Un personaggio straordinario nei primi passi della Chiesa

BARNABA
“L’INCORAGGIATORE”

C’è bisogno nelle chiese locali oggi di fratelli che, accantonato il desiderio di emergere, si impegnino in un ministerio di incoraggiamento degli altri, risvegliando energie sopite e valorizzando doni trascurati. Barnaba è, dopo quello del Signore Gesù, uno degli esempi più incisivi che troviamo nella Parola.


Introduzione

Tra gli innumerevoli personaggi positivi di cui ci parla la Bibbia, in particolare nel Nuovo Testamento, spicca un uomo straordinario. Egli si rese disponibile a farsi guidare dallo Spirito Santo che lo spinse a compiere alcuni degli atti che cambiarono il corso della vita della nascente Chiesa, cominciando da quella locale in Gerusalemme.
Stiamo parlando di “Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba(At 4:36a). In realtà Barnaba era un soprannome con diversi significati:
• alcuni credono che possa significare Figlio dell’esortazione, o della consolazione” (At 4:36b),
• altri traducono il suo significato dall’aramaico “bar nàbìah” che significa “figlio del profeta”;
• altri ancora ritengono sia piuttosto la traduzione di un nome pagano, di derivazione babilonese, reso con “figlio del dio Nabu” (lo stesso dio presente nella radice del nome del re Nabucodonosor).
Il soprannome di Barnaba “Figlio dell’esortazione” con cui era conosciuto tra i credenti non era casuale, e nemmeno gli era stato assegnato dagli apostoli per una certa simpatia, ma perché probabilmente manifestava costantemente nella sua vita atteggiamenti di consolazione e d’incoraggiamento, che sono il reale significato del suo soprannome. Questa attitudine, l’incoraggiamento, non era l’unica nota positiva di questo straordinario credente, infatti, Luca nel libro degli Atti, lo descrive come “un uomo dabbene, e pieno di Spirito Santo e di fede”.
Con la guida dello Spirito Santo, cercheremo di conoscere meglio questo testimone del quale la Scrittura ci ha trasmesso la conoscenza, con l’intento di raccoglierne l’esempio che ci ha lasciato, nello stesso modo in cui lui avrà sicuramente osservato e seguito il “perfetto esempio di incoraggiamento”, cioè la figura e la persona del Signore Gesù Cristo.


L’inizio della storia…
a Gerusalemme

Barnaba era un ebreo, della tribù di Levi, ed era nativo dell’isola di Cipro, allora sotto dominio greco.
La storia biblica, nel libro degli Atti, ce lo presenta la prima volta a Gerusalemme, pochi momenti dopo la morte e la resurrezione del Signore Gesù Cristo. Fonti antiche riferiscono che Barnaba, chiamato apostolo più volte dal libro stesso degli Atti pur non appartenendo ai dodici, fu addirittura uno dei settantadue discepoli di cui si parla negli Evangeli.
Il suo primo atto ricordato nella Parola è un gesto di generosità e di altruismo per i “fratelli credenti” più poveri dell’allora neonata chiesa di Gerusalemme:
“Egli era padrone di un campo, lo vendette e ne consegnò l’importo deponendolo ai piedi degli apostoli” (At 4,37)
Barnaba fece ciò con vero amore e volontariamente, seguendo l’impulso della “grazia” e ripieno dello Spirito Santo. Non sappiamo se il suo slancio fu conseguente al conoscere i bisogni della chiesa a Gerusalemme, che stava attraversando una situazione critica dal punto di vista economico a causa delle persecuzioni. Forse era necessario che chi avesse delle disponibilità le mettesse in comunione, ad esempio anche per il bene della testimonianza ma non ne abbiamo la certezza; oppure la spinta era derivata da una scelta personale, o addirittura collettiva, di avere ogni cosa in comune. In ogni caso possiamo ricevere una bella lezione sull’amore fraterno concretamente esercitato da Barnaba nei confronti degli altri credenti e anche verso i non credenti. Egli mise in pratica i comandamenti ricevuti dal nostro “maestro divino” e che sono indicati molto bene dall’apostolo Giovanni: “Ma se qualcuno possiede dei beni di questo mondo e vede il suo fratello nel bisogno e non ha pietà di lui, come potrebbe l’amore di Dio essere in lui?”(1Gv 3:17). Qui troviamo una chiara indicazione a chiederci cosa facciamo di quanto il Signore nella sua misericordia ci dona ogni giorno: lo teniamo “tutto per noi” oppure doniamo con allegrezza?
Luca, nel seguito del libro degli Atti, aggiunge a questa primo cenno del carattere e della persona di Barnaba altre informazioni utili, e così lo descrive come “un uomo dabbene, e pieno di Spirito Santo e di fede” (At 11:24), ed è grazie a queste qualità che la sua autorità nella chiesa locale di Gerusalemme cresce, e di questa autorevolezza ben presto ce ne sarà bisogno.
Infatti, in quel periodo poco tempo dopo la Pentecoste, i cristiani di Gerusalemme sono sottosopra perché in città era tornato Saulo da Tarso, conosciuto da tutti come un fariseo zelante, nonché un persecutore spietato. Saulo (Paolo) arrivò a Gerusalemme, dopo aver messo in subbuglio Damasco a seguito della sua conversione e predicando nel nome di Gesù, e qualcuno disse di lui che era “un uomo di nessuno”. Non era più dei Giudei, dai quali si era dissociato; non era ancora della Chiesa, che di lui diffidava. Alcuni dicevano di lui: “non è quello che ci ha imprigionato?”. Qualcuno avrà anche pensato: “E se fosse un infiltrato…?”. E conoscendo la sua fama era uno da cui era meglio stare alla larga, tutto sommato.
“Paolo, venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi con i discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo ancora che fosse un discepolo” (At 9:26). Alcuni affermavano che egli fosse diventato un cristiano, altri pensavano che fosse una spia, ma chi si poteva fidare?

