Una lezione dai genitori di Sansone

I FRUTTI DI UNA
RELAZIONE APERTA

La moglie di Manoà ci offre il prezioso esempio di una moglie che non nasconde nulla a suo marito, perché ha costruito (e vuol continuare a costruire!) con lui una relazione sincera e trasparente. I benefici del suo comportamento si vedono già nella loro vita di coppia, ma, a lungo andare e nonostante le esperienze di disubbidienza che ne hanno costellato il cammino, si vedono anche nella vita di Sansone, suo figlio.


Comunicare in modo
sincero e trasparente


Nel libro dei Giudici al capitolo 13 è raccontata la storia di un’altra coppia lontana nel tempo: Manoà e sua moglie.
È subito evidente che loro due amano condividere, parlare e chiacchierare; indubbiamente desiderano un bambino che sembra non arrivare, ma questo non li ha allontanati, anzi, il loro modo di interagire è segnale di un rapporto fresco e vitale.
La donna, un giorno, riceve una visita a dir poco inaspettata: un uomo con il sembiante di un angelo.
L’annuncio che le rivolge è altrettanto inaspettato perché le dice che avrà un bambino e che non sarà un bambino come tutti gli altri, ma sarà un nazireo consacrato al Signore.
Può essere interessante, per scoprire qualcosa in più sulla loro vita di coppia, considerare il modo di comunicare di questa donna.
Lei, prima ascolta con attenzione, poi riferisce tutto al marito; sottolinea che non ha chiesto il nome dell’uomo che è venuto a parlarle e neppure ha chiesto da dove venisse. La sua è una comunicazione veritiera, trasparente, attendibile, non vengono tralasciati particolari che avrebbero potuto essere motivo di critica da parte di Manoà, infatti lei ammette tranquillamente che non ha chiesto certe informazioni, sembra, quindi, che non abbia paura di essere ripresa dal marito per questo e non omette nessuna parte della conversazione.
Il marito crede al racconto, infatti, poco dopo, rivolgendosi all’Eterno, fa cenno ad un uomo di Dio che è andato da sua moglie e al bambino che nascerà.


Voler imparare!

Forse anche Manoà ha bisogno di sentirsi parte di quell’evento così straordinario e vuole capire bene che cosa fare. La sua preghiera è la stessa che tutti papà e le mamma in attesa dovrebbero fare:
“Che cosa dobbiamo fare?”
Non basta chiederlo quando sono neonati, ma già prima che nascano, poi quando saranno bambini, adolescenti e una volta adulti, fino al giorno in cui lasceranno il nido:
“Signore insegnaci quello che dobbiamo fare!”.

Forse faremo più frequentemente questa richiesta nel periodo dell’adolescenza, quando i nostri figli sono soggetti a cambiamenti d’umore repentini e inattesi, ma l’attitudine ad imparare, nei genitori, è fondamentale. Dobbiamo essere pronti a rivedere atteggiamenti o abitudini alla luce della Parola di Dio, le abilità genitoriali non sono innate, si acquisiscono via via e questo vale anche per i credenti.


L’umiltà e la sottomissione
di un’ottima moglie


Noi donne siamo estremamente gratificate dal comportamento di questo angelo: torna da lei, non si ripresenta quando è insieme al marito, ma va dalla futura mamma, lei allora corre in tutta fretta, vuole che Manoà sia presente.
In questo atteggiamento c’è un forte insegnamento di grande umiltà e di vera sottomissione.
La donna poteva dire:
“Così come è apparso, l’angelo può andarsene se perdo tempo a cercare Manoà e poi sono io la protagonista di questa storia… sono io che partorirò, che allatterò, sarò io a curarlo e a passare più tempo con lui e poi l’angelo è tornato quando ero da sola… forse io sono un pizzichino più spirituale di mio marito!”
Ma lei è una buona moglie e un’ottima comunicatrice e va ad avvertire suo marito.
L’angelo dell’Eterno è una figura bellissima: non aggiunge una virgola alle notizie che aveva già dato e, per di più, altra gratificazione per noi donne, non risponde alla domanda sul nome che la donna aveva confidato al marito di non aver fatto.
L’angelo se ne va con il fumo dell’olocausto, Manoà è spaventato da tutto quello che è successo e pensa che moriranno entrambi dopo un’esperienza del genere.
Mi piace immaginarli e sottolineare gli aspetti della femminilità e della mascolinità che vengono fuori da tutta la vicenda: lui tutto estasiato da visioni spirituali, lei più concreta che tenta di riportarlo sulla terra:
“Ma Manoà, mi spieghi perché dovremmo morire? Hai capito che abbiamo tutte le istruzioni per la dieta durante la mia gravidanza e su quello che dovremo fare per il bambino? Ma insomma, mi ami? Hai capito che diventerai papà?”


