Un dono che Dio mette a nostra disposizione

LA SAGGEZZA
CHE VIENE DA ALTO (I)

La vita di ogni giorno impone continuamente delle scelte. Spesso soffriamo perché ci troviamo a vivere esperienze frutto di scelte sbagliate, prese soltanto sulla base del nostro discernimento. Il bisogno di vivere in base ad una saggezza superiore alla nostra emerge allora come una stringente realtà.


Il principio della saggezza

Quando si parla di saggezza, molte volte l’uomo rischia di averne un’idea distorta. Egli pensa che la saggezza sia semplicemente l’erudizione, la conoscenza dello scibile umano, il sapere le cose.
Altre volte si confonde la saggezza con la capacità di fare delle scelte vantaggiose per i propri interessi, elaborare dei piani, dei progetti sempre più ambiziosi per crescere da un punto di vista economico e di prestigio.
Per altri ancora, l’uomo saggio è colui che semplicemente evita tutte quelle situazioni che lo possono danneggiare o penalizzare. Ma dobbiamo subito dire che per la Parola di Dio e per il Signore, la saggezza è tutt’altra cosa.
Innanzitutto la Parola di Dio sottolinea molteplici volte quale sia il principio della vera saggezza che corrisponde ad una sola realtà: il timore del Signore. Vi è da dire che nella Scrittura abbiamo veramente numerosi esempi sia di saggezza che di stoltezza per farci capire e comprendere cosa veramente si sperimenta quando si cammina secondo la volontà di Dio, oppure no. Ma che cosa significa “timore del Signore”?

1. L’esempio di Giosafat.
“Giosafat, tornato che fu a Gerusalemme, stabilì anche qui dei Leviti, dei sacerdoti e dei capi delle case patriarcali d’Israele per amministrare la giustizia del SIGNORE in caso di controversie. E diede loro i suoi ordini, dicendo: «Voi farete così, con timore del SIGNORE, con fedeltà e con cuore integro: in qualunque causa che vi sia portata davanti dai vostri fratelli abitanti nelle loro città, sia che si tratti di omicidio o d’una legge o d’un comandamento o d’uno statuto o d’un precetto, avvisateli, affinché non si rendano colpevoli verso il SIGNORE, e l’ira sua non ricada su di voi e sui vostri fratelli. Così facendo, voi non vi renderete colpevoli»” (2Cr 19:8-10).
Come detto, nella Scrittura abbiamo veramente tanti esempi biblici, biografie, le quali sono importanti per il nostro ammaestramento. In questo testo il protagonista è un re di Giuda, Giosafat, il quale, in un periodo non bello e felice per il popolo di Dio si distingue per il suo desiderio di camminare con il Signore. Sebbene egli non fosse perfetto (2Cr 19:1-2), la Scrittura dice di lui che “camminò nelle vie di Davide suo padre”, senza cercare i falsi idoli, ma l’unico e vero Dio.
In questo testo di 2Cronache possiamo osservare come egli si prodigò a stabilire i Leviti, i sacerdoti e i capi delle case patriarcali per ristabilire la giustizia del Signore. Nel dare i suoi ordini, però, possiamo osservare come il re faccia una premessa assolutamente importante: “Voi farete così con timore del Signore, con fedeltà e con cuore integro”. Soltanto in questa espressione noi abbiamo tre caratteristiche le quali sono collegate fra di loro: timore, fedeltà, cuore integro.
Quando ci si chiede “Ma cosa significa essere timorati di Dio”, la Parola ci risponde che significa proprio essere fedeli a lui, avere un cuore integro, ovvero un cuore che mette al primo posto il Signore in qualunque cosa, al 100%. Tutto questo per ciò che il Signore è per ciascuno di noi.
Siamo noi fedeli a lui, in tutto e per tutto? Abbiamo un cuore integro?
Ricordiamoci di quello che dice l’apostolo Paolo: “...perché siate irreprensibili e integri, figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa, nella quale risplendete come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita, in modo che nel giorno di Cristo io possa vantarmi di non aver corso invano, né invano faticato” (Fl 2:15-16).

