Una riflessione quanto mai attuale

Potere o servizio?
Due modi di vivere:
DUE ALBERI DUE FRUTTI

L’albero del potere e l’albero del servizio non sono diversi solo nella loro origine e nella loro natura, ma soprattutto nei frutti che producono. Il primo pone l’uomo al centro e, di conseguenza, cerca la gloria e l’applauso degli uomini; il secondo invece pone Dio al centro, avendo così come unico obiettivo quello di glorificarlo e di riceverne l’approvazione.


Ogni strada conduce alla sua destinazione. Ogni albero produce il suo frutto.

“Li riconoscerete dai loro frutti. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così, ogni albero buono fa frutti buoni, ma l'albero cattivo fa frutti cattivi...” (Mt 7:16-17).

L'albero del potere e quello del servizio producono frutti ben diversi.


POTERE. L’UOMO AL CENTRO

L'albero del potere è antropocentrico, ovvero mette l'uomo al centro dell'universo.
I suoi frutti sono quindi l'interesse dell'uomo, la gloria dell'uomo e l'applauso dell'uomo. Come disse un saggio ebreo:
“Non c'è spazio per Dio in colui che è pieno di sé stesso”.


Gli interessi dell'uomo

Chi cerca il potere serve sé stesso e non può fare altro che perseguire i propri interessi.
Già ai tempi dell'apostolo Paolo, era difficile trovare delle persone disinteressate che servissero il Signore senza secondi fini:

“Poiché tutti cercano i loro propri interessi, e non quelli di Cristo Gesu” (
Fl 2:21).

Paolo aveva dedicato la sua intera esistenza al Vangelo ma faticava a trovare collaboratori che condividessero tale abnegazione. Come vedremo, Timoteo ed Epafrodito costituivano delle incoraggianti eccezioni.
Gli interessi personali di ognuno possono essere svariati. C'è chi cerca il successo, la fama o chi è attaccato al denaro. Altri desiderano dominare sul prossimo.
Il Signore aveva detto a Saul di votare allo sterminio Amalec senza risparmiare alcun essere vivente che gli appartenesse (1Sa 15:3). Ma Saul non diede ascolto al Signore, infatti egli ed il popolo votarono allo sterminio ogni cosa senza valore e inutile ma risparmiarono Agag e il meglio delle pecore, dei buoi, gli animali della seconda figliatura, gli agnelli e tutto quel che c'era di buono (1Sa 15:9).
Quando il Signore mandò Samuele a denunciare il comportamento di Saul, quest'ultimo cercò di giustificarsi in questo modo:

“Samuele disse: «Che cos'è dunque questo belar di pecore che mi giunge agli orecchi e questo muggire di buoi che sento?». Saul rispose: «Sono bestie condotte dal paese degli Amalechiti; perché il popolo ha risparmiato il meglio delle pecore e dei buoi per farne dei sacrifici al SIGNORE, al tuo Dio; il resto, però, l'abbiamo votato allo sterminio »”.

Saul non era sinceramente pentito per la sua disubbidienza ma cercò di coprire il proprio peccato invece di confessarlo al Signore. Inoltre stava cercando di scaricare le proprie responsabilità sul popolo.
A questo punto, Saul avrebbe dovuto essere desolato per la disubbidienza commessa e per il suo tentativo maldestro di giustificarsi, ma, dopo aver dibattuto con Samuele per cercare di farlo tornare sui suoi passi, egli manifestò ciò che gli stava davvero a cuore:

“Ho peccato; ma tu adesso onorami, ti prego, in presenza degli anziani del mio popolo e in presenza d'Israele; ritorna con me e mi prostrerò davanti al Signore, al tuo Dio” (1Sa 15:30).

Adesso onorami! Benché ammetta di aver peccato, Saul non era preoccupato per il giudizio di Dio quanto per la propria reputazione davanti agli uomini. Il potere aveva portato il suo triste frutto nella vita di Saul.


La gloria dell'uomo

È difficile resistere alla tentazione di vantarsi quando abbiamo fatto qualcosa che ci rende speciali agli occhi degli altri, qualcosa per cui vorremmo ricevere delle lodi.
Vi ricordate la storia del re Nabucodonosor? Egli era stato innalzato e utilizzato da Dio per punire Israele, ma all'apice della sua grandezza quest'uomo non diede gloria a Dio:

“Dodici mesi dopo, mentre passeggiava sul terrazzo del palazzo reale di Babilonia, il re disse: «Non è questa la grande Babilonia che io ho costruita come residenza reale con la forza della mia potenza e per la gloria della mia maestà?»” (Da 4:29-30).