Barnaba vide questo “novizio” e chissà cosa avrà pensato di lui, della sua fama terribile, e che dire poi della sua conversione? E se fosse tutto un trucco per distruggere la chiesa di Gerusalemme dall’interno? Questi interrogativi avranno riempito la testa di Barnaba, e non sappiamo cosa poi gli fece cambiare idea. Dalla sua storia personale successiva sappiamo che non era un tipo facilmente influenzabile, e quindi cosa successe? Chissà, forse il Signore gli avrà parlato in qualche modo oppure lo avrà indirizzato ad ascoltare e ad accettare il nuovo arrivato.
Credo che la capacità di ascoltare di Barnaba sia stata importante, sia nell’ascoltare le indicazione dalla Parola di Dio, sia nell’ascoltare ciò che questo credente aveva da dire.
Chissà con quale sofferenza nel cuore e con quale angoscia si sarà reso disponibile a ricevere la confessione di SauloPaolo. Ma lo fece! Era disponibile non solo a ricevere un “uomo di nessuno”, ma si rese disponibile anche ad ascoltarlo.
Come capire chi ci sta davanti se non ci predisponiamo all’ascolto, ma quel tipo di ascolto intenso, con l’intenzione di “capire” e non di giudicare?
Quante volte ci capita di metterci nella condizione di “ricevere e ascoltare” chi ha bisogno?
Siamo disponibili a questo? D’altronde la Parola lo dice: “sia ogni uomo pronto ad ascoltare…”.(Gm 1:19). Quante benedizioni nel trovare uomini e donne che sanno ascoltare, magari senza pre-giudicare! A volte le persone hanno bisogno di parlare e sfogare i loro problemi, anche se seri e profondi. E ancora più spesso l’inizio di una reale conversione parte proprio da una sincera “confessione” di fronte a qualcuno che è pronto ad ascoltare.
Quello che accadde fu che Barnaba fu l’unico che lo ascoltò e gli credette, mettendo in gioco il suo onore, e si diede da fare perché fosse dato credito a Saulo/Paolo e affinché fosse accolto nella Chiesa.
“Allora Barnaba lo prese con sé, lo presentò agli apostoli e raccontò loro come durante il viaggio aveva visto il Signore che gli aveva parlato, e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù” (At 9:27).
Barnaba garantisce per lui, basta la sua parola, ed infatti: Saulo, che poi si chiamerà Paolo, “poté stare con loro e andava e veniva a Gerusalemme, parlando apertamente nel nome del Signore” (At 9:28).
Non è scritto da nessuna parte, ma sappiamo che quest’uomo, Barnaba, “ripieno di Spirito Santo” fu grandemente usato affinché lo stesso Paolo fosse accolto nella comunità e potesse passare dall’essere un uomo prima esterno e poi marginale nella chiesa, un ramo mai innestato, all’essere il grande apostolo dei Gentili. È bello vedere come Barnaba prese con sé Paolo, esattamente come qualche anno più tardi Aquila e Priscilla “presero con loro Apollo per esporgli più approfonditamente la via di Dio” (At 18:26). Personalmente trovo in Barnaba e in Aquila e Priscilla lo stesso sentimento amorevole nei confronti di un loro fratello “bisognoso” di cure e protezione e consolazione e poi di sostegno, e di incoraggiamento.
Barnaba aveva una qualità meravigliosa, purtroppo molto rara intorno a noi, ma che credo sia ancora oggi molto importante, egli sapeva INCORAGGIARE: sempre, comunque, senza se e senza ma!!

Barnaba a ragione possiamo dire fosse appartenente al gruppo di coloro che sanno “scoprire” e vedere il bene che germoglia, anche se i segnali di vita di quel bene sono quasi inesistenti. Come non andare col pensiero al nostro Signore nei confronti di Pietro e della sua ostinatezza ed impulsività?
Persone così sanno avvertire, “spiritualmente parlando”, la spinta alla crescita anche quando il germe è ancora sottoterra, nascosto e improduttivo. Sanno vedere aldilà del presente e del contingente, che a volte è fatto di pochezza e miseria, ma come fece il Signore con Pietro sanno che Satana chiede di vagliare i credenti ma essi pregano affinché la fede di questi “bisognosi” non venga meno durante la prova (Lu 22:31-32).