2. Il principio della saggezza.
“Il timore del SIGNORE è il principio della scienza; gli stolti disprezzano la saggezza e l’istruzione” (Pr 1:7).
Questo secondo passo illustra molto bene ed identifica quello che è il principio della saggezza. Molte volte ci si chiede: ma cosa significa veramente essere caratterizzati dalla saggezza di Dio? Come si fa a sapere quando si è guidati dalla saggezza di Dio? La risposta l’abbiamo in questo testo: quando si è timorati di Dio.
Non è un modo banale o superficiale per risolvere il problema, ma è ciò che la Parola di Dio attesta. Infatti, come possiamo osservare, il testo presenta anche un preciso paradosso: gli stolti disprezzano la vera saggezza. Ovvero il loro obiettivo non è certamente quello di camminare secondo i propositi divini, ma esclusivamente secondo i loro canoni carnali e peccaminosi. Ma dobbiamo stare attenti in quanto anche il figlio di Dio può cadere in questo tranello.
Quante volte sono state fatte delle scelte sbagliate perché ci si è affidati al proprio discernimento, piuttosto che appoggiarsi sulla saggezza di Dio?

3. Esortazioni importanti.
“Figlio mio, se ricevi le mie parole e serbi con cura i miei comandamenti, prestando orecchio alla saggezza e inclinando il cuore all’intelligenza; sì, se chiami il discernimento e rivolgi la tua voce all’intelligenza, se la cerchi come l’argento e ti dai a scavarla come un tesoro, allora comprenderai il timore del SIGNORE e troverai la scienza di Dio” (Pr 2:1-5).
Se ci si domandava prima cosa significa essere timorati di Dio, in questo testo abbiamo la risposta. Possiamo osservare diverse esortazioni in questo brano che ha come obiettivo proprio il “comprendere il timore di Dio e trovare la saggezza di Dio”.
• Innanzitutto bisogna ricevere le parole del Signore. È vero che in questo testo ci troviamo di fronte alle parole di un padre nei confronti di suo figlio, ma possiamo benissimo estendere queste lezioni al rapporto esistente tra un figlio di Dio ed il Padre celeste. Come figli di Dio siamo chiamati dal Signore a ricevere “tutto il consiglio di Dio” e non soltanto quello che piace a noi. Non possiamo accettare alcuni insegnamenti ed escluderne altri.
• In secondo luogo bisogna “serbare con cura i suoi comandamenti”, ovvero non è sufficiente riceverli nel proprio cuore, ma bisogna essere perseveranti e costanti nel ricordarli continuamente per vivere conformemente a ciò che ci è stato comandato.
• In terzo luogo bisogna “prestare orecchio alla saggezza e inclinare il cuore all’intelligenza”, ovvero tutta la nostra persona deve essere impegnata nell’orientarsi del continuo verso la vera saggezza. Questo significa che nelle varie circostanze in cui ci troviamo ci dovemmo chiedere del continuo: “Come si comporterebbe il Signore in questa circostanza? Cosa dice la Parola in questo caso?”. Solo se saremo animati da questi pensieri e ben determinati da dare una risposta precisa guidata dallo Spirito del Signore, potremo essere sicuri di camminare secondo la saggezza di Dio.
• In quarto luogo, siamo chiamati a “desiderare la saggezza più che l’argento e l’oro”. Questo significa che non dobbiamo avere semplicemente un interesse per ricercare la saggezza, ma un desiderio spasmodico. D’altro canto questo deve essere l’obiettivo di ogni figlio di Dio. Anche perché essere guidati dalla saggezza di Dio è la garanzia di non commettere errori. Quante volte nel corso della nostra vita ci siamo detti: “Ma cosa ho fatto?”, perché ci si è resi conto che in quel momento si era presa una decisione dettata dalla propria razionalità e discernimento e non dalla saggezza di Dio.
Se ci sono tutti questi requisiti, allora, come dice il testo “comprenderai il timore del Signore e troverai la scienza di Dio”.

