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Una riflessione quanto mai attuale
Potere o servizio?
Due modi di vivere AMBIZIONE E CHIAMATA Chi si sente chiamato dal Signore a svolgere qualsiasi servizio nella chiesa deve, seriamente e costantemente, verificare se sta servendo davvero il Signore oppure se sta servendo il proprio lustro personale, il proprio desiderio di affermarsi e di emergere. Ogni giorno deve chiedersi se sta servendo per ambizione personale di potere oppure per rispondere con la propria consacrazione ad una precisa chiamata del Signore. Ma anche le chiese locali devono, con la guida divina, discernere il servitore dal despota. Introduzione Potere o servizio? Sono passati più di dieci anni dalla prima volta in cui mi misi a riflettere su questo tema. Lo ricordo come fosse ieri. Avevamo chiesto ad alcuni ragazzi e ragazze di aiutarci nella organizzazione degli incontri per il gruppo giovanile di cui eravamo coordinatori. Dopo alcune settimane, ci siamo accorti che il malumore serpeggiava tra i membri del gruppo. Il motivo fu subito chiaro: il servizio che quei ragazzi svolgevano veniva percepito dagli altri come una posizione di privilegio, di potere... In un modo o nellaltro, tutti abbiamo un problema con la ricerca dellau-tocompiacimento e con il desiderio di prevalere sugli altri, non solo le persone che occupano posti di grande responsabilità. Provate a mettere il naso in una cucina, provate a fare le pulizie nella vostra chiesa locale, partecipate ad una campagna di evangelizzazione. Non importa lambito in cui ci troviamo ad operare. La tentazione di servire noi stessi anziché il Signore sarà sempre presente in quanto è una delle principali conseguenze del peccato. Nelle meditazioni che ho raccolto in questa serie, esamineremo il compor-tamento di diversi personaggi e impareremo dalle loro azioni la differenza che cè tra il servire il Signore e servire noi stessi, tra un vero spirito di servizio e uno spirito di potere. Come gran parte degli studi biblici, un effetto collaterale di queste me-ditazioni è quello di essere portati a vedere similitudini vere o presunte tra i personaggi più negativi ed alcuni fratelli che non ci sono particolarmente simpatici. Resistiamo a questa tentazione, vi prego. La mia speranza è che un grande numero di voi si trovi piuttosto ad esclamare: Quelluomo sono io!. Se questo dovesse accadere, non vi turbate perché è lo specchio della Parola che sta facendo il suo effetto. Non mettetelo via dimenticando subito ciò che avete visto. Sarebbe una occasione sprecata (Gm 1:23-25). Ambizione o Chiamata? Volontà di ottenere qualcosa che si desidera ardentemente. Il dizionario defi-nisce in questo modo la parola ambizione. Lambizione non é di per sé qualcosa di negativo ma cosa accade quando ciò che luomo desidera ardentemente non é ciò che il Signore ha preparato per lui? Cosa accade quando lambizione personale non va di pari passo con la chiamata di Dio? LA STRADA DI ADONIA Non si può certo dire che il re Davide abbia ricevuto molte soddisfazioni dai suoi figli. Absalom, qualche anno prima aveva cercato di togliergli il regno, lo aveva svergognato davanti a tutto Israele, e lo aveva costretto a fuggire per salvarsi la vita. Ora, un altro dei suoi figli, Adonia, incurante della volontà del padre, stava architettando un piano per diventare re a scapito del fratello Salomone: Adonia, figlio di Agghit, mosso dallambizione, diceva: «Sarò io il re!» E si procurò carri, cavalieri, e cinquanta uomini che correvano davanti a lui. Suo padre non gli aveva mai fatto un