Un altro aspetto importante, che mi ha colpito di questo credente è che invece di dissodare e lavorare i terreni per le “proprie” ambizioni (o aspirazioni o fini o obiettivi), si dimostrò capace di evidenziare e mettere in risalto il bene negli altri spingendoli a germogliare e crescere, e partecipando attivamente ad attività comuni senza porsi il problema dei “meriti”.

Persone come Barnaba (e prima di lui Pietro, e successivamente Paolo) furono a pieno titolo credenti che, qualcuno, ha chiamato le “levatrici” della chiesa, cioè del popolo di Dio, che lo Spirito di Dio stava generando.

Barnaba è una figura di primo piano nella fervente comunità cristiana fiorita a Gerusalemme, dopo la Pentecoste, Era sicuramente preparato, uomo dotato spiritualmente e adatto a compiere grandi cose nell’opera di Dio.
Nulla in lui era casuale, né il suo amore, né il suo offrirsi agli altri, né la sua disponibilità a spendersi, né la sua prontezza a farsi da parte. Egli era un uomo che viveva ciò che aveva nel cuore, e che predicava ciò che viveva.
Come possiamo affermarlo?
La sua prima descrizione è un dipinto meraviglioso delle sue qualità, era un uomo dabbene, cioè buono. Ma di quella bontà che viene ed è mutuata da Dio stesso, perché “uno solo è il Buono” (Mt 19:17)! Egli rispecchiava il suo Dio e lo manifestava intorno a sé. Inoltre non solo era retto, ma era anche ripieno di Spirito Santo e di fede. Che meravigliosa descrizione. Mi domando se di ciascuno, a cominciare da me, si potrebbe dire così. Barnaba non solo aveva in sé lo Spirito Santo ma ne era ripieno, non solo aveva la fede ma ne era ripieno.
Credo si possano trovare qui, in questi tre aspetti, il segreto della vita straordinaria di questo uomo di Dio:
•Lo Spirito lo guidava,
• la fede lo sosteneva e
• la bontà era la mano di Dio in lui “tesa” verso gi altri.

Per tutto questo era tenuto in grande considerazione dagli apostoli, che lo scelsero per l’evangelizzazione di altre città, principalmente nelle terre dei Gentili. Erano queste le qualità necessarie per sostenere i gravosi compiti e combattimenti insiti nel “mandato”.

La Scrittura, proprio volendo presentare le sue “qualifiche” per quest’opera lo chiama apostolo, in senso generale, per ben tre volte (At 14:4,14; 1Co 9:5-6).

La sua disponibilità non era rivolta solo verso i bisognosi tra i suoi fratelli, ma si allargava anche a “chi” aveva il più grande “bisogno” e, cioè, quello di conoscere l’Evangelo la salvezza eterna in Cristo Gesù.

Lo possiamo immaginare assieme ai credenti di Gerusalemme gioiosi nel ricevere le notizie che arrivavano da altri “campi” di testimonianza e di missione. Al tempo della dispersione (la migrazione forzata dei Giudei da Gerusalemme a causa della persecuzione) avvenne che la predicazione dell’Evangelo avesse risultati straordinari, anche grazie alla prima grande evangelizzazione dei Gentili, in Antiochia che a quei tempi contava circa 500.000 abitanti.
Non avrà quindi esitato a seguire l’invito della Chiesa e degli apostoli di andare a “dare una mano” proprio ad Antiochia. Anche in questa occasione Barnaba ci dà un bell’esempio di ubbidienza e sottomissione. Avrebbe potuto rimanere a Gerusalemme, dove viveva, ma egli preferì “ubbidire a Dio” partecipando al piano del suo Signore.


Da Gerusalemme ad Antiochia

Arrivato sul posto, Barnaba avvertì immediatamente che quello era un terreno adatto alla semina della Parola di Dio, e che questa semina era solo all’inizio! Così “da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede, si rallegrò ed esortava tutti a perseverare con cuore risoluto nel Signore” (Att 11,23-24: si noti l’allusione al suo soprannome nella menzione della sua azione di “esortare”). Qualcuno potrebbe pensare che fosse un uomo “positivo”, capace di vedere il bicchiere sempre mezzo pieno. Preferisco invece pensarlo come un uomo virtuoso, cioè pieno di virtù spirituali e con una fede capace di reagire alle indicazioni dello Spirito Santo. Andò a riferire a Gerusalemme di come procedevano le cose, e domandò il benestare per prendere con sé il neo-convertito Saulo, prelevandolo nel suo ritiro di Tarso. Ricevuta l’approvazione Barnaba, allora, “partì alla volta di Tarso per cercare Saulo e, trovatolo, lo condusse ad Antiochia” (At 11:25-26).
Trovo interessante notare come in questo frangente Barnaba, prima di ogni cosa, ricerca e desidera l’approvazione della chiesa. Quanto è importante per ogni “servo del Signore”, non solo per i fratelli missionari, ricevere il benestare sull’opera da compiere dalla chiesa, e questa è una base solida e biblicamente importante che qualcuno oggi vorrebbe trascurare. Egli non “si manda da solo” ma si sottomette alle indicazioni della chiesa. Nessuno può pretendere di avere la rivelazione “in solitaria”!
Così il Signore guida le cose ancora oggi, perché la Parola di Dio non cambia ed è immutabile, esattamente come è immutabile colui che quella Parola l’ha tramandata a noi.

