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pazientemente
Oggi, nel frenetico alternarsi di impegni ed appuntamenti che caratterizza il vivere quotidiano di molti di noi, è difficile vivere in modo concreto la capacità di disciplinarsi, cioè di darsi delle regole nelluso del tempo, in modo da trovare ogni giorno momenti in cui vivere, attraverso la preghiera, la prima e fondamentale espressione del nostro servizio. Un servizio che ha per di più una prospettiva tridimensionale. Infatti quando si prega sono tre gli obiettivi che possono essere realizzati. Prima di tutto, si può servire Dio attraverso unintima e motivata attitudine di adorazione e di lode; in secondo luogo è possibile servire gli altri, attraverso lintercessione; infine, si può servire noi stessi, affidando a Dio la guida del nostro cammino, riconoscendo che apparteniamo a lui e che da lui dipende ogni nostro bene.  
Ma... non abbiamo difficoltà soltanto a ritagliarci, allinterno delle nostre giornate, un tempo di preghiera-servizio. Abbiamo difficoltà anche ad aspettare le risposte del Signore: perché non interviene? perché non guarisce? perché non salva? perché non offre vie duscita o soluzioni? perché... perché... perché? Così, nello stesso modo in cui i nostri momenti di preghiera si sono adeguati allo stile mordi e fuggi tipico del tempo in cui viviamo, anche la nostra attesa delle risposte divine si è drasticamente ridotta: vogliamo una risposta subito o, almeno, la vogliamo nei nostri tempi. Così come abbiamo difficoltà a dedicare del tempo alla preghiera, abbiamo la stessa difficoltà nellaspettare i tempi di Dio!  
In una delle sue tante straordinarie testimonianze poetiche, Davide racconta di aver visto Dio intervenire in modo concreto nella sua vita, ma dopo averlo pazientemente aspettato (Sl 40:1). Il tempo nel quale Dio prepara le sue risposte non è mai un tempo vuoto, inutile, perso, anzi è un tempo che egli riempie operando nella nostra vita e preparandola a ricevere le sue risposte, in modo da proteggerci dallorgoglio e dalla presunzione, qualora la sua risposta corrisponda a quanto abbiamo desiderato e richiesto, ma anche dalla delusione e dallo scoraggiamento, qualora non vi sia sintonia fra la sua e la nostra volontà. La nostra pazienza deve quindi fondarsi sulla convinzione che il Signore sta usando la nostra attesa per preparare il nostro cuore e la nostra mente, ma deve anche fondarsi sulla certezza che egli, comunque, risponderà ed interverrà! La persona impaziente, che freme, perché non sa aspettare o perché vuole subito e comunque una risposta, è una persona che manca di fiducia. È la fede che produce la pazienza: una pazienza basata non soltanto sulla certezza che prima o poi Dio, dopo aver ascoltato il nostro grido, interverrà, ma anche sulla convinzione che lo farà al momento giusto ed il momento giusto è il suo momento, non il nostro.
Paolo Moretti
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