Non si può avere
tutto ciò che si vuole


E finalmente arriva il giorno in cui quel “piccolo sole” viene ad illuminare la vita di questa coppia.
Sansone cresce con la consapevolezza che certe cose lui non le può fare, ma i suoi amici sì, e la voglia di farle, forse, pian piano aumenta.
Queste tre regolette per lui un po’ assurde, diventano opprimenti:
• no ad un bicchiere di buon vino
• no a toccare cose morte
• no ad un bel taglio di capelli alla moda
Credo che Manoà e sua moglie avranno spiegato bene a Sansone il perché, infatti vedere un angelo che annuncia la nascita di tuo figlio, non è cosa che capiti tutti i giorni o che si possa dimenticare andando in là con gli anni.
Ma penso anche che Sansone una volta adolescente nel vedere i suoi muscoli ben torniti si sarà montato la testa.
Sansone con dei capelli lunghi e folti, muscoli da palestrato, è un tipo che piace alle donne, quando va in giro si voltano e anche lui ha un debole: le donne gli piacciono davvero tanto.
Così un giorno ne vede una e pensa:
“Mi piace, la voglio!”
“Mi piace il motorino….lo voglio!”

“Mi piace quella macchina e quel computer e l’emmepitre e il dvx e il palmare…”
È importante che fin da piccoli i nostri figli si abituino, qualche volta, a cedere:
“Lo vuoi, lo so che ti piace, ma non puoi averlo.”
Altrimenti come faremo quando saranno alti più di noi di almeno dieci centimetri e tutto intorno a loro li spinge già, quotidianamente, a prendere ciò che vogliono perché tutto gira intorno a loro?
È meglio non dire troppi no, ma quando abbiamo espresso un divieto (a meno che ci accorgiamo di aver sbagliato e può capitare!) dobbiamo cercare di rimanere ferme.
Lo stesso atteggiamento va tenuto con tutti i figli tanto con quelli che sono più disponibili ad accettare quel no, tanto con quelli che si irritano o ti lusingano pur di ottenere. Li aiuta vedere che abbiamo tenuto lo stesso atteggiamento con il fratello o la sorella, ma li aiuta ancora di più vedere che anche noi siamo pronti a rinunciare, e che anche per noi è duro mettere in pratica:
“Mi piace... ma ne faccio a meno!”.


A volte si vede meglio nel buio

I genitori di Sansone cercano di dissuaderlo, ma poi saranno proprio loro a muoversi per realizzare il desiderio di Sansone.
Anche se, questa volta, si intravede la guida di Dio, è evidente che, in seguito, quando mangerà il miele dalla carcassa di un leone, o quando se ne andrà con una prostituta, saranno più i suoi istinti ad essere soddisfatti che non il voto di nazireato.
Penso che la forza e la prestanza fisica di Sansone siano state per lui occasione di caduta e molto difficili da gestire: uccidere trenta uomini e poi mille come niente e rimanere umile e sottomesso alla volontà del Signore per la sua vita non poteva essere facile.
Ma sono anche convinta che Sansone abbia preso coscienza di sé e del suo modo troppo istintivo di agire solo quando si è trovato legato ad una macina con una catena che poco tempo prima avrebbe spezzato in un istante; nella debolezza dell’handicap, nella cecità, credo che abbia avuto una visione più chiara della vita rispetto a quando vedeva gli sciacalli nascosti fra le rocce o a quando faceva l’occhiolino alle donne.
“Il piccolo sole” comincia a vedere meglio nel buio più totale di una lugubre prigione di Gaza.
Si rivolge a Dio ed egli lo esaudisce, ma Sansone sarà costretto a chiedere l’aiuto di un bambino, l’essere più debole e insignificante, insieme alla donna, per quel tempo.


Affidare i figli al Signore!

Sansone è ricordato nella lettera agli Ebrei per la sua fede, quindi ebbe quella fede grande come un granello di senape che fu sufficiente.
Ecco perché questa è una storia travagliata, ma a lieto fine!
I nostri figli possono arrivare al Signore in tempi e modi diversi, il nostro impegno deve essere quello di condurli ai piedi dell’Eterno e non di ostacolarli.
Forse in questo momento ci sembrano lontani e sordi alla sua voce, non stanchiamoci mai di intercedere per loro, noi abbiamo pur sempre una visione parziale e distorta, ma sappiamo che la volontà di Dio è che tutti gli uomini siano salvati.
Ricordando l’articolo apparso nel numero di maggio, abbiamo fatto un lungo viaggio, dall’Eden fino ad una prigione di Gaza, abbiamo incontrato uomini e donne che ci assomigliano, in cui ci riconosciamo, dai quali abbiamo tanto da imparare.

È solo così che la nostra famiglia potrà essere BEATA, perché ha l’Iddio di Giacobbe per suo aiuto e la sua speranza poggia (sempre e comunque) nell’Eterno suo Dio che ha fatto il cielo e la terra, il mare e tutto ciò che è in essi e che mantiene la sua fedeltà in eterno (Sl 146:5).

Anna Brandoli Moretti
(Assemblea di Firenze)