Un ostacolo sempre pi frequente per la vita

Un ostacolo sempre pi frequente per la vita

 

 

LA DEPRESSIONE:

CAUSE ED EFFETTI

 

Sono molteplici le situazioni di vita che possono gradualmente frenare il nostro cammino, influenzando negativamene la nostra mente, il nostro cuore e il nostro corpo. Ricercare e vivere in modo concreto la presenza del Signore lunica risorsa per riprendere il cammino.

 

 

Cause scatenanti

ed effetti collaterali

 

Uno stato depressivo ha sempre una causa scatenante anche se, sorprendentemente, questa pu a volte essere ignota allo stesso soggetto che ne colpito. Questa causa pu essere talora costituita da una malattia che ha indebolito le difese del nostro organismo, da uno squilibrio ormonale, o dalla carenza di mediatori chimici.

Le malattie e spesso anche le cure debilitano e gli effetti collaterali richiedono del tempo per essere smaltiti: noi vediamo allora che non riusciamo pi a fare quello che facevamo prima, siamo subito stanchi o risultiamo svuotati da ogni forza di volont. Tutto questo porta allo scoraggiamento, primo passo verso la depressione.

 

Un'altra causa pu essere costituita dalla perdita di una persona cara nell'ambito familiare. Subito non si realizza cosa significhi perdere un figlio o il compagno o la compagna della propria vita.

Gli amici ci stanno intorno, i parenti si interessano di noi poi, a poco a poco, ognuno ritorna alle proprie occupazioni e ai propri impegni.

quindi solo dopo qualche tempo, quando si esaurisce questa fase iniziale, che si realizza la dimensione del cambiamento che il fatto traumatico ha causato nella nostra vita. Quello il momento delicato in cui noi rischiamo di conoscere il disagio della depressione, se non si verifica un altro fatto altrettanto importante che modifichi il quadro, nel frattempo elaborato dalla nostra mente, inerente la irreparabilit della perdita che abbiamo subito.

 

Anche una grossa delusione, come l'infedelt fra coniugi, la mancanza di amore o un rifiuto da parte di una persona che ci era cara, possono essere all'origine di uno stato depressivo.

Tutta la nostra esistenza pu esserne sconvolta: la vita quotidiana, le nostre abitudini, i nostri sentimenti e i nostri affetti, i progetti e i rapporti con la gente. Tutto ci pare ormai inutile e senza scopo, compresa la nostra stessa vita.

 

Un'altra causa pu essere determinata da un rovescio economico, dalla perdita del lavoro o dal fallimento di un'attivit che influenzi radicalmente la nostra esistenza.

Forse avevamo lavorato e faticato molto a costruirci un'attivit, ma un incidente improvviso ha vanificato tutti i nostri sforzi, azzerando di fatto una situazione che avevamo immaginato completamente diversa.

Il dispiacere e il disappunto possono raggiungere un grado elevato fino a portarci alla soglia della disperazione.

Non sappiamo come fare per modificare una situazione che appare compromessa e dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che l'iniziativa intrapresa fallita e non resta che prenderne atto.

 

Un'altra causa pu avere origine da una situazione spiacevole nella quale non abbiamo alcuna colpa n responsabilit, ma nella quale siamo stati tirati dentro per i capelli, come si suole dire. Non servono le nostre ragioni, non servono le spiegazioni: occorre sia fatta luce e talvolta tutto ci richiede tempo, molto tempo.

Intanto tutta la nostra attivit ne intralciata e messa in difficolt; non sappiamo pi come muoverci e nel dubbio tutto il nostro procedere diviene incerto, mentre prima la consapevolezza di essere nel giusto ci conferiva sicurezza, che era la nostra caratteristica principale.

Durante questo periodo, che pu prolungarsi oltre ogni ragionevole valutazione, si cerca di sopravvivere o di farsene una ragione. Le nuvole passeranno, torner il sereno!, si pensa. Intanto i giorni, i mesi e forse gli anni passano e la nostra vita non pi un piacere, ma una pena.

 

Possiamo infine accennare anche ad una particolare forma di depressione che colpirebbe - secondo le stime - il 70-80% delle partorienti e che chiamata depressione post-partum.

