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trovare riposo
     


      Uno degli appelli più famosi di Gesù, il più delle volte usato in chiave evangelistica ma reale ed efficace anche per la vita di coloro che sono già suoi discepoli, contiene, ripetuta per ben due volte, la promessa di “riposo” (Mt 11:28-30) rivolta alle persone che si sentono “affaticate e oppresse”. In questi giorni avvertiamo, forse più che in altri momenti dell’anno, la stanchezza per i tanti impegni che abbiamo dovuto affrontare nell’arco del 2007, per i pesi che abbiamo dovuto portare, per gli ostacoli che abbiamo dovuto superare, per i problemi che abbiamo dovuto risolvere, per le prove che abbiamo dovuto sopportare. Impegni, pesi, ostacoli, problemi, prove uguale: stanchezza e, talvolta, oppressione, ma... quando sarà possibile avere un momento di “riposo”? Forse è proprio quello che molti sognano pensando al 2008! L’invito di Gesù, davanti ai ritmi cui ci costringe la vita moderna, è quanto mai attuale: tutti ci sentiamo “stanchi ed oppressi”, tutti abbiamo bisogno di “riposo”. Ma “il riposo” che ci offre Gesù non consiste nella cessazione di ogni attività e di ogni impegno e neppure nella scomparsa dei pesi, delle prove. Consiste piuttosto nell’alleggerimento del carico (“Venite a me... ed io vi alleggerò” traduceva Diodati, cioè “vi renderò più leggeri”). Gesù promette di alleggerirci. Il suo invito è, fra l’altro, in piena sintonia con quanto centinaia di anni prima aveva scritto Davide: “Getta sul Signore il tuo affanno ed egli ti sosterrà” (Sl 55:22). Ma in quale modo Gesù ci rende più leggeri e ci dà riposo? Scopriamo nell’invito di Gesù che l’alleggerimento e il riposo promessi si realizzeranno a tre condizioni, conseguenti alle nostre scelte.
      Prima di tutto dobbiamo scegliere di andare a Gesù (“VENITE a me”). Non è un’azione semplice, come potremmo pensare, perché andare a Gesù implica la rinuncia ad ogni presunzione di poter vincere da noi fatica ed oppressione. “Vado a Gesù”, perché riconosco la mia assoluta incapacità di alleggerirmi e di trovare riposo, ma “vado a Gesù” senza nulla nascondere, portando ai suoi piedi i pensieri, i sentimenti, le emozioni, le esperienze, le relazioni che stanno rendendo faticoso il mio cammino e che mi stanno schiacciando sotto un peso sempre più opprimente. Non devo lasciare la mia situazione, ma devo andare a Gesù con la mia situazione, così come sono. Come potrà rendermi più leggero, se gli nasconderò i miei pesi?
      In secondo luogo sono chiamato ad imparare da Gesù (“IMPARATE da me”). Gesù indica la mansuetudine e l’umiltà di cuore come elementi fondamentali del suo programma di lezione. Ma egli non è soltanto il Maestro che insegna, è anche il Maestro che vive, cioè che accompagna con l’esempio il suo insegnamento. Mi sono mai chiesto di quanti pesi sarei stato alleggerito se fossi stato “mansueto” nelle mie esperienze e nelle mie relazioni e se sentimenti, pensieri ed emozioni fossero stati sempre frutto del mio essere “umile di cuore”?
      Infine - ed è la condizione più difficile che mi viene chiesto di soddisfare - devo afferrare il giogo che Gesù mi porge perché io lo metta da solo sul mio collo (“PRENDETE su di voi il mio giogo”). Non sono un cavallo o un bue costretto, senza alcuna possibilità di esserne liberato, a portare il giogo che un padrone autoritario gli impone. Io sono un uomo libero al quale il Cristo, con dolcezza e con amore, offre il suo giogo. Posso accettare o rifiutare il suo invito, la sua offerta. Ma, se la accetto, devo sapere che afferrare e prendere su di me il giogo di Gesù significa scegliere di essere guidato totalmente da lui, nel campo che lui sceglierà per me, nella direzione che lui mi indicherà, significa rinunciare a me stesso per abbandonarmi totalmente a lui. È accettando di prendere questo giogo che troverò “riposo”! Ed essere guidato da lui sarà talmente bello che, stando sotto il gioco, non proverò disagio, ma avvertirò tutta la “dolcezza” della sua guida e, soprattutto, la leggerezza del suo carico.

Paolo Moretti