4. Il ricordo del riscatto.
“E se invocate come Padre colui che giudica senza favoritismi, secondo l’opera di ciascuno, comportatevi con timore durante il tempo del vostro soggiorno terreno; sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai vostri padri” (1P 1:17-18).
In questo testo l’apostolo Pietro mette in luce ciò che deve essere il comportamento del figlio di Dio. La sua condotta, il suo comportamento, deve essere caratterizzato dal “timore”.
Ma nello stesso tempo l’apostolo sottolinea un’altra grande realtà, ovvero il tema del riscatto. Ovvero, mentre noi ci troviamo su questa terra, in questo mondo, mentre siamo intenti nell’adempiere ai nostri impegni di lavoro, studio, famiglia, ecclesiali, non dobbiamo mai dimenticarci che noi siamo stati “riscattati a caro prezzo”. Ricordando sempre questa grande lezione, saremo veramente spronati a condurci con timore e tremore dinanzi al Signore. Il Signore Gesù ci ha riscattato e per questo motivo noi non apparteniamo più a noi stessi ma solo a lui.
La risposta che come riscattati possiamo dare è proprio quello di mostrare timore e di conseguenza dimostrare di essere veramente guidati dalla saggezza di Dio. Prima camminavamo nella stoltezza, prima camminavamo guidati dalla concupiscenza della nostra carne, ora non deve più essere così.

5. Il ricordo delle promesse di Dio.
“Perciò, ricevendo un regno che non può essere scosso, siamo riconoscenti, e offriamo a Dio un culto gradito, con riverenza e timore!” (Eb 12:28).
Anche in questo testo possiamo notare la stessa lezione inerente al comportamento del figlio di Dio. Tutta la nostra vita deve essere realmente “un culto gradito a Dio con riverenza e timore”. Tutta la nostra vita, i nostri pensieri, devono essere orientati verso di lui.
Tanto più se poi consideriamo tutte le meravigliose promesse che il Signore ci ha fatto. L’autore alla lettera agli Ebrei attesta: “Perciò, ricevendo un regno che non può essere smosso”, un’espressione, questa, che parla chiaramente di quelle prospettive escatologiche che i figli di Dio stanno attendendo. In questa espressione possiamo vedervi quelle promesse che ci concernano e che un giorno si adempiranno totalmente. Proprio nel riflettere sulla meraviglia delle promesse divine, possiamo essere veramente spronati a condurci nel timore di Dio. Non solo ricordando il prezzo che noi siamo costati al Signore Gesù, ma ricordando altresì che oltre alla salvezza Dio ci ha rivolto delle promesse di gloria che non rimarranno inadempiute. Perciò possiamo veramente dedicare la nostra vita al servizio di Colui che ci ha talmente amato da elevarci al rango di suoi figli, suoi eredi e coeredi con il Signore Gesù. Camminare nel modo opposto, ovvero non caratterizzati dalla saggezza di Dio, non caratterizzati dal timore di Dio, significa automaticamente ignorare sia il fatto che il Signore Gesù ci ha riscattato, sia tutte quelle promesse che Iddio ci ha rivolto.