Generalmente ignorato, dal momento che questo stato depressivo sparisce spontaneamente, nella maggior parte dei casi, entro un paio di settimane dal lieto evento, esso pu in qualche caso assumere aspetti patologici: questo si verifica quando permangano, oltre il limite temporale accennato, lo stato di disagio e di angoscia della madre, la tristezza e le lacrime facili. In questi casi necessario l'intervento dello specialista, con la prescrizione di cure adeguate.

 

La depressione molto spesso pu avere anche cause che non sono riconducibili ad eventi ben precisi, ma pu scatenarsi all'improvviso per squilibri biochimici del cervello.

La depressione pu non risparmiare nessuno, perch nessuno pu essere esente da fatti traumatici che prima o poi si abbattono su di noi, perch parte integrante dell'esistenza umana.

In tutti questi casi ci deve sostenere l'assoluta certezza che la misericordia del Signore nei nostri confronti non venuta meno: il profeta Geremia, nel libro delle Lamentazioni, affermava infatti che le sue compassioni non sono esaurite, ma si rinnovano ogni mattina (La 3:22-23).

Questo lo dobbiamo tenere ben presente nel nostro animo perch, dimenticandolo, diverremmo facile preda di pensieri negativi che ci deprimerebbero ulteriormente.

 

 

Gli effetti

di un trauma nella nostra vita

 

Qualunque sia il fatto traumatico, tutte queste cause presentano un elemento comune: quello di provocare un importante cambiamento nella nostra vita o di influenzarla radicalmente.

A questo punto l'interrogativo che si pone il seguente: come viviamo noi questo fatto traumatico e il cambiamento che ne consegue nella nostra esistenza?

Qui le alternative sono due: o lo subiamo, vivendolo come un'esperienza negativa, una specie di tegola che ci sia piovuta addosso come fu per il povero Giobbe, ripieni di amarezza che presto si trasformer in risentimento, convinti di subire una ingiustizia e avviandoci quindi allo scoraggiamento, primo passo verso la depressione; o facciamo appello alle risorse divine adattandoci alla nuova situazione, facendocene una ragione e confidando nell'aiuto del Signore, il quale ci dar la forza giorno per giorno per andare avanti e piano piano ci tirer fuori, non cambiando forse (o forse s) la situazione, ma cambiando il nostro atteggiamento interiore, addolcendo il magone, persuadendoci che forse non tutto perduto, facendoci quindi sentire vicina la sua presenza come mai avevamo sperimentato prima.

Apprenderemo allora che il Signore giorno per giorno porta per noi il nostro peso, perch egli il Dio della nostra salvezza (Sl 68:19).

Il suo consiglio per noi, in questi casi, quindi: Getta sul Signore il tuo affanno ed egli ti sosterr (Sl 55:22).

 

Preghiamo:

Signore, tu vedi il peso che mi opprime; desidero affidarlo a te perch tu mi aiuti a portarlo, secondo la tua promessa. Voglio prenderti in parola, per cui ti ringrazio fin d'ora per l'aiuto che mi darai, nel nome di Ges.

 

 

Come viviamo un fatto traumatico?

 

Abbiamo visto che di fronte ad un fatto traumatico noi possiamo reagire negativamente, ossia subendolo con amarezza, oppure positivamente, facendocene in qualche modo una ragione.

Nel primo caso noi subiremo una influenza negativa sul piano morale e ci influir anche sul fisico, avviando il processo depressivo.

Nel secondo caso tutto questo non si verificher e l'impatto sar assai minore e superficiale.

Perch questa differenza?

possibile che il nostro carattere ne sia in qualche modo responsabile. Se siamo persone introverse, riflessive, inclini all'isolamento, un trauma di questo tipo verr vissuto come una tremenda sventura e il dispiacere e l'amarezza invaderanno l'animo nostro.

Nel caso di persone estroverse e volitive, queste reagiranno volgendo tutto il proprio interesse e le proprie energie verso altri obiettivi e ci avr un'influenza positiva su tutto il quadro morale e fisico. Pare infatti che una grossa responsabilit in tutto il nostro atteggiamento l'abbia la rappresentazione mentale di noi stessi che ci siamo costruita nel tempo e questa condizioni tutto il nostro procedere.

Vogliamo infine accennare a quelle che potrebbero essere le conseguenze sul piano fisico di un atteggiamento negativo di fronte ad un fatto traumatico.

nota l'influenza reciproca che il morale ed il fisico esercitano nell'uomo. Uno spirito moralmente positivo ed ottimista si rimetter pi rapidamente da una malattia, mentre un fisico depresso avr un recupero assai pi lento.