Un altro aspetto che mi fa riflettere riguarda come operò Barnaba, e cioè che fu lui ad andare a cercare Saulo, esattamente come fa spesso il Signore Gesù Cristo nei nostri confronti. Quante volte capita a noi di essere lontani, magari ritornati nella nostra “Tarso” per qualche motivo o problema, e lui (il Signore) cosa fa? Non ci lascia lì nell’ozio o in “pausa”, piuttosto manda un o una Barnaba a “trovarci” per condurci alla nostra “Antiochia” dove il Signore vuole vederci impegnati e all’opera.
Da questa solida base di comunione nell’opera seguirono effetti straordinari e di grande benedizione per il mondo intero, ebbe infatti inizio lo straordinario legame di unità d’intenti tra questi due compagni di missione e ferventi predicatori dell’Evangelo, Barnaba e Paolo.
Rimasero insieme per un lungo periodo in quella comunità ed istruirono molta gente e, dopo un anno di lavoro per mezzo dello Spirito Santo, vi furono così tante conversioni da far notizia, come si direbbe oggi in gergo giornalistico. Fu proprio lì, “ad Antiochia, che per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani” (At 11:26).
Spesse volte proprio l’apostolo Paolo più avanti avrebbe fatto riferimento all’importanza e all’utilità della “formazione” dei credenti, e sappiamo che è questa una grossa spinta alla crescita sia personale che comunitaria (riferimenti in Fl 1:9 e Cl 1: 9 a 11).


Da Antiochia “insieme”
verso il mondo intero

Ad Antiochia matura il piano per una missione in terra pagana, diretta anzitutto alle comunità ebraiche, ma che poi si aprirà a tutti. Barnaba e Paolo sono designati all’impresa (At. 13:2) direttamente dallo Spirito Santo. Essi avevano con loro, come aiutante, un giovane indicato all’inizio come “Giovanni detto Marco”, cugino di Barnaba, che secondo antiche tradizioni cristiane sarà poi l’evangelista Marco.
Durante il primo viaggio missionario la guida dell’evangelizzazione ai Gentili passò da Barnaba a Paolo. Fu infatti a Listra, in Licaonia, al termine del primo viaggio missionario, che avvenne qualcosa durante la predica; Paolo aveva notato la presenza di un povero storpio e ad un certo punto gli disse: “Alzati e cammina”, operando un prodigio. “La folla nel vedere quello che Paolo aveva fatto si mise a gridare: «Gli dèi in forma umana sono scesi tra noi!» E Barnaba lo chiamavano Giove, e Paolo Mercurio, perché dei due era il più eloquente” (At 14:8 a 12). Questo fatto avrebbe potuto minare la fiducia tra i due, oppure infastidire Barnaba che, da maestro e guida del gruppo, ora si trovava ad essere considerato “meno importante”! Quanti di noi avrebbero accettato con gioia l’accaduto? A parte il fatto che nessuno dei due era contento di questa celebrazione di sapore “paganeggiante” (lo vediamo dalla loro comune reazione nei vv 14 -17), possiamo comunque accorgerci che Barnaba non era per nulla geloso del più giovane ed eloquente compagno.
Egli sapeva che entrambi erano stati designati dal Signore stesso, che è l’unico capo dei credenti. Egli sapeva anche chi era il Signore perché “tutte le cose le opera quell’unico e medesimo Spirito, distribuendo i doni a ciascuno in particolare come vuole”. (1Co 12.11).
Che esempio per noi credenti che a volte siamo scoraggiati nel vedere riconosciuti i meriti di altri, o presentiamo “musi lunghi” quando qualcuno viene elogiato al posto nostro, nonostante forse il nostro impegno non fosse minore dell’altro. L’indicazione biblica è chiara, occorre cioè avere nei confronti dei nostri fratelli e sorelle che faticano nell’opera l’atteggiamento spiritualmente corretto che è quello di “tenerli in grande stima e di amarli a motivo della loro opera” (1Te 5:13).
Anche in questo caso le virtù di Barnaba ebbero il sopravvento, non perché fosse un uomo pieno di autocontrollo, piuttosto perché occorre ricordare che egli “era pieno di Spirito Santo” e quindi pronto ad abbassare sé stesso per dare gloria a Dio, esattamente come fece il Signore Gesù Cristo.

Questo primo viaggio missionario tocca Cipro e una parte dell’Asia Minore e portò grandi frutti spirituali ma anche fatiche, lotte e patimenti ai due, che vennero puntualmente riportati alla chiesa che li aveva mandati al loro ritorno, non solo per informarla ma per dare modo alla chiesa di gioire rendendo grazie a Dio, e vedendo il frutto delle loro preghiere. (At 14:27).


