Una riflessione importante per ogni chiesa locale

PROBLEMATICHE SULLA
FIGURA DEGLI ANZIANI

Leggendo i testi biblici che delineano le caratteristiche da ricercare nella vita di ogni “anziano”, sorgono alcune perplessità alle quali è opportuno dare una risposta.


Anziani: quale età
e quale stato civile?


Ciao sono Carlo, scrivo da Modena per proporre un tema che nel nostro ambiente normalmente non viene trattato se non per ribadire l'interpretazione classica che ne viene data e sulla quale io però nutro più di una perplessità.
Si tratta del tema riguardante le caratteristiche che devono avere gli anziani che conducono una chiesa, in particolare per quanto riguarda l'aspetto dell'età che dovrebbe essere diciamo, adeguata, e sopratutto alla necessità di dover essere sposati con figli abbastanza cresciuti in modo da permettere di valutare la capacità del fratello di governare, criteri che, se presenti nel fratello candidato all'ufficio di anziano, darebbero senz'altro una ottima garanzia per la buona conduzione della chiesa.
L'interpretazione classica ci dice che entrambe queste caratteristiche sono indispensabili, questo sopratutto in base al fatto che nel brano in cui l'apostolo Paolo indica le caratteristiche richieste per chi dovrà svolgere questo ufficio (1Ti 3:2) prima di farne l'elenco usa la parola “bisogna”: “Bisogna dunque che il vescovo sia irreprensibile...”.
Questo imperativo sembra sbarrare la strada a qualsiasi tipo di dubbio, anch'io infatti in passato, non dubitavo di questa interpretazione, preciso che io stesso sono anziano ed ho entrambe questa caratteristiche non è perciò un problema che tocca me personalmente ma riguardo a questa lettura ho, come dicevo prima, alcune perplessità.

Una prima perplessità riguarda il fatto che interpretando letteralmente il brano citato, sembra di vedere una contraddizione nel comportamento dell'apostolo che l'ha scritto siccome fra i suoi più stretti collaboratori aveva scelto fratelli giovani e per quello che si capisce non sposati, come Timoteo e Tito.

Un altro problema
riguarda il fatto che, sempre in questo brano, si legge che i diaconi debbano avere le medesime caratteristiche degli anziani (?) “similmente o parimenti o allo stesso modo (a secondo delle traduzioni) i diaconi siano....”. Nel libro degli Atti però, al cap. 6 dove si parla della istituzione dei diaconi, fra le caratteristiche richieste dai dodici non si accenna al fatto che debbano avere una certa età né tantomeno al fatto che debbano essere sposati con figli.

Altro problema
riguarda il termine usato per indicare i fratelli chiamati a svolgere l'ufficio di anziani; sappiamo che la figura degli anziani nella società ebraica antica era riferita a persone letteralmente anziane di età, anzi probabilmente nominate proprio in virtù del loro diritto di anzianità per governare le case patriarcali. Questa figura viene spesso trasportata nella realtà della chiesa, al tempo della chiesa nascente però non viene usato solo il termine “anziano” per indicare quella funzione ma anche “vescovo” o “conduttore”, forse per significare che non era indispensabile il fattore dell'età?
Ultimo appunto che faccio riguarda l'insegnamento che troviamo nel capitolo 18 di Esodo nel quale Jetro, suocero di Mosè sottopone a Mosè e all'Eterno il consiglio che poi verrà accettato, di mettere come capi (di migliaia, di centinaia...) degli uomini che abbiano alcune caratteristiche morali e spirituali fra le quali ancora una volta non sono presenti né quella di avere un'età avanzata e né quelle di essere sposati con figli.

Oltre ai problemi di interpretazione che ho citato prima, mi domando un'altra cosa; com'è possibile che nelle chiese del periodo apostolico, chiese che probabilmente erano spesso di dimensioni familiari, composte forse da una o due decine di membri, si potessero trovare facilmente fratelli con entrambe quelle caratteristiche, oltre alle altre citate da Paolo, non era più probabile che quell'elenco volesse essere inteso piuttosto come una forte esortazione, un obbiettivo a cui tendere il più possibile tenendo comunque presente che la necessità principale delle chiese era di dover essere in ogni caso governate da una autorità, gli anziani appunto, nei quali dovevano essere presenti sopratutto le caratteristiche morali e spirituali citate anche nei brani che ho indicato prima (At 6:3; e Es 18:21)?
Ti ringrazio, che il Signore benedica abbondantemente la Sua chiesa.

Carlo



Come leggere le indicazioni
della Scrittura

Caro fratello Carlo,
grazie per la domanda e il tema che poni, sicuramente stimola una riflessione utile per gli anziani e le chiese in genere. Sono stato incoraggiato dal tuo desiderio di rendere partecipe la fratellanza della tua riflessione, spero che la risposta sia altrettanto incoraggiante per te e per chi leggerà.

In merito alla domanda relativa all’età degli anziani, devo dire che nel Nuovo Testamento in effetti non troviamo riferimenti anagrafici ma una evocazione dell’esperienza di vita e saggezza acquisita, che si trasmette dall’Antico al Nuovo Patto (Es 3:18; 4:19). L’apostolo Paolo, quando parla di anziani, fa riferimento soprattutto alla maturità, in 1Timoteo 3:6 dice che “non sia convertito di recente”, in modo che abbia il tempo di comprendere bene il valore dell’umiltà e del servizio per assolvere un tale compito. Non avendo indicazioni bibliche relative all’età, il criterio della maturità che ci viene dato, deve essere stabilito alla luce di tutti gli altri requisiti presenti nel Nuovo Testamento.