La richiesta della saggezza

1. La saggezza non la si trova nella “terra dei viventi”.
“L’uomo stende la mano sul granito, rovescia dalle radici le montagne. Pratica trafori dentro le rocce, e l’occhio suo scorge quanto c’è di prezioso. Frena le acque perché non gemano e le cose nascoste trae fuori alla luce. Ma la saggezza, dove trovarla? Dov’è il luogo dell’intelligenza? L’uomo non ne sa la via, non la si trova sulla terra dei viventi(Gb 28:9-13).
Fino ad ora abbiamo parlato sicuramente dell’importanza della saggezza di Dio, di essere guidati da essa, ma come si fa ad acquisirla? Cosa bisogna fare per camminare condotti dalla saggezza divina? In questo testo di Giobbe, possiamo osservare due interrogativi che sono assolutamente significativi: “Dove si trova la saggezza? Dove è il luogo dell’intelligenza?”.
Per essere guidati e condotti dalla saggezza di Dio bisogna sapere dove essa risiede. L’uomo naturale, come Giobbe stesso attesta, non conosce la via della saggezza, essa non si trova “sulla terra dei viventi”. Questo significa che in questo mondo è assolutamente impossibile trovare la vera saggezza. Come si diceva nell’introduzione, il concetto di saggezza che ha il mondo è distorto e non corrispondente ai canoni biblici.
Sebbene l’uomo sia avanzato nella tecnologia, sebbene abbia compiuto scoperte mirabolanti (ma sempre grazie al Signore in quanto è lui che ha donato all’uomo un cervello capace di fare queste cose), pure non è in grado di trovare da solo o in sé stesso la vera saggezza. Cosa bisogna fare allora? Cosa dobbiamo fare noi?

2. Ecco la soluzione!
“Se poi qualcuno di voi manca di saggezza, la chieda a Dio che dona a tutti generosamente senza rinfacciare, e gli sarà data. Ma la chieda con fede, senza dubitare; perché chi dubita rassomiglia a un’onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là” (Gm 1:5-6).
Se è vero che nel mondo non possiamo trovare la saggezza divina, è pur vero che il Signore rivela, attraverso l’apostolo Giacomo, la soluzione del problema. Bisogna chiedere la saggezza direttamente a Dio.
Giacomo è chiaro: “Se qualcuno di voi manca di saggezza”, ovvero quando ci si rende conto della propria miseria, della propria debolezza, allora, per correre ai ripari, bisogna necessariamente andare al Signore. Nel chiedere a Dio la sua saggezza, non si correrà mai il rischio di chiedere qualcosa che non è inerente alla volontà di Dio.
Chiedere la sua saggezza significa operare secondo la sua volontà, essendo assolutamente certi del suo intervento ed esaudimento. Dio donerà la sua saggezza con generosità.
Ma tale richiesta deve essere caratterizzata necessariamente dalla “fede”. Come ogni richiesta che facciamo al Signore, non possiamo parlare a lui con dubbio o incertezza. Il figlio di Dio deve essere certo, sicuro, avere fiducia nel Signore mentre espone questa richiesta assolutamente legittima. In caso contrario egli è paragonato ad “un’onda del mare agitata dal vento” e credo proprio che questa immagine sia assolutamente confacente a chi è caratterizzato dal dubbio.
Il cammino cristiano non può essere costituito da tentennamenti, dubbi, incertezze. Se il dubbio si insinua nella nostra mente, siamo chiamati ad andare immediatamente dal Signore.
Chiedere la sua saggezza, non può essere, proprio per queste ragioni, una richiesta dettata dal dubbio. Noi dobbiamo essere fiduciosi che Iddio ci darà la sua saggezza, ma è chiaro che da parte nostra vi deve essere la determinazione e la disponibilità di lasciarci guidare da Lui.

3. L’esempio di Salomone.
Dammi dunque saggezza e intelligenza, perché io sappia come comportarmi di fronte a questo popolo; poiché chi potrebbe mai amministrare la giustizia per questo tuo popolo che è così numeroso?” (2Cr 1:10).
In questo testo possiamo osservare veramente un bell’esempio di umiltà e fiducia. Il giovane Salomone, un uomo inesperto per quanto concerne la guida di un popolo, esercita un atteggiamento davvero saggio nel chiedere al Signore la sua saggezza e intelligenza. Salomone sapeva perfettamente il motivo di tale richiesta: governare bene e saggiamente il popolo. In Salomone noi possiamo vedere tutti coloro che occupano un posto di autorità: i genitori verso i figli, anziani, conduttori di chiesa nei confronti dei credenti. L’atteggiamento di questo re deve essere anche il nostro.
Non dobbiamo assolutamente dubitare, come detto, dell’intervento di Dio, ma essere pronti a supplicare il Signore per donarci la sua saggezza. Solo in questo modo, i vari bivi che troveremo nella nostra vita, le varie decisioni che dovremo prendere saranno sottomesse alla volontà del Signore.