rimprovero in vita sua, dicendogli: «Perché fai così?». Adonia era inoltre di bellis-simo aspetto, ed era nato subito dopo Absalom. Egli prese accordi con Ioab, figlio di Seruia, e con il sacerdote Abiatar; essi si misero dalla sua parte e lo favorirono. Ma il sacerdote Sadoc, Benaia, fi-glio di Ieoiada, il profeta Natan, Simei, Rei e gli uomini valorosi di Davide non erano dalla parte di Adonia. Adonia sacrificò pecore, buoi e vitelli grassi vicino al masso di Zoelet, che é accanto alla fontana di Roghel, e invitò tutti i suoi fratelli, figli del re, e tutti gli uomini di Giuda che erano al servizio del re; ma non invitò il profeta Natan, né Benaia, né gli uomini valorosi, né Salomone suo fratello (1Re 1:5-10). Questo brano evidenzia alcune caratteristiche delluomo che coltiva una ambizione contraria alla volontà di Dio: 1. alterigia; 2. realizzazione di un piano per raggiungere lobiettivo; 3. ricerca di consensi; 4. lotta contro i veri servitori Di Dio. Vediamo passo dopo passo la strada percorsa da Adonia. Alterigia Sarò io il re!, questa frase echeggiava nello spazio compreso tra le orecchie di Adonia e lo riempiva di eccitazione. Voltaire aveva proprio ragione quando scrisse: Non lamore bisognava di-pingere cieco, ma lamor proprio. Immagino Adonia mentre cammina tra le strade di Gerusalemme, avanzando con il petto gonfio e lo sguardo altero, ripetendosi il medesimo ritornello: Sarò io il re!. Quelle parole suonavano davvero bene. Daltra parte Amnon, il primo-genito di Davide, era morto da tempo, assassinato dal fratello Absalom. Il tentativo di colpo di stato di Absalom, poi, non lo aveva portato più lontano di un terebinto nella foresta di Efraim in cui i suoi bellissimi capelli si erano impigliati dando al perfido Joab loccasione di liberarsi di lui (2Sa 18:9-15). Insomma, la strada per Adonia sembrava essere sgombra da ostacoli ed egli si era convinto di essere la persona giusta per regnare al posto di Davide suo padre. Probabilmente, il tranquillo Salomone non gli era sembrato il tipo che potesse mettergli i bastoni tra le ruote. Dio aveva indicato Salomone come successore di Davide (1Cr 22:7-10), ma Adonia non è interessato né alla volontà di Davide suo padre né alla volontà di Dio. Sono luomo giusto per questo lavoro pare pensare Adonia, rispondendo ad un telefono che non stava assolutamente squillando. Adonia aveva una posizione da raggiungere, una posizione che Dio non gli aveva dato ma che il suo cuore desiderava più di ogni altra cosa: essere il re di Israele! Egli era un bimbo viziato (nota il v.6: Davide non gli aveva mai fatto un rimprovero in vita sua) che quando si mette in testa una cosa la vuole ottenere a tutti i costi. Essere re comportava delle grandi responsabilità, ma Adonia pare non preoccuparsene. Egli voleva un giocattolo nuovo ed era convinto che il suo papà, come sempre, non glielo avrebbe negato. Piano per raggiungere lobiettivo Se il Signore non prende liniziativa, se il Signore non chiama, allora è luomo a prendere liniziativa e a procurarsi i mezzi per realizzare i propri obiettivi. Così, Adonia si da molto da fare per soddisfare la sua bramosia di potere. Nella sua superbia, egli era convinto di poter essere il re di Israele ma ora si trattava di convincere gli altri. Il suo aspetto era già bellissimo (1Re 1:6), ma occorrevano alcuni status symbol per essere davvero un re agli occhi della gente. Così, Adonia fa esattamente quello che aveva fatto Absalom prima di lui (2Sa 15:1): E si procurò carri, cavalieri, e cinquanta uomini che correvano davanti a lui (1Re 1:5). Il nostro aspirante