|
Un valore da
vivere ogni giorno LIMPORTANZA DELLA
GRATITUDINE La
mancanza di riconoscenza verso gli altri, per quello che abbiamo e riceviamo,
oggi una malattia sempre pi diffusa. Imparare ad essere riconoscenti comporta
tutta una serie di conseguenze positive, prima di tutto nel nostro rapporto con
Dio, ma anche nel nostro carattere e nella relazione con gli altri. Lingratitudine: una male sociale, un segno degli ultimi tempi Qualche tempo fa
sono andata a trovare mio babbo e le mie sorelle per qualche giorno. Ambra, la
mia nipotina aveva preparato una sorpresa per me: una grande farfalla,
ritagliata da un sottile strato di compensato e dipinta di arancione, verde,
giallo e viola. Cera voluto impegno e lavoro per realizzarla ma lentusiasmo che
traspariva dai suoi occhi di bambina di undici anni, esprimeva tutto il suo
desiderio di farmi contenta. Non ho potuto fare a meno di pensare a quanto
facilmente sottovalutiamo tanti gesti quotidiani, piccoli o grandi, fatti solo
per amore. La mancanza di
riconoscenza unespressione dellegoismo innato nelluomo ma sembra che
lepoca che stiamo vivendo sia caratterizzata da uningratitudine talmente
diffusa da potersi considerare un male sociale. Televisione, pubblicit, riviste e
internet non fanno che ingrandire e esasperare il desiderio di ricchezza e
benessere, non importa che prezzo bisogna pagare per realizzarlo. Mi capita
spesso di notare giovani, e perfino bambini, sempre pi esigenti nelle loro
richieste verso i genitori, che mostrano in cambio poca o nessuna
considerazione per le rinunce o gli sforzi che essi devono fare. Purtroppo
nemmeno gli adulti o le persone anziane, nonostante lesperienza, sono immuni
da atteggiamenti simili. La Bibbia d un
giudizio piuttosto severo sulla mancanza di riconoscenza e la pone fra le
qualit negative che caratterizzano gli uomini degli ultimi tempi. In 2Timoteo
3:1-5 leggiamo: perch gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro,
vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, INGRATI, e termina con lammonizione da costoro allontanati!. Un problema pi profondo Credo che sia facile
ignorare o trascurare la gravit di questo atteggiamento e ci un pericolo
perch i suoi effetti dannosi potrebbero manifestarsi facilmente. Se lasciamo
che i nostri pensieri si concentrino di pi su ci che ci piacerebbe e che non
abbiamo, piuttosto che sulle tante benedizioni che il Signore ci fa godere ogni
giorno, non ci vorr poi molto per essere scontente e lamentarsi anche per i
motivi pi banali. Ma forse certi
atteggiamenti nascondono un problema pi profondo, che va oltre le cose
materiali, e rivelano una certa insoddisfazione nei riguardi di Dio. Succede a volte,
come quando la vita presenta grosse difficolt, di avanzare delle pretese
davanti a Dio. Esigiamo quelli che pensiamo essere nostri diritti, magari solo
nellintimit dei pensieri, ma con la convinzione che ci siano dovuti. Le cose
per non stanno in questo modo. Siccome siamo state
comprate a caro prezzo, col sangue del Signore Ges, e siamo sue serve, non
abbiamo diritti da poter vantare.
Nulla ci appartiene, neanche la vita, che un giorno ci sar ridomandata. Come
scrive lapostolo: Che cosa infatti
ti rende diverso? Che cosa hai tu che non labbia ricevuto? E se lhai
ricevuto, perch ti glori come se non lavessi ricevuto? (1Co 4:7) Queste parole vanno
alla radice del problema. Tutto ci che siamo e che abbiamo ricevuto sono
dei doni: la vita,
genitori che si sono curati di noi quando eravamo piccoli e indifesi, persone
che ci sono stati vicine nelle scelte importanti, sostenuto con affetto e forse
con le loro preghiere. Cosa abbiamo fatto per meritarlo? Che dire poi della
Parola di Dio, della libert, della salute, dellistruzione, del cibo e cos
via? Ne siamo davvero riconoscenti? La gratitudine: un comandamento! Probabilmente ci
stato insegnato a dire grazie
ogni volta in cui qualcuno fa qualcosa per noi, ma la gratitudine pi di
questo. un atteggiamento del cuore, uninclinazione del carattere che Dio desidera realizzare in noi,
infatti in scritto: In ogni cosa
rendete grazie, perch questa la volont di Dio per voi (1Te 5:18). Essere riconoscenti
non sempre facile, come quando si insegna ad un bambino a ringraziare, la
parolina grazie a
volte viene fuori con difficolt, ma questo versetto non unesortazione,
un comandamento che il
Signore ci d per il nostro bene. il modo che egli ha scelto per modellare i
nostri pensieri. Ringraziare Dio per quello che ci d (o come fa un fratello
che conosco, anche per quello che non ci d), ci rende pi consapevoli delle
benedizioni ricevute, distoglie lattenzione da noi stesse e rende pi
sensibili verso gli altri. Ci sono situazioni in cui questo una sfida per la
nostra fede e senza laiuto dello Spirito Santo impossibile realizzare. Non
pu basarsi sulle emozioni che proviamo ma sulla certezza che Dio sommamente
saggio e ha degli scopi da raggiungere. Sottomettendoci con fiducia alla sua