L’uomo saggio

Per quanto concerne questo punto vedremo qualche caratteristica che contraddistingue un figlio di Dio guidato, condotto, dalla saggezza di Dio.

1. Il credente saggio ama la Parola di Dio.
“Oh, quanto amo la tua legge! È la mia meditazione di tutto il giorno. I tuoi comandamenti mi rendono più saggio dei miei nemici; perché sono sempre con me” (Sl 119:97-98).
Da come possiamo osservare in questo splendido testo, il salmista esalta il Signore, sottolineando l’autorità e la bellezza della sua legge. Il salmista può veramente affermare che per lui era “la meditazione di tutto il giorno”. E per noi, la Parola di Dio, tutta la Parola di Dio è “la meditazione di tutto il giorno”?
Il figlio di Dio saggio sa che studiare la Parola, meditarla, significa altresì imparare a conoscere sempre di più il Signore e a comportarsi esattamente come egli vuole che ci comportiamo.
Ecco perché il salmista afferma: “i tuoi comandamenti mi rendono saggio”, in quanto quelle parole penetravano nel suo cuore a tal punto che egli non poteva fare a meno di vivere secondo i dettami del Signore. La Parola di Dio ha lo stesso effetto anche per noi?
Più ci comporteremo secondo la saggezza del Signore, più ameremo altresì la sua Parola.

2. Il credente saggio rimane nell’umiltà.
“Confida nel SIGNORE con tutto il cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento. Riconoscilo in tutte le tue vie ed egli appianerà i tuoi sentieri. Non ti stimare saggio da te stesso; temi il SIGNORE e allontanati dal male” (Pr 3:5-7).
Questa è una caratteristica molto importante. Molte volte anche il figlio di Dio rischia di cadere nel tranello dell’orgoglio, anche e soprattutto colui che magari sta camminando effettivamente come il Signore vuole. Ci si accorge che va tutto bene, che le benedizioni del Signore sono moltiplicate, si è stimati dai fratelli e dalle sorelle in Cristo, ed ecco che si rischia di cadere nell’autostima e nell’autocompiacimento carnale.
Ma gli avvertimenti che troviamo in questo testo sono inequivocabili: “Confida nel Signore con tutto il tuo cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento”. Quante volte ci illudiamo intorno al fatto che è il discernimento del Signore a guidarci quando in realtà è il nostro discernimento che sta agendo, il nostro modo di vedere le cose, le nostre idee, i nostri schemi mentali. Questo accade quando non si confida nel Signore con tutto il proprio cuore, con tutto sé stessi.
Inoltre siamo chiamati a riconoscere il Signore “in tutte le nostre vie”, ovvero in tutte le circostanze in cui ci troviamo, in ogni momento della nostra vita. Ecco perché ciò che dobbiamo fare è “temere il Signore ed allontanarci dal male”. A questo siamo chiamati e a non “stimarci saggi da noi stessi”.

3. Il figlio di Dio saggio ascolta i consigli.
“La via dello stolto è diritta ai suoi occhi, ma chi ascolta i consigli è saggio (Pr 12:15).
Da questo passo abbiamo veramente tanto da imparare. Quante volte i consigli buoni e saggi rimangono inascoltati, in quanto sembra quasi una forma di umiliazione accettarli. Quante volte siamo presi dal nostro “io”, dal nostro egocentrismo e preferiamo seguire la nostra razionalità, i nostri piani, anziché i nostri fratelli e sorelle che ci consigliano saggiamente.
È vero che i consigli possono essere accettati oppure no, ma è una dimostrazione di stoltezza disconoscere quelle parole, quei suggerimenti che provengono da strumenti che il Signore ha mandato magari per correggerci o consigliarci. Quando noi pensiamo di avere sempre ragione, dimostriamo stoltezza, perché “la via dello stolto è diritta ai suoi occhi”.

