Domande per riflettere

PROVOCAZIONI DA...
NON PUBBLICARE?

Come viviamo la nostra presenza agli incontri della chiesa locale: con sofferenza o con gioia? Con indifferenza o con partecipazione? Con il formalismo dell’abitudine o con la riconoscenza per un’esperienza ogni volta nuova? Una volta gli incontri della chiesa erano per tutti i suoi membri un momento di festa, che coinvolgeva e che attirava. Oggi si è perduto qualcosa, ma... c’è tempo per rimediare.


Di ritorno da uno studio

Una domenica al termina di un incontro, un responsabile della chiesa locale mi invita a prendere un caffè:
“Bene, bene vedo che migliori sempre di più, parli più adagio e sei abbastanza sbrigativo!” – mi dice.
È un complimento!
Ma per me è più amaro del caffè in cui ho dimenticato di mettere lo zucchero.
Mi mancano molto gli incontri di una volta così pieni di vita, dove il tempo non contava.
Invece nel nostro moderno “stivale”, prova a superare i 40/50 minuti di predicazione e vedrai subito la gente guarda l'orologio con impazienza. Già, in Italia (altrove non so, ma penso accada la stessa cosa) il tempo è denaro. Anche se abbondano le chiacchiere televisive, giornalistiche, salottiere...
Durante gli incontri si intonano quei tre o quattro canti che tutti conoscono, o quasi, si dicono due o tre preghiere, più o meno ripetitive.
Alla fine ci sono gli avvisi, le comunicazioni del corrispondente.
E, mentre ci si avvia fuori dalla sala, si controlla l’orologio: 55 minuti e mezzo!
Così va bene. Guai a sgarrare!
Un’altra domenica dopo la cena del Signore mi permetto un momento, brevissimo, di silenzio prima di salire sul pulpito. Un fratello anziano mi scuote e mi chiede se mi sono addormentato!
Oggi si parla molto di “religioso” come elemento strutturale dell’uomo. Di fronte al disorientamento provocato dalla società dei consumi, si auspica un ritorno al “sacro”. Ma: è vera fede? O un semplice desiderio di tranquillità psicologica, di distensione?
In questo contesto le sètte mietono numerosi proseliti.
Una volta incontrarsi, stare insieme significava, per i credenti, festeggiare.
Parola, canto, preghiera, silenzio: tutto aveva valore!


La domenica di una volta!

Quand’ero giovane, la domenica era una festa anche esternamente. Per la riunione della chiesa si indossavano le scarpe e i vestiti migliori, non quelli di tutti i giorni! E, una volta tornati a casa, bisognava cambiarli subito per non sciuparli.
La domenica era davvero, come recita un noto poeta, “il dì di festa” e i credenti (soprattutto i più poveri) andavano al culto vestendo gli abiti migliori. Non erano “firmati”, ma erano decorosi, puliti e ben stirati.
Spesso mi chiedo come riuscissero i giovani e le ragazze di campagna a conservare così bene i loro vestiti in abitazioni spesso umide, con vecchi armadi e come facessero a proteggerli dalle galline, dalle oche e da altri animali che erano... di casa!

Le comunità erano piene di vita e gioiose, anche se soverchiate da tanti problemi. Amavano far festa.
Attualmente, invece, molte comunità mi sembrano vecchie e stanche, forse hanno perso la gioia di vivere, di ascoltare la Parola del Signore.
È con grande nostalgia che risento le preghiere spontanee dei fratelli che si alzavano da ogni angolo della sala: ringraziamenti, implorazioni di aiuto, di guarigioni, di pioggia. Drammatiche queste ultime, quando sul campo il granturco e i fagioli ingiallivano anzitempo per la siccità e il cielo continuava ad essere terso.
Mi chiedevo spesso come Dio non si commuovesse davanti a tali suppliche accorate.


Bisogno di cambiamento

Oggi l’incontro non deve superare i sessanta minuti e alla fine mi sembra che qualcuno tiri un sospiro di sollievo. Dio è servito. Adesso si può vivere tranquilli per un’altra settimana!

E i giovani dove sono?
Se non vanno più agli incontri della chiesa è davvero tutta e sempre colpa loro?
Come possono accettare incontri così noiosi, nei quali manca il senso della festa? Allora è comprensibile che la discoteca diventi la loro “chiesa”.
Forse sarebbero proprio i nostri giovani di oggi ad apprezzare di più gli incontri di una volta, così “pesanti”, ma così festosi e gioiosi! E nei quali... si dimenticava l’orologio.
Quanto a me, spero di non abituarmi ai 55 minuti e mezzo di riunione.
Cercherò di spiegarlo anche all’anziano, mio amico... se mi riesce. E lui capirà?

“Quando il figlio dell’uomo verrà, troverà egli la fede sulla terra?” (Lu 18:8).


Preghiera

Signore, indicami la strada
perché il mio passo da viandante
percorra sentieri di vita nuova.
Il mio piede vacilla
ma la mia anima conosce la tua voce.
La tua mano tesa non mi lascia solo,
come una fiaccola accesa
rischiara il mio cammino
nel silenzio e nella notte.

Ezio Coscia
(Assemblea di Sestri Levante, GE)