 

Il salmista Davide, in una situazione angosciosa, si esprimeva in questi termini:

Abbi piet di me, o Signore, perch sono sfinito; risanami, o Signore, perch le mie ossa sono tutte tremanti (Sl 6:2); Il mio spirito abbattuto in me, il mio cuore tutto smarrito dentro di me (Sl 143:4).

 

A sua volta, il saggio dei Proverbi consigliava di evitare il male, coltivando il timore del Signore, perch ci avrebbe giovato al fisico, dicendo: temi il Signore e allontanati dal male, questo sar la salute del tuo corpo e un refrigerio alle tue ossa (Pr 3:8); aggiungendo inoltre che gli insegnamenti divini sono vita per quelli che li trovano, salute per tutto il loro corpo (Pr 4:22), mentre uno spirito abbattuto fiacca le ossa (Pr 17:22).

 

Sovente si instaura un circolo vizioso in una persona pessimista e negativa: il morale basso agisce negativamente sul fisico che, a propria volta, influir negativamente sul morale, il quale si deprimer ulteriormente. Non facile, in questi casi, spezzare questa spirale che tende ad approfondirsi sempre di pi e che potr arrestarsi solo di fronte ad un fatto nuovo che cambi completamente il quadro della situazione.

 

 

Qual il quadro mentale

che mi sono costruito?

 

Qualcuno ha detto: Noi siamo ci che pensiamo. Cosa significa ci?

Se nel corso degli anni ci siamo costruiti nella nostra mente un quadro positivo e vivace di noi stessi e delle nostre attivit, probabile che siamo persone entusiaste, attive e realizzate, come si suole dire; in questo caso ben difficilmente diverremo preda di uno stato depressivo di fronte ad un fatto traumatico.

Se viceversa nel corso del tempo abbiamo coltivato nella nostra mente una rappresentazione negativa di noi stessi, perdente, rinunciataria, il fatto traumatico verr vissuto anch'esso in chiave negativa, quasi fosse una conferma della opinione che ci siamo fatta di noi stessi e quasi sicuramente l'amarezza e il disappunto porteranno a un ulteriore scoraggiamento, ci che aprir la via allo stato depressivo.

Coltivare una immagine negativa di noi stessi predisporr pertanto il terreno della nostra vita alla depressione, ci che far di noi delle persone cronicamente depresse.

 

 

La solitudine interiore

nel deserto spirituale

 

Se si dispone di risorse e si in compagnia, si pu tentare senza grossi rischi l'attraversamento di una zona desertica del nostro pianeta, purch non sia troppo vasta: insieme ci si incoraggia a vicenda, ci si aiuta e l'orizzonte appare meno fosco.

Le cose non stanno cos se si deve affrontare un deserto spirituale nel quale, per definizione, si soli. In questo caso, infatti, il nostro interiore non riesce a comunicare con il prossimo e, tanto meno, col Signore.

Addirittura la nostra stessa voce pare estranea quando tenta di farlo, fino a costituire quasi un elemento di disturbo. Per questo motivo si evita di comunicare fino al punto di estraniarsi dagli altri, isolandosi ed evitando i contatti.

Questo fenomeno si verifica anche in mezzo alla gente per cui, a poco a poco, i contatti cessano del tutto. A questo punto la pena e il disagio interiore prenderanno pi piede, mentre scemer l'interesse per il mondo circostante.

Il vuoto interiore, lasciato incautamente sguarnito, verr cos occupato da pensieri negativi che non faranno che accrescere lo stato di depressione del soggetto.

Occorre in questi casi cercare assolutamente di interrompere l'avvitamento di questa spirale, che porta ad approfondire lo stato di disagio e la difficolt a comunicare con le persone e il mondo circostante.

 

Non bene che l'uomo sia solo (Ge 2:18), aveva detto Dio all'inizio; questo principio valido ancora oggi, anche fuori del contesto per cui fu formulato, cio per procurare una compagna all'uomo.

La solitudine un fattore negativo dell'esistenza, perch Satana, l'avversario di Dio e dell'uomo, pu prevalere pi facilmente nei confronti di quest'ultimo quando solo: il predone, infatti, disperde le pecore del gregge, perch la pecora isolata pu divenire sua preda con maggiore facilit.

