Storia di una saga familiare

“PEPPI ’I MASI”

Matrimoni, nascite, morti, ricerca di un lavoro... gioie, sofferenze: eventi assolutamente normali nella storia di una famiglia. Ma a rendere particolare la storia che uno dei figli racconta è soprattutto il passaggio da una vita senza Cristo ad una vita con Cristo: passaggio che costituisce un’autentica benedizione per tutta la discendenza.


Fin dove arriva la conoscenza

Era il 15 Agosto 1910 quando un’altra ondata di emigranti italiani arriva a Buenos Aires in Argentina. Tra questi semplici uomini e donne ci sono braccianti, contadini: tutti quanti in cerca di lavoro e fortuna.
Raffaele Demasi è tra questi. Ha lasciato a Galatro (RC) sua moglie incinta e due figlie femmine. Il suo primo maschio, Domenico, è in età di fare il soldato. Il viaggio è stato lungo e scomodo e certamente ignora che, in quel preciso giorno, nasce il suo quarto figlio, Giuseppe, che avrebbe visto solo dieci anni dopo.
Lui, Raffaele, terzo figlio di un certo Demasi che in precedente matrimonio aveva avuto altri due figli: Lorenzo, alto, biondo, con occhi azzurri e - si dice - adone ammirato da tante donne galatresi e Pasquale, uomo fine e rispettato dall’“ambiente”.
La mia conoscenza storica della famiglia di cui faccio parte, i Demasi (“‘i Masi”), arriva risale qua. È una famiglia che annovera tanti discendenti un po’ dappertutto per il mondo.


Giuseppe: i primi passi

Giuseppe nasce dunque il 15 Agosto 1910 e, poco dopo, resta orfano anche di madre, che gli viene tolta da una semplice malattia oggigiorno curabile senza difficoltà.
Si ritrova così, presto, solo uomo in casa, avendo perso anche il fratello maggiore Domenico, morto a causa di un banale incidente di camion presso Treviso durante la tragica guerra del 1915-18. A dieci anni Peppi era il tassista che da Galatro portava i passeggeri alla stazione di Rosarno con un calesse.
Non è necessario dire che così precocemente maturò in lui il senso di responsabilità e di dedizione al lavoro nonché al risparmio.
Nel 1920 ritorna il padre Raffaele e si risposa, avendo altri due figli, il primo dei quali morì nell’infanzia ed il secondo, Salvatore, avrebbe poi fatto il calzolaio (attualmente vive a Seveso, in provincia di Milano).
La prima figlia Carmela (“‘a baruna!”) sposa Pettinato e la seconda, Stella, va in sposa a mastro Peppino Manduci. Purtroppo Carmela rimane vedova con un nugolo di figli, i più grandi ancora adolescenti.
Dopo il periodo di leva a Napoli, (è là che imparò a leggere e scrivere) Giuseppe, che chiameremo d’ora in poi “Peppi ‘i Masi”, all’età di ventitre anni, sposa Carmeluzza Simari, figlia di Michele e sorella di Antonio Simari, gli “evangelici” che avevano portato e testimoniato a Galatro la loro fede in Cristo, dopo la conversione avvenuta a Buenos Aires. Il fatto fece discutere non poco in famiglia, in quanto i Simari erano chiamati “protestanti” e, in quegli anni, non erano purtroppo ben accetti... anzi.
Dalla loro unione nacque prima Domenico, poi Rachele e infine Palma (nome imposto all’anagrafe) ma che lui decise di chiamare Auriemma.
Purtroppo, in quel periodo, ci fu un furto a Galatro e qualcuno indicò il Peppi ‘i Masi come possibile autore del reato in quanto uomo che vestiva “elegante” con pantaloni alla zuava, stivali di pelle nera e giacche di velluto! Passando la sua vita nei boschi della montagna a fare carbone, quando tornava in paese amava andare “ ‘a cantina” con i compari e dunque sfoggiare la sua eleganza. Per questo suo apparire, destò sospetti e fu dunque incarcerato a Taurianova e fu a lungo interrogato senza che nessuno prendesse sul serio le sue dichiarazioni di innocenza.