re, si procura, in sostanza, tutto ciò di cui aveva bisogno per apparire ciò che non era: carri, cavalieri, e uomini che correvano davanti a lui. Oh, che impressione doveva fare tutto questo! Adonia sembrava proprio un re! Non è questa la logica del mondo? Dio non ti ha chiamato? Non cè problema. Se Dio non ti ha detto che sarai re, dovrai fare in modo che la gente pensi che tu lo sia e il gioco è fatto. A caccia di consensi Cosa potrebbe fare una persona ambiziosa senza qualcuno che la appoggi? Non gli resterebbe che mangiarsi il fegato nellimpossibilità di ottenere ciò che il suo cuore desidera. Purtroppo, è facile vedere un uomo che ama il Signore rimanere isolato e incompreso mentre, con altrettanta facilità, uomini pieni di sé stessi sono circondati da orde di ammiratori. Il potere attira più sostenitori di quanto riesca a fare il servizio. Così, dove cè qualcuno che aspira ad un posto che non gli spetta, ci sono sempre altri pronti a sposare la sua causa. Non siamo quindi sorpresi nel leggere che due figuri del calibro di Ioab e Abiatar abbiano deciso di salire a bordo della giostra di Adonia. Procurarsi dei consensi è essenziale per realizzare il piano di Adonia. Co-sì, dopo essersi procurato degli alleati, non gli restava che organizzare una festa con tanto di sacrifici di primordine: buoi e vitelli grassi. Unottima performance religiosa era essenziale per attirare ancora più simpatie. Lotta contro i servi di Dio Adonia non aveva ancora toccato il fondo. Dando una occhiata alla lista degli invitati di Adonia non troviamo traccia di Salomone e di coloro che lo supportavano, Natan, Benaia e gli uomini valorosi di Davide. Non è certo un caso. Chi cerca il potere che Dio non gli ha dato è costretto a mettersi contro coloro che Dio ha scelto. Salomone, il legittimo aspirante al trono di Davide diventa un nemico da cui difendersi, e con lui tutti quelli che lo appoggia-no. Lambizione non basata sulla volontà di Dio porta ad essere faziosi. Vi ricordate cosa aveva fatto Absalom, fratello di Adonia qualche anno prima? Absalom si alzava la mattina presto e si metteva da un lato della via che conduceva alle porte della città; quando qualcuno aveva un processo e si recava dal re per chiedere giustizia, Absa-lom lo chiamava e gli chiedeva: «Di quale città sei?». Laltro gli rispondeva: «Il tuo servo è di tale e tale tribù dIsraele». Allora Absalom gli diceva: «Vedi, la tua causa è buona e giusta, ma non cè chi sia delegato dal re per sentirti». Poi Absalom aggiungeva: «Oh, se facessero me giudice del paese! Chiunque avesse un litigio o reclamo verrebbe da me e io gli farei giustizia». Quando uno gli si avvicinava per prostrarsi davanti a lui, egli gli porgeva la mano, labbracciava e lo baciava. Absalom faceva così con tutti gli Israeliti che venivano dal re per chiedere giustizia; in questo modo Absalom conquistò il cuore della gente dIsraele (2Sa 15:2-6). Absalom aveva screditato il re Davide, suo padre, per portare il popolo di Israele dalla sua parte. Questo re lascia a desiderare, ma se ci fossi io mi interesserei di voi, le cose cambierebbero, ci sarebbe qualcuno che vi ascolti, diceva Absalom per conquistare le persone semplici. Chi cerca il potere non si ferma davanti a nessuno, neanche di fronte agli affetti naturali. Absalom si mette contro suo padre. Adonia si mette contro suo fratello. Si, direi che ora il fondo è stato proprio raggiunto. LA STRADA DI SALOMONE Il re Salomone mi giuri oggi che non farà morire di spada il suo servo (1Re 1:51), balbettava Adonia mentre si teneva aggrappato ai corni