando il favore degli uomini, o
quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di
piacere agli uomini, non sarei servo di Cristo (Ga 1:10). Il credente ha la sua sicurezza in Cristo Il credente non ha bisogno di cercare altrove delle
sicurezze per la sua persona, perch egli pienamente amato da Cristo e la sua
propria personalit deve crescere sia sulla base di ci che Cristo ha compiuto
per lui, dandogli una nuova posizione davanti al Padre, e sia seguendo le
indicazioni della Scrittura, per spogliarsi delluomo vecchio e rivestire
quello nuovo, con nuove priorit, nuovi pensieri e nuovi obiettivi. La libert che ci porta il Signore una libert che
procede dalla verit (cfr. Gv 8:32), nel senso che essa mette in luce quali
sono le corrette priorit da perseguire e quali sono le cose davvero
importanti. Non fatevi tesori sulla terra, dove la tignola e
la ruggine consumano, e dove i ladri scassinano e rubano; ma fatevi tesori in
cielo, dove n tignola n ruggine consumano, e dove i ladri non scassinano n rubano.
Perch dovՏ il tuo tesoro, l sar anche il tuo cuore (Mt 6:19-21). Se dunque siete stati risuscitati con Cristo,
cercate le cose di lass dove Cristo seduto alla destra di Dio. Aspirate alle
cose di lass, non a quelle che sono sulla terra (Cl 3:1-2). Fra gli idoli personali pi evidenti, troviamo il denaro, le ricchezze e i beni materiali.
Questi rappresentano, da sempre, elementi di sicurezza per gli esseri umani. Tuttavia, lapostolo Paolo definisce lamore per il
denaro come la radice di ogni specie di mali; e alcuni che vi si sono dati,
si sono sviati dalla fede e si sono procurati molti dolori (1Ti 6:10), perch quelli che vogliono arricchire
cadono vittime di tentazioni, di inganni e di molti desideri insensati e
funesti, che affondano gli uomini nella rovina e nella perdizione (v. 9). Non sar, dunque, un corpo perfetto, n la camicia
firmata, n unauto lussuosa a conferirci maggior valore! Anzi, queste cose possono diventare delle trappole per
la nostra crescita spirituale, perch – sotto sotto – potrebbero
trasformarsi in una sorta di dipendenza mentale e divenire un criterio per
valutare s stessi e gli altri in base a ci che si possiede e non a ci che si
. Rinunciare a s stessi: un principio ancora valido Nella sfera personale, pertanto, lidolo pi
pericoloso il nostro Io, poich da questo prendono origine tutti gli altri
idoli, che diventano dei tiranni ai quali si costretti a sacrificare, oltre
al proprio tempo, alle proprie risorse e alle proprie energie, anche – e
ci ben pi negativo! – la propria crescita spirituale. Infatti, quando non permettiamo al Signore di
ripulirci da ci che non lo onora e non ci sottomettiamo alla sua guida, faremo
ben pochi passi lungo il cammino della crescita spirituale e della santificazione.
Pi esaltiamo noi stessi e pi ricerchiamo beni e certezze materiali, allora
pi ci allontaniamo dalle benedizioni del Signore. Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a s
stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua. Perch chi vorr salvare la
sua vita, la perder; ma chi avr perduto la propria vita per amor mio, la
salver. Infatti, che serve alluomo guadagnare tutto il mondo, se poi perde o
rovina s stesso? (Lu 9:23-25). Perdere la propria vita significa rinunciare a far valere i propri diritti, a
vantaggio della gloria di Dio; significa sottomettersi alla signoria di Cristo;
significa schiacciare il proprio egoismo e il proprio orgoglio per lasciare a
Dio tutto lo spazio; significa essere disponibili a venire modellati dal Signore,
affinch ci conformiamo alla sua perfetta e amorevole volont. Prendere la propria croce significa far morire nella nostra vita tutto ci che
non conforme alla vita di Cristo; significa accettare di crocifiggere il
proprio Io per far risplendere il Signore; significa porsi nella disposizione
danimo di servire e onorare il Signore, costi quel che costi. Rovinare s stessi significa, invece, non crescere nella conoscenza,
nella fede e nella santificazione; significa non progredire, ma rimanere
bambini nella nostra relazione con Dio; significa privarci delle benedizioni di
Dio pur di non rinunciare alle pretese del nostro egoismo e del nostro
orgoglio; significa impedire allo Spirito Santo di trasformarci e di rinnovarci
in conoscenza a immagine di colui che ci ha creati (cfr. Cl 3:10). Rovinare s stessi significa, in ultima analisi,
servire lidolo che nel nostro cuore, invece di onorare e servire il Signore
della gloria. (2. continua) Marco Distort (Assemblea di
Arezzo) |