Ateo per reazione
e religioso per convenienza

Richiamato durante la seconda guerra mondiale, Peppi ‘i Masi fu inviato come guardia frontiera in Tripolitania e precisamente a Bengasi, altra tappa che lasciò un’impronta nella sua vita.
Il fatto che lo colpì fu, durante la visita di un capitano cappellano che disse messa per i soldati in mezzo al deserto, seguita dalla consueta omelia, che non sembrò accettabile per Peppi ‘i Masi, quando lo sentì pregare per il Duce, il Principe e tutta la casa Savoia senza dire una parola per le famiglie dei soldati rimaste in patria. Probabilmente fu una dimenticanza involontaria (me lo auguro) del cappellano ma che spinse il Peppi ‘i Masi ad abbracciare l’ateismo, allora in voga, del partito socialista, più vicino ai lavoratori secondo la sua visione.
Di ritorno a casa, ebbe un altro figlio che chiamò Nazzareno, in ricordo delle sofferenze subite ingiustamente per quei quaranta giorni trascorsi in carcere, e che non fece battezzare così come pure tutti gli altri quattro figli successivi: Pasquale, Guerino, Alfredo e Mario. Ma ecco che Nazzareno, iscritto alle scuole medie di Polistena, fa decidere Peppi ‘i Masi a battezzare tutti i suoi figli per non creare difficoltà alla prosecuzione degli studi del figlio. La cosa fu interpretata in paese con questo commento: “Peppi ‘i Masi si fici democristianu!”.


Al giro per il mondo
in cerca di lavoro

La famiglia numerosa e il bisogno spinsero Peppi ‘i Masi a cercare fortuna lavorando fuori. Un periodo in Sicilia, poi il Piemonte e finalmente in Francia dove, con il figlio Domenico, i nipoti Pettinato e diversi galatresi, lavorò come boscaiolo nelle montagne del sud est della Francia fino al settembre 1958, quando decise di far arrivare anche la sua numerosa famiglia. Appassionato ed esperto nel suo campo, si era specializzato in impianti teleferici a carrucola o a sbalzo per il trasporto dei tronchi a porto trattore. Era, tra l’altro, in grado di effettuare giunti alle funi col solo intreccio dei capi d’acciaio, tecnica non facilmente eseguibile senza una notevole esperienza.
L’anno successivo, dà in sposa la prima figlia Rachelina ad Adriano Signorini, bergamasco emigrato in Francia ancora in fasce. Nel 1960 nasce l’ultimo dei figli, Raffaele, poco dopo l’arrivo della prima nipote Christianne. Qualche anno dopo Auriemma sposa Rocco Marazzita, simpatizzante di quella fede evangelica portata dai Simari, e inizia a riallacciare rapporti con l’Italia, poiché questi abitavano nei pressi di Gorgonzola. Fu poi il tempo del primogenito Domenico che sposò Caterina Tomas di Rosarno, ma dimorò qualche tempo ancora in Francia dove ebbe il primo figlio Palmiro.