dellaltare. Qualche ora prima, Adonia stava ancora consumando il lauto pasto del suo banchetto quando gli era giunta notizia che Davide aveva fatto incoronare Salomone come re di Israele (1R 1:41-48). Tutti i convitati sparirono ancora con il boccone in bocca, con la stessa rapidità con cui si erano uniti ad Adonia. Ora, Adonia aveva paura. Luomo che qualche ora prima si autoproclama-va re di Israele, ora temeva per la sua vita. Suo fratello Salomone non aveva avuto bisogno di lottare. Non aveva dovuto cercare alleati. Non aveva fatto piani per raggiungere lobiettivo. Mentre Adonia ambiva ad una posizione che Dio non aveva preparato per lui, Salomone non aveva fatto altro che attendere la realizzazione della promessa di Dio. Mentre Adonia si stava dando un gran da fare per cercare alleati, Salomone poteva contare sugli uomini fidati di Davide. Gli uomini che amavano il loro re Davide, non si misero dalla parte di Adonia. Sadoc, Benaia, Sadoc, Simei, Rei e gli uomini valorosi di Davide rimasero al loro posto non cadendo nel tranello di Adonia. Sia ringraziato il Signore perché ci sono sempre uomini che sanno discernere chi è stato unto dal Signore da chi è semplicemente sporco di olio. Chi conosce quale sia la volontà di Dio non ha bisogno di procurarsi degli amici e di dimostrare agli altri qualcosa. Salomone non doveva fare altro che riposare nelle promesse di Dio e aspettare il giorno in cui suo padre Davide gli avrebbe lasciato il regno. Non bastava sembrare un re. Non bastava darsi arie da re. Non bastavano i carri, i cavalieri e i portaborse. Occorreva lunzione di Dio, la sua chiama-ta, il suo favore. In mancanza di queste cose, Adonia non poteva fare altro che restare attaccato ai corni dellaltare confidando nella magnanimità di suo fratello. Quando il Signore promette qualcosa, non abbiamo bisogno di forzare gli eventi. Egli manterrà le sue promesse per realizzarle al momento opportuno. LA STRADA DI DIOTREFE Adonia è un personaggio vissuto in unepoca talmente diversa dalla nostra che si potrebbe faticare a trovare applicazioni pratiche per noi. Qualcuno, a questo punto, potrebbe dire: Oggi, nessuno di noi può aspirare al regno. Inoltre, noi siamo dei credenti, abbiamo lo Spirito Santo. Non siamo sciocchi come Adonia. È vero, non possiamo aspirare al regno. Tuttavia, il desiderio di prevalere sugli altri, di dominarli, di dire loro cosa devono o non devono fare, è qualcosa che tormenta anche gli uomini del ventunesimo secolo; purtroppo non è cosa infrequente neanche tra i cristiani. Non vi sembra possibile? Leggete il seguente brano: Ho scritto qualcosa alla chiesa; ma Diotrefe, che aspira ad avere il primato tra di loro, non ci riceve. Perciò, se vengo, io ricorderò tutte le opere che fa, sparlando contro di noi con parole maligne; e non contento di questo, non solo non riceve egli stesso i fratelli, ma a quelli che vorrebbero riceverli impedisce di farlo, e li caccia fuori dalla chiesa (3Gv 9-10). Non vi sembra che questo Diotrefe sia descritto proprio come un Adonia neotestamentario? Eppure Diotrefe è un membro della chiesa, anche se vissuto quasi duemila anni fa. Lazione di Diotrefe si svolgeva nella assemblea locale e quindi egli non poteva certamente aspirare alla carica di re come Adonia, tuttavia egli era guidato dagli stessi principi che avevano animato Adonia: 1. Alterigia. Se Adonia passeggiava nelle strade di Gerusalemme ripeten-dosi: Sarò io il re, possiamo immaginare Diotrefe che passeggiava nelle strade della sua città pensando: Sarò io luomo più in vista della as-semblea. Certo, si tratta di una posizione ben diversa da quella a cui aspirava Adonia ma la motivazione è sempre la stessa: avere il primato, poter dominare sugli altri, il desiderio di chi cerca il potere. 