Ad Antiochia di nuovo,
poi a Gerusalemme

Durante la pausa tra il primo e il secondo viaggio missionario i due testimoni non rimasero con le mani in mano. E come avrebbero potuto due uomini del calibro di Paolo e Barnaba?
Fu un lungo tempo quello trascorso ad Antiochia, sempre pronti a predicare e a lavorare per il Signore, ma ad un certo punto fu necessario mandarli a Gerusalemme (verso l’anno 49) per la necessità di dirimere una questione apparentemente pratica, ma che in realtà aveva a che fare con la sana dottrina.
Qualcuno stava insegnando che se un credente non giudeo non si faceva circoncidere non poteva essere salvato.
Si riteneva fosse necessario per costoro un passaggio “di transizione” dal paganesimo attraverso il giudaismo e le sue osservanze, per arrivare alla salvezza. D’altronde anche i fratelli della circoncisione (giudei) avevano fatto questo percorso, escluso il paganesimo.
Questo punto di vista aveva creato discussioni, tant’è vero che si era deciso di indire un “concilio” proprio a Gerusalemme per discutere e dirimere la questione visti i diversi punti di vista in contrapposizione. Paolo e Barnaba furono incaricati, assieme ad altri due delegati Giuda detto Barsabba e Sila meglio noto come Silvano, di riportare le decisioni di quell’ incontro ad Antiochia (At 15:22). È da ricordare che l’allora Antiochia di Siria (ora in Turchia) era una metropoli cosmopolita con una presenza importante e viva di cristiani in costante e forte crescita.

Fu in quel occasione che gli apostoli a Gerusalemme, nel rimandare Paolo e Barnaba alla chiesa di provenienza dissero di loro che “avevano rischiato la loro vita per il nome del Signore Gesù Cristo”. Che bella testimonianza riguardo allo stile di vita di questi credenti.

Dopo il ritorno Paolo e Barnaba ritornarono alla loro abituale occupazione nella chiesa, e cioè essi erano impegnati “insegnando e annunciando la Parola del Signore” (At15:35).


Da Antiochia “separati”
verso il mondo intero

Ma la consacrazione iniziale ricevuta dallo Spirito Santo non poteva rimanere “ferma” in quella città, e così nuovamente Paolo propose di ritornare nelle chiese visitate, “per vedere come stavano i credenti” (At 15:36). Che bell’attenzione verso i loro fratelli, e soprattutto che testimonianza dell’atteggiamento del vero incoraggiatore che già si trovava anche in Paolo. Non era bastato loro di portare i fratelli lontani alla conoscenza dell’Evangelo, e neppure nello spingerli alla salvezza, dando loro i primi elementi della Parola. No, ora occorreva fortificarli attraverso una nuova visita. Erano tante le spinte contrarie all’Evangelo, le passioni a cui il mondo li sottoponeva e l’istinto del Signore Gesù abitava anche in Paolo e Barnaba, per cui era necessario andare a consolare e “corazzare” quei cari.
Questi uomini avevano l’animo di fortificare spiritualmente i loro fratelli, attraverso una cura pastorale, che allora più che mai era necessaria.
Che il Signore possa dare anche a noi lo stesso stimolo di rimanere “sempre” interessati verso i nostri fratelli della comunità, oppure verso coloro ai quali abbiamo parlato dell’Evangelo, e che magari ci sono lontani! Oggi i mezzi per stare vicini ai nostri fratelli non mancano, e sono più immediati di quei tempi. Oggi anche un sms può essere utile ad incoraggiare, anche un “piccolo messaggio” telefonico può essere di grande sostegno o di consolazione. Abbiamo tutti la possibilità di essere di “piccoli” Barnaba (incoraggiatori) per coloro che ci stanno intorno, vicini o lontani che siano. E a volte basta poco. Infatti “Chi potrebbe infatti disprezzare il giorno delle piccole cose, visibili agli occhi del SIGNORE che percorrono tutta la terra?” (Za 4:10).
Quante volte ho provato la sensazione di sentirmi solo, o di sentirmi “piccolo ed inutile” e così, proprio per questo il Signore (il Grande Incoraggiatore) ha lasciato scritto: “Al contrario, le membra del corpo che sembrano essere più deboli, sono invece necessarie” (1Co 12:22).