La trasformazione

Il 1965 è stato l’anno che più marcò la vita di Peppi ‘i Masi. Avendo accusato dolori al petto ed al braccio sinistro, si fece visitare da uno specialista di Grenoble, tradotto dal figlio Guerino quindicenne. Diagnosi: angina pectoris.
Costretto a lasciare il duro lavoro di boscaiolo, dedica maggior tempo ai figli in Francia ed in Italia. Fu a Pasqua di quell’anno che, visitando Auriemma e Rocco a Gorgonzola, incontra un “evangelico” quasi analfabeta come lui (il fratello Domenico Pace) ma che lo colpisce per la sua chiarezza e dimestichezza col Vangelo. Fece subito un suo commento: “Ah, chistu sì ch’è ‘nu credenti!”. Tornano in Francia, completamente trasformati, Peppi ‘i Masi, Carmeluzza la moglie (che lui chiamava affettuosamente “Meluzza”) e i figli Domenico e Pasquale. Non più litigi tra padre e figlio, ma canti di lode a Dio. Era un uomo completamente nuovo. Da quel giorno iniziano, lui e la sua famiglia, a leggere assiduamente la Bibbia tutti i giorni. Non conoscevano e non frequentavano in Francia alcun gruppo o qualsivoglia chiesa evangelica. La famiglia era trasformata da questa novità e Carmeluzza diceva: “Finalmente la pace di Dio è entrata nella mia famiglia”.
Il primo agosto di quello stesso anno Pasquale, travolto da un’auto in corsa, muore sul colpo mentre Peppi ‘i Masi si trova a Gorgonzola dalla figlia. In casa c’era solo la mamma con i tre più piccoli: Alfredo, Mario e Raffaele, rispettivamente di 9, 7 e 5 anni. Nazzareno era in Finanza nel Brennero e Guerino in una scuola alberghiera presso Ginevra. Il lutto fu difficile da affrontare per l’improvviso mancato sostegno finanziario, essendo Pasquale l’unico in famiglia ad avere un reddito. La salma fu trasportata al cimitero di Galatro in Calabria.


A Grenoble

Quello stesso anno vede la famiglia intera entrare per la prima volta in una chiesa evangelica a Grenoble, meravigliosa cittadina capoluogo del dipartimento dell’Isère, circondata dalle alte montagne innevate del Vercors, la Chartreuse e il Beldonne, sulla confluenza dei torrenti Isère e Drac, prima di risalire quel sifone geografico che porta il fiume sempre pieno verso la valle del Rodano che poi sfocerà nel Mediterraneo attraverso quella caratteristica zona ricca di cavalli allo stato brado che è la Camargue.
La cittadina di Grenoble, che contava circa cinquecentomila abitanti compresa la “banlieu”, comprendeva ben centoventimila stranieri e, di questi, centomila erano italiani. Non fu dunque strano vedere una famiglia d’italiani entrare in quella “chiesetta evangelica”, ma la straordinarietà era che questa famiglia occupò ben dodici posti a sedere tra familiari di Peppi ‘i Masi e di Rachelina.
Poco dopo, Peppi ‘i Masi con “Meluzza” e Nazzareno, su loro richiesta, vengono battezzati per immersione secondo la Scrittura. Seguirono poi a breve tempo, l’anno successivo i battesimi di Guerino e Rachelina, poi di Alfredo e Adriano... e così via. Dopo tanti anni, tutti i suoi figli, generi e nuore, compresi i nipoti e pronipoti sono passati per le acque del battesimo.
Inevitabile ripensare al nonno e allo zio Simari che morirono senza vedere alcuno dei familiari abbracciare la loro fede, pur avendo operato per l’apertura di due chiese evangeliche: quella di Galatro ed una a Ribolla (Grosseto).


I figli crescono...