2. Piano per raggiungere lobiettivo. Avete provato a chiedervi perché mai Diotrefe non voleva ricevere un apostolo? Se pensiamo al suo desiderio di avere il primato, non sarà difficile rispondere a questa domanda. Pro-viamo a metterci nei panni di Diotrefe per capire cosa poteva passargli per la testa. Certo, si tratta di speculazione, ma sono convinto che non andremo molto lontano dalla realtà. Egli voleva avere il primato nella chiesa, ma, evidentemente sapeva che quello non era proprio il suo posto e quindi temeva che un apostolo come Giovanni potesse evidenziare di fronte alla chiesa la sua non idoneità ad occupare quella posizione. Cosa poteva fare per evitare che Giovanni gli mettesse i bastoni tra le ruote? Rifiutarsi di invitarlo e costringere anche gli altri credenti a comportarsi nello stesso modo. Come Adonia, anche Diotrefe aveva un piano per raggiungere il suo obiettivo. 3. A caccia di alleati. È assolutamente impossibile che un uomo che aspi-ri ad avere il primato ci riesca se non ha almeno un piccolo numero di persone che lo sostengono. Quando un uomo si comporta nel modo descritto eppure viene tollerato dalla assemblea, è evidente che si era sa-puto procurare degli alleati. Probabilmente, il suo comportamento verso Giovanni serviva ad evitare di perdere un certo numero di sostenitori. 4. I giusti diventano nemici. Purtroppo, per poter raggiungere lobiettivo prefissato, Diotrefe doveva andare fino in fondo. Non si poteva impe-dire ai fratelli di ricevere Giovanni senza una motivazione, ma siccome non cerano motivazioni valide, non trovava niente di meglio da fare che sparlare contro Giovanni con parole maligne. In questo modo, anche egli, passeggiando per la strada di Adonia, finisce con il mettersi contro i veri servitori di Dio. Vi ricordate cosa faceva Absalom alle porte della città screditando Davide? Possiamo immaginare Diotrefe mentre faceva una attività simile alle porte della chiesa screditando un servitore di Dio come Giovanni. Che immagine triste! Luomo non si comporta in maniera diversa se si tratta di aspirare al regno, di essere presidente di una società di calcio o anziano di chiesa. Se è guidato dallambizione finirà per manifestare un certo tipo di comportamento che lo porterà ad allontanarsi inesorabilmente dalla volontà di Dio. LA STRADA DI DEMETRIO Nel brano che abbiamo appena riportato, subito dopo aver parlato di Diotrefe, lapostolo Giovanni afferma: Carissimo, non imitare il male, ma il bene. Chi fa il bene è da Dio; chi fa il male non ha visto Dio (3Gv 11). È ovvio il riferimento a Diotrefe come persona da non imitare. Ma dove trovare esempi di bene da imitare? Giovanni ne cita subito uno che probabilmente si trovava proprio in mezzo a loro. A Demetrio è stata resa buona testimonianza da tutti e dalla stessa verità; e anche noi gli rendiamo testimonianza e tu sai che la nostra testimonianza è vera (3Gv 12). Mentre Diotrefe cerca il primato e si agita per ottenerlo, Demetrio viene lodato e raccomandato da Giovanni perché egli rende buona testimonianza con la sua vita. La chiesa di Gaio stava sopportando Diotrefe e la sua prepotenza e lapo-stolo Giovanni sembra quasi voler aprire loro gli occhi sul fatto che nella loro assemblea ci sono persone come Demetrio che meriterebbero maggiore atten-zione: Invece di dare retta a Diotrefe, ci avete fato caso a quel Demetrio che ha ricevuto buona testimonianza da parte delle