volont ci predisponiamo ad imparare le lezioni che Dio vuole insegnare. Essere riconoscenti per glorificare Dio Il primo e pi
importante scopo che impariamo a glorificare Dio sempre. Nel Salmo 50:23
scritto: Chi mi offre
come sacrificio il ringraziamento mi glorifica. Un sacrificio
comporta di per s una rinuncia, forse un sacrificio al tempo che potremmo
impiegare in altri modi, la rinuncia ai propri punti di vista quando non
capiamo il senso di quel che sta accadendo o la rinuncia ad aspirazioni o
progetti personali. Il salmista dice
anche che il ringraziamento deve essere espresso in modo continuo: bello
celebrare (o rendere grazie) il Signore e cantare le tue lodi o Altissimo,
proclamare al mattino la tua bont e la tua fedelt ogni notte (Sl 92:1, 2). Sono tanti i modi in
cui possiamo farlo. Pu essere utile annotare ogni giorno su un quaderno alcuni
motivi specifici per ringraziare evitando cos di pregare in modo generico o
abitudinario, possiamo ringraziare il Signore nelle conversazioni quotidiane
con la famiglia e fuori casa, o cantando delle canzoni di lode. Riconoscenza e gioia Un altro obiettivo
pu essere quello di insegnarci ad essere contente. CՏ uno stretto legame fra il
ringraziamento e la gioia, non a caso il versetto 16 di 1 Tessalonicesi 5
citato sopra dice Siate sempre gioiosi. Quando ringraziamo il Signore non possiamo essere scontente
e questo ha un effetto positivo non solo su di noi ma anche su chi ci sta
vicino. Paolo scrisse La
piet, con animo contento del proprio stato, un gran guadagno (1Ti 6:6). Ci non significa adagiarsi
nella mediocrit e nellindolenza e nemmeno rimanere passive in situazioni che
potremmo migliorare. Ma ci sono circostanze che non dipendono da noi, che
dobbiamo accettare come volute o permesse da Dio, perci lapostolo poteva dire
Ho imparato ad essere contento nello stato in cui mi trovo (Fl 4:11). Egli ci ha lasciato anche un
bellesempio su cui riflettere. Il libro degli Atti 16:23-34 racconta che
lapostolo e Sila, suo compagno di viaggio, dopo essere stati picchiati
duramente erano stati incarcerati ma, invece di arrabbiarsi o disperarsi,
pregavano e cantavano inni al Signore. Quella reazione inusuale non pass
inosservata n agli altri prigionieri, n al carceriere, Dio li liber in
maniera miracolosa e il carceriere e la sua famiglia credettero in Ges. Apprezzare le altre persone Infine ha lo scopo
di insegnare a stimare gli altri pi di noi stessi (Fl 2:3). Credo che una delle
difficolt pi comuni che incontriamo nel rapporto con gli altri sia che diamo
troppe cose per scontate. Ci aspettiamo che la commessa del negozio sia gentile
e paziente, che limpiegato allo sportello sia veloce e non ci faccia perdere
tempo, che i figli facciamo bene i loro compiti, ma quanto spesso ci
preoccupiamo di dimostrare apprezzamento per il loro impegno? Riconoscere
obiettivamente i meriti e le capacit degli altri non ha nulla a che vedere con
ladulazione e stimare gli altri
dimostra in pratica linfinita saggezza del Signore nel regolare i rapporti
fra le persone.
Lapostolo Paolo ci ancora una volta di esempio: nelle sue lettere scritte
alle diverse chiese rende noto a tutti che ringrazia il Signore per la loro
fedelt e costanza, per le preghiere, per laiuto economico, ecc... come si
legge ad esempio in 1Tessalonicesi 1. In unoccasione
particolare ho avuto modo di sperimentare quanta influenza positiva possano
avere parole di ringraziamento. Io e altre due sorelle lavoravamo in cucina
durante un campo estivo per famiglie. Verso la met della settimana, ogni tanto
qualcuno dei partecipanti si complimentava con noi per il buon cibo. Non che
ricevere qualche apprezzamento fosse una cosa tanto strana, ma era inusuale che
molti lo facessero. Poi venimmo a sapere che il fratello che teneva gli studi
aveva dato un compito, quello di rendere lonore a chi lonore era dovuto intendendo dire che se pensavano che
qualcuno avesse svolto bene il proprio compito dovevano mostrare il loro
apprezzamento. Sapere che il nostro impegno era considerato rinnov le nostre
energie e ci riemp di gioia. Una responsabilit personale Sicuramente quelli
accennati sono scopi che ognuna pu applicare a s stessa. Credo per che ce ne
siano altri individuali che possiamo permettere al Signore di insegnarci
singolarmente, secondo le nostre necessit attraverso una comunione pi intensa
con lui. Forse non siamo
abituate ad esprimere riconoscenza o non abbiamo avuto buoni esempi da imitare,
probabilmente non ne abbiamo mai ricevuta molta, ma la decisione di ubbidire
a questo comandamento una responsabilit personale. La risposta che
daremo pu avere un influenza importante sulla vita della nostra famiglia, del
coniuge, dei figli, dei fratelli in fede e, pi in generale, di coloro con cui
veniamo in contatto, ma soprattutto, potr portare onore al nome del Signore. Orietta Vanni Trinari (Assemblea di Perugia Ferro di Cavallo) |