4. Il vanto della saggezza.
“Così parla il SIGNORE: «Il saggio non si glori della sua saggezza, il forte non si glori della sua forza, il ricco non si glori della sua ricchezza: ma chi si gloria si glori di questo: che ha intelligenza e conosce me, che sono il SIGNORE. Io pratico la bontà, il diritto e la giustizia sulla terra, perché di queste cose mi compiaccio», dice il SIGNORE” (Gr 9:23-24).
È molto interessante questo testo in quanto ci viene mostrato come il nostro vanto, le nostre ambizioni non devono riposare su una nostra presunta saggezza o forza o ricchezza, ma esclusivamente sul conoscere il Signore. Più si conosce l’Eterno e più veramente possiamo dire che la nostra vita è ricolma di gioia e allegrezza.

5. Il figlio di Dio dimostra di essere saggio.
“ Chi fra voi è saggio e intelligente? Mostri con la buona condotta le sue opere compiute con mansuetudine e saggezza. Ma se avete nel vostro cuore amara gelosia e spirito di contesa, non vi vantate e non mentite contro la verità” (Gm 3:13-14).
Dire di essere saggi, ovviamente non serve a niente. Bisogna dimostrare con la propria condotta, con il proprio comportamento, con il proprio linguaggio saggezza. E ovviamente non dobbiamo definirci così da noi stessi, in quanto saranno gli altri a riconoscere in noi che siamo guidati dalla saggezza divina, se la nostra condotta corrisponderà ai canoni divini. Ovviamente, se il nostro cuore, come dice Giacomo è caratterizzato da “amara gelosia e spirito di contesa” non vi è assolutamente motivo di vanto.

6. Vigilare su noi stessi.
“ Guardate dunque con diligenza a come vi comportate; non da stolti, ma da saggi; ricuperando il tempo perché i giorni sono malvagi. Perciò non agite con leggerezza, ma cercate di ben capire quale sia la volontà del Signore” (Ef 5:15-17).
Ovviamente siamo chiamati continuamente ad un esame interiore, a valutarci di fronte al Signore come ci stiamo comportando. Non è facile. A volte si ha paura a mettersi in discussione. Eppure questo è un passo che deve essere fatto. Non dobbiamo illuderci: stiamo affrontando “giorni malvagi”, ovvero tempi difficili nei quali il figlio di Dio viene attaccato da tutte le parti. Ecco perché non dobbiamo “agire con leggerezza”, ma capire quale sia la volontà di Dio. Questo comportamento dimostra saggezza.

7. Per i saggi vi sarà la gloria.
“I saggi erediteranno la gloria, ma l’infamia è la parte che spetta agli stolti” (Pr 3:35).
Questo lo sappiamo soprattutto leggendo il Nuovo Testamento. I veri saggi, ovvero coloro che hanno posto fede nella persona del Signore, vi sarà la gloria. Come dice Paolo ai Colossesi “Cristo in noi è la speranza di gloria”: non una speranza evanescente, vacua, ma certa e sicura. Per gli stolti invece vi sarà l’infamia e la vergogna.
Sebbene gli stolti siano associati agli empi in molti testi della Bibbia, pure il credente può comportarsi da stolto quando non segue questi e altri principi che sono nella Scrittura.
Perciò studiamoci, cioè impegniamoci a camminare secondo la saggezza di Dio, in ubbidienza a lui.

(1. continua)

Andrea Belli
(Assemblea di Fontanellato, PR)