persone, si comporta bene, ed è raccomandato da Dio stesso (gli è stata resa testimonianza dalla stessa verità)? LA STRADA DI DIO Il Signore ha i suoi criteri per scegliere i suoi servitori e chiamarli al servizio che egli vuole affidare loro. A riguardo del regno di Israele Dio aveva dato delle indicazioni precise: Quando sarai entrato nel paese che il Signore, il tuo Dio, ti dà e ne avrai preso possesso e lo abiterai, forse dirai:Voglio avere un re come tutte le nazioni che mi circondano. Allora dovrai mettere su di te come re colui che il Signore, il tuo Dio, avrà scelto (De 17:14-15). Colui che Dio avrà scelto. Saul era stato scelto dal Signore. Davide era stato scelto dal Signore. Salomone era stato scelto dal Signore. Ad Adonia non restava che tenersi aggrappato ai corni dellaltare implo-rando per la sua vita. Era Dio che sceglieva i re. Era Dio che sceglieva i sacerdoti e i profeti. Ed è ancora Dio che oggi, nella sua assemblea, dona ai credenti i carismi necessari per la crescita della assemblea. Luomo deve solo riconoscere i doni che Dio ha dato per il bene comune. Oh se ci fossi io come anziano di chiesa le cose qui potrebbero davvero cambiare... I responsabili fanno quello che possono, ma se ci fossi io le cose potrebbero davvero cambiare. Purtroppo, come Absalom, critichiamo e di-sprezziamo gli uomini che Dio ha donato alla chiesa e spesso rispondiamo a chiamate che il Signore non ha mai fatto. Pensiamo di poter avere tutto ciò che vogliamo. Così, non ha molta impor-tanza quale sia la volontà di Dio per la nostra vita o quali doni ci abbia dato, perché abbiamo già deciso che saremo noi il solista del coro, il responsabile del gruppo giovanile, lanziano dellassemblea... E guai, se qualcuno ci vuole togliere il nostro giocattolo. Guai se qualcuno ci fa notare che non siamo adatti per svolgere un determinato lavoro o avere un determinato ruolo nella chiesa. A quel punto ci offendiamo, sbattiamo i piedi e minacciamo di andarcene. Bambini viziati. Magari con dieci, venti o più anni di conversione alle spalle. E senza rendercene conto abbiamo cominciato a percorrere la strada di Adonia. Viviamo in unepoca in cui limmagine è tutto. Viviamo in un mondo in cui, più che mai, apparire è più importante che essere. Così, anche nella assemblea, siamo spesso indaffarati a promuovere una certa immagine di noi per ottenere qualcosa in cambio dagli altri credenti, per realizzare il nostro obiettivo. Anche oggi ci sono dei Salomone che si basano sulle promesse del Signore e attendono con pazienza che il Signore li chiami a svolgere lincarico per cui li ha dotati, e ci sono degli Adonia che sono costretti a cercare degli alleati e a cercare di convincere gli altri del proprio valore. Anche oggi ci sono dei Demetrio che hanno ricevuto da Dio dei doni, hanno ricevuto una buona testimonianza da parte di tutti, sono raccomandati da Dio stesso, e ci sono dei Diotrefe che combattono per avere il primato nella chiesa del Signore. Purtroppo, a volte, le assemblee sono succubi degli Adonia e dei Diotrefe, mentre da qualche parte, tra le panche dellassemblea, ci sono dei Salomone che aspettano con fiducia lincarico che Dio gli vuole conferire e dei Demetrio che rendono buona testimonianza con la loro vita operando con i doni che Dio gli ha dato. Che Dio guidi la sua chiesa a discernere il servitore dal despota e a non cedere allinganno delle apparenze. E che Dio illumini ognuno di noi per discernere quale strada stiamo per-correndo. Quella di Adonia o quella di Salomone? Quella di Diotrefe o quella di Demetrio? Omar Stroppiana |