Il motivo del secondo viaggio missionario, che doveva vedere partire i due, era semplice perché credo che entrambi avessero nel cuore e nella mente un amore per quelle comunità che essi “per mezzo del Vangelo avevano generato nel Signore Cristo Gesù” (cfr 1Co 4:15; 1Te 2:7-8; 2Co 6:13). Un amore che li portava quotidianamente a vivere “l’ansia per tutte le chiese” (2Co 11:28), perché nel loro cuore risuonavano i gemiti, i problemi, i dolori di tutte le comunità che vogliono vivere in Cristo Gesù.
Mosso da quest’ansia apostolica proprio Paolo disse a Barnaba: “Torniamo a visitare i fratelli in ogni città in cui abbiamo annunziato la parola del Signore, per vedere come stanno” (At 15:36). Lo scopo principale di questo secondo viaggio era proprio il desiderio di rimettersi in contatto con quelle comunità da loro fondate, per conoscerne lo stato reale in cui si trovavano, per stimolarle a crescere maggiormente nella fede e nella carità, ed infine per rafforzare i legami di intimità di queste comunità con la Chiesa che aveva contribuito alla loro evangelizzazione.
L’ansia apostolica di Paolo fu subito condivisa da Barnaba. Solo un piccolo dettaglio si frappose ed impedì che i due apostoli intraprendessero insieme questo nuovo viaggio apostolico assieme. Non conosciamo il vero motivo, per cui tale questione da piccola sia divenuta tanto grande, al punto che i due missionari nel loro “stato di irritazione” (At 15:39) si separarono e presero strade differenti.

Ritornando a lui, al nostro fratello Barnaba vediamo come fu pronto alla spinta di partire per un secondo viaggio e prese, come compagno, Giovanni Marco e, seguendo l’itinerario del primo viaggio, salpò per Cipro (At 15:39). È l’ultima notizia che gli Atti ci danno di questo grande apostolo della Chiesa primitiva. Barnaba da questo momento scompare dal quadro biblico ed entra nella “storia” della chiesa.

Ritornando indietro di un passo scopriamo che la discussione prese il via dal fatto che Barnaba voleva prendere Giovanni Marco con loro per un secondo viaggio, ma Paolo rifiutò perché li aveva abbandonati durante il primo e se ne era tornato a casa (At 15:36-40). Il versetto 39 ci dice che tra loro nacque e ci fu una tale disputa che essi si divisero. Anche in questo caso però la “vista” spirituale di Barnaba si rivelò corretta, pur se dovette fare i conti con il disappunto di Paolo e perse la presenza e la compagnia, nonché la comunione nel servizio, di un uomo straordinario.
Quante volte dobbiamo assaporare la solitudine di certe scelte fatte per amore del Signore e della verità!
Questo non vuol dire che dobbiamo litigare per amore del principio biblico, in quanto dalla Parola del Signore sappiamo che il servo del Signore non deve contendere ma piuttosto deve essere “mite” verso tutti. In questo caso forse Paolo era stato negativamente impressionato dalla diserzione di Giovanni Marco, mentre Barnaba aveva accettato questo fatto come una sorta di debolezza “giovanile” spiritualmente parlando. Barnaba aveva capito che “le membra del corpo che sembrano più deboli, sono invece necessarie” (1Co 12:22). Egli dal par suo aveva un sentimento benevolo verso Marco, mentre Paolo era più intransigente. Forse Paolo non si ricordava che anche lui un giorno era stato rifiutato da tutti per il suo passato e per i suoi errori.
Il suo Signore lo aveva “cercato” e trovato sulla via di Damasco, e mentre era a Gerusalemme gli aveva mandato incontro “l’incoraggiatore” (Barnaba) per accoglierlo. Ora si stava intestardendo contro un suo fratello, che aveva sbagliato nel passato, e che probabilmente lui non aveva perdonato, o che comunque non considerava affidabile.

Non sappiamo cosa impedì la chiusura pacifica della discussione tra i due amici e compagni, ma il risultato fu che essi si divisero. Paolo non giudicò opportuno modificare il programma, preferendo separarsi dallo stesso Barnaba, e tra i due fu la rottura completa.

Cosa dire riguardo alla separazione tra Barnaba e Paolo? Prima di tutto Barnaba lavorerà da quel momento completamente su un altro “compagno d’opera”, Giovanni Marco, che più avanti sarebbe diventato a sua volta una pedina importante nell’evangelizzazione del mondo.
Un altro aspetto potrebbe essere che anche nella gloriosa Chiesa delle origini non mancavano difficoltà e punti di vista differenti anche tra le “colonne della chiesa”.
Potremmo considerare l’accaduto un pessimo esempio da non seguire riguardo alla collaborazione tra uomini di Dio e testimoni dell’Evangelo. In realtà tutti sappiamo che chi lavora può anche sbagliare. Ma soprattutto sappiamo che a volte siamo portati a giudicare gli altri, che ci stanno intorno con un metro di giudizio che non useremmo mai per noi.
Mi piace ricordare che se il Signore avesse ricordato gli errori di Pietro, e le sue cadute, dal punto di vista umano, mai e poi mai avrebbe dovuto chiedergli: “Tu mi vuoi bene? Tu mi vuoi bene? Mi ami tu?” E mai e poi mai avrebbe dovuto affidargli il ministerio che in seguito Pietro assunse. Ma diciamo grazie a Dio che non guarda i nostri fallimenti di ieri ma è pronto OGGI a farci crescere, giorno dopo giorno, verso la maturità spirituale, tesi a diventare “uomini perfetti” in Cristo in vista di quel beato domani in cui saremo con Lui (Ef 4:13). Egli sapeva che “tutti falliamo in molte cose” (Gm 3:2) e che siamo chiamati “se sorprendiamo un fratello caduto in qualche fallo, a ristabilirlo con spirito di mansuetudine”(Ga 6:1).
Quante ferite profonde, a volte distruttive, vengono provocate da fratelli che ritenendosi spirituali invece di rialzare i loro fratelli “più deboli” li condannano alla solitudine e li lasciano nella loro “colpa” avendoli giudicati e basta. È vero, sicuramente e senza ombra di dubbio, che “occorre confessare i propri falli e abbandonarli, per ottenere misericordia” (Pr 28:13).
Ma quando deve iniziare la misericordia?
Dio quando ha avuto misericordia di noi? Prima o dopo la nostra confessione di peccato? E noi non siamo chiamati a seguire il suo esempio?
Come non ricordare inoltre che a volte i nostri fallimenti sono usati dal Signore per portare avanti i suoi piani “gloriosi” nella nostra vita. Pensiamo al fallimento di Giobbe, che Dio stesso usò in modo meraviglioso. E che dire del fallimento di Giona? E di quello di Pietro?