La risposta di Dio non si fece attendere:

“Sappi, o re Nabucodonosor, che il tuo regno ti è tolto; tu sarai scacciato di mezzo agli uomini e abiterai con le bestie dei campi; ti daranno da mangiare erba come ai buoi, e passeranno sette tempi sopra di te, finché tu riconoscerai che l'Altissimo domina sul regno degli uomini e lo dà a chi vuole” (Da 4:31-33).

È il Signore che rende grandi o piccoli, che domina sull'universo e dona il regno a chi vuole. Dopo queste parole Nabucadonosor perse la ragione e visse in maniera selvaggia, come se fosse un animale selvatico, per sette anni dopo i quali imparò la lezione e, come vedremo, diede gloria a Dio.

Nel Nuovo Testamento vediamo un episodio simile:

“Nel giorno fissato, Erode indossò l' abito regale e sedutosi sul trono, tenne loro un pubblico discorso. E il popolo acclamava: «Voce di un dio e non di un uomo». In quell' istante un angelo del Signore lo colpì, perché non aveva dato la gloria a Dio; e, roso dai vermi, morì” (At 12:21-23).

Erode prese per sé stesso la gloria che spettava a Dio e il Signore lo fece morire. Dio non sopporta la superbia e il vanto nell'uomo.
Quando l'uomo è al centro, egli trae gloria dalle cose che fa. Alcuni Corinti, ad esempio, si erano gonfiati d'orgoglio esaltandosi e dimenticando che i loro doni spirituali erano stati donati da Dio. Il Signore li esorta così attraverso Paolo:

“Infatti, chi ti distingue dagli altri? E che cosa possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l'hai ricevuto, perché ti vanti come se tu non l'avessi ricevuto? ” (1Co 4:6-7).

Ogni cosa che abbiamo l'abbiamo ricevuta dal Signore. Non dimentichiamolo quando siamo tentati di vantarci e di glorificare noi stessi.


L'applauso dell'uomo

C'è una buona notizia per chi ha messo il proprio io sul trono della propria vita. Infatti, egli otterrà la retribuzione che gli spetta, riceverà esattamente ciò che ha cercato.
Considerate questa affermazione del Signore Gesù:

“Guardatevi dal praticare la vostra giustizia davanti agli uomini, per essere osservati da loro; altrimenti non ne avrete premio presso il Padre vostro che è nei cieli” (Mt 6:1).

Per quale motivo non ci si può aspettare un premio da Dio quando si pratica la propria giustizia per essere osservati dagli uomini? Semplice: se è per l'applauso degli uomini che serviamo il Signore, sara l'applauso degli uomini il premio che avremo. Niente altro.
Gesu illustra proprio questo principio, ripetendo il medesimo concetto per tre volte:

“... per essere onorati dagli uomini... questo è il premio che ne hanno” (Mt 6:2).

“...per essere visti dagli uomini... questo è il premio che ne hanno” (Mt 6:5).

“... per far vedere agli uomini che digiunano... questo è il premio che ne hanno” (Mt 6:16).

Chi può negare il valore che l'elemosina, la preghiera e il digiuno hanno davanti al Signore? Il punto del brano in questione, però, è un altro. Tutto gira intorno al motivo per il quale pratichiamo la giustizia: per essere visti e ammirati dagli uomini o per essere approvati da Dio?
Il prezzo da pagare alla propria vanità è proprio quello di non potersi più aspettare nulla dal Signore.
La frase “questo è il premio che ne hanno”, che il Signore Gesù utilizza, è proprio quella tipica di un contratto e sta ad indicare che chi ha prestato la sua opera ha già ottenuto il proprio compenso e non può pretendere piu niente dall'altra parte in causa. Questo è il senso delle parole di Gesu: se abbiamo ricevuto l'applauso degli uomini, abbiamo già ricevuto il premio, siamo stati già pagati, non possiamo piu pretendere nulla.
Insomma, se quello che vuoi è l'applauso della gente, prenditelo pure se ti accontenti di così poco. Ricordati, però, che il Signore potrebbe darti molto di più.


SERVIZIO: DIO AL CENTRO

L'albero del servizio è teocentrico, pone Dio al centro di ogni cosa.
La strada del servizio prevede che Dio scelga gli uomini, che li guidi e che raccolga i frutti del loro servizio.
Il servizio fa l'interesse di Dio, dà gloria a Dio e cerca di piacere a Dio. Il servizio non cerca l'applauso dell'uomo ma cerca il premio del Signore.