Anche per quanto riguarda l’essere sposati o no, mi pare di capire che l’esserlo sia per un anziano una condizione auspicabile ma non indispensabile. Le responsabilità familiari e il governo di una famiglia sono elementi di grande importanza per la vita, la formazione e l’equilibrio di un anziano ma non indispensabili per tale l’ufficio.
Il “bisogna” espresso in 1Timoteo 3:2, non si riferisce alla necessità di essere sposato, ma a quella di esserlo con una sola moglie, ossia l’avere una vita coniugale e sessuale ordinata e non licenziosa e dato che la Scrittura sancisce l’indissolubilità del vincolo matrimoniale, non deve avere una seconda moglie mentre la prima è ancora in vita (Mr 10:11).

Sull’età dei figli dell’anziano
(ammesso che ne abbia) non credo che la capacità di governare bene la propria famiglia si evidenzi quando i figli sono cresciuti ma si può valutare ad ogni stadio della loro crescita (Pr 22:6; 23:13); di Gesù ad esempio viene detto che “stava sottomesso” ai genitori all’età di dodici anni (Lu 2:51, 52).
Penso che si possa dire che se un anziano ha svolto bene il proprio compito di educatore sui figli piccoli, vedrà il frutto quando saranno grandi.

La situazione di Tito e Timoteo che a te appare come una contraddizione con il principio relativo all’età e all’essere sposati, conferma in realtà quanto abbiamo già detto, che pur essendo giovani e senza moglie (almeno per quanto ci è dato di sapere) avevano una buona maturità spirituale per svolgere il loro compito.
Dobbiamo comunque osservare che la loro funzione era più quella di inviati apostolici e compagni di missione di Paolo che di anziani stabili in una chiesa (1Ti 1:3, 18; Tt 1:5).

Il problema riguardante i diaconi e l’espressione “similmente” o “parimenti” o “allo stesso modo” riportate in 1Timoteo 3:8 che tu hai sottolineato e che l’apostolo Paolo usa nell’introdurre l’elenco delle loro qualifiche, che sono simili a quelle degli anziani dal punto di vista morale e spirituale con l’unica eccezione della capacità di insegnare, sta ad indicare che Paolo pur parlando del ministero di altre persone, insegna che analogamente “bisogna” che certe qualifiche siano ritenute indispensabili.

Quanto ad Atti 6 ed al considerare diaconi i sette uomini scelti per distribuire aiuti ai bisognosi, non mi sembra cosi facile concluderlo, perché essi fecero ben più che distribuire alimenti, Filippo e Stefano furono attivi evangelisti e contribuirono non poco alla crescita della chiesa. Stefano fu in seguito ucciso e Filippo si spostò in Samaria. Inoltre gli stessi non vengono citati nel libro degli Atti o in altra parte del Nuovo Testamento nel ruolo di diaconi. Per l’età ed il matrimonio credo che valga per i diaconi la stessa cosa che abbiamo detto sugli anziani.

I termini “anziani” o “vescovo” usati, sono riferiti come sai alle stesse persone. La parola “vescovo” sottolinea il compito di sorveglianza dell’anziano e quella di “anziano” evoca maturità esperienza e saggezza. Lo Spirito Santo guida i discepoli a far più uso del termine anziano “presbuteros” perché era libero da ogni significato monarchico o sacerdotale nello svolgimento di un ruolo guida, perché nella chiesa si conduce con Cristo e non come regnante. I termini con il loro significato non sono legati necessariamente ad una età avanzata ma ad una esperienza di fede consolidata e valutata dalla chiesa come stabile.
Quanto al caso di Mosè ed al suggerimento di Jetro, credo che la cosa non abbia un’attinenza diretta con l’anziano della chiesa, in quanto le persone scelte da Mosè dovevano essere “istruite nella legge e nei decreti” (Es 18:20), per essere preparate nell’amministrazione della giustizia, inoltre le loro qualifiche dovevano evidenziarsi non tanto in rapporto alle condizioni personali o familiari, ma morali, spirituali e di abilità, come l’essere capaci, fidati, timorati di Dio e persone che detestassero l’illecito guadagno per non corrompersi facilmente, caratteristiche legate alla funzione di un giudice.

Sull’ultimo punto relativo al rapporto anziani e numero di membri della chiesa, non possiamo trovare una risposta esplicita e non speculare su ciò che non è scritto. Resta fermo il principio espresso in Tito 1:6, dove l’apostolo dice: “quando si trovi”. Penso che è legittimo pensare, che gli apostoli e i loro inviati lavorassero sulla base delle qualifiche esistenti ed individuate.
La necessità che una assemblea ha di essere condotta non deve porre la necessità delle qualifiche in una prospettiva in divenire ma come presenza visibile alla comunità. Il carattere esortativo del tendere all’obbiettivo ha sicuramente un suo posto rilevante nella fase in cui si raggiunge il possesso delle qualifiche e nella perseveranza di crescere che si offre come esempio del gregge (1P 5:1, 4).
Se vuoi, possiamo ancora dialogare sull’argomento.
In Cristo nostro supremo bene comune


Otello Becchetti
(Assemblea di Città di Castello, PG)