Ritornando alla disputa sappiamo solo che anche questo faceva parte del piano di Dio, infatti non ci fu solo una “coppia” di evangelisti nel mondo ma ci furono due coppie. Se posso esprimere un mio personale pensiero credo che la “separazione” non fosse certamente nei piani né di Barnaba né di Paolo, ma in quelli di Dio sì.
Quella di puntare su Marco fu un’altra scelta felice di Barnaba, anzi del Signore, che operò nel cuore di Barnaba senza nulla togliere allo zelo missionario di Paolo.


Il seguito della storia…

A dire il vero nel caso di Giovanni Marco non fu l’unica volta che fra i due ci furono le classiche scintille. Paolo s’era pure arrabbiato con lui anche un’altra volta. Quando Pietro arrivò ad Antiochia, trovò Barnaba che, per non perdere i tradizionalisti della comunità, si era messo assieme a lui a seguire ancora le prescrizioni antiche dando l’impressione di appoggiarle. Paolo senza mezzi termini li definì “ipocriti” (cf. Ga 2:11-14).
Ovviamente, e come in ogni caso, la Parola non nasconde qualche lato “grigio” o umano della personalità di questo grande uomo di Dio. In quell’occasione non ubbidì alla voce dello Spirito Santo, ma preferì piuttosto seguire l’influsso religioso di altri, e così si astenne dal mangiare con i Gentili (Ga 2:13).
Questo dimostra che anche i grandi uomini di Dio, proprio perché uomini sono sottoposti alle passioni e alle tensioni umane come altri, e possono cadere quando non si lasciano guidare dallo Spirito Santo, e quando non vegliano sulla loro vita.

In Paolo il ricordo del suo “incoraggiante” amico rimase comunque talmente vivo e forte tanto che in ogni occasione possibile lo mandò a salutare. Tempo dopo, e probabilmente dopo essersi riconciliato anche con Giovanni Marco, scrivendo sia ai Colossesi che a Filemone manda infatti i saluti anche “di Marco” (e ai Colossesi precisa: “il cugino di Barnaba”). Infine, nella prima lettera ai Corinzi, l’apostolo ricorda che anche Barnaba, come lui, si manteneva col suo lavoro. (1Co 9:6)
Non poteva pensare altrimenti di un credente come Barnaba che era uno dei seguaci del vero “Figlio dell’esortazione”, che per farsi cristiano si è fatto innanzitutto povero.

Paolo e Barnaba, due differenti personalità, due uomini di Dio che si completavano a vicenda e che erano stati accoppiati, e successivamente divisi da Dio. Dio opera come vuole, a volte senza chiederci il permesso, ma non seguendo dei capricci come noi uomini, piuttosto facendo ogni cosa alla sua gloria.
A Barnaba venne attribuita la paternità della lettera agli Ebrei, mentre alcuni scritti apocrifi parlano di un suo viaggio a Roma e del suo martirio a Salamina per mano dei Giudei della diaspora che lo avrebbero lapidato, verso il 70 d.C.