Gli interessi di Dio

Come abbiamo visto, l'uomo che vive per il potere cerca sempre il proprio tornaconto. Il vero servitore, invece, cerca l'interesse comune, portando del bene alla comunità del Signore:

“Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a sé stesso, cercando ciascuno non il proprio interesse, ma anche quello degli altri” (Fl 2:3-4).
Secondo 1Corinzi 13:5, “l'amore non cerca il proprio interesse”.
Il servizio è caratterizzato proprio dall'amore per Dio e per gli altri.

Nella stessa lettera ai Filippesi, oltre al supremo esempio di Cristo e a quello dell'apostolo Paolo che era in prigione per il Vangelo, vengono citati due credenti che hanno sacrificato i propri interessi per quelli del Signore:

“Infatti non ho nessuno di animo pari al suo che abbia sinceramente a cuore quel che vi concerne. Poiché tutti cercano i loro propri interessi, e non quelli di Cristo Gesù. Voi sapete che egli ha dato buona prova di sé, perché ha servito con me la causa del Vangelo, come un figlio con il proprio padre” (Fl 2:20-22).

“Accoglietelo dunque nel Signore con ogni gioia e abbiate stima di uomini simili; perché è per l'opera di Cristo che egli è stato molto vicino alla morte, avendo rischiato la propria vita per supplire ai servizi che non potevate rendermi voi stessi” (Fl 2:29-30).

Mentre tutti cercavano i propri interessi, Timoteo ha servito la causa del Vangelo. Epafrodito addirittura ha rischiato la vita per il vangelo stando vicino all'apostolo Paolo e provvedendo alle sue necessità anche mentre quest'ultimo si trovava in prigione.
Mentre Saul si preoccupò di essere onorato dagli uomini, Timoteo ed Epafrodito hanno dato la loro vita per il Signore, cercando gli interessi di Cristo.
Anche Paolo ha rinunciato ai propri diritti per il Vangelo, proprio perché aveva gli interessi di Cristo al centro della propria vita.

“Con i deboli mi sono fatto debole, per guadagnare i deboli; mi sono fatto ogni cosa a tutti, per salvarne ad ogni modo alcuni. E faccio tutto per il Vangelo, al fine di esserne partecipe insieme ad altri” (1Co 9:22-23).

Faccio tutto per il Vangelo.
Possiamo dire lo stesso anche noi nel nostro servizio?


La gloria a Dio

Il servizio ha senso solo se dà gloria a Dio. Anzi, non solo il servizio, ma la nostra intera vita ha un senso solo se glorifica il Signore:

“Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualche altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio” (1Co 10:31).

Il servo ha Dio al centro della propria vita e fa ogni cosa per glorificare il Signore.
Dio ci ha creati a sua immagine ed è implicito in questo che siamo creati per dare gloria a lui. Infatti una immagine riflette la gloria di colui al quale l'immagine appartiene.
Una delle conseguenze piu terribili del peccato è che gli uomini non glorificano piu il Signore con la loro vita.
Gesù, però, è venuto per ripristinare quella gloria, per fare di noi degli uomini nuovi ricreati ad immagine di Dio per glorificarlo:

“... e a rivestire l'uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità”
(Ef 4:24).

Il capitolo primo della lettera agli Efesini ci ricorda proprio lo scopo della nostra intera esistenza come credenti:

“...a lode della gloria della sua grazia, che ci ha concessa nel suo amato Figlio... per essere a lode della sua gloria; noi, che per primi abbiamo sperato in Cristo... Il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio si è acquistati a lode della sua gloria” (Ef 1:6,12,14).

A lode della sua gloria.
Lo scopo della nostra vita è glorificare Dio. Pertanto, un servizio che glorifichi l'uomo e non il Signore non può essere chiamato servizio.
Se il frutto di una vita spesa per il potere è la soddisfazione e il vanto personale, una vita spesa per il servizio porta frutti di giustizia a gloria e lode di Dio. Tali frutti si hanno per mezzo di Gesu Cristo, per mezzo della sua vita che opera in noi, non per nostro merito.
Anche il re Nabucodonosor, dopo essere stato giudicato dal Signore per la sua arroganza, riconobbe la gloria e la potenza di Dio:

“Alla fine di quei giorni, io, Nabucodonosor, alzai gli occhi al cielo e la ragione tornò in me. Benedissi l'Altissimo, lodai e glorificai colui che vive in eterno: il suo dominio è un dominio eterno e il suo regno dura di generazione in generazione... Ora io Nabucodonosor lodo, esalto e glorifico il Re del cielo, perché tutte le sue opere sono vere e le sue vie giuste ed egli ha il potere di umiliare quelli che procedono con superbia” (Da 4:34-37).

Abbiamo molto da imparare dall'esperienza di questo re pagano. Che possiamo sempre dare al Signore la gloria che gli spetta!


L'applauso di Dio

Coloro che cercano l'applauso degli uomini dovranno accontentarsi di quel premio. Ma c'è un albero che produce risultati piu duraturi, fiori che sbocciano nell'eternità.
Il Vangelo ci presenta un episodio interessante:

“Ciò nonostante, molti, anche tra i capi, credettero in lui; ma a causa dei farisei non lo confessavano, per non essere espulsi dalla sinagoga; perché preferirono la gloria degli uomini alla gloria di Dio” (Gv 12:42-43).

Alcuni Farisei non confessavano di aver creduto in Gesu perché preferivano la gloria degli uomini alla gloria di Dio. Costava troppo cercare la gloria di Dio.
L'applauso degli uomini è immediato, è più comodo, dà maggiori soddisfazioni nel breve periodo, per questo è difficile servire il Signore quando siamo sollecitati dalla nostra vanità:

“Come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene da Dio solo?” (Gv 5:44).

Tuttavia ci sono persone che hanno preferito la gloria di Dio. L'apostolo Paolo, ad esempio, scrive:

“A me poi pochissimo importa di essere giudicato da voi o da un tribunale umano; anzi non mi giudico neppure da me stesso. Infatti non ho coscienza di alcuna colpa; non per questo però sono giustificato; colui che mi giudica è il Signore” (1Co 4:3-4).

“Vado forse cercando il favore degli uomini o quello di Dio?
Oppure cerco di piacere agli uomini?
Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servo di Cristo”
(Ga 1:10).

Paolo non cercava di piacere agli uomini, non sacrificava la verità per attirare le simpatie della gente. L'unico giudizio di cui si preoccupava era quello del Signore.
Sarebbe fin troppo facile, per un predicatore, assecondare i propri uditori con discorsi vaghi e messaggi che li mandano a casa contenti ma senza che le loro vite siano toccate in alcun modo. Ma servire Dio significa essere preoccupati della opinione di Dio, non di quella degli uomini.


Frutti eterni

La strada del potere è facile da percorrere perché sembra dare maggiori soddisfazioni nel breve termine. Infatti permette di soddisfare le proprie voglie, di essere lodati dagli uomini, di essere oggetto di ammirazione.
La strada del servizio, invece, non porta quasi mai risultati immediati ma passa spesso per sofferenze ed afflizioni. Tuttavia,

“... la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria, mentre abbiamo lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poiché le cose che si vedono sono per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne” (2Co 4:17-18).

È difficile fissare lo sguardo su ciò che non si vede perché le cose che si vedono attirano più facilmente la nostra attenzione. Ma le cose che non si vedono sono eterne.
Forse, ci sono stati momenti difficili nella vostra vita in cui vi siete ritrovati a lottare contro tutto e tutti, in cui vi è parso di aver subito una ingiustizia mentre il vostro desiderio era quello di seguire il Signore. Siete allora stati tentati di cercare il vostro interesse e l'applauso degli uomini ponendovi gli stessi interrogativi che gran parte del popolo si poneva ai tempi di Malachia:

“...È inutile servire Dio”
; e, “che vantaggio c'è a osservare i suoi precetti, e a vestirsi a lutto davanti al SIGNORE degli eserciti? Ora, noi proclamiamo beati i superbi; sì, quelli che agiscono malvagiamente prosperano; sì, tentano Dio e restano impuniti!” (Ml 3: 14-15).

A cosa serve servire il Signore? Che vantaggio c'è? Le cose che si vedono possono trarci in inganno ma, come abbiamo detto, le cose che non si vedono sono quelle che contano perché durano per sempre. Se pensiamo che servire il Signore non dia risultati, ricordiamoci queste parole:

“Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell'opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore” (1Co 15:58).
In quelle circostanze della vita in cui solo Dio vede il nostro operato, possiamo servire Dio con gioia e speranza. Il Signore vede nel segreto e conosce quali sono i nostri propositi, ci conosce a fondo, sa che vogliamo servirlo con tutto il nostro cuore e che non ci aspettiamo niente in cambio dagli uomini.
Quando tutto sembra giocare contro di noi e quando vediamo che il malvagio prospera, quando sperimentiamo opposizione nel nostro servizio, quando, facendo gli interessi del Signore non riceviamo gloria né applausi dagli uomini, quando ci stiamo chiedendo: “Ma chi me lo fa fare?”, ricordiamoci che il nostro obiettivo è piacere al Signore. È lui che ce lo fa fare.
Diamo a lui la gloria e cerchiamo il premio che egli ha in serbo per noi.
La nostra fatica non è vana nel Signore.

Omar Stroppiana
(Assemblea di Torino, via Spontini)