 

Chi non conosce il Signore non ha scampo alla propria solitudine, che lo pu portare a decisioni avventate e, talora, ad atti inconsulti.

Ma Dio pu riempire la nostra solitudine con la sua presenza. Egli dice infatti:

Io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrer da lui e cener con lui ed egli con me (Ap 3:20).

Quale straordinaria prospettiva: quella di ospitare nel nostro essere l'Onnipotente, colui che pu spazzar via la nostra angoscia in un colpo solo e farci nuovamente sorridere alla vita!

 

Egli si propone quale nostro amico, ma non come un amico qualsiasi; infatti scritto:

C' un amico che pi affezionato di un fratello (Pr 18:24), ed un amico che ama in ogni tempo (Pr 17:17), che ha dato s stesso per coloro che egli chiama suoi amici. Egli disse infatti:

Nessuno ha amore pi grande di quello di dare la sua vita per i suoi amici. Voi siete miei amici, se fate le cose che Io vi comando. Io vi ho chiamati amici, perch vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio (Gv 15:13-15).

 

La presenza del Signore potr essere il fattore decisivo per un cambiamento totale della situazione, perch: Cos il Signore sta per consolare Sion, consoler tutte le sue rovine; render il suo deserto pari a un Eden, la sua solitudine pari a un giardino del Signore (Is 51:3).

Il nostro interiore pu essere come un cumulo di rovine o un deserto di solitudine; ma il Signore pu trasformare il nostro deserto in un delizioso giardino.

Il popolo che mi sono formato proclamer le mie lodi (Is 43:21), dice il Signore, perch avr dato l'acqua al deserto, fiumi alla solitudine (Is 43:20; vers. riv.).

Il deserto e la solitudine non possono sussistere alla presenza del Signore, se noi apriremo a lui il nostro essere senza alcuna riserva.

 

Or non son pi solo

no, giammai pi solo,

afferma il ritornello di un canto dal titolo: Non temere, io t'amo. Quale il motivo? Lo dice il verso che segue:

Il buon pastore mi ama;

voglio ripeterlo ancor!

Viviamo questa verit e non saremo mai pi soli, perch il Signore ha detto ai suoi discepoli e quindi anche a noi: Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dell'et presente (Mt 28:20). Questa promessa valida per noi oggi ventiquattrore su ventiquattro.

 

 

Sviluppi tragici di stati depressivi

 

In taluni casi gli stati depressivi sono suscettibili di generare aggressivit verso s stessi o verso gli altri.

Nel caso di aggressivit verso s stessi, questa pu essere originata da sensi di colpa, veri o immaginari, a causa dei quali il soggetto intenda punirsi. Si pu manifestare cos un rifiuto del cibo fino ad arrivare all'anoressia e addirittura alla morte.

In qualche caso il tentativo di sfuggire alla depressione sempre pi opprimente pu sfociare in un suicidio. Questo fenomeno, abbastanza frequente nel mondo in cui viviamo, si pu verificare anche fra i credenti, per cui il soggetto, preda di turbe psichiche, pu non essere cosciente delle proprie azioni.

 

Nel caso di aggressivit verso gli altri, questa pu essere originata dal tentativo di rimuovere ci che viene visto come un ostacolo al raggiungimento di desideri pi o meno reconditi; oppure dalla paura di non essere in grado di affrontare i relativi impegni.

Questo caso pu manifestarsi in una depressione post partum, in cui il piccolo verrebbe visto come un impedimento, o le cui necessit spaventano. Questa patologia pu non essere riconosciuta, confondendosi col disagio psichico-ormonale che segue ogni parto.

recente il caso di un infanticidio da parte di una madre per motivi pi o meno espressi come sopra indicato. I frequenti abbandoni di neonati potrebbero, per certi versi, rientrare in questa casistica.

Risultano allora di particolare importanza due elementi:

a) che la madre non nasconda il proprio disagio, ma si lasci curare volentieri

b) che l'ambiente familiare e la sicurezza che conferisce l'affidabilit delle persone vicine al soggetto siano assicurati.

Quando questa sicurezza viene meno o manca, i casi si possono moltiplicare.

 

Augusto Lella

(Assemblea di Torino, via Virle)