Oggi c’è bisogno di uomini
e donne come Barnaba nella chiesa

Abbiamo visto come Barnaba fosse un uomo dedito all’incoraggiamento e alla consolazione.
Barnaba era l’uomo dell’incoraggiamento e con il desiderio di recuperare tutti e sempre. Ed era così chiaro questo dono che i credenti avevano perfino dimenticato il suo nome originario, Giuseppe, tanto era noto per questa sua dote.
Sapeva vedere il bene, credeva al cambiamento nelle persone, dava fiducia. Dio poteva andar tranquillo con Barnaba, infatti le meraviglie che Dio operava egli le vedeva, ne gioiva, le raccontava e ciò faceva del bene ai credenti e alle chiese che avevano il privilegio di stargli vicino, e che lo vedevano operare.
Mi piace considerare Barnaba come “una delle levatrici” del Cristianesimo.
Tutti noi credenti dovremmo cogliere il segreto, la sorgente del suo modo diverso di “vedere e guardare” gli altri. Questo modo di essere “amorevole” è semplicemente un dono di Dio. Proprio come fece il nostro Signore un giorno, infatti, dimostrando la sua grande compassione, “guardando in volto un giovane l’amò” (Mr 10:21). Persone come Barnaba non ambiscono a far “successo” o “carriera” in ambito spirituale. Sono così innamorate della verità che, scoprendola, ne gioiscono e vogliono farne parte agli altri senza tenere nulla per sé. Consapevoli di essere creature, trovano normale che Dio sia pronto a stupirle ad ogni angolo. C’è bisogno che ciascuno di noi sia nel suo quotidiano un “Barnaba”.
C’è ancora bisogno di Barnaba nelle nostre comunità, nelle nostre famiglie, ed è fuori di dubbio che anche tra marito e moglie l’incoraggiamento è qualcosa di fondamentale.
Oggi molti vogliono essere uomini o donne “di punta”, ma pochi trovano gioia nell’incoraggiare e promuovere gli altri, sapendo quando è il momento di andare a “mettersi accanto” e poi disponibili anche “a stare dietro” spingendo avanti gli altri, soprattutto nella (e con ) la preghiera.
Mai potrò scordare l’esempio di Samuele che anche di fronte ad un popolo disubbidiente e manchevole disse: “Quanto a me, lungi da me il peccare contro il SIGNORE cessando di pregare per voi! Anzi, io vi mostrerò la buona e diritta via” (1Sa 12:23). La preghiera, l’esempio e la disponibilità all’insegnamento sono ancora oggi i potenti mezzi che Dio vuole usare, ma vogliamo essere usati noi da Dio per il bene? Il miglior bene che possiamo fare agli altri è pregare per loro!!

Abbiamo bisogno più che mai di Barnaba, di persone pacificate dentro, senza ambizione gerarchica, forse con qualche svarione, non perfette, ma persone che fanno “respirare” le chiese, che danno coraggio ai giovani o ai deboli nella fede, che promuovono il bene, e che sanno vederlo dove è magari appena germogliato.
Ci vuole un po’ di Barnaba in ogni anziano, in ogni responsabile, in ogni genitore, in ogni credente!
Che il Signore ci dia di veder morire dentro di noi i virus dell’invidia e della gelosia, veleno proveniente dal serpente antico e “uccisore” delle comunità! Che il Signore faccia quotidianamente “seccare” la radice dell’egoismo che ci impedisce di vedere Dio all’opera nel mondo anche attraverso gli altri!

Possiamo anche noi cominciare adesso a crescere tendendo verso l’esempio perfetto del Signore Gesù Cristo. Forse sarà difficile ma possiamo ricordare che “Colui che ha cominciato in voi un opera buona la porterà a compimento fino al giorno di Cristo” (Fl 1:6), con “l’aiuto dello Spirito di Gesù Cristo” (Fl 1:19) per poter avere in noi “lo stesso sentimento di Cristo” (Fl 2:5).
Possiamo cominciare oggi dal nostro consorte, dal nostro figlio o dal nostro padre e madre; dal nostro anziano, nella nostra chiesa, con i giovani della comunità, possiamo esserlo nel nostro paese.
C’è ancora bisogno di dare fiducia e incoraggiamento oggi intorno a noi, seguendo il più grande esempio che abbiamo davanti a noi, e cioè quello del Signore Gesù Cristo.
Tutta la vita del Signore fu un esempio nel dare incoraggiamento e fiducia alle “anime” che incontrava. Che dire del suo incontro con la donna Samaritana? E come non rimanere stupiti nel vedere il Signore incoraggiare Marta e Maria? Che dire di Maddalena? E come non rimanere stupefatti dall’amore perfetto dimostrato nell’incoraggiante episodio della donna adultera (Gv 8)? Come non rimanere ammirati dall’incoraggiante discorso di Gesù ai suoi discepoli, che è arrivato sino a noi e che è contenuto nei capitoli 14 a 17 dell’Evangelo di Giovanni? Potremmo mai dimenticare l’incoraggiante “cura” del Signore verso i suoi discepoli per tre lunghi anni. E che dire della tenera cura personale e pastorale verso Pietro, e Giacomo e verso il giovane Giovanni?
Chiediamo a Dio di possedere in noi quello Spirito che ci fa essere come Cristo e che ci fa vedere come lui vede, e che ci fa pregare come lui pregava.
Che la sua umile mansuetudine possa riempire la nostra vita potendo cogliere il bello che germoglia negli altri e che ci aiuta a portare il suo Amore e rivelarlo agli altri, per portare gloria a Dio.
Che ciascuno di noi possa essere definito e ricordato come: “un uomo dabbene (buono), e pieno di Spirito Santo e di fede”.

Nota: Per chi desidera approfondire questo studio, altri cenni della storia di Barnaba si possono trovare in: Atti 4:36-37; 11:22-30; 12:25; capitoli 13-15; 1Corinti 9:6 e Colossesi 4:10.

Enrico Pasquini
(Assemblea di Lodi)