I figli crescono. Nazzareno, congedatosi dalla Finanza, consegue la maturità in meccanica e lavora presso la Merlin-Gerin di Grenoble, grande azienda elettromeccanica Francese. Guerino lavora pure in quell’azienda, dopo gli studi serali di elettrotecnico. Alfredo completa gli studi professionali di modellista meccanico. Mario vuole fare il meccanico ma... precedenza ai francesi in quella scuola tecnica. Opzioni proposte: agricoltura o edilizia, contadino o muratore. Quindicenne già forte di carattere, decide di tornare in Italia e iscriversi in una scuola tecnica di Milano. Cosa che fa, trasferendosi in casa di Rocco e Auriemma e consegue la maturità meccanica. Rimane il piccolo Raffaele, il più coccolato, che ha solo dodici anni. Guerino, innamoratosi di una bella italiana di Gorgonzola, decide anche lui di tornare in Italia e gli tocca subito sorbirsi quindici mesi di naia a Cividale del Friuli.
Peppi ‘i Masi decide di tornare in patria ed acquista una cascina a Gessate presso Gorgonzola.
Nazzareno convola a nozze con Jolanda Panetta a Galatro, con cerimonia inusuale per la cittadina. Prima davanti al sindaco, e poi con festa nella casa in costruzione che Peppi ‘i Masi ha fatto iniziare qualche anno prima. Purtroppo la cerimonia passò alle cronache per l’avvelenamento di quasi tutti gli invitati a causa di dolci nuziali avariati.
Guerino sposa Rita Pace a Gorgonzola. Alfredo prende le vie di Parigi prima e poi di Londra, dove sposa Jane Marshal. Invece Mario trova e sposa in Finlandia Meini Pasanen. Tutti e due restano più di venti anni lontani dall’Italia. Raffaele sposa Lucia Gentile a Monza.
Numerosi dunque sono i nipoti di Peppi ‘i Masi: da Domenico, quattro maschi e due femmine; da Rachele, tre maschi ed una femmina; da Auriemma, un maschio e quattro femmine; da Nazzareno, due maschi, una femmina e poi ancora un maschio a più di cinquant’anni; Guerino, un maschio e due femmine; Alfredo, un maschio ed una femmina; Mario, un maschio ed una femmina; così pure Raffaele, un maschio ed una femmina. In tutto ventotto nipoti e, attualmente, ventitre pronipoti!
Poi, negli anni ’90, inizia un periodo di sofferenze causate da un tumore alla prostata che lo vedono peregrinare in vari ospedali. Essendo anche diabetico, le complicazioni si sommano fino a quel fatidico giorno in cui, colpito da coma diabetico, nessuno si avvede della reale causa; viene ricoverato e in seguito ai postumi di questo episodio, muore in casa il 25 Novembre 1993.


Testimone instancabile

La sua fede nel Signore era palese a tutti e non perdeva occasione per raccontare quanto Dio era stato buono con lui. In occasione di uno dei primi ricoveri in ospedale a Cassano d’Adda, il primario chiamò a colloquio il figlio Guerino, ricoverato anch’esso nello stesso ospedale e nella stessa stanza per appendicite.
Gli raccontò che, in sala operatoria prima dell’intervento dell’anestesista, Peppi aveva chiesto di poter pregare e, seduto sul tavolo operatorio, aveva pregato per i chirurghi e per tutti i presenti, per le loro famiglie e poi si era rimesso alla volontà di Dio per la sua salute. Dopodiché aveva detti ai chirurghi: “Adesso fate pure tutto quello che dovete fare”.
Non mancò di parlare del suo Salvatore ai suoi numerosi parenti invitandoli, nella sua semplicità ad accettare Signore Gesù come personale Salvatore.
Le sue preghiere, dopo le giornate di pesante lavoro da boscaiolo, quando ancora non aveva fatto quella scelta di fede evangelica, erano: “O Dio, se ci sei, aiuta i giusti e colpisci i peccatori, me per primo se ho mancato”.
Dopo la sua conversione commentava il suo vecchio modo di pregare come la preghiera di uno sciocco, perché diceva: “Meno male che Dio non mi prendeva sul serio, altrimenti chissà quante volte avrebbe dovuto castigarmi”. Aveva capito dalla lettura della Bibbia che non c’è nessun giusto, neppure uno, che tutti sono peccatori e privi della gloria di Dio, dunque bisognosi di salvezza e di perdono in Cristo Gesù.
Negli ultimi anni, aveva un caratteristico modo di pregare; ogni sera diceva: “Ecco, ancora un giorno in meno”. Eh sì, perché desiderava incontrare il suo Salvatore e Signore. Gli piaceva anche ricordare le parole del salmista: “Vale più un giorno nei tuoi cortili che mille altrove”.
Egli credeva nella promessa di Gesù:
“Vado a prepararvi un luogo, quando l’avrò preparato tornerò e vi porterò nella casa del Padre mio dove ci sono molte stanze”.
L’epitaffio che volle sulla sua tomba raccoglie le parole di Gesù:
“Io sono la risurrezione e la vita, colui che crede in me vivrà quand’anche fosse morto e chiunque vive e crede in me non morrà mai. Credi tu questo?” (Gv 11: 25, 26